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Art. 19 d.P.R. n. 633 del 1972

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138 provvedimenti

Concorso del professionista: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 33994/2024, ha stabilito che un professionista, come un commercialista, può essere ritenuto responsabile in concorso per gli illeciti fiscali di una società cliente. La Corte ha chiarito che la responsabilità esclusiva della persona giuridica non esclude quella dei terzi concorrenti. Inoltre, per configurare il concorso del professionista non è necessario che questi abbia conseguito un vantaggio economico personale, essendo sufficiente il suo contributo materiale o psicologico alla realizzazione dell'illecito. La sentenza di merito è stata cassata per non aver valutato correttamente l'insieme degli indizi a carico del professionista.
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Frode carosello: onere prova e consapevolezza del reato
Una società si è vista negare la detrazione IVA per acquisti da una 'società cartiera' nell'ambito di una frode carosello. La Corte di Cassazione ha stabilito che, di fronte a gravi indizi forniti dall'Amministrazione Finanziaria (come l'assenza di struttura del fornitore), l'onere della prova si sposta sul contribuente. Quest'ultimo deve dimostrare di aver agito con la massima diligenza per non essere coinvolto nella frode, ribaltando la precedente decisione di merito.
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Frode carosello: onere della prova e diligenza
La Corte di Cassazione ha cassato una sentenza di secondo grado in un caso di frode carosello. L'ordinanza chiarisce che per negare la detrazione IVA, l'Amministrazione finanziaria deve fornire elementi presuntivi gravi, precisi e concordanti sulla consapevolezza dell'acquirente di partecipare a una frode. Una volta fornita tale prova, spetta al contribuente dimostrare di aver agito con la massima diligenza e in buona fede. La Corte ha ritenuto che i giudici di merito avessero erroneamente ignorato gli indizi presentati dal Fisco, come la natura di società cartiera del fornitore.
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Detrazione IVA: la Cassazione su operazioni inesistenti
La Corte di Cassazione si pronuncia su un caso di accertamento fiscale a carico di una società di persone e dei suoi soci, chiarendo i presupposti per la negazione della detrazione IVA. La Suprema Corte ha stabilito che, per negare la detrazione, l'Amministrazione Finanziaria deve prima provare l'oggettiva inesistenza dell'operazione. Solo dopo tale prova diventa rilevante la diligenza del contribuente. La sentenza ha parzialmente estinto il giudizio per una definizione agevolata, ma ha cassato con rinvio la decisione di merito sulla questione IVA, accogliendo il ricorso della società su questo specifico punto.
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Rimborso IVA: 10 anni se cessa l’attività
La Corte di Cassazione ha stabilito che in caso di cessazione dell'attività, la richiesta di rimborso IVA indicata nella dichiarazione fiscale è soggetta al termine di prescrizione ordinario di dieci anni e non al termine di decadenza biennale. Un'erede ha agito per ottenere un credito IVA del defunto, e la Corte ha respinto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, la quale sosteneva la tardività della richiesta. È stato inoltre dichiarato inammissibile il motivo con cui l'Agenzia contestava per la prima volta in Cassazione la prova del credito.
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Responsabilità liquidatore: la Cassazione chiarisce
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento direttamente nei confronti del liquidatore di una società cancellata dal registro delle imprese. La Commissione Tributaria Regionale aveva annullato l'atto, ritenendo che la responsabilità ricadesse sugli ex soci. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha ribaltato la decisione, affermando la piena legittimità dell'azione fiscale contro il liquidatore. Viene chiarito che la responsabilità liquidatore è personale, autonoma e di natura civilistica, derivante dalla violazione degli obblighi di gestione del patrimonio sociale a tutela dei crediti erariali.
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Responsabilità liquidatore per debiti IVA: l’Ordinanza
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del liquidatore di una società cancellata, confermando la sua responsabilità personale per i debiti IVA derivanti da operazioni soggettivamente inesistenti. L'ordinanza ribadisce che, in caso di frode fiscale, l'onere di provare la propria estraneità e la dovuta diligenza ricade sul contribuente. La responsabilità del liquidatore sorge per non aver saldato i debiti tributari prima di distribuire gli attivi.
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Responsabilità del liquidatore: la guida alla sentenza
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33574/2024, ha stabilito che la responsabilità del liquidatore per i debiti fiscali di una società sorge anche in assenza di un accertamento definitivo, se al momento della distribuzione degli attivi era a conoscenza della pretesa erariale. Il caso riguardava una presunta frode carosello. La Corte ha chiarito che la responsabilità del liquidatore è personale e autonoma rispetto a quella della società. Ha inoltre ribadito che, nelle frodi IVA, la prova della consapevolezza dell'acquirente può basarsi su presunzioni, annullando la precedente decisione che aveva escluso la colpa della società basandosi su indizi insufficienti.
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Raddoppio dei termini: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso riguardante il raddoppio dei termini di accertamento e le operazioni soggettivamente inesistenti. Una società agricola aveva impugnato un avviso di accertamento per IVA e imposte dirette, contestando l'applicazione del termine raddoppiato in assenza di un procedimento penale per reati tributari. La Corte ha stabilito che il raddoppio dei termini è legittimo per imposte sui redditi e IVA se sussiste l'obbligo di denuncia penale, a prescindere dall'esito del procedimento, ma non si applica all'IRAP. Inoltre, ha cassato la sentenza di merito perché il giudice non aveva adeguatamente motivato in merito alla consapevolezza del contribuente nella presunta frode IVA, rinviando il caso per un nuovo esame.
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Principio di competenza: la Cassazione sui canoni
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33303/2024, ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate contro una società. La Corte ha stabilito che, per la determinazione del reddito d'impresa (IRES e IRAP), vige il principio di competenza economica, secondo cui i canoni di locazione concorrono a formare il reddito nell'esercizio in cui maturano, a prescindere dall'effettivo incasso. Questo si differenzia dal criterio di cassa valido per l'IVA. Inoltre, ha ribadito che l'emissione di note di accredito è legittima solo nelle specifiche ipotesi previste dalla legge.
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Detrazione IVA caparra: acconto o caparra? La Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33251/2024, ha negato il diritto alla detrazione IVA su una somma versata da un'azienda. Sebbene la fattura indicasse il pagamento come "acconto", i giudici hanno ritenuto che si trattasse di una caparra, esclusa dal campo di applicazione IVA. La decisione si fonda sull'interpretazione della comune volontà delle parti, desunta dalle clausole contrattuali e dalla corrispondenza tra i legali, che prevale sulla dicitura formale del documento fiscale. La Corte ha stabilito che la detrazione IVA caparra non è ammissibile.
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Cessione d’azienda e IVA: la Cassazione decide
Una società impugnava un avviso di accertamento con cui l'Agenzia delle Entrate negava la detrazione dell'IVA su fatture relative all'acquisto dell'intero magazzino di un'altra impresa. L'Amministrazione Finanziaria aveva riqualificato l'operazione come una cessione d'azienda, soggetta a imposta di registro e non a IVA. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33054/2024, ha rigettato il ricorso, confermando che la vendita di un complesso di beni organizzati, anche se avvenuta in più fasi, costituisce una cessione d'azienda quando tali beni sono idonei a consentire l'esercizio di un'attività d'impresa. Di conseguenza, l'IVA erroneamente applicata non è detraibile.
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Motivazione apparente: Cassazione annulla sentenza
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Commissione Tributaria Regionale in materia di detrazione IVA. La decisione è stata cassata per motivazione apparente, poiché il giudice d'appello si era limitato ad aderire acriticamente alla pronuncia di primo grado, senza esaminare le censure specifiche sollevate dall'Agenzia delle Entrate. Il caso è stato rinviato per un nuovo giudizio.
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Autoriciclaggio: retroattività e confisca dei proventi
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 1309/2024, ha respinto i ricorsi di diversi imputati coinvolti in un'associazione per delinquere finalizzata a reati fiscali, riciclaggio e autoriciclaggio. La Corte ha confermato le condanne e le confische, stabilendo importanti principi in materia di autoriciclaggio. In particolare, ha chiarito che il reato si può configurare anche se il delitto presupposto è stato commesso prima dell'entrata in vigore della norma, purché la condotta di reimpiego dei proventi sia successiva. Inoltre, ha precisato la nozione di prodotto del reato ai fini della confisca e ha ribadito il rigore nell'applicazione della confisca allargata in caso di sproporzione patrimoniale non giustificata.
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Sanzioni reverse charge: la Cassazione fa chiarezza
Una società è stata sanzionata per aver registrato fatture per operazioni inesistenti tramite reverse charge. I giudici di merito avevano annullato la sanzione, considerandola un duplicato di una precedente per indebita detrazione IVA. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, chiarendo che la registrazione di fatture false (violazione formale) e l'indebita detrazione dell'imposta (violazione sostanziale) sono illeciti distinti, giustificando quindi l'applicazione di separate sanzioni reverse charge.
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Impugnazione avviso: quando il ricorso è tardivo
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un contribuente contro avvisi di accertamento e cartelle di pagamento. La decisione si fonda sulla tardività dell'impugnazione originaria dell'avviso di accertamento, che lo ha reso definitivo e inattaccabile nel merito, sottolineando l'importanza cruciale del rispetto dei termini procedurali nel contenzioso tributario.
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Frode carosello: prova e oneri per l’Agenzia
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imprenditore coinvolto in una frode carosello. La sentenza chiarisce che per negare la detrazione IVA, l'Agenzia delle Entrate deve provare che il contribuente sapeva, o avrebbe dovuto sapere, di partecipare alla frode. L'assoluzione penale per insufficienza di prove non è vincolante nel processo tributario, dove il giudice può valutare autonomamente gli indizi di colpevolezza, come prezzi anomali e pagamenti in contanti.
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Credito IVA inesistente: ecco quando scatta il raddoppio
Un ente consortile si era visto contestare dall'Agenzia Fiscale la detrazione dell'IVA su acquisti legati alla sua attività istituzionale. La Corte di Cassazione ha stabilito che, in assenza di attività commerciale, l'ente non è un soggetto passivo IVA e il credito maturato è da considerarsi 'inesistente'. Tale qualifica giustifica l'applicazione del termine di accertamento raddoppiato a otto anni, in quanto la mancanza del requisito soggettivo non è rilevabile con controlli automatizzati. La sentenza di merito è stata cassata con rinvio.
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Inerenza IVA immobile: non basta la registrazione
Un imprenditore ha dedotto l'IVA sull'acquisto di un immobile, destinandolo poi alla locazione anziché all'attività principale. L'Agenzia delle Entrate ha contestato la detrazione. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che per dimostrare l'inerenza IVA è necessaria una prova sostanziale del collegamento del bene all'attività d'impresa, non essendo sufficiente la mera registrazione contabile.
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Motivazione apparente: sentenza nulla e costi indeducibili
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza d'appello per motivazione apparente. Il caso riguardava una società di costruzioni a cui erano stati contestati costi non documentati. I giudici d'appello avevano confermato la decisione di primo grado con una formula generica, senza spiegare il proprio ragionamento. La Cassazione ha stabilito che una tale motivazione, pur esistendo graficamente, è di fatto assente e rende la sentenza nulla, rinviando il caso a un nuovo esame.
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