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Art. 19 d.P.R. n. 633 del 1972

138 provvedimenti

Frode Carosello: IVA Indetraibile, ma la Deducibilità Costi è Salva?
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un'Azienda coinvolta in una "frode carosello" per indebite detrazioni IVA. L'Autorità Fiscale aveva negato sia la detraibilità dell'IVA che la deducibilità dei costi per imposte dirette. La Suprema Corte ha confermato l'indetraibilità dell'IVA a causa della consapevolezza della frode da parte dell'Azienda. Tuttavia, ha stabilito che la **deducibilità costi frode carosello** per le imposte dirette è possibile, anche se l'operazione è soggettivamente inesistente, purché i beni non siano stati usati direttamente per commettere il reato e i costi rispettino i principi fiscali. La sentenza viene annullata e rinviata per un nuovo esame su questo punto.
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Calcolo pro rata IVA: operazioni finanziarie non sono sempre occasionali
L'Agenzia delle Entrate ha contestato il Calcolo pro rata IVA di un'Azienda, sostenendo che le sue operazioni finanziarie esenti dovessero essere incluse. La Commissione Tributaria Regionale aveva escluso tali operazioni, considerandole occasionali. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia, stabilendo che per il Calcolo pro rata IVA si deve considerare l'attività effettivamente svolta dall'impresa, non solo quella principale. Le operazioni finanziarie, anche se non primarie, vanno incluse se non sono meramente occasionali. La sentenza è stata cassata con rinvio per una nuova valutazione.
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Frode Carosello IVA: Cassazione Annulla e Rinvio per Nuova Valutazione
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a diverse aziende l'utilizzo di un meccanismo di Frode Carosello IVA per importazioni di polimeri, creando crediti IVA indebiti. La Commissione Tributaria Regionale aveva annullato gli accertamenti, ritenendo le operazioni legittime e le società intermediarie ('filtro' e 'cartiere') regolari. La Corte di Cassazione ha rigettato il primo motivo di ricorso dell'Agenzia, ma ha accolto il secondo e il terzo. La Suprema Corte ha annullato la decisione della CTR, rilevando un'erronea valutazione delle prove e l'omessa considerazione del ruolo delle società fittizie. Il caso torna alla CTR per un nuovo esame, con l'onere per l'Amministrazione di dimostrare la consapevolezza delle aziende della frode.
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Detraibilità IVA Distacco Personale: La Cassazione Riscrive le Regole
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di una Grande Azienda contro l'Agenzia delle Entrate, incentrato sulla detraibilità IVA distacco personale e la deducibilità IRAP di oneri di gestione. L'Azienda contestava il mancato riconoscimento dell'IVA su fatture per personale distaccato con applicazione di un "mark up" (maggiorazione) e la classificazione come "oneri straordinari" di costi legati a una riorganizzazione aziendale. La Cassazione, richiamando la giurisprudenza europea, ha stabilito che il distacco di personale con maggiorazione è soggetto a IVA, rendendola detraibile. Ha inoltre chiarito che i costi di ristrutturazione aziendale non sono oneri straordinari ai fini IRAP. La sentenza della Commissione Tributaria Regionale è stata cassata, con rinvio per una nuova decisione.
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Detrazione IVA operazioni inesistenti: la Cassazione rinvia alle Sezioni Unite
Un'azienda ha detratto l'IVA per operazioni considerate "soggettivamente inesistenti" e per acquisti soggetti a "reverse charge", contestati dall'Agenzia Fiscale. Dopo esiti contrastanti nei primi due gradi di giudizio, la questione è giunta in Cassazione. La Corte ha rilevato un contrasto interpretativo interno sull'applicazione delle sanzioni per la Detrazione IVA operazioni inesistenti e le violazioni del reverse charge. Per garantire uniformità, la causa è stata rinviata alle Sezioni Unite della Corte di Cassazione, che forniranno una decisione definitiva e vincolante sul punto.
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Detrazione IVA: La Cassazione salva il credito anche senza dichiarazione annuale
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema della Detrazione IVA. Un'Azienda aveva omesso la dichiarazione annuale IVA per il 2004, ma aveva detratto il credito nel 2005. L'Agenzia delle Entrate contestava tale detrazione e recuperava anche IRES e IRAP. I giudici di merito avevano riconosciuto il diritto alla detrazione e annullato il recupero delle altre imposte, anche grazie a un ravvedimento operoso. La Cassazione ha confermato che il diritto alla Detrazione IVA non si perde per l'omessa dichiarazione annuale, se i versamenti periodici sono regolari. Tuttavia, ha cassato la parte della sentenza relativa a IRES e IRAP, rilevando un vizio di ultrapetizione, poiché la questione non era stata sollevata correttamente nel ricorso iniziale dell'Azienda.
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Deducibilità dei Costi: Cassazione Annulla Detrazione IVA Contro Aziende
Due aziende hanno contestato avvisi di accertamento dell'Agenzia delle Entrate per il 2004. L'Agenzia aveva recuperato costi e IVA, sostenendo l'indebita deducibilità dei costi e detrazione IVA. I costi riguardavano servizi e oneri di urbanizzazione, contestati per documentazione insufficiente, genericità e mancanza di data certa sui contratti, oltre al fatto che non sarebbero stati sostenuti dall'azienda che li aveva dedotti. La Commissione Tributaria Regionale aveva parzialmente accolto il ricorso delle aziende. La Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, annullando la sentenza di secondo grado. La Corte ha ritenuto che il giudice d'appello non avesse valutato correttamente tutti gli elementi probatori, in particolare la mancanza di data certa e la reale inerenza dei costi. Il caso torna al giudice di merito per un nuovo esame.
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Deducibilità dei costi: la Cassazione boccia operazioni fittizie e spese non inerenti
La Cassazione ha confermato la legittimità degli avvisi di accertamento emessi dall'Agenzia delle Entrate contro un'Azienda. La controversia riguardava la `deducibilità dei costi` relativi a commissioni per un prestito di azioni e spese per un'imbarcazione da diporto. I giudici hanno ritenuto fittizia l'operazione sul prestito di azioni per mancanza di documentazione e incongruenze, negando la deducibilità. Per l'imbarcazione, è stata esclusa l'inerenza dei costi all'attività d'impresa, data la scarsa utilizzazione e la sproporzione tra costi e ricavi. L'Azienda ha perso il ricorso, dovendo pagare le imposte e le spese legali.
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Frode Carosello: IVA Indetraibile, ma Deducibilità Costi Possibile?
L'Amministrazione Fiscale ha contestato a un'Azienda Contribuente una "frode carosello" per indebite detrazioni IVA e mancato versamento di Ires e Irap. La frode si basava su "operazioni soggettivamente inesistenti". La Corte di Cassazione ha confermato che l'IVA non è detraibile se l'Azienda era consapevole della frode. Tuttavia, ha accolto il ricorso dell'Azienda sulla "deducibilità costi frode carosello" per le imposte dirette. La Corte ha stabilito che i costi relativi a operazioni inesistenti sono deducibili, anche se l'Azienda era consapevole della frode, a meno che non fossero direttamente finalizzati a commettere il reato. La sentenza è stata cassata e rinviata per un nuovo esame sulla deducibilità dei costi.
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Operazioni soggettivamente inesistenti: perché pagare non basta
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società di costruzioni il recupero di IVA e IRES legato a operazioni soggettivamente inesistenti, ipotizzando una frode fiscale. La Commissione Tributaria Regionale aveva dato ragione alla contribuente, ritenendo sufficiente la presentazione di fatture, assegni e documenti di trasporto. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che tali documenti sono elementi neutri e non bastano a dimostrare la buona fede dell'acquirente. Per i giudici, se l'Amministrazione prova l'esistenza di una frode e la fittizietà del fornitore, spetta al contribuente dimostrare di aver agito con la massima diligenza e di non sapere che l'operazione rientrava in un'evasione fiscale. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Definizione agevolata: il contribuente cancella la lite col fisco
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un contribuente la detrazione dei canoni di leasing per due immobili, ritenendo che non fossero strumentali all'attività d'impresa. Dopo che i giudici di merito hanno dato ragione al contribuente, l'ufficio finanziario ha proposto ricorso in Cassazione. Durante il giudizio, il contribuente ha presentato domanda di definizione agevolata della controversia ai sensi del decreto legge n. 119 del 2018, pagando le somme dovute tramite modello F24. La Corte di Cassazione ha preso atto del pagamento e ha dichiarato l'estinzione del processo per cessazione della materia del contendere, disponendo la compensazione delle spese di giudizio tra le parti.
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Esenzione IVA formazione professionale: fisco contro azienda
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un'Agenzia per il Lavoro la detrazione dell'imposta sulle fatture emesse da una società consociata per corsi di formazione professionale. Secondo il fisco, tali servizi beneficiavano dell'esenzione IVA formazione professionale, rendendo indetraibile l'imposta. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'amministrazione finanziaria. I giudici hanno chiarito che l'esenzione richiede il formale riconoscimento dell'ente formativo da parte di una pubblica amministrazione. L'accreditamento presso un fondo bilaterale privato non equivale a un riconoscimento pubblico. Di conseguenza, le prestazioni svolte dalla consociata non erano esenti ma soggette a IVA ordinaria, confermando il pieno diritto dell'Agenzia per il Lavoro di detrarre l'imposta assolta sulle fatture ricevute. Vince l'Agenzia per il Lavoro.
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Rimborso IVA: sì anche senza uffici o dipendenti attivi
Una società estera, costituita per gestire contratti di fornitura di aerei, ha richiesto il Rimborso IVA per oltre nove milioni di euro relativi ad acquisti effettuati a fine 2008. L'Agenzia delle Entrate ha negato il rimborso, sostenendo che la società non avesse ancora una reale struttura aziendale né svolgesse un'attività economica attiva. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società, stabilendo che il diritto al Rimborso IVA spetta anche per le sole attività preparatorie. Non è necessario che l'impresa abbia già avviato le vendite o disponga di dipendenti e uffici, purché dimostri con elementi oggettivi l'intenzione di avviare un'attività economica e l'inerenza delle spese. La causa è stata rinviata per un nuovo esame.
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Rimborso credito IVA: società di comodo o reale attività?
L'Azienda ha richiesto il rimborso credito IVA maturato nel 2015. L'Agenzia delle Entrate ha negato il rimborso, ritenendo la società inattiva, priva di dipendenti, utenze e sede effettiva. La Commissione Tributaria Regionale ha confermato il diniego, ritenendo che le operazioni isolate non dimostrassero un'attività commerciale stabile. L'Azienda ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che anche le operazioni isolate, se inerenti all'attività d'impresa, danno diritto alla detrazione. La Corte di Cassazione, rilevando la particolare complessità della questione sull'esercizio effettivo dell'attività commerciale da parte delle società, ha rinviato la causa alla pubblica udienza per un esame più approfondito.
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Definizione agevolata della controversia: stop alla lite col Fisco
L'Amministrazione Finanziaria ha emesso due avvisi di accertamento contro un'Azienda per presunte operazioni soggettivamente inesistenti, recuperando imposte dirette e IVA. Dopo alterne vicende nei primi gradi di giudizio, la controversia è giunta davanti alla Corte di Cassazione. Durante il processo di legittimità, l'Azienda ha presentato domanda di definizione agevolata della controversia ai sensi del decreto legge numero 119 del 2018, provvedendo ai relativi adempimenti e pagamenti. La Suprema Corte ha preso atto della regolarità della procedura di sanatoria fiscale. Di conseguenza, i giudici hanno dichiarato l'estinzione del processo per cessazione della materia del contendere, ponendo fine alla disputa tributaria senza entrare nel merito delle violazioni contestate e compensando le spese di giudizio tra le parti.
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Operazioni soggettivamente inesistenti: Fisco batte contribuente
L'Amministrazione Finanziaria ha emesso un avviso di accertamento contro la Società Contribuente, contestando la deducibilità di costi e IVA per transazioni con una Società Cartiera. Il giudice di appello ha annullato l'atto ritenendo reali le operazioni. La Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco. I giudici di legittimità hanno rilevato che la sentenza d'appello ha omesso di valutare se si trattasse di operazioni soggettivamente inesistenti, nonostante fosse accertata la mancanza di strutture operative della Società Cartiera. La sentenza è stata annullata con rinvio per un nuovo esame.
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Cessazione della materia del contendere: accordo Fisco-impresa
L'Agenzia delle Entrate proponeva ricorso in Cassazione contro una società di gestione idrica per il recupero di maggiore IVA relativa a diverse annualità. Durante il giudizio, l'ufficio finanziario ha proceduto all'autotutela parziale degli avvisi di accertamento impugnati. Di conseguenza, la società contribuente ha provveduto alla definizione agevolata della pendenza tributaria, pagando integralmente e tempestivamente le somme residue dovute. L'Agenzia delle Entrate ha quindi richiesto la chiusura del processo. La Corte di Cassazione ha accolto la richiesta, dichiarando l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere e disponendo che le spese del processo rimanessero a carico di chi le ha anticipate.
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Contraddittorio endoprocedimentale: stop al fisco senza dialogo
Un professionista impugna alcuni avvisi di accertamento con cui l'Agenzia delle Entrate recupera a tassazione costi ritenuti indeducibili, tra cui l'IVA. La Commissione tributaria regionale respinge gran parte dei motivi, ritenendo non obbligatorio il contraddittorio endoprocedimentale per i controlli effettuati senza accesso nei locali. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del contribuente. I giudici stabiliscono che, in tema di tributi armonizzati come l'IVA, il contraddittorio endoprocedimentale è sempre obbligatorio anche per gli accertamenti "a tavolino". Tuttavia, per annullare l'atto, il contribuente deve superare la "prova di resistenza", dimostrando che le sue ragioni non erano pretestuose e avrebbero potuto cambiare l'esito del controllo. La sentenza viene cassata con rinvio al giudice di merito per questa valutazione.
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Spese di sponsorizzazione: l’impresa batte il Fisco in Cassazione
L'Agenzia delle Entrate contestava a una società la deducibilità di somme versate ad associazioni sportive dilettantistiche, ritenendole non congrue e riqualificandole come spese di rappresentanza anziché pubblicitarie. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Fisco, confermando che le spese di sponsorizzazione erogate a favore di compagini sportive dilettantistiche godono di una presunzione legale assoluta di inerenza e deducibilità entro il limite annuo di 250.000 euro. Per beneficiare dell'agevolazione, è sufficiente che il soggetto sponsorizzato sia un'associazione dilettantistica, che l'importo sia nei limiti di legge, che vi sia una reale attività promozionale e che questa miri a promuovere l'immagine dello sponsor. Di conseguenza, l'Amministrazione finanziaria non può sindacare la convenienza economica di tali investimenti.
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Operazioni soggettivamente inesistenti: condanna e maxi multa
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un'azienda l'emissione e l'utilizzo di fatture per operazioni soggettivamente inesistenti, inserite in un sistema di frode IVA con società cartiere prive di strutture e dipendenti. I giudici di merito hanno confermato l'accertamento, rilevando l'assenza di controlli minimi da parte dell'azienda sui propri partner commerciali. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'azienda, confermando che spetta al contribuente dimostrare la propria buona fede e la massima diligenza nella scelta dei fornitori. Poiché l'azienda ha insistito nel giudizio nonostante una proposta di definizione agevolata, la Corte l'ha condannata anche per abuso del processo al pagamento di pesanti sanzioni pecuniarie oltre alle spese di lite.
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