LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 190 Codice di Procedura Civile

Pagina 23 di 32

635 provvedimenti

Impugnazione bilancio fallimento: domanda inammissibile
Un socio ha impugnato i bilanci di una società per violazione dei principi di chiarezza e veridicità, chiedendo anche l'accertamento di un credito. Durante la causa, la società è stata dichiarata fallita. Il Tribunale ha dichiarato entrambe le domande inammissibili. La prima per carenza di interesse ad agire, poiché l'azione di responsabilità spetta al curatore fallimentare. La seconda perché l'accertamento dei crediti verso un'impresa fallita è di competenza esclusiva del giudice fallimentare. Questa sentenza chiarisce i limiti procedurali per un socio in caso di impugnazione bilancio fallimento.
Continua »
Usucapione comproprietario: la prova dell’esclusività
Un comproprietario ha agito in giudizio per ottenere la dichiarazione di usucapione su un terreno comune. La sua richiesta è stata respinta sia in primo che in secondo grado per mancata prova del possesso esclusivo. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, ribadendo che per l'usucapione del comproprietario è fondamentale dimostrare un godimento del bene oggettivamente incompatibile con la possibilità di godimento da parte degli altri titolari.
Continua »
Ammortamento francese: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di alcuni mutuatari contro un istituto di credito, confermando le sentenze di merito. La Corte ha chiarito che il costo per l'acquisto di quote di un consorzio di garanzia non rientra nel calcolo del tasso di usura (TEG). Inoltre, ha ribadito un principio fondamentale: un contratto di mutuo con piano di ammortamento alla francese non è nullo per indeterminatezza, anche se non esplicita il regime di capitalizzazione composta, confermando la stabilità di migliaia di contratti bancari.
Continua »
Usucapione servitù distanze: quando è possibile?
Una proprietaria ha citato in giudizio la vicina per una costruzione realizzata a distanza non regolamentare dal confine. La vicina ha eccepito con successo l'usucapione servitù distanze, dimostrando che l'edificio esisteva da oltre vent'anni. La Corte di Cassazione ha confermato che tale diritto può essere acquisito per usucapione, chiarendo il valore probatorio delle dichiarazioni rese in sede di condono edilizio e i termini processuali per la contestazione dei fatti.
Continua »
Compenso avvocato e revoca: la clausola è valida
Una cliente revoca il mandato al proprio legale e si rifiuta di pagare il compenso pattuito, sostenendo che la clausola contrattuale fosse vessatoria. Il Tribunale di Venezia ha stabilito che la clausola che, in caso di recesso, prevede il pagamento del compenso avvocato secondo la tariffa professionale per l'attività svolta non è abusiva. Tale previsione, infatti, ricalca quanto disposto dal Codice Civile e non crea uno squilibrio a danno del consumatore. Di conseguenza, la cliente è stata condannata al pagamento integrale delle somme richieste.
Continua »
Responsabilità sanitaria: esclusa per infezione rara
Un paziente ha citato in giudizio una struttura sanitaria per i danni subiti a causa di una rara infezione contratta durante un intervento cardiochirurgico nel 2016. Il Tribunale di Venezia ha rigettato la domanda. Nonostante sia stato provato il nesso causale tra l'intervento e l'infezione, il giudice ha escluso la colpa della struttura sanitaria, ritenendo la sua condotta adeguata alle conoscenze scientifiche disponibili all'epoca dei fatti. La rarità dell'infezione e l'incertezza dei protocolli di sanificazione hanno portato a considerare l'evento non imputabile all'ospedale, escludendo così la sua responsabilità sanitaria.
Continua »
Competenza sezioni specializzate: il caso ULSS
Il Tribunale, in sede di appello, ha dichiarato l'incompetenza per materia del Giudice di Pace in una causa relativa ai compensi dei membri del Collegio Sindacale di un'azienda sanitaria. La decisione sottolinea che tali controversie, data la natura 'aziendalizzata' dell'ente, rientrano nella competenza sezioni specializzate in materia di impresa, con conseguente revoca del decreto ingiuntivo precedentemente emesso.
Continua »
Immutabilità del giudice: quando è valida la sentenza?
Una società immobiliare viene condannata a restituire somme ricevute da una società di logistica, poi fallita, in quanto pagamenti non dovuti. La Cassazione rigetta il ricorso della società immobiliare, chiarendo i limiti del principio di immutabilità del giudice nel contesto delle udienze scritte emergenziali e confermando l'onere probatorio a carico di chi agisce per la ripetizione dell'indebito.
Continua »
Prelazione agraria: esclusa per destinazione edilizia
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una proprietaria terriera che rivendicava il diritto di prelazione agraria su un fondo confinante. La decisione si fonda sul principio che la potenziale destinazione edilizia, industriale o turistica di un terreno, prevista dagli strumenti urbanistici, è sufficiente a escludere tale diritto, a prescindere dall'uso agricolo attuale. La Corte ha inoltre chiarito diversi aspetti procedurali, come l'ammissibilità di documenti formatisi dopo la scadenza dei termini.
Continua »
Revocatoria fallimentare: pagamenti a rischio
Il Tribunale di Venezia accoglie un'azione di revocatoria fallimentare promossa dalla curatela. Annullati pagamenti per €380.000 a un fornitore, poiché eseguiti nel 'periodo sospetto' e con la provata conoscenza dello stato di insolvenza da parte del creditore, desunta da ritardi, piani di rientro falliti e comunicazioni via email.
Continua »
Cessione del credito: Gazzetta Ufficiale non basta
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito un principio fondamentale in materia di cessione del credito in blocco. Se il debitore contesta l'avvenuta cessione, la sola pubblicazione dell'avviso in Gazzetta Ufficiale non costituisce prova sufficiente della titolarità del credito in capo al cessionario. Quest'ultimo deve fornire prove più concrete, come il contratto di cessione. La Corte ha inoltre dichiarato inammissibile l'intervento nel processo d'appello del nuovo creditore avvenuto dopo la precisazione delle conclusioni, cassando con rinvio la sentenza impugnata.
Continua »
Impugnazione delibera: i vizi di un’altra delibera?
Un condomino ha tentato un'impugnazione di una delibera condominiale che approvava un preventivo di spesa, basando le sue ragioni sui presunti vizi di una delibera precedente che aveva approvato i lavori stessi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che ogni delibera deve essere impugnata per vizi propri e non per vizi di atti precedenti. La sentenza sottolinea l'importanza di indirizzare correttamente l'azione legale contro l'atto specifico ritenuto illegittimo.
Continua »
Risoluzione contratto appalto pubblico: quando è lecita
Una società fornitrice impugna la decisione di un ente pubblico di terminare un contratto di fornitura, adducendo come cause di forza maggiore la pandemia e il conflitto bellico. Il Tribunale ha confermato la legittimità della risoluzione contratto appalto pubblico, riscontrando un grave e sistematico inadempimento da parte della società. Quest'ultima è stata condannata al risarcimento dei danni per i maggiori costi sostenuti dall'ente per approvvigionarsi altrove.
Continua »
Azione revocatoria: si può eccepire la nullità del credito?
Una banca agisce in revocatoria contro la costituzione di un fondo patrimoniale da parte dei suoi fideiussori. Questi ultimi si difendono eccependo la nullità delle fideiussioni per violazione della normativa antitrust. La Corte di Cassazione, ribaltando le decisioni di merito, stabilisce un principio fondamentale: nell'ambito di un'azione revocatoria, il giudice ha il dovere di esaminare l'eccezione di nullità del titolo da cui deriva il credito. Anche se per agire è sufficiente un credito controverso, la validità del suo titolo giuridico è un elemento costitutivo che può e deve essere verificato se contestato.
Continua »
Usura sopravvenuta: la Cassazione conferma l’irrilevanza
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di due mutuatari contro un istituto di credito. La Corte ribadisce che il concetto di usura sopravvenuta è irrilevante: la verifica dell'usurarietà del tasso di interesse va effettuata solo al momento della stipula del contratto. Vengono inoltre respinte le censure sulla mancata inclusione di spese notarili e imposte nel calcolo del TEG e sulla presunta confessione della banca.
Continua »
Impugnazione delibera condominiale: la Cassazione decide
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione affronta un caso di impugnazione delibera condominiale, rigettando il ricorso di una condomina. La Corte chiarisce importanti principi sulla presunzione di conoscenza della convocazione inviata per raccomandata, sui limiti dell'incompatibilità del giudice e sulla corretta procedura decisionale in appello.
Continua »
Responsabilità della banca: onere della prova negato
La Corte di Appello ha rigettato la richiesta di risarcimento di una società contro un istituto di credito, confermando che non sussiste la responsabilità della banca se il cliente non prova che la falsità della firma sull'assegno era riconoscibile a prima vista. La sentenza ha anche chiarito che, in caso di cancellazione della società attrice, l'ex socio che interviene nel processo deve dimostrare di essere succeduto nel diritto di credito, cosa non avvenuta nel caso di specie.
Continua »
Penale da ritardo: quando è inapplicabile?
Un appaltatore, condannato in primo grado al risarcimento danni e al pagamento di una cospicua penale da ritardo, ha visto la sua posizione parzialmente riformata in appello. La Corte ha confermato la condanna per i vizi dell'opera ma ha annullato la penale da ritardo, riconoscendo l'oggettiva impossibilità di realizzare il progetto edilizio originario. La decisione sottolinea che non può esserci ritardo colpevole se l'obbligazione principale è ineseguibile per cause oggettive.
Continua »
Modificazione della domanda: limiti temporali e preclusioni
Una parte, dopo aver sostenuto per l'intero processo di essere legataria in una causa di successione, tenta di modificare la propria domanda in sede di conclusioni, chiedendo di essere riconosciuta erede. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile tale tardiva modificazione della domanda, in quanto costituisce una domanda nuova, proposta oltre i termini processuali consentiti e in violazione del principio del contraddittorio e della ragionevole durata del processo.
Continua »
Abuso del diritto: no a interessi chiesti dopo anni
Una società fornitrice, dopo aver tollerato per circa vent'anni i pagamenti in ritardo da parte di un cliente, ha richiesto il pagamento degli interessi commerciali accumulati. La Corte d'Appello di Bari ha qualificato tale comportamento come un abuso del diritto. Secondo i giudici, il prolungato silenzio del creditore ha generato nel debitore un'aspettativa legittima che gli interessi non sarebbero stati richiesti. La richiesta tardiva, che ha fatto lievitare l'importo, è stata considerata contraria al principio di buona fede, portando alla revoca del decreto ingiuntivo e all'annullamento della pretesa creditoria.
Continua »