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Art. 167 Codice di Procedura Civile — Anno 2022

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51 provvedimenti

Altri anni per Art. 167 Codice di Procedura Civile

Decadenza dalle riserve: il registro indisponibile non scusa
Un'impresa di costruzioni (L'Appaltatore) ha chiesto il risarcimento dei danni alla Stazione Appaltante per ritardi nei lavori di ristrutturazione di un ospedale. La Stazione Appaltante ha eccepito la decadenza dalle riserve per tardiva esplicazione delle stesse. Il Tribunale e la Corte d'Appello hanno rigettato le richieste dell'impresa. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che la materiale indisponibilità del registro di contabilità non esonera l'appaltatore dall'obbligo di esplicitare le riserve entro quindici giorni dall'insorgenza del fatto lesivo, anche tramite comunicazione scritta separata. Di conseguenza, si è verificata la decadenza dalle riserve per l'omessa tempestiva quantificazione delle pretese.
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Revocatoria fallimentare: quando il silenzio del creditore costa caro
La Compagnia Aerea, in amministrazione straordinaria, ha richiesto la revocatoria fallimentare dei pagamenti effettuati a una Società di Leasing nei sei mesi precedenti la procedura. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'esenzione speciale prevista dal decreto legge per garantire il servizio pubblico è un'eccezione in senso lato, rilevabile d'ufficio dal giudice. Al contrario, l'esenzione ordinaria per i pagamenti eseguiti nei "termini d'uso" costituisce un'eccezione in senso stretto. Quest'ultima richiede l'allegazione e la prova di una prassi consolidata tra le parti e non può essere applicata d'ufficio se il creditore è rimasto contumace. La sentenza è stata cassata con rinvio per valutare i pagamenti antecedenti al decreto.
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Risarcimento danni direttive comunitarie: ko per vizio di forma
Un gruppo di medici ha agito in giudizio contro lo Stato per ottenere il risarcimento danni direttive comunitarie, lamentando la mancata remunerazione durante i corsi di specializzazione universitaria previsti dalle norme europee. Dopo il rigetto nei primi due gradi di giudizio, i professionisti hanno proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per difetto di specificità. I ricorrenti non hanno indicato con precisione i corsi frequentati, gli anni accademici e non hanno localizzato correttamente gli atti difensivi della controparte. Di conseguenza, i giudici non hanno potuto verificare la fondatezza delle contestazioni, confermando la decisione precedente e condannando i ricorrenti al pagamento del doppio del contributo unificato.
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Accertamento sintetico: la casa costa ma le scuse non bastano
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento nei confronti di una contribuente, determinando un maggior reddito imponibile tramite il metodo dell'accertamento sintetico. La contribuente ha impugnato l'atto, sostenendo di possedere somme esenti sufficienti a coprire le spese di gestione della propria casa e che non fosse necessario dimostrare lo specifico impiego di tali somme. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della contribuente, stabilendo che chi vuole contrastare un accertamento sintetico basato sulle spese di gestione di un immobile deve fornire prove documentali, anche presuntive, che dimostrino la reale copertura di tali uscite con redditi esenti o protetti. Di conseguenza, la contribuente perde la causa e deve pagare le spese processuali.
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Chiamata in causa del terzo: valida anche dopo la riassunzione
Il Consorzio si è opposto a un decreto ingiuntivo ottenuto dall'Appaltatore per lavori autostradali. Il Tribunale adito ha dichiarato la propria incompetenza. L'Appaltatore ha quindi riassunto la causa davanti al giudice competente. In questa sede, il Consorzio ha effettuato la chiamata in causa del terzo, chiedendo la rivalsa nei confronti della Banca. La Corte d'Appello ha ritenuto inammissibile tale chiamata perché tardiva. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Consorzio. I giudici hanno stabilito che la riassunzione del processo dopo una pronuncia di incompetenza, specialmente in caso di opposizione a decreto ingiuntivo, dà inizio a un ordinario giudizio di primo grado. Di conseguenza, la chiamata in causa del terzo è pienamente ammissibile e non incontra le preclusioni della fase precedente.
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Denuncia dei vizi nell’appalto: ritardo fatale per il committente
Un'azienda committente si opponeva al decreto ingiuntivo ottenuto dall'appaltatore per il saldo dei lavori di installazione di un impianto elettrico. Il committente lamentava gravi difetti e chiedeva il pagamento della penale per il ritardo. La Corte d'Appello, confermata dalla Cassazione, ha rigettato l'opposizione. I giudici hanno accertato la tardiva denuncia dei vizi nell'appalto, avvenuta oltre il termine di sessanta giorni dalla scoperta, documentata da una perizia di parte. Inoltre, la clausola penale non riguardava il ritardo nella consegna ma l'ostacolo ad altri lavori. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso del committente, confermando l'obbligo di pagare il saldo dei lavori e le spese di giudizio.
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Pagamento prestazioni professionali: la parcella non è una prova
Un avvocato ha chiesto al Ministero il pagamento delle prestazioni professionali per la difesa di un ente pubblico in quarantasette giudizi. Il Ministero ha contestato l'effettivo svolgimento delle attività indicate nelle parcelle. La Corte d'Appello ha rigettato la domanda del legale per mancanza di prove sulle attività svolte. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che la parcella dell'avvocato è una semplice dichiarazione unilaterale e non prova lo svolgimento delle prestazioni. Spetta al professionista dimostrare concretamente ogni singola attività svolta per ottenere il compenso. Inoltre, il credito del professionista è un credito di valuta e non si rivaluta automaticamente.
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Compenso professionale dell’avvocato: la parcella non basta
Un avvocato ha chiesto al Ministero dell'Economia il pagamento delle proprie parcelle per l'attività di difesa svolta a favore di un ente pubblico soppresso. Il Ministero ha contestato le richieste. La Corte d'Appello ha respinto la domanda del legale perché questi non ha fornito prove sufficienti delle prestazioni effettivamente svolte. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che, per ottenere il compenso professionale dell'avvocato, la parcella non basta. Se il cliente contesta anche genericamente l'attività, il professionista deve dimostrare nel dettaglio ogni singola prestazione eseguita e il suo valore. Inoltre, i crediti per compensi professionali sono debiti di valuta e non si rivalutano automaticamente.
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Sospensione della copertura assicurativa: pagare tardi costa caro
Un automobilista chiede l'indennizzo per il furto del proprio veicolo, ma la compagnia rifiuta il pagamento eccependo il ritardo nel versamento della seconda rata del premio. La Cassazione rigetta il ricorso dell'assicurato, confermando la sospensione della copertura assicurativa. I giudici chiariscono che il mancato pagamento del premio opera come eccezione in senso lato, rilevabile anche d'ufficio dal giudice. Inoltre, la semplice accettazione del pagamento tardivo da parte dell'assicuratore non costituisce una rinuncia tacita alla sospensione, occorrendo a tal fine una chiara e specifica volontà negoziale espressa. Di conseguenza, l'automobilista perde la causa e non ha diritto ad alcun indennizzo.
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Qualifica di armatore: il soccorso reale vince sulla burocrazia
Una cooperativa soccorre in mare un motopesca in avaria. A causa del maltempo, le imbarcazioni si scontrano riportando danni. La cooperativa chiede il risarcimento e il compenso per il soccorso, ma il proprietario del motopesca eccepisce il difetto di legittimazione attiva, sostenendo che la cooperativa non sia l'armatrice del mezzo soccorritore. La Corte d'Appello dà ragione al proprietario, ritenendo che solo una formale dichiarazione potesse superare la presunzione di proprietà. La Cassazione accoglie il ricorso della cooperativa: la qualifica di armatore spetta a chi esercita di fatto la navigazione, e la presunzione di coincidenza con il proprietario può essere superata con qualsiasi prova dell'effettivo esercizio della nave. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Usucapione di un terreno: senza prove vince il proprietario
Due cittadini hanno richiesto l'acquisto per usucapione di un terreno, sostenendo che i comproprietari originari non si fossero opposti alla domanda. Tuttavia, una delle eredi, divenuta poi proprietaria esclusiva, si opposta fermamente. La Corte d'Appello ha rigettato la richiesta per mancanza di prove. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che chi richiede l'usucapione di un terreno ha l'obbligo di dimostrare il possesso continuo e pacifico per vent'anni. La semplice non-opposizione condizionata dei vecchi proprietari non costituisce un riconoscimento del diritto altrui e non esonera i richiedenti dall'onere probatorio. Di conseguenza, i richiedenti hanno perso la causa e sono stati condannati al pagamento delle spese processuali.
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