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Art. 186 Codice della Strada — Anno 2025

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190 provvedimenti

Altri anni per Art. 186 Codice della Strada

Onere della prova etilometro: la Cassazione decide
Un automobilista, condannato per guida in stato di ebbrezza, ha presentato ricorso in Cassazione contestando l'affidabilità dell'etilometro. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo un principio fondamentale: l'onere della prova etilometro, ovvero la dimostrazione di un suo specifico malfunzionamento, spetta all'imputato. Non è sufficiente una generica contestazione per invalidare i risultati del test. La Corte ha inoltre confermato la correttezza della mancata concessione delle attenuanti generiche, data la gravità della condotta.
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Estinzione reato pena sospesa: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 30482/2025, ha stabilito un importante principio in materia di estinzione reato pena sospesa. Anche se l'imputato commette un nuovo reato entro il quinquennio, se anche per questo secondo reato ottiene la sospensione condizionale, il primo reato si estingue. La Corte chiarisce che l'estinzione è impedita solo se la nuova condanna comporta la revoca della precedente sospensione, cosa che non avviene se la pena cumulata non supera i limiti di legge per la concessione di una nuova sospensione.
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Guida in stato di ebbrezza: prova e prescrizione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un automobilista condannato per guida in stato di ebbrezza. La sentenza chiarisce che spetta all'imputato dimostrare il malfunzionamento dell'etilometro e conferma l'applicazione delle norme sulla sospensione della prescrizione introdotte dalla "legge Orlando" per i reati commessi dopo il 3 agosto 2017.
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Prescrizione e Legge Orlando: quando si sospende?
La Cassazione dichiara inammissibile un ricorso sulla prescrizione del reato di guida in stato di ebbrezza. Il caso chiarisce l'applicazione della Legge Orlando, confermando che il termine di prescrizione si sospende tra la sentenza di primo e secondo grado, anche per i reati commessi prima delle riforme più recenti. La Corte ha stabilito che la prescrizione non era maturata, applicando un periodo di sospensione specifico.
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Stato di ebbrezza: quando causa un incidente stradale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un automobilista condannato per guida in stato di ebbrezza con l'aggravante di aver provocato un sinistro. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, i quali avevano logicamente collegato l'incidente alla ridotta capacità di reazione del conducente dovuta all'alcol. È stato inoltre negato il beneficio della particolare tenuità del fatto, data la gravità oggettiva della condotta che ha messo in pericolo la sicurezza stradale, rendendo la questione dello stato di ebbrezza e incidente un punto centrale della decisione.
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Omicidio stradale e guida in stato di ebbrezza: basta?
Un conducente, sotto l'effetto di alcol e sostanze stupefacenti, causa un sinistro mortale in cui perdono la vita due passeggeri. Viene condannato per omicidio stradale aggravato. La Corte di Cassazione conferma la condanna, specificando che per l'applicazione dell'aggravante è sufficiente che il conducente si trovasse in stato di ebbrezza al momento del fatto, non essendo necessario dimostrare un nesso causale diretto tra l'alterazione e l'incidente. Viene inoltre esclusa la rilevanza del concorso di colpa dei passeggeri che avevano accettato di salire a bordo.
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Condotta abituale: esclusa la particolare tenuità
Un giovane automobilista, già con precedenti, si vede respingere il ricorso dalla Corte di Cassazione. La Corte ha stabilito che i suoi ripetuti illeciti stradali configurano una condotta abituale, un fattore che osta all'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.). La decisione conferma che la valutazione del comportamento passato dell'imputato è cruciale sia per escludere tale beneficio, sia per negare la sospensione condizionale della pena a causa di una prognosi sfavorevole sulla sua futura condotta.
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Guida in stato di ebbrezza: quando non si applica
Un automobilista condannato per guida in stato di ebbrezza, con un tasso alcolemico elevato e dopo aver causato un incidente autonomo, ha visto respinta la sua richiesta di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, sottolineando che un tasso alcolemico rientrante nella fascia più grave e il verificarsi di un sinistro stradale indicano un pericolo concreto per la sicurezza pubblica, incompatibile con la concessione del beneficio previsto dall'art. 131-bis c.p.
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Particolare tenuità del fatto: no se causi un incidente
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un automobilista condannato per guida in stato di ebbrezza. È stata esclusa l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, poiché l'imputato aveva causato un sinistro stradale con conseguenti lesioni per il passeggero. Secondo la Corte, tale circostanza rende l'offesa non di lieve entità. Anche la contestazione sul funzionamento dell'etilometro è stata rigettata per genericità.
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Revoca patente e messa alla prova: la Cassazione decide
Un automobilista, dopo l'estinzione del reato di guida in stato di ebbrezza con incidente grazie alla messa alla prova, si è visto revocare la patente dal Prefetto. Ha impugnato il provvedimento, sostenendo la sua incostituzionalità. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la revoca patente e messa alla prova non sono incompatibili. Per la particolare gravità del reato (tasso alcolemico superiore a 1,5 g/l e incidente), la sanzione amministrativa della revoca automatica è considerata una misura ragionevole e proporzionata, non potendosi applicare l'analogia con il lavoro di pubblica utilità, previsto solo per casi meno gravi.
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Recidiva nel biennio: revoca patente, conta il giudicato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso riguardante la revoca della patente per guida in stato di ebbrezza. La Corte ha stabilito che, per configurare la 'recidiva nel biennio', il momento determinante è la data in cui la precedente condanna diventa definitiva (passaggio in giudicato), e non la data in cui è stato commesso il reato precedente. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto con condanna alle spese processuali.
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Prescrizione reati stradali: la Legge Orlando vale
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un automobilista condannato per guida in stato di ebbrezza, il quale sosteneva l'estinzione del reato. La Corte ha stabilito che per i reati commessi tra il 3 agosto 2017 e il 31 dicembre 2019, si applica ancora la sospensione della prescrizione introdotta dalla c.d. Legge Orlando. Questa decisione è fondamentale per il calcolo della prescrizione reati stradali, confermando che il periodo di sospensione tra il primo e il secondo grado di giudizio va aggiunto al termine ordinario, impedendo così l'estinzione del reato nel caso specifico.
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Guida in stato di ebbrezza: l’alcoltest è prova
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'automobilista condannata per guida in stato di ebbrezza. La Corte ha ribadito che l'esito positivo dell'alcoltest costituisce piena prova della colpevolezza e spetta alla difesa dimostrare eventuali vizi dello strumento o della procedura. È stato inoltre confermato che la rinnovazione delle prove in appello è un'eccezione e non un diritto, potendo il giudice negarla se ritiene sufficienti gli atti già acquisiti.
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Tenuità del fatto e guida in stato di ebbrezza
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un automobilista condannato per guida in stato di ebbrezza con un tasso alcolemico di 2,95 gr/l. La richiesta di applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto è stata respinta, poiché l'elevato tasso alcolemico e l'aver provocato un incidente stradale sono stati considerati elementi sufficienti a escludere la minima offensività della condotta.
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Onere della prova etilometro: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un automobilista condannato per guida in stato di ebbrezza. Il ricorrente contestava l'affidabilità dell'etilometro, lamentando un'inversione dell'onere della prova. La Corte ha ribadito che l'accusa non è tenuta a depositare preventivamente i certificati di omologazione e revisione. Spetta invece alla difesa sollevare contestazioni specifiche e circostanziate sul cattivo funzionamento dell'apparecchio, non essendo sufficienti delle generiche doglianze. La Suprema Corte ha confermato la validità dell'accertamento e la condanna.
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Guida in stato di ebbrezza: quando il ricorso è nullo
Una conducente, condannata per guida in stato di ebbrezza con un tasso alcolemico molto elevato, ha presentato ricorso in Cassazione. Ha contestato la mancata ammissione di testimoni, l'errata valutazione delle sue condizioni di salute (anoressia) e ha richiesto l'applicazione della causa di non punibilità per tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che la scelta di non ammettere nuove prove in appello è discrezionale, che la valutazione dei fatti non è sindacabile in sede di legittimità e che la tenuità del fatto non può essere eccepita per la prima volta in Cassazione.
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Consenso prelievo ematico: quando è valido?
Un automobilista, condannato per guida in stato di ebbrezza, ha contestato l'uso dei risultati di un test alcolemico su sangue, sostenendo una violazione procedurale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, affermando che il consenso prelievo ematico, fornito dall'imputato dopo essere stato informato dei suoi diritti, rende i risultati pienamente utilizzabili nel processo, superando la natura invasiva dell'esame.
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Sanzioni accessorie: la Cassazione corregge l’errore
Un automobilista, condannato per rifiuto di sottoporsi a test antidroga, non riceve le sanzioni accessorie obbligatorie di sospensione patente e confisca del veicolo. La Procura ricorre e la Corte di Cassazione, rilevando l'errore del giudice di primo grado, annulla parzialmente la sentenza e applica direttamente le sanzioni omesse, chiarendo il suo potere di rettifica in caso di contrasto tra motivazione e dispositivo.
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Guida in stato di ebbrezza: il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un automobilista condannato per guida in stato di ebbrezza dopo aver causato un incidente. La tesi difensiva, basata sulla presunta presenza di una macchia d'olio, non ha trovato riscontro, mentre gli indizi a carico dell'imputato, come l'alito vinoso, erano evidenti. La condanna al pagamento delle spese e di una sanzione è stata confermata.
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Rifiuto alcoltest: quando il ricorso è inammissibile
Un automobilista, condannato per rifiuto alcoltest dopo aver guidato in modo pericoloso nel parcheggio di un ristorante, ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, giudicandolo generico e non specifico. La decisione ha confermato la valutazione dei giudici di merito sulla pericolosità della condotta e sulla gravità del comportamento, escludendo l'applicazione di benefici come la particolare tenuità del fatto e le attenuanti generiche.
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