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Art. 190 Codice della Strada

31 provvedimenti

Omicidio stradale e manovra di retromarcia: chi sbaglia paga
Un conducente alla guida di un veicolo commerciale di grandi dimensioni ha travolto un pedone durante un tragitto a marcia indietro, provocandone il decesso. Il guidatore ha effettuato lo spostamento affidandosi soltanto agli specchietti retrovisori, pur in presenza di visibilità limitata e punti ciechi. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale a carico del guidatore. I giudici hanno chiarito che l'assenza di visuale e la presenza di persone sulla sede stradale non sono eventi imprevedibili. Il responsabile integra il reato di omicidio stradale e manovra di retromarcia quando non adotta cautele supplementari, come l'ausilio di una persona a terra per guidare il movimento del mezzo.
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Omicidio stradale e abbagliamento solare: condanna definitiva
Un automobilista ha investito un anziano pedone che attraversava la strada in diagonale, provocandone il decesso. Il conducente e poi fuggito senza prestare soccorso. A sua difesa ha sostenuto di essere stato accecato dai raggi del sole e che la vittima era morta sul colpo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la condanna per omicidio stradale e abbagliamento solare incontrollato. I giudici hanno chiarito che il sole negli occhi non e un caso fortuito e impone di rallentare o arrestare la marcia. Inoltre, l'obbligo di assistenza si valuta prima di allontanarsi, indipendentemente dal decesso della vittima verificato solo in seguito.
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Omicidio stradale: Pedone imprevedibile non scusa il guidatore drogato
Un guidatore ha causato un grave incidente stradale (omicidio stradale), investendo due pedoni, uno dei quali è deceduto. Il guidatore era sotto l'effetto di alcol e droghe. La difesa ha contestato l'ammissibilità dei prelievi ematici senza consenso e avviso del difensore, e ha sostenuto l'imprevedibilità della condotta dei pedoni. La Cassazione ha ribadito che i prelievi per accertamenti alcolemici/tossicologici non richiedono consenso esplicito o avviso preventivo del difensore. Inoltre, la condotta imprudente del pedone non esclude la responsabilità del guidatore se quest'ultimo poteva vederlo e guidava sotto l'influenza di sostanze. Il ricorso del guidatore è stato dichiarato inammissibile.
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Lesioni Personali Stradali: Pedone al telefono, conducente condannato
Un conducente ha investito un pedone, causandogli gravi lesioni personali stradali, mentre attraversava una strada senza strisce pedonali e in un incrocio con scarsa visibilità. Il conducente non ha regolato la velocità né prestato la dovuta attenzione. La difesa ha sostenuto che il pedone fosse al telefono, ma la Corte ha accertato che il pedone aveva chiuso la chiamata prima di attraversare. La Cassazione ha dichiarato il ricorso del conducente inammissibile, confermando la condanna e la non concedibilità della sospensione condizionale della pena a causa della gravità delle lesioni e di un precedente penale.
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Automobilista fugge dopo incidente: confermato omicidio colposo stradale
Un automobilista, alla guida in stato di ebbrezza, ha investito un pedone su una strada buia, causandone la morte. L'automobilista si è inizialmente allontanato, poi è tornato e ha partecipato alle ricerche, ma si è allontanato di nuovo dopo aver constatato il decesso, prima dell'arrivo delle forze dell'ordine. La Cassazione ha confermato la condanna per omicidio colposo stradale e per il reato di fuga dopo l'incidente. Ha ribadito che la condotta imprudente del pedone non esclude la responsabilità del conducente, il quale deve sempre mantenere una velocità adeguata e prevedere possibili ostacoli. Il reato di guida in stato di ebbrezza è stato dichiarato estinto per prescrizione.
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Omicidio stradale: colpa del pedone e fuga simulata
Un automobilista senza patente e a velocità elevata ha investito mortalmente una donna che camminava di notte lungo la carreggiata dando le spalle al traffico. Dopo l'urto, il conducente si è allontanato per poi tornare sul luogo dell'incidente tentando di depistare le indagini. La Corte d'Appello lo ha condannato per omicidio stradale aggravato dalla fuga e dalla guida senza patente. La Corte di Cassazione ha confermato l'aggravante della fuga, stabilendo che la presenza sul posto finalizzata al depistaggio non esclude il reato. Tuttavia, i giudici di legittimità hanno annullato la sentenza limitatamente alla mancata concessione dell'attenuante per il concorso di colpa del pedone. La vittima violava l'obbligo di camminare in senso opposto ai veicoli in assenza di marciapiedi.
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Lesioni personali stradali: condannato chi investe sulle strisce
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'automobilista condannata per il reato di lesioni personali stradali gravi. L'imputata aveva investito un pedone sulle strisce pedonali, sostenendo che la condotta della vittima fosse imprevedibile. I giudici hanno ribadito che il conducente deve sempre mantenere la massima prudenza e un controllo costante del veicolo, soprattutto vicino agli attraversamenti pedonali. L'automobilista può essere esente da responsabilità solo se il comportamento del pedone costituisce una causa eccezionale e del tutto imprevedibile. Inoltre, la Suprema Corte ha chiarito che l'introduzione della procedibilità a querela per questo reato non rileva se il ricorso è originariamente inammissibile, poiché tale vizio impedisce al giudice di valutare la mancanza della querela. Di conseguenza, la condanna dell'automobilista è stata confermata.
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Lesioni personali stradali: condannato l’autista nel parcheggio
Il Conducente di un autoarticolato ha investito un anziano Pedone nel parcheggio di un supermercato, causandogli l'amputazione di una gamba. I giudici di merito hanno condannato il Conducente per il reato di lesioni personali stradali. Quest'ultimo ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che la colpa fosse del Pedone per non aver usato le strisce e del gestore del supermercato per aver consentito la sosta dei camion. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la presenza di pedoni in un parcheggio è ampiamente prevedibile. La manovra imprudente del Conducente, che non ha controllato la visuale libera né azionato le frecce, ha innescato un pericolo autonomo che rende irrilevanti le presunte colpe altrui. Il Conducente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e dei danni.
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Concorso di colpa del pedone: i cartelli stradali ingannevoli
Un automobilista investe e uccide un pedone che attraversa fuori dalle strisce in una zona con segnaletica stradale contraddittoria (cartello di attraversamento presente, ma strisce assenti in quel punto). I giudici di merito condannano il conducente per omicidio colposo ma stabiliscono un concorso di colpa del pedone pari al 50%, sostenendo che la vittima, conoscendo bene la zona, avrebbe dovuto ignorare il cartello ingannevole. La Corte di Cassazione annulla questa decisione, definendo illogico pretendere che un cittadino debba interpretare e correggere la segnaletica stradale difettosa. Il caso viene rinviato alla Corte d'Appello civile per rideterminare le responsabilità e il risarcimento.
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Responsabilità custode strada: il caso del pedone
La Corte d'Appello ha confermato il rigetto della domanda di risarcimento per una caduta in una buca stradale. La decisione analizza la responsabilità custode strada ai sensi dell'art. 2051 c.c., stabilendo che la condotta imprudente della vittima, la quale indossava calzature inadatte in condizioni di piena luce e in un luogo noto, integra il caso fortuito, esonerando l'amministrazione comunale da ogni colpa.
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Investimento di pedone: condannato anche se entro i limiti
Un automobilista è stato condannato per omicidio colposo a seguito dell'investimento di pedone avvenuto di sera in un centro urbano. La vittima camminava sulla carreggiata fuori dalle strisce pedonali. L'automobilista ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che la condotta del pedone fosse un evento eccezionale e imprevedibile, idoneo a interrompere il nesso di causa, e che la propria velocità fosse entro i limiti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la condanna. I giudici hanno stabilito che in città la presenza di pedoni sulla strada non è mai un fatto del tutto imprevedibile. Il conducente ha l'obbligo di regolare la velocità in base alle condizioni concrete (buio, scarsa visibilità, presenza di passaggi pedonali vicini), mantenendo sempre il controllo del veicolo per evitare impatti.
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Omicidio stradale colposo: la velocità non si giudica col senno di poi
Un automobilista, guidando a 30 km/h di notte, investe mortalmente un pedone che attraversa la strada correndo e fuori dalle strisce. La Corte di Cassazione ha annullato la condanna per omicidio stradale colposo. Il principio sancito è fondamentale: la colpa del guidatore non può essere determinata 'ex post', cioè stabilendo a posteriori quale velocità avrebbe evitato l'impatto. Il giudice deve invece effettuare una valutazione 'ex ante', verificando se, nelle condizioni concrete di quel momento, la condotta del guidatore fosse prevedibilmente pericolosa. Poiché i giudici precedenti hanno commesso questo errore metodologico, il processo è da rifare.
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Omicidio stradale colposo: alta velocità batte imprudenza pedone
La Corte di Cassazione conferma la condanna per omicidio stradale colposo a carico di un automobilista che, guidando a velocità quasi doppia rispetto al limite (96 km/h contro 50 km/h), aveva investito e ucciso un pedone. L'incidente è avvenuto di sera, su asfalto bagnato e in un centro abitato. Secondo i giudici, la velocità eccessiva e non adeguata alle condizioni ha reso l'impatto inevitabile. La responsabilità del conducente sussiste anche se il pedone ha attraversato in modo imprudente, poiché tale comportamento era prevedibile in un contesto urbano. La condotta di guida pericolosa ha annullato ogni possibilità di evitare l'evento.
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Concorso di colpa pedone: guida al risarcimento
La sentenza analizza un investimento stradale notturno in cui è stato accertato il concorso di colpa pedone. Il soggetto, attraversando l'incrocio con semaforo rosso per i pedoni e abiti scuri, è stato ritenuto responsabile per i 2/3 dell'evento. Al conducente è stato imputato il restante 1/3 per non aver osservato la massima prudenza. La decisione definisce i criteri per la liquidazione del danno non patrimoniale e la detrazione degli acconti già versati.
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Investimento pedone concorso colpa: chi ha ragione?
In un recente caso di investimento pedone concorso colpa, il Tribunale ha riconosciuto una responsabilità del 30% al pedone che procedeva nel medesimo senso di marcia dell'auto. Nonostante la presunzione di colpa del conducente, la condotta imprudente del danneggiato riduce il diritto al risarcimento integrale.
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Concorso di colpa pedone: la guida alla sentenza
La Corte d'Appello di Venezia ha confermato il concorso di colpa pedone al 50% per un sinistro avvenuto di notte. Il danneggiato percorreva la carreggiata con abiti scuri e un ciclomotore spento. La sentenza chiarisce inoltre i limiti per il risarcimento della perdita dell'anno scolastico e il calcolo degli interessi.
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Ricorso inammissibile: la Cassazione conferma condanna
Un motociclista, inizialmente assolto per la morte di un pedone, viene condannato in appello. La Corte di Cassazione dichiara il suo ricorso inammissibile, confermando la condanna. La Corte ha ritenuto che i motivi del ricorso fossero generici e mirassero a una nuova valutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità. La condanna si fonda sulla violazione del limite di velocità e sul generale obbligo di prudenza in una zona rurale.
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Causalità della colpa: la Cassazione e l’investimento
La Corte di Cassazione conferma la condanna per omicidio colposo di un automobilista che ha investito un pedone. Nonostante il conducente rispettasse i limiti di velocità, la sua andatura è stata giudicata inadeguata alle condizioni di scarsa visibilità e alla presenza di una fermata dell'autobus. La sentenza approfondisce il concetto di causalità della colpa, stabilendo che la responsabilità sussiste quando la condotta negligente del guidatore concretizza il rischio che la norma violata intendeva prevenire, anche a fronte del comportamento imprudente della vittima.
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Concorso di colpa pedone: ridotto il risarcimento
La Corte d'Appello di Genova ha parzialmente riformato una sentenza di primo grado relativa a un sinistro stradale mortale. È stato riconosciuto un concorso di colpa del pedone nella misura del 10%, poiché la vittima e sua figlia camminavano sul lato della carreggiata dando le spalle al senso di marcia, in violazione del Codice della Strada. Di conseguenza, tutti i risarcimenti dovuti ai familiari sono stati ridotti.
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Caduta stradale: la colpa è del pedone imprudente
Una donna cita in giudizio un Comune per i danni subiti a seguito di una caduta stradale causata da un dislivello sul manto. La Corte d'Appello, confermando la decisione di primo grado, rigetta la domanda. La motivazione risiede nel comportamento imprudente della danneggiata, che, pur consapevole del difetto e delle condizioni della strada, ha scelto di camminare al centro della carreggiata. Tale condotta è stata qualificata come caso fortuito, idoneo a interrompere il nesso causale e a escludere la responsabilità dell'ente custode ai sensi dell'art. 2051 c.c.
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