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Art. 190 Codice di Procedura Civile

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635 provvedimenti

IVA compravendita: chi paga l’imposta?
In una causa di opposizione a un decreto ingiuntivo, un acquirente di un immobile commerciale sosteneva che il prezzo pattuito fosse comprensivo di IVA. Il Tribunale ha respinto l'opposizione, confermando che, in assenza di un patto contrario esplicito, l'onere dell'IVA compravendita immobiliare grava sull'acquirente, come previsto dalla legge e dal contratto stesso, che poneva a suo carico 'ogni imposta inerente l'acquisto'. La Corte ha inoltre ritenuto corretta l'applicazione dell'aliquota ordinaria, non avendo l'acquirente provato la sussistenza dei requisiti per un'aliquota agevolata.
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Impugnazione delibera condominiale: guida al caso
Un condomino ottiene l'annullamento di una delibera assembleare a seguito di una impugnazione. Il Tribunale ha riscontrato vizi insanabili, tra cui la mancanza del quorum deliberativo e gravi irregolarità nei bilanci consuntivo e preventivo, ritenuti non conformi ai principi di chiarezza e veridicità imposti dalla legge. La sentenza sottolinea l'importanza del rispetto delle procedure formali e della corretta redazione dei documenti contabili per la validità delle decisioni condominiali.
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Azione revocatoria: inefficacia cessione immobiliare
Una banca ha promosso un'azione revocatoria contro un garante e il beneficiario di un trasferimento immobiliare. Il Tribunale di Roma ha accolto la domanda, dichiarando l'atto di cessione inefficace nei confronti della banca. La decisione si fonda sulla prova che la cessione pregiudicava la garanzia patrimoniale del creditore (eventus damni) e che sia il debitore sia il terzo acquirente erano consapevoli di tale pregiudizio (scientia damni), desunta dal loro stretto e pregresso rapporto d'affari.
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Onere della prova incarico: chi lo deve dimostrare?
Una sentenza del Tribunale di Roma chiarisce che in un incarico professionale, l'onere della prova dell'adempimento spetta al professionista che richiede il compenso. Nel caso esaminato, un consulente ha perso la causa perché non è riuscito a dimostrare di aver svolto alcuna attività in un mandato congiunto con un avvocato, il quale aveva gestito l'intera pratica. Il Tribunale ha riformato la decisione di primo grado, rigettando la richiesta di pagamento del consulente.
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Onere della prova: chi deve dimostrare il credito?
Una società cessionaria di crediti ha citato in giudizio un ente pubblico per il pagamento di fatture insolute. Il Tribunale ha respinto la domanda, applicando il principio dell'onere della prova. L'ente convenuto ha dimostrato di aver pagato o estinto la maggior parte dei debiti. Per la restante parte, la società attrice non ha fornito prove sufficienti a dimostrare né l'esistenza del credito né la colpa dell'ente nel ritardo dei pagamenti, vedendosi così rigettare anche le richieste per interessi.
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Preavviso di iscrizione ipotecaria: termini opposizione
Una società si opponeva a un preavviso di iscrizione ipotecaria, lamentando la mancata notifica delle cartelle di pagamento sottostanti e l'intervenuta prescrizione del credito. Il Tribunale ha respinto l'opposizione, dichiarandola inammissibile. Secondo i giudici, i vizi di notifica delle cartelle andavano contestati con un'opposizione agli atti esecutivi entro il termine perentorio di 20 giorni dalla ricezione del preavviso, che costituisce l'atto con cui il debitore ne è venuto a conoscenza. La sentenza ha inoltre confermato che per il canone COSAP si applica la prescrizione ordinaria decennale.
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Ipoteca su quota indivisa: no all’accantonamento
Un creditore, titolare di un'ipoteca su quota indivisa di un immobile, ha chiesto l'accantonamento della somma ricavata dalla vendita forzata e spettante all'erede del comproprietario non esecutato. Il Tribunale di Roma ha respinto la richiesta, chiarendo che la garanzia ipotecaria, sebbene valida, non è sufficiente. Per ottenere le somme, il creditore deve promuovere un'autonoma azione esecutiva contro il proprietario della quota ipotecata, non potendo avvalersi del semplice meccanismo dell'accantonamento previsto per i creditori intervenuti senza titolo contro il debitore esecutato.
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Azione revocatoria: onere della prova del creditore
Il Tribunale di Roma ha rigettato un'azione revocatoria promossa dall'amministrazione straordinaria di una società contro un suo fornitore. La richiesta mirava a recuperare pagamenti per circa 78.000 euro effettuati nel 'periodo sospetto' prima della dichiarazione di insolvenza. La decisione si fonda sulla mancata dimostrazione, da parte dell'attore, della 'scientia decoctionis', ovvero della conoscenza effettiva dello stato di insolvenza da parte del creditore. Il giudice ha ritenuto che i ritardi nei pagamenti e gli accordi di rateizzazione rientrassero nella normale prassi commerciale e non costituissero prova sufficiente a fondare la domanda di revoca.
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Estinzione anticipata finanziamento: rimborso costi
Un consumatore ha richiesto il rimborso parziale dei costi di un finanziamento dopo averlo estinto in anticipo. Il Tribunale di Roma ha accolto la domanda, condannando l'istituto finanziario a restituire una quota di tutti i costi sostenuti, inclusi quelli iniziali e non ricorrenti. La decisione si fonda sul principio europeo, recepito dalla Cassazione, secondo cui l'estinzione anticipata finanziamento dà diritto a una riduzione del 'costo totale del credito', senza esclusioni.
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Ripetizione di indebito: onere della prova del pagamento
Un ex inquilino ha richiesto la restituzione di somme per utenze elettriche successive alla fine della locazione. Il Tribunale ha respinto l'appello, confermando la decisione di primo grado. La motivazione centrale è che l'attore non ha adempiuto all'onere della prova richiesto per l'azione di ripetizione di indebito, non dimostrando l'effettivo pagamento delle somme richieste, ma solo la ricezione delle fatture.
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Azione revocatoria: inefficace la vendita al parente
Un promissario acquirente di un immobile, dopo aver visto la società venditrice cedere lo stesso bene alla figlia del legale rappresentante, agisce in giudizio. Nel frattempo, la società fallisce. Il Tribunale rigetta la domanda del primo acquirente, il cui diritto era già stato negato con sentenza passata in giudicato. Accoglie, invece, la domanda riconvenzionale del curatore fallimentare, esercitando l'azione revocatoria e dichiarando inefficace la vendita al parente in quanto lesiva dei diritti dei creditori.
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Compensazione spese processuali: quando è illegittima
Il Tribunale di Roma ha riformato una sentenza di primo grado che aveva disposto la compensazione spese processuali nonostante la totale vittoria di una parte. La Corte ha stabilito che la compensazione è un'eccezione che richiede motivazioni gravi ed eccezionali, assenti nel caso di specie, condannando la parte soccombente al pagamento di tutte le spese.
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Notifica PEC non istituzionale: quando è valida
Un contribuente ha contestato un pignoramento, sostenendo la nullità della notifica in quanto proveniente da un indirizzo PEC non ufficiale dell'Agente della Riscossione. Il Tribunale di Trento ha rigettato l'opposizione, stabilendo che la notifica PEC non istituzionale è comunque valida se consente al destinatario di comprendere l'atto e di esercitare il proprio diritto di difesa, raggiungendo così il suo scopo legale. La sentenza ha inoltre confermato la competenza del giudice ordinario per le questioni formali degli atti esecutivi.
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Usucapione speciale: il decreto non è sentenza
Una sentenza chiarisce la natura del decreto di riconoscimento della proprietà per usucapione speciale. Il Tribunale ha stabilito che tale decreto crea solo una presunzione di proprietà, superabile in un giudizio ordinario. La curatela fallimentare dell'ex proprietario ha agito per rivendicare un fondo rustico, ma la domanda è stata respinta. È stato chiarito che atti come l'iscrizione di un'ipoteca non sono idonei a interrompere il possesso continuato, necessario per l'usucapione speciale.
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Contratto franchising: oneri e validità del know-how
Un affiliato (franchisee) ha perso un appello con cui cercava di invalidare un contratto franchising. La Corte d'Appello ha confermato la decisione di primo grado, stabilendo che il know-how fornito dall'affiliante (franchisor) era adeguato e che gli obblighi informativi precontrattuali erano stati rispettati. La risoluzione del contratto per inadempimento del franchisee, che non pagava le royalties e utilizzava fornitori non autorizzati, è stata quindi ritenuta legittima.
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