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Art. 190 Codice di Procedura Civile — Anno 2024

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114 provvedimenti

Altri anni per Art. 190 Codice di Procedura Civile

Cessione crediti in blocco: prova e legittimazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14852/2024, si è pronunciata su un caso di azione revocatoria in cui era contestata la legittimazione del creditore, subentrato a seguito di una cessione crediti in blocco. La Corte ha stabilito che la sola pubblicazione in Gazzetta Ufficiale non è sufficiente a provare la titolarità del singolo credito se questa viene contestata. Tuttavia, ha ritenuto ammissibile la produzione del contratto di cessione in appello per fornire tale prova e ha confermato che la consapevolezza del danno da parte del terzo può essere provata anche tramite presunzioni basate su elementi come i rapporti di parentela.
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Motivazione contraddittoria: Cassazione annulla
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna a carico di una compagnia aerea per i danni causati da un suo velivolo alla proprietà di due cittadini. La decisione è stata motivata da una palese motivazione contraddittoria della Corte d'Appello, la quale aveva affermato contemporaneamente che il velivolo avesse rispettato le indicazioni di volo e che se ne fosse discostato. La Corte ha inoltre stabilito che i giudici di merito hanno errato nel considerare abbandonata la domanda di manleva della compagnia verso l'ente gestore del traffico aereo. Il caso è stato rinviato per un nuovo giudizio.
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Domanda tardiva: quando si perde il diritto in appello
Una società ha citato in giudizio un Comune per i danni da infiltrazioni a un immobile. In appello, la richiesta di risarcimento per canoni di locazione persi è stata respinta perché basata su una prospettazione ritenuta nuova e tardiva. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso e chiarendo che ogni domanda, inclusa quella per misure coercitive, deve essere formulata entro i termini perentori del primo grado. Questa pronuncia sottolinea l'importanza di presentare una domanda tardiva entro i tempi processuali corretti per non vederla dichiarata inammissibile.
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Soccombenza reciproca: quando non si applica?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 13827/2024, ha stabilito un importante principio in materia di spese processuali. Il caso riguardava un avvocato che aveva agito per il recupero di un credito professionale, ottenendo in appello il riconoscimento di una somma inferiore a quella richiesta. La Corte ha chiarito che l'accoglimento parziale di un'unica domanda non configura una soccombenza reciproca e, pertanto, la parte parzialmente vittoriosa non può essere condannata al pagamento delle spese legali della controparte. Il giudice può, al più, disporre la compensazione delle spese. La Corte ha cassato la sentenza d'appello su questo punto, rinviando al Tribunale per una nuova regolamentazione delle spese.
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Violazione distanze legali: danno presunto e oneri
Un caso riguardante un edificio costruito in violazione delle distanze legali e con sconfinamento su un terreno vicino. La Corte di Cassazione ha confermato le sentenze dei gradi precedenti, ordinando l'arretramento della costruzione e il risarcimento del danno. La Corte ha ribadito che in caso di violazione delle distanze legali, il danno è presunto (in re ipsa) e l'obbligazione risarcitoria è legata all'immobile stesso (propter rem), gravando sull'attuale proprietario. Il ricorso è stato quindi respinto.
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Onere della prova conto corrente: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9727/2024, ha stabilito principi cruciali in materia di onere della prova nel contenzioso bancario. Il caso riguardava una richiesta di restituzione di somme indebitamente pagate su conti correnti. La Corte d'Appello aveva respinto la domanda del cliente per la mancata produzione del contratto. La Cassazione ha ribaltato tale decisione, affermando che il cliente può dimostrare le proprie ragioni anche senza il contratto scritto e con estratti conto incompleti, utilizzando prove alternative. La Suprema Corte ha inoltre valorizzato il principio di acquiescenza, derivante dalla richiesta subordinata della banca in appello, che di fatto riconosceva un debito parziale.
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Datio in solutum: quando è valida l’estinzione del debito
Un ex partner ha ottenuto un'ingiunzione di pagamento per un debito derivante da un accordo privato. La debitrice si è opposta, sostenendo che l'obbligazione fosse stata estinta tramite una datio in solutum, ovvero la rinuncia al suo status di beneficiaria di una polizza assicurativa. La Corte d'Appello ha accolto questa tesi. Il creditore ha presentato ricorso in Cassazione, lamentando errori procedurali e un'errata applicazione della legge. La Suprema Corte ha respinto il ricorso, ritenendo le doglianze procedurali infondate e le altre inammissibili, in quanto miravano a un riesame dei fatti. Di conseguenza, è stata confermata l'estinzione del debito tramite datio in solutum.
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Onere della prova: Ente nega pagamenti? Deve provarlo
Una società organizzatrice di eventi musicali si è vista negare delle maggiorazioni economiche da un ente di gestione dei diritti d'autore. L'ente sosteneva che gli eventi non avessero il carattere spettacolare richiesto dal proprio regolamento. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'onere della prova spetta all'ente che nega il pagamento. Non è sufficiente una mera dichiarazione per giustificare il diniego per tutti i concerti, ma è necessario fornire prove concrete per ciascuno di essi, ribadendo un principio fondamentale sull'onere della prova.
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Consulenza tecnica d’ufficio: limiti e poteri del CTU
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8838/2024, ha respinto il ricorso di un Comune contro una società di gestione idrica, confermando la condanna al pagamento di canoni per il servizio di depurazione. Il caso ruotava attorno alla validità di una consulenza tecnica d'ufficio (CTU) che, secondo il Comune, aveva illegittimamente acquisito documenti non prodotti dalle parti. La Corte ha chiarito che il CTU, agendo come ausiliario del giudice, può acquisire dati per rispondere ai quesiti, purché non si sostituisca alla parte nell'onere di provare i fatti costitutivi della domanda. In questo caso, la CTU è stata ritenuta 'percipiente' e non 'esplorativa', in quanto ha ricostruito i volumi idrici basandosi su elementi fattuali già allegati dalla società attrice, supplendo a una carenza di dati imputabile al comportamento omissivo del Comune stesso.
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Onere probatorio nella qualificazione del rapporto
Una società si opponeva a un decreto ingiuntivo per il pagamento di provvigioni, sostenendo che il rapporto fosse di agenzia e non di cessione di contratto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, sottolineando che l'appellante non ha adempiuto al proprio onere probatorio e ha presentato argomentazioni contraddittorie. La decisione conferma che spetta alla parte che contesta la natura di un contratto fornire prove chiare e coerenti, e che il giudizio di legittimità non può rivalutare i fatti già accertati nei gradi di merito.
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Obbligo informativo banca: la clausola che fa la differenza
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di una banca per la violazione di un obbligo informativo banca di natura contrattuale. L'istituto non aveva comunicato tempestivamente ai clienti la significativa variazione del livello di rischio di obbligazioni, poi risultate in default. La Corte ha ritenuto che la clausola specifica inserita negli ordini di acquisto, che impegnava la banca a informare su tali variazioni, costituisse un'obbligazione autonoma e il suo inadempimento, giudicato di non scarsa importanza, giustificasse la risoluzione dei contratti di investimento e la restituzione delle somme.
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Diritto di difesa: sentenza nulla senza termini finali
Una società di autotrasporto, condannata in appello per danni a un carico, ha fatto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha annullato la sentenza d'appello per violazione del diritto di difesa, poiché il giudice di secondo grado non aveva concesso i termini per il deposito delle memorie conclusionali, richiesti dalla parte. Questa omissione costituisce una grave violazione del principio del contraddittorio, che rende la sentenza nulla a prescindere dal merito della controversia.
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Onere della prova: la Cassazione chiarisce i limiti
Un proprietario ha citato in giudizio due fratelli per l'occupazione illegale di un suo terreno. I fratelli hanno perso in primo e secondo grado. In Cassazione, hanno contestato errori procedurali e la valutazione delle prove del giudice, sostenendo che l'onere della prova fosse stato gestito in modo errato. La Suprema Corte ha respinto il ricorso, confermando che un semplice disaccordo con la valutazione delle prove da parte del giudice non costituisce un motivo valido per il ricorso e ha chiarito le rigide condizioni per denunciare una violazione delle norme sulle prove e sull'onere della prova.
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Legittimazione processuale del successore: la Cassazione
Una società in liquidazione ha citato in giudizio una compagnia assicurativa e un istituto bancario, ottenendo una sentenza favorevole in primo grado. La società succeduta alla compagnia assicurativa ha proposto appello, ma questo è stato dichiarato inammissibile per mancata prova della sua qualità di successore. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo il principio della legittimazione processuale per il successore che si limita ad allegare il proprio titolo nell'atto processuale, specialmente quando la successione deriva da atti soggetti a pubblicità legale. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione nel merito.
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Occupazione terreno demaniale: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un privato cittadino condannato a risarcire un Comune per l'occupazione terreno demaniale gravato da uso civico. La Corte ha confermato che l'occupazione è illegittima fino all'eventuale provvedimento di legittimazione, che ha efficacia solo per il futuro. È stata inoltre ribadita l'inammissibilità di censure in Cassazione sui fatti già accertati conformemente da due giudici di merito (cd. 'doppia conforme').
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Prescrizione bancaria: onere della prova del fido
In un caso di opposizione a un'esecuzione immobiliare, la Corte di Cassazione ha affrontato la questione della prescrizione bancaria per la restituzione di somme indebitamente pagate. La Corte ha stabilito che l'onere della prova sull'esistenza di un contratto di apertura di credito (fido) grava sul correntista. In assenza di tale prova, i versamenti su un conto in passivo si considerano solutori, facendo decorrere il termine di prescrizione da ogni singolo pagamento. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio per aver erroneamente presunto la natura ripristinatoria delle rimesse.
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Prestazione artistica infungibile: no gara pubblica
Una società orchestrale ha citato in giudizio una fondazione teatrale per inadempimento contrattuale. I tribunali di merito avevano dichiarato nullo il contratto per mancanza di una gara pubblica, ritenendo la fondazione un organismo di diritto pubblico. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, stabilendo che una prestazione artistica infungibile, come quella di un'orchestra, non è una mera fornitura di servizi e può essere affidata tramite procedura negoziata senza gara. L'unicità e le qualità specifiche dell'ensemble giustificano l'eccezione alle regole sugli appalti pubblici. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Copertura assicurativa: quando inizia davvero?
Un'azienda subisce un incendio dopo la data di decorrenza della polizza ma prima del pagamento del premio. La Corte di Cassazione nega l'indennizzo, stabilendo che la copertura assicurativa è sospesa fino al versamento del premio, come previsto dall'art. 1901 c.c. La semplice indicazione di una data retroattiva non costituisce una deroga a tale principio, che deve essere pattuita per iscritto in modo inequivocabile.
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Obbligo di motivazione: Cassazione annulla sentenza
Una società di gestione aeroportuale ha citato in giudizio le amministrazioni pubbliche per il mancato adeguamento delle tariffe, ottenendo ragione in primo e secondo grado. La Corte di Cassazione ha però annullato la sentenza d'appello per violazione dell'obbligo di motivazione. La corte territoriale aveva infatti omesso di esaminare i motivi di merito sollevati dalle amministrazioni, limitandosi a un rinvio inammissibile a una precedente sentenza non definitiva che aveva trattato solo la questione della prescrizione. La causa è stata rinviata per un nuovo esame.
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Domanda giudiziale: rinuncia e modifica in corso causa
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 6459/2024, ha stabilito che la modifica di una domanda giudiziale da adempimento coattivo a recesso contrattuale rientra nei poteri del difensore e costituisce una scelta processuale definitiva. Il caso riguardava un contratto preliminare di compravendita immobiliare la cui stipula era impedita da un abuso edilizio. La parte acquirente, dopo aver inizialmente agito per il trasferimento del bene, ha modificato la propria domanda chiedendo il recesso e il doppio della caparra. La Suprema Corte ha confermato la legittimità di tale mutamento, rigettando il ricorso della parte che sosteneva di non aver mai voluto rinunciare alla domanda originaria.
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