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Art. 178 Codice di Procedura Penale — Sezione Terza Penale

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559 provvedimenti

Altri anni per Art. 178 Codice di Procedura Penale

Abrogazione reato: reddito di cittadinanza e lex mitior
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'imputata condannata per false dichiarazioni relative al reddito di cittadinanza. La difesa sosteneva l'avvenuta abrogazione del reato, ma la Corte ha chiarito che l'efficacia della norma abrogatrice è stata posticipata dal legislatore al 1° gennaio 2024, derogando al principio della lex mitior e mantenendo in vigore le sanzioni penali per i fatti commessi fino al 31 dicembre 2023.
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Provvedimento abnorme: quando il giudice sbaglia
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di un Tribunale che, a seguito di una notifica errata al difensore, aveva restituito gli atti al Pubblico Ministero. Tale atto è un provvedimento abnorme che causa un'ingiusta regressione del processo, violando il principio di ragionevole durata.
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DASPO recidivo: la Cassazione sull’obbligo di firma
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un tifoso destinatario di un secondo DASPO con obbligo di presentazione. La sentenza chiarisce che la violazione del termine dilatorio di 48 ore per la difesa è irrilevante se non si dimostra un pregiudizio concreto. Inoltre, in caso di DASPO recidivo, l'obbligo di firma è automatico e non richiede una nuova valutazione della pericolosità del soggetto, in quanto questa è presunta dalla legge.
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DASPO e termini di difesa: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha confermato la validità di un provvedimento di DASPO con obbligo di presentazione, nonostante l'ordinanza di convalida fosse stata emessa prima della scadenza del termine di 48 ore concesso per la difesa. La Corte ha stabilito che, trattandosi di nullità a regime intermedio, il ricorrente avrebbe dovuto dimostrare un pregiudizio concreto e attuale, cosa non avvenuta. Rigettati anche i motivi su carenza di motivazione e applicabilità del DASPO alle amichevoli.
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Obbligo di presentazione: quando è valido il DASPO?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un tifoso contro un DASPO con obbligo di presentazione. La sentenza chiarisce che la convalida del provvedimento prima dello scadere del termine di 48 ore non ne causa automaticamente la nullità, a meno che l'interessato non dimostri un pregiudizio concreto al suo diritto di difesa. La Corte ha inoltre confermato la legittimità dell'applicazione dell'obbligo di presentazione anche per le partite amichevoli e ha ritenuto sufficiente la motivazione basata sulla gravità dei fatti e sui precedenti del soggetto.
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Notifica difensore di fiducia: l’errore che annulla
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna per reati ambientali a causa di un grave vizio procedurale: la mancata notifica al difensore di fiducia dell'imputato dell'avviso di fissazione dell'udienza d'appello. La Corte ha ribadito che tale omissione costituisce una nullità assoluta e insanabile, che lede il diritto di difesa. Di conseguenza, il processo deve tornare alla Corte d'Appello per un nuovo giudizio, assorbendo ogni altra questione, inclusa quella sulla prescrizione del reato.
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Termine difesa DASPO: la Cassazione annulla convalida
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di convalida di un DASPO con obbligo di presentazione, poiché emessa prima della scadenza del termine di 48 ore a disposizione dell'interessato per presentare le proprie difese. La sentenza ribadisce che il rispetto del termine difesa DASPO è un requisito fondamentale per la salvaguardia del diritto al contraddittorio, e la sua violazione comporta la nullità del provvedimento di convalida.
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Errore di fatto: quando è inammissibile il ricorso?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso straordinario per errore di fatto, chiarendo che tale rimedio non può essere utilizzato per contestare la valutazione giuridica o probatoria della Corte, ma solo per correggere sviste materiali e percettive. Nel caso specifico, un uomo condannato per reati di droga aveva tentato, senza successo, di utilizzare questo strumento per ottenere un nuovo esame del merito del suo precedente ricorso, lamentando una presunta errata comprensione dei motivi da parte dei giudici.
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Annullamento Convalida DASPO: termine 48 ore violato
La Corte di Cassazione ha proceduto all'annullamento della convalida di un DASPO con obbligo di presentazione, poiché il GIP aveva emesso la sua decisione prima dello scadere del termine di 48 ore concesso alla difesa per presentare memorie. Questo vizio procedurale, secondo la Corte, integra una nullità di ordine generale per violazione del diritto di difesa, comportando la perdita di efficacia della misura dell'obbligo di presentazione, pur lasciando intatta la parte amministrativa del divieto di accesso agli stadi.
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DASPO: il termine di 48 ore e il diritto di difesa
Un soggetto ricorre contro la convalida di un provvedimento DASPO, lamentando la violazione del termine di 48 ore concesso per la difesa. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che, nonostante l'inosservanza del termine da parte del giudice, l'assenza di un pregiudizio concreto ed effettivo al diritto di difesa del ricorrente impedisce la declaratoria di nullità dell'atto. La Corte ha sottolineato che il ricorrente non ha mai tentato di esercitare il proprio diritto, non depositando memorie difensive.
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Opposizione decreto penale: avvocato sempre legittimato
La Corte di Cassazione ha annullato un provvedimento di inammissibilità emesso da un GIP. Il giudice di merito aveva erroneamente ritenuto che l'avvocato non potesse presentare opposizione a decreto penale perché la procura speciale allegata menzionava solo la richiesta di giudizio abbreviato. La Suprema Corte ha ribadito che il difensore di fiducia è sempre legittimato a proporre l'opposizione decreto penale in virtù del suo mandato, senza necessità di una procura speciale per tale atto.
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Rinuncia ricorso cassazione: niente spese processuali
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un appello contro un sequestro preventivo a seguito della rinuncia al ricorso da parte dell'indagato. La rinuncia è stata motivata da un dissequestro parziale, che ha fatto venir meno l'interesse a proseguire. La Corte ha stabilito che, in questi casi di rinuncia al ricorso per sopravvenuto difetto di interesse, il ricorrente non deve essere condannato al pagamento delle spese processuali né di sanzioni pecuniarie.
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Fatto di lieve entità: quando non si applica
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato condannato per spaccio, negando l'applicazione del fatto di lieve entità. La decisione si basa su una valutazione complessiva che include la notevole quantità e varietà di droghe sequestrate e la persistenza della condotta illecita, anche durante la detenzione domiciliare. La Corte ha inoltre chiarito che l'omessa valutazione delle conclusioni difensive scritte non invalida la sentenza se queste non presentano argomenti nuovi rispetto all'appello.
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Notifica difensore errata: annullata la sentenza
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Corte d'Appello a causa di una notifica difensore errata. L'avviso di citazione per il giudizio di secondo grado era stato inviato al precedente legale, già revocato, anziché al nuovo difensore di fiducia nominato dall'imputato. Questo errore procedurale ha determinato la nullità del procedimento e della conseguente sentenza, richiedendo la celebrazione di un nuovo giudizio d'appello.
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Mandato specifico impugnazione: inammissibile ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per reati legati agli stupefacenti. La decisione si fonda sulla mancanza del mandato specifico impugnazione, un requisito introdotto dalla Riforma Cartabia per l'imputato assente. La Corte ha ritenuto manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale sollevata dalla difesa, affermando che tale requisito serve a garantire la consapevolezza del processo da parte dell'imputato e si applica anche al ricorso per cassazione, senza violare il diritto di difesa.
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Falso ideologico SCIA: la Cassazione sulla prescrizione
Un professionista è stato condannato per falso ideologico in SCIA per aver omesso di dichiarare vincoli paesaggistici e idrogeologici. La Corte di Cassazione ha parzialmente annullato la sentenza, dichiarando prescritto il primo dei due episodi contestati, ma ha confermato la condanna per il secondo, chiarendo i confini della responsabilità professionale e del dolo eventuale.
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Trattazione orale negata: Cassazione annulla condanna
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna per reati fiscali a causa di un grave vizio di procedura. La Corte d'appello aveva ignorato la richiesta degli imputati di discutere il caso in un'udienza pubblica (trattazione orale), procedendo con il solo esame degli atti scritti. La Suprema Corte ha stabilito che negare la trattazione orale, quando ritualmente richiesta, costituisce una nullità assoluta e insanabile, violando il diritto di difesa. Di conseguenza, il processo d'appello dovrà essere celebrato nuovamente.
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Ricorso inammissibile: interesse e diritto di difesa
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile, chiarendo un principio fondamentale della procedura penale: per contestare un errore procedurale, non basta lamentare la violazione della norma, ma è necessario dimostrare un interesse concreto e un pregiudizio effettivo al diritto di difesa. Il caso riguardava la revoca di una sospensione condizionale della pena, effettuata dalla Corte d'Appello senza la prescritta udienza. La Suprema Corte ha ritenuto che la mancata allegazione da parte della difesa di quali argomenti avrebbe speso in tale udienza rende il motivo di ricorso privo di interesse e, quindi, inammissibile.
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Ricorso inammissibile: quando la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da due imputati condannati per reati legati agli stupefacenti, aggravati dal metodo mafioso. La sentenza chiarisce i limiti del giudizio di legittimità sulla valutazione delle prove, come le intercettazioni, e ribadisce che la Corte non può sostituire la propria valutazione a quella dei giudici di merito, se non in caso di vizi logici manifesti o travisamento della prova. I ricorsi sono stati giudicati generici e volti a una non consentita rivalutazione dei fatti.
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Revoca messa alla prova: appello inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro un'ordinanza di revoca della messa alla prova. La revoca non era dovuta a una violazione del programma da parte dell'imputata, ma a una rivalutazione del giudice che ha ritenuto il reato non ammissibile al beneficio per superamento dei limiti di pena. La Corte ha stabilito che tale tipo di ordinanza di revoca messa alla prova non è immediatamente impugnabile in Cassazione, ma può essere contestata solo unitamente alla sentenza finale del processo.
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