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Art. 173 Codice Penale

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130 provvedimenti

Onere della prova nella prescrizione: chi deve agire?
Un cittadino ha contestato una richiesta di pagamento derivante da una sanzione penale, sostenendo la prescrizione quinquennale. La Cassazione ha respinto il ricorso, affermando che l'onere della prova spetta al debitore. Quest'ultimo deve dimostrare con fatti specifici l'applicabilità di un termine di prescrizione breve, poiché un'eccezione generica non è sufficiente.
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Estinzione pena pecuniaria: quando si interrompe?
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'attivazione della procedura di recupero coattivo di una multa, attraverso la semplice iscrizione a ruolo del credito, è un atto sufficiente a interrompere il decorso della prescrizione. Questo atto manifesta la volontà punitiva dello Stato e impedisce l'estinzione della pena pecuniaria, a prescindere dall'effettivo recupero delle somme. La sentenza ha quindi rigettato il ricorso di un condannato che sosteneva l'avvenuta prescrizione decennale di una multa di 22.000 euro.
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Ordine di demolizione: vale per il nuovo proprietario?
Una società che ha acquistato un immobile in buona fede ha contestato un preesistente ordine di demolizione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che l'ordine di demolizione è una sanzione amministrativa con carattere "reale". Questo significa che segue l'immobile e si applica a tutti i proprietari successivi, indipendentemente dalla loro buona fede o dal loro coinvolgimento nell'abuso edilizio originario. La tutela dell'acquirente consiste nel diritto di rivalsa verso il venditore.
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Udienza in camera di consiglio: nullità se omessa
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza del giudice dell'esecuzione che aveva revocato l'estinzione di una pena. La decisione è stata presa senza la prescritta udienza in camera di consiglio, violando il diritto di difesa dell'imputato. La Corte ha ritenuto questa violazione procedurale sufficiente per annullare il provvedimento con rinvio per un nuovo giudizio, sottolineando l'importanza del contraddittorio.
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Ordine di demolizione: a chi notificarlo? Novità
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 17809/2024, ha stabilito un importante principio in materia di abusivismo edilizio. Ha chiarito che l'ordine di demolizione emesso dal giudice penale deve essere notificato non solo alla persona condannata per l'illecito, ma anche all'attuale proprietario dell'immobile, pure se estraneo al processo penale. Questa decisione, che supera un precedente orientamento, sottolinea la natura 'reale' della sanzione, la quale è legata all'immobile e non alla persona, con lo scopo di ripristinare la legalità violata.
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Ordine di demolizione: non è pena, non si prescrive
La Corte di Cassazione affronta il caso di un ordine di demolizione per un immobile abusivo, contestato dagli eredi del responsabile. La Corte chiarisce che l'ordine di demolizione non è una sanzione penale, ma una misura amministrativa ripristinatoria. Di conseguenza, non è soggetto a prescrizione e si trasmette a chiunque abbia la disponibilità del bene, inclusi gli eredi. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile per la maggior parte dei ricorrenti, confermando la validità dell'ordine.
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Estinzione della pena: quando la recidiva non la blocca
La Corte di Cassazione ha stabilito che la declaratoria di estinzione della pena per decorso del tempo non può essere impedita da una precedente condanna in cui la recidiva sia stata ritenuta 'subvalente' rispetto alle circostanze attenuanti. In tale caso, la recidiva non produce effetti preclusivi. La Corte ha inoltre chiarito che, in caso di revoca della sospensione condizionale, il termine di prescrizione della pena decorre dal momento in cui diventa definitiva la sentenza che ha causato la revoca, e non dal provvedimento del giudice dell'esecuzione.
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Impugnazione penale: riqualificazione del ricorso
La Corte di Cassazione ha chiarito che un'impugnazione penale, presentata come ricorso per cassazione contro un'ordinanza di estinzione della pena emessa dal giudice dell'esecuzione, deve essere riqualificata come opposizione. Questa decisione, basata sul principio di conservazione degli atti, rimanda il caso allo stesso giudice per un riesame nel merito, garantendo il corretto svolgimento del procedimento.
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Ordine di demolizione: no prescrizione dopo 20 anni
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino contro un ordine di demolizione di un immobile abusivo, notificato oltre vent'anni dopo la sentenza di condanna definitiva. Il ricorrente sosteneva che il notevole lasso di tempo trasformasse la demolizione in una sanzione penale, soggetta a prescrizione. La Corte ha ribadito la natura amministrativa e non penale dell'ordine di demolizione, escludendone la prescrittibilità. La responsabilità del ritardo nell'esecuzione, inoltre, è stata attribuita all'inerzia del condannato stesso, che non può trarre vantaggio dalla propria inadempienza.
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Ordine di demolizione: valido anche dopo la vendita?
Una persona, condannata per un abuso edilizio, ha venduto l'immobile prima che le fosse notificato l'ordine di demolizione. Anni dopo, ha chiesto di essere esclusa dalla procedura, sostenendo di non essere più proprietaria. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che l'ordine di demolizione ha natura "reale", cioè segue il bene e non si estingue con la vendita. Pertanto, l'obbligo di ripristino rimane efficace sia verso il nuovo proprietario sia, a diversi fini, verso l'autore dell'abuso.
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Opposizione esecuzione penale: il rimedio corretto
Un soggetto condannato a una pena pecuniaria si è visto respingere la richiesta di estinzione della pena. Impugnando tale decisione direttamente in Cassazione, si è visto riqualificare il ricorso. La Suprema Corte ha stabilito che il rimedio corretto non è il ricorso diretto, bensì l'opposizione esecuzione penale da proporsi dinanzi allo stesso giudice che ha emesso l'ordinanza, garantendo così il contraddittorio. Gli atti sono stati quindi rinviati al giudice di prime cure.
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Prescrizione pena: la continuazione non sposta i termini
Un condannato chiede l'estinzione di una pena per prescrizione, sostenendo che il termine decorra dalla sentenza che ha unificato i reati in continuazione. La Cassazione rigetta, chiarendo che la prescrizione pena decorre dalla data in cui ciascuna singola condanna diventa irrevocabile, anche in caso di reato continuato riconosciuto in fase esecutiva.
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Disobbedienza militare: rifiuto mascherina è reato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per disobbedienza militare a carico di un soldato che si era rifiutato, in più occasioni durante la pandemia, di indossare la mascherina come ordinato da un superiore. La Corte ha stabilito che l'ordine era legittimo e strettamente inerente al servizio, respingendo le giustificazioni della difesa basate su presunte difficoltà di salute non certificate al momento dei fatti e sulla presunta inutilità del dispositivo. La sentenza sottolinea come i doveri di disciplina e gerarchia impongano ai militari obblighi più stringenti rispetto ai civili, giustificando la rilevanza penale della condotta.
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Disobbedienza militare: tenuità del fatto annulla reato
Un ufficiale militare, condannato per disobbedienza per aver registrato un colloquio con i superiori, ottiene l'annullamento della sentenza dalla Cassazione. Il reato di disobbedienza militare è stato considerato non punibile per la particolare tenuità del fatto, poiché il danno effettivo al servizio è stato ritenuto marginale.
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Prescrizione pena sostitutiva: onere dell’autorità
La Corte di Cassazione ha annullato la revoca di un lavoro di pubblica utilità, stabilendo che il giudice deve prima verificare se l'autorità giudiziaria abbia effettivamente avviato la fase esecutiva. In caso di inerzia dell'organo statale, si deve valutare l'intervenuta prescrizione della pena sostitutiva, che estingue la sanzione. Il caso riguardava una condanna per guida in stato di ebbrezza, la cui esecuzione non era stata promossa per quasi dieci anni.
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Ordine di demolizione: non è pena e non si estingue
La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi di alcuni privati contro un ordine di demolizione per un immobile abusivo. I ricorrenti sostenevano che l'ordine, essendo una pena, dovesse estinguersi per prescrizione. La Corte ha ribadito che l'ordine di demolizione ha natura di sanzione amministrativa con funzione ripristinatoria, non punitiva, e pertanto non è soggetto a prescrizione. Ha inoltre confermato l'inammissibilità delle istanze di condono presentate, ritenendo che mirassero a frazionare artificiosamente un unico intervento edilizio per eludere i limiti di cubatura.
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Prescrizione pena: decorrenza e sospensione condizionale
La Corte di Cassazione chiarisce che, in caso di revoca della sospensione condizionale della pena per mancato adempimento di un obbligo (come la demolizione di un manufatto abusivo), la prescrizione della pena pecuniaria decorre dalla data in cui l'obbligo doveva essere adempiuto, e non dalla data del successivo provvedimento di revoca. Di conseguenza, la Corte ha annullato l'ordinanza impugnata e dichiarato estinta la pena per decorso del termine quinquennale.
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Ordine di demolizione: no stop con condono incerto
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 42384/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso contro un ordine di demolizione. La mera presentazione di una domanda di condono edilizio, soprattutto in presenza di un preavviso di rigetto da parte del Comune, non è sufficiente a sospendere o revocare l'ordine. La Corte ribadisce che l'ordine di demolizione è una sanzione amministrativa con funzione ripristinatoria, non una pena criminale, e quindi non è soggetto a prescrizione.
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Prescrizione pena pecuniaria: quando si interrompe?
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale sulla prescrizione pena pecuniaria. A seguito del ricorso di un Procuratore Generale, la Corte ha annullato l'ordinanza di un magistrato di sorveglianza che aveva dichiarato estinta una multa per decorso del termine quinquennale. La Cassazione ha chiarito che il termine di prescrizione cessa di decorrere non con la notifica della cartella al condannato, ma con il momento, antecedente, della formale iscrizione a ruolo del debito. Questo atto manifesta in modo inequivocabile la volontà dello Stato di procedere all'esecuzione, impedendo così l'estinzione della pena.
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Condono edilizio: no al silenzio assenso frazionato
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di tre soggetti contro un'ordinanza di demolizione. I ricorrenti avevano presentato domande di condono edilizio separate per singole porzioni di un unico immobile, sostenendo la formazione del silenzio assenso. La Corte ha stabilito che la suddivisione era un espediente per aggirare i limiti volumetrici di legge. Di conseguenza, le istanze erano inammissibili e il silenzio assenso non poteva formarsi. È stata inoltre ribadita la natura non prescrittibile dell'ordine di demolizione.
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