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Art. 167 Codice di Procedura Civile — Anno 2026

52 provvedimenti

Altri anni per Art. 167 Codice di Procedura Civile

Divisione ereditaria: beni esclusi e spese a carico dell’erede
Una coerede ha impugnato la sentenza che regolava la divisione ereditaria tra fratelli, sostenendo la violazione del principio di universalità per l'esclusione di alcuni beni e società dalla massa, e lamentando il rigetto della richiesta di rendiconto sulla gestione paterna. La Corte di Cassazione ha rigettato integralmente il ricorso. I giudici hanno chiarito che i beni già oggetto di precedenti accordi o cessioni escono dalla comunione ereditaria originaria e che eventuali richieste di rendiconto devono essere proposte tempestivamente nei termini processuali ordinari. Inoltre, la stima dei beni non deve essere aggiornata d'ufficio senza specifiche allegazioni della parte. Di conseguenza, la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese di lite verso gli altri coeredi per aver promosso pretese infondate.
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Fattura senza quietanza e liquidazione equitativa del danno
Un'officina meccanica ha subito il danneggiamento di un macchinario a causa di uno sbalzo di tensione della rete elettrica. La società fornitrice ha contestato la richiesta di risarcimento. La Corte d'Appello ha riconosciuto la responsabilità della società erogatrice per il guasto, ma ha negato il risarcimento perché la fattura di riparazione era priva di quietanza. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione. I giudici di legittimità hanno stabilito che, una volta accertata la responsabilità per l'evento dannoso, il giudice non può rifiutarsi di risarcire il pregiudizio subito. In presenza di difficoltà nella quantificazione esatta dell'importo, il magistrato deve applicare la liquidazione equitativa del danno ai sensi dell'articolo 1226 del codice civile oppure disporre una perizia tecnica. Il ricorso dell'officina è stato quindi accolto.
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Inoperatività della polizza assicurativa: no a eccezioni tardive
Un dirigente pubblico ha chiesto il rimborso delle somme pagate per un danno erariale alla propria compagnia assicurativa. La società ha contestato la richiesta sostenendo l'inoperatività della polizza assicurativa solo durante il giudizio di appello. La Corte di Cassazione ha stabilito che la clausola di esclusione del rischio costituisce un'eccezione in senso stretto. L'assicuratore deve quindi sollevarla tempestivamente nel primo atto difensivo di primo grado a pena di decadenza. Non è consentito eccepire l'inoperatività della polizza assicurativa per la prima volta nel secondo grado di giudizio. I giudici hanno quindi annullato la decisione di secondo grado favorevole alla compagnia.
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Cessione del credito: l’autotutela pubblica riduce i rimborsi
Un'impresa appaltatrice ha effettuato una cessione del credito a favore di una società finanziaria. Il credito derivava da lavori pubblici e riguardava il caro materiali. Successivamente, l'ente pubblico appaltante ha ridotto l'importo del credito tramite un provvedimento di autotutela e ha pagato la somma ridotta direttamente all'appaltatrice. La società finanziaria ha agito in giudizio per ottenere l'intero importo originario. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della finanziaria, stabilendo che la riduzione del credito operata dall'amministrazione in autotutela è opponibile al cessionario, poiché incide sull'esistenza stessa del diritto ceduto. Inoltre, la contestazione dell'ente pubblico costituisce una mera difesa, non soggetta a decadenze processuali.
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Rivalutazione monetaria: il Comune paga i ritardi del collaudo
Una società appaltatrice ha citato in giudizio un Comune chiedendo il pagamento dei maggiori costi sostenuti per polizze fideiussorie e spese di custodia a causa del colpevole ritardo dell'ente nel collaudo delle opere. La Corte d'appello ha riconosciuto il capitale e gli interessi, ma ha negato la rivalutazione monetaria. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società, stabilendo che il rimborso delle spese per fideiussioni e custodia in caso di ritardo nel collaudo costituisce un debito di valore. Di conseguenza, la rivalutazione monetaria è pienamente dovuta per garantire la completa riparazione del danno subito, calcolando gli interessi sulle somme progressivamente rivalutate. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Distanze legali tra costruzioni: chi contesta la proprietà vince
Una cittadina ha citato in giudizio un'azienda lamentando la violazione delle distanze legali tra costruzioni e chiedendo la demolizione di alcune opere. L'azienda ha contestato la comproprietà dei beni in capo alla donna solo in sede di appello. La Corte d'Appello ha ritenuto tardiva tale contestazione. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'azienda, stabilendo che la contestazione della titolarità del diritto di proprietà costituisce una mera difesa e non un'eccezione in senso stretto. Di conseguenza, tale difesa è sempre proponibile, anche in appello, e spetta all'attrice dimostrare di essere effettivamente comproprietaria degli immobili prima di poter pretendere il rispetto delle distanze.
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Contratti derivati nulli ma niente rimborsi senza prove chiare
Una società immobiliare ha richiesto la nullità di due contratti derivati e la restituzione delle somme pagate a una banca. Sebbene i contratti fossero nulli, i giudici di merito hanno negato il rimborso totale per mancanza di prove dei pagamenti effettuati, ritenendo non applicabile il principio di non contestazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso principale della società per difetto di specificità e per la presenza di una doppia decisione conforme sui fatti. Di conseguenza, anche il ricorso incidentale tardivo della banca è stato dichiarato inefficace. La società immobiliare perde definitivamente la causa e viene condannata al pagamento delle spese processuali.
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Compenso professionale: sì al saldo, no a calcoli gonfiati
Un architetto ha chiesto al Comune il pagamento del residuo compenso professionale per la progettazione di una strada. Il Comune ha eccepito l'inadempimento del professionista, ma solo alla prima udienza. La Corte d'appello ha ritenuto tardiva tale eccezione e ha rideterminato il compenso escludendo le somme transattive dal calcolo del consuntivo lordo. La Corte di Cassazione ha rigettato entrambi i ricorsi. Ha confermato che l'eccezione di inadempimento è un'eccezione in senso stretto, soggetta a rigide decadenze processuali. Inoltre, ha stabilito che il compenso professionale va calcolato solo sulle somme liquidate per i lavori effettivamente eseguiti, escludendo gli importi derivanti da accordi transattivi, in conformità con l'interpretazione letterale e sistematica del contratto d'incarico.
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Conto corrente cointestato e successione: prelievi e sanzioni
Una delle figlie, in qualità di erede, ha citato in giudizio la sorella cointestataria per prelievi illegittimi dai conti correnti della madre defunta, che avevano azzerato il patrimonio ereditario. Il Tribunale e la Corte d'Appello hanno condannato la convenuta a restituire la metà delle somme prelevate. La Cassazione ha rigettato il ricorso della sorella, confermando che la presunzione di comproprietà delle somme sul conto corrente cointestato e successione decade se viene dimostrato che il conto era alimentato solo dalla defunta. Inoltre, la generica contestazione dei prelievi equivale a non contestazione dei fatti. La ricorrente è stata condannata anche per lite temeraria.
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Legittimazione passiva: il Comune si salva, paga il privato
Una società proprietaria di un acquedotto privato ha chiesto il risarcimento dei danni al Comune per l'occupazione dell'impianto. Il Comune ha eccepito il proprio difetto di titolarità passiva, poiché la gestione era stata trasferita a una società partecipata "in house". La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società proprietaria, confermando che la contestazione sulla legittimazione passiva (intesa come titolarità del rapporto sostanziale) costituisce una mera difesa, rilevabile d'ufficio e proponibile in ogni stato e grado del giudizio. Inoltre, la Corte ha ribadito che la società "in house", nonostante il controllo analogo dell'ente pubblico, conserva una personalità giuridica autonoma e distinta da quella del Comune, escludendo così la responsabilità diretta di quest'ultimo per il periodo successivo al trasferimento della gestione.
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Ingiustificato arricchimento: il ritardo fa perdere la causa
Una cantante lirica ha chiesto il pagamento delle sue prestazioni professionali a un ente pubblico tramite decreto ingiuntivo. L'ente si è opposto contestando la validità del contratto d'opera. La professionista ha quindi proposto, in via subordinata, la domanda di ingiustificato arricchimento per ottenere un indennizzo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della cantante, confermando che tale domanda alternativa è ammissibile ma deve essere presentata tempestivamente. Nel giudizio di opposizione, il creditore deve formulare la richiesta di ingiustificato arricchimento nella comparsa di risposta depositata almeno venti giorni prima dell'udienza. Poiché la cantante si era costituita solo un giorno prima dell'udienza, la sua domanda è stata dichiarata tardiva e inammissibile, con conseguente perdita della causa e condanna alle spese.
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Inadempimento contrattuale del professionista e domande tardive
Un ingegnere ha ottenuto un decreto ingiuntivo per il pagamento delle sue prestazioni professionali di progettazione e direzione dei lavori. L'erede della committente si è opposta contestando l'inadempimento contrattuale del professionista per vizi dell'opera, difformità urbanistiche e mancato deposito dei calcoli strutturali. La Corte d'Appello ha confermato il rigetto dell'opposizione, dichiarando inammissibili le contestazioni sulle difformità urbanistiche poiché sollevate tardivamente solo in appello. La Corte di Cassazione ha rigettato definitivamente il ricorso dell'erede, confermando che le nuove eccezioni e le domande risarcitorie collegate (come la perdita dell'Ecobonus 110%) non possono essere introdotte per la prima volta in secondo grado. L'erede perde la causa ed è condannata a pagare le spese processuali.
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Revocatoria fallimentare: la difesa tardiva costa caro
Una società creditrice ha impugnato la decisione che qualificava come eccezione in senso stretto l'esenzione da revocatoria fallimentare per i pagamenti effettuati nei termini d'uso. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che spetta esclusivamente al creditore convenuto allegare e dimostrare tempestivamente la prassi commerciale derogatoria rispetto agli accordi scritti. Trattandosi di circostanze note solo alle parti, il giudice non può rilevarle d'ufficio. Di conseguenza, la società creditrice ha perso la causa ed è stata condannata al pagamento delle spese di giudizio e a pesanti sanzioni pecuniarie per aver insistito in un ricorso palesemente infondato.
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Vendita Immobile: Azione Revocatoria Confermato, Eccezione Tardiva
Un Condominio e diversi Condomini hanno avviato un'azione revocatoria contro la vendita di un appartamento e un box da parte di una società a un'acquirente, coniuge dell'amministratore. L'obiettivo era rendere inefficace la vendita, sostenendo che fosse finalizzata a sottrarre i beni ai creditori per vizi costruttivi e spese condominiali. Il Tribunale aveva rigettato la domanda, ma la Corte d'Appello l'aveva accolta. La Cassazione ha rigettato il ricorso dell'acquirente, confermando che l'eccezione di adempimento di un debito scaduto è un'eccezione in senso stretto, soggetta a termini di decadenza. L'acquirente l'aveva proposta troppo tardi. La Corte ha quindi mantenuto l'inefficacia della vendita.
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Testamento Olografo Conteso: La Cassazione Chiarisce la Contestazione
Una Beneficiaria ha agito per petizione ereditaria, basandosi su un testamento olografo che la istituiva erede universale. L'Ente e gli Eredi del Defunto hanno contestato l'autenticità di questo testamento. Il Tribunale ha riconosciuto la Beneficiaria erede. La Corte d'Appello ha confermato, ritenendo tardiva la domanda di accertamento negativo dell'autenticità del testamento olografo proposta dalle controparti. La Cassazione ha rinviato la causa in pubblica udienza per esaminare la questione cruciale: come e quando si può introdurre una domanda di accertamento negativo per la contestazione testamento olografo da parte del convenuto.
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Errore dell’avvocato non basta per il risarcimento del danno
Un'associazione ha citato in giudizio il proprio legale per responsabilità professionale avvocato, accusandolo di negligenza per aver causato la perdita di diverse cause e la drastica riduzione di un credito. Secondo l'associazione, l'errore decisivo era stata la mancata produzione di documenti a supporto di alcune fatture. I giudici di merito hanno respinto la richiesta, non ritenendo provato che l'esito delle cause sarebbe stato diverso con una condotta differente del legale. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. Ha ribadito che non può riesaminare i fatti, ma solo verificare la corretta applicazione della legge. L'associazione ha perso e deve pagare le spese legali.
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Contestazione Generica del Debito: Cliente Perde Contro Finanziaria
Un cliente si opponeva a un ordine di pagamento per un finanziamento, sostenendo che la società finanziaria non avesse provato l'effettiva erogazione della somma. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, stabilendo un principio fondamentale: la contestazione generica del debito non è sufficiente. Criticare unicamente i documenti prodotti dal creditore, come l'estratto conto, senza negare in modo specifico e diretto di aver ricevuto il denaro, equivale a una mancata contestazione. Di conseguenza, il fatto dell'erogazione si considera provato e il debito deve essere saldato. La sentenza sottolinea l'importanza di una difesa precisa e non vaga.
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Provvigione Mediatore: obiezione tardiva, pagamento dovuto
Una società di mediazione chiede il pagamento della provvigione per la vendita di un'imbarcazione. L'acquirente si rifiuta e, solo a processo avanzato, contesta la mancata iscrizione della società all'albo dei mediatori. La Corte di Cassazione stabilisce un principio fondamentale: l'iscrizione all'albo è un fatto che deve essere contestato subito, nel primo atto difensivo. Se l'obiezione è tardiva, il fatto si considera provato per il 'principio di non contestazione'. Di conseguenza, la provvigione del mediatore è dovuta. L'acquirente perde la causa e deve pagare.
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Eccezione di incompetenza: Comune perde la causa per un ritardo
Una società cita in giudizio un Comune per grave inadempimento di un contratto d'appalto. Il Comune si difende sollevando un'eccezione di incompetenza, basata su una clausola del contratto che prevedeva l'arbitrato. Tuttavia, presenta questa difesa solo alla prima udienza e non, come richiesto dalla legge, nella comparsa di risposta depositata almeno 20 giorni prima. La Corte di Cassazione stabilisce che l'eccezione è tardiva e quindi inefficace. Il rispetto dei termini processuali è inderogabile. La causa deve quindi proseguire davanti al giudice ordinario. La sentenza d'appello, che aveva dato ragione al Comune, viene annullata con rinvio.
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Difesa tardiva sull’acquisto: l’eccezione in senso stretto vince
Il proprietario di alcuni beni chiede la restituzione di attrezzature da palestra date in prestito (comodato). Il gestore si oppone, sostenendo di averle acquistate pagando i debiti del proprietario. Questa difesa, però, viene presentata in ritardo. La Corte di Cassazione stabilisce che l'affermazione di un acquisto non è una semplice difesa, ma una 'eccezione in senso stretto'. Come tale, doveva essere presentata entro i termini di legge, pena la decadenza. La difesa tardiva è quindi inammissibile e il gestore non può usarla per trattenere i beni. La Corte dà ragione al proprietario.
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