LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 190 Codice di Procedura Civile

Pagina 13 di 32

635 provvedimenti

Servitù di veduta: quando le nuove finestre sono lecite
Un proprietario di immobile è stato citato in giudizio per la creazione di nuove finestre e l'installazione di una canna fumaria. La Corte d'Appello, riformando la decisione iniziale, ha stabilito che le nuove finestre erano legittime in virtù di una preesistente servitù di veduta da un terrazzo, che non risultava sostanzialmente aggravata. Tuttavia, ha confermato l'ordine di rimozione della canna fumaria, in quanto invadeva illegalmente la proprietà confinante. La sentenza chiarisce anche che la vendita dell'immobile durante la causa non fa venir meno la legittimazione ad agire del venditore.
Continua »
Servitù di scolo: serre e aggravamento del deflusso
La Corte d'Appello ha confermato la decisione di primo grado, negando l'esistenza di una servitù di scolo a favore di un fondo con serre. La costruzione ha aggravato il deflusso delle acque, e l'eccezione di usucapione è stata respinta per tardività. L'art. 913 c.c. tutela esclusivamente il deflusso naturale, non quello modificato da opere umane.
Continua »
Eccezione nuova in appello: limiti e inammissibilità
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17979/2024, ha ribadito i rigidi limiti alla proposizione di un'eccezione nuova in appello. Nel caso esaminato, alcuni fideiussori avevano sollevato la questione della nullità del contratto per violazione della normativa antitrust solo nelle memorie finali del giudizio di secondo grado. La Corte ha dichiarato tale eccezione inammissibile, chiarendo che le comparse conclusionali servono solo a illustrare domande e difese già ritualmente introdotte. Anche il potere del giudice di rilevare d'ufficio la nullità presuppone che i fatti costitutivi della stessa siano già stati allegati tempestivamente nel corso del processo. La decisione sottolinea l'importanza di una strategia difensiva completa fin dal primo grado di giudizio.
Continua »
Giudizio di rinvio: limiti e nuove prove in appello
In una complessa causa di divisione ereditaria, la Corte d'Appello, in sede di giudizio di rinvio, rigetta l'appello degli eredi. La sentenza chiarisce che il giudizio di rinvio è un procedimento chiuso, limitato ai soli punti annullati dalla Cassazione, e non consente la proposizione di nuove domande o eccezioni. Le nuove prove documentali, pur ammissibili, non sono state ritenute idonee a modificare la decisione, confermando così la sentenza di primo grado.
Continua »
Caduta su strada: la colpa del pedone esclude il danno
Una recente sentenza della Corte di Appello ha respinto la richiesta di risarcimento di una donna per una caduta su strada pubblica. La decisione sottolinea come la condotta imprudente e disattenta del pedone possa essere considerata causa esclusiva dell'incidente, interrompendo il nesso di causalità e liberando il Comune da ogni responsabilità per la mancata custodia, anche in presenza di un dissesto del manto stradale.
Continua »
Caparra confirmatoria: va provata per la ritenzione
Una sentenza della Corte di Appello analizza un caso di risoluzione di un contratto preliminare immobiliare. La Corte conferma l'inadempimento della promissaria acquirente che aveva accettato l'immobile senza certificato di agibilità. Tuttavia, accoglie l'appello sulla domanda di ritenzione della caparra confirmatoria, in quanto la società venditrice non ha fornito prova né del patto specifico né dell'effettivo versamento delle somme a tale titolo.
Continua »
Termini processuali: nullità della sentenza anticipata
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17200/2024, ha annullato una sentenza della Corte d'Appello perché emessa prima della scadenza dei termini processuali concessi alle parti per il deposito delle memorie conclusive. La Corte ha stabilito che tale violazione lede il diritto di difesa e il principio del contraddittorio, comportando la nullità automatica della decisione, a prescindere dalla dimostrazione di un danno specifico. Il caso, originato da una controversia su bollette energetiche, è stato rinviato al giudice d'appello per un nuovo esame.
Continua »
Rappresentanza apparente in ATI: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17179/2024, ha rigettato il ricorso di un consorzio, capogruppo di un'ATI, confermando la sua condanna al pagamento in favore di un subappaltatore. La Corte ha stabilito la validità di un accordo basato sul principio della rappresentanza apparente, in quanto il consorzio aveva generato un legittimo affidamento nel terzo circa i poteri del proprio rappresentante. Inoltre, ha chiarito che l'aumento della richiesta economica in corso di causa, basato sullo stesso titolo, costituisce una mera 'emendatio libelli' e non una domanda nuova inammissibile.
Continua »
Contratto sanità accreditata: no a pagamenti extra
Una struttura sanitaria ha richiesto un pagamento extra a un'azienda sanitaria locale, basato su "economie di macroarea". La Corte di Appello ha respinto la richiesta, chiarendo un punto fondamentale: sebbene un contratto sanità accreditata possa essere firmato retroattivamente, qualsiasi pagamento aggiuntivo deve essere esplicitamente previsto nel testo scritto del contratto. In assenza di tale clausola, la pretesa è infondata.
Continua »
Responsabilità del custode: la caduta del pedone
Una cittadina ha citato in giudizio un Comune per i danni subiti a seguito di una caduta su strisce pedonali sconnesse. La Corte di Appello ha respinto la richiesta, escludendo la responsabilità del custode (art. 2051 c.c.) a causa della condotta imprudente della danneggiata. La sentenza sottolinea come un difetto stradale visibile ed evitabile con l'ordinaria diligenza interrompa il nesso causale, attribuendo la colpa dell'evento esclusivamente al pedone.
Continua »
Responsabilità Ente: la condotta imprudente è caso fortuito
Un cittadino ha citato in giudizio un Comune per i danni subiti a seguito di una caduta su una scalinata pubblica, sostenendo che fosse pericolosamente scivolosa. La Corte d'Appello ha confermato la decisione di primo grado, respingendo la richiesta. I giudici hanno stabilito che la pendenza della scalinata era evidente e che la condotta imprudente del danneggiato, il quale non ha prestato la dovuta attenzione, ha interrotto il nesso di causalità. Tale comportamento è stato qualificato come caso fortuito, escludendo così la responsabilità dell'ente.
Continua »
Difetto di titolarità passiva: quando è troppo tardi?
Una società di servizi agricoli, condannata per danni a causa di una domanda di fondi europei errata, ricorre in Cassazione eccependo il proprio difetto di titolarità passiva, sostenendo di non essere il soggetto corretto da citare. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile: sebbene l'eccezione possa essere sollevata in ogni fase, deve basarsi su fatti e prove già presenti nel fascicolo di primo grado, onere che la ricorrente non ha soddisfatto.
Continua »
Rinnovazione tacita: quando il contratto prosegue
Un'associazione di allevatori e una società di smaltimento avevano stipulato un contratto con un tetto di spesa. Nonostante il superamento del limite, il rapporto è proseguito. La Corte di Cassazione ha confermato che tale comportamento ha determinato la rinnovazione tacita del contratto, con la conseguente obbligazione per l'associazione di pagare le prestazioni extra. La Corte ha stabilito che l'interpretazione del contratto basata sulla condotta successiva delle parti è un apprezzamento di fatto non sindacabile in sede di legittimità.
Continua »
Falso in atto pubblico: avvocato condannato per l’indice
La Cassazione conferma la condanna per falso in atto pubblico a un avvocato che aveva alterato l'indice dei documenti del fascicolo di parte in una causa civile. L'indice, vistato dal cancelliere, è considerato un atto pubblico con fede privilegiata. La Corte ha ritenuto irrilevante il mancato uso dei documenti falsificati da parte del giudice civile ai fini della consumazione del reato.
Continua »
Produzione documenti in appello: limiti e regole
Un istituto di credito ha agito contro una società debitrice e i suoi fideiussori. In appello, questi ultimi hanno eccepito la nullità delle fideiussioni per violazione della normativa antitrust, basandosi su un provvedimento della Banca d'Italia prodotto per la prima volta in quella sede. La Corte di Cassazione, riformando la decisione di merito, ha chiarito che la produzione di documenti in appello è soggetta a limiti rigorosi. Poiché il provvedimento costituiva una prova nuova e non era stato dimostrato che fosse impossibile produrlo in primo grado, la sua introduzione nel processo è stata ritenuta inammissibile. La Corte ha quindi cassato la sentenza e rinviato la causa per un nuovo esame.
Continua »
Cessazione materia del contendere: accordo in appello
Una società, condannata in primo grado al pagamento di oltre 37.000 euro per un finanziamento, ha proposto appello. Durante il giudizio di secondo grado, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo. La Corte di Appello ha quindi dichiarato la cessazione della materia del contendere, statuendo che tale pronuncia annulla gli effetti della sentenza precedente e ha compensato integralmente le spese legali tra le parti.
Continua »
Amministrazione di sostegno e procura: quale prevale?
Un amministratore di sostegno, figlio della beneficiaria, si vede respingere i rendiconti per prelievi ingiustificati. Invoca una precedente procura a suo favore, ma la Cassazione rigetta il ricorso. La nomina in amministrazione di sostegno, afferma la Corte, supera e sostituisce la procura volontaria, imponendo i limiti e le autorizzazioni del giudice tutelare.
Continua »
Clausola penale: come si chiede in giudizio?
In un caso di ritardo nella consegna di un immobile, la Cassazione ha stabilito che la richiesta di pagamento della clausola penale è valida se chiaramente esposta nella parte narrativa dell'atto introduttivo, anche se non ripetuta formalmente nelle conclusioni. La Corte ha rigettato il ricorso di un'impresa costruttrice, confermando la condanna al pagamento della penale per il ritardo e chiarendo i principi sul cumulo tra penale e risarcimento del danno.
Continua »
Errore di fatto revocatorio: quando non è ammesso
Una parte ha richiesto la revocazione di un'ordinanza della Corte di Cassazione, lamentando un presunto errore di fatto revocatorio sulla valutazione della soccombenza. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che gli errori lamentati erano di giudizio e non di fatto. La decisione ribadisce i rigidi requisiti per la revocazione, distinguendo tra l'errata percezione di un fatto processuale e la valutazione giuridica dello stesso. L'ordinanza offre anche importanti chiarimenti sulla tempestività dei depositi telematici in caso di errori.
Continua »
Contumacia Errata: Sentenza Annullata per Difesa Lesa
Un Ente Pubblico, erroneamente dichiarato assente (in contumacia) in un giudizio di ottemperanza, ha ottenuto l'annullamento della sentenza. La Corte di Cassazione ha stabilito che la contumacia errata lede il diritto di difesa e il principio del contraddittorio, poiché impedisce al giudice di valutare le prove e le argomentazioni della parte. La sentenza è stata cassata con rinvio, ribadendo che la violazione procedurale è di per sé un pregiudizio sufficiente per l'annullamento.
Continua »