\n
LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Chiamata in causa del terzo: valida anche dopo la riassunzione

Il Consorzio si è opposto a un decreto ingiuntivo ottenuto dall’Appaltatore per lavori autostradali. Il Tribunale adito ha dichiarato la propria incompetenza. L’Appaltatore ha quindi riassunto la causa davanti al giudice competente. In questa sede, il Consorzio ha effettuato la chiamata in causa del terzo, chiedendo la rivalsa nei confronti della Banca. La Corte d’Appello ha ritenuto inammissibile tale chiamata perché tardiva. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Consorzio. I giudici hanno stabilito che la riassunzione del processo dopo una pronuncia di incompetenza, specialmente in caso di opposizione a decreto ingiuntivo, dà inizio a un ordinario giudizio di primo grado. Di conseguenza, la chiamata in causa del terzo è pienamente ammissibile e non incontra le preclusioni della fase precedente.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 6 Num. 1121 Anno 2022
Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 11 luglio 2026 in Giurisprudenza Civile

La chiamata in causa del terzo nel processo riassunto

Il diritto di difesa nel processo civile deve essere sempre garantito in modo effettivo. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha affrontato un tema molto dibattuto: l’ammissibilità della chiamata in causa del terzo quando un giudizio viene riassunto davanti al giudice competente. La pronuncia stabilisce un principio fondamentale per la tutela delle parti, confermando che la riassunzione non deve tradursi in una ingiusta limitazione delle facoltà difensive.

Il caso: l’appalto autostradale e il cambio di tribunale

La vicenda nasce da un contratto di appalto per la costruzione di una tratta autostradale. L’Appaltatore aveva ottenuto un decreto ingiuntivo contro il Consorzio committente per ottenere il pagamento dei lavori eseguiti. Il Consorzio ha proposto opposizione davanti a un Tribunale che, tuttavia, ha dichiarato la propria incompetenza territoriale.

A quel punto, l’Appaltatore ha riassunto la causa davanti al Tribunale competente. Nel nuovo atto di riassunzione, il Consorzio ha deciso di chiamare in causa la Banca per esercitare il proprio diritto di rivalsa. Il Tribunale di primo grado ha accolto la domanda del Consorzio, ma la Corte d’Appello ha ribaltato la decisione. Secondo i giudici di secondo grado, la chiamata in causa della Banca era inammissibile perché tardiva, ritenendo che le preclusioni della prima fase impedissero nuove richieste.

Quando la chiamata in causa del terzo diventa un nuovo inizio

La Corte di Cassazione ha smentito la ricostruzione della Corte d’Appello. I giudici di legittimità hanno chiarito che la riassunzione del processo a seguito di una pronuncia di incompetenza non è la semplice prosecuzione della vecchia causa. Al contrario, l’atto di riassunzione cumula in sé gli effetti di un nuovo atto introduttivo.

Questo significa che le parti mantengono la facoltà di proporre domande nuove e di estendere il giudizio a soggetti estranei. La parità delle armi tra attore e convenuto impone che anche quest’ultimo possa difendersi al meglio, senza subire limitazioni derivanti da una fase processuale svoltasi davanti a un giudice privo di competenza. Impedire la chiamata in causa costringerebbe la parte a iniziare un processo autonomo e separato, violando il principio costituzionale della ragionevole durata del processo e creando un inutile spreco di attività giudiziaria.

Le motivazioni della sentenza sulla chiamata in causa del terzo

Nelle motivazioni della decisione, la Suprema Corte ha evidenziato che la dichiarazione di incompetenza del giudice che ha emesso il decreto ingiuntivo comporta l’automatica invalidità del decreto stesso. Di conseguenza, la tempestiva riassunzione davanti al giudice competente non rappresenta la continuazione della vecchia opposizione, ma l’avvio di un ordinario giudizio di cognizione di primo grado.

In questo nuovo scenario, le parti riacquistano la piena facoltà di esercitare i propri diritti difensivi, inclusa la facoltà di formulare domande riconvenzionali o di richiedere l’intervento di terzi in garanzia. Il terzo chiamato in causa, inoltre, non subisce alcuna lesione del proprio diritto di difesa. Poiché entra nel processo per la prima volta, non è soggetto alle decadenze che si erano eventualmente verificate tra le parti originarie nella fase precedente alla riassunzione.

Le conclusioni sul diritto di difesa del committente

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Consorzio e ha cassato la sentenza della Corte d’Appello. Il caso dovrà essere riesaminato da una diversa sezione della Corte d’Appello, che dovrà applicare il principio di diritto enunciato.

Questa decisione rappresenta una vittoria importante per la tutela del diritto di difesa. Essa conferma che la transizione da un giudice incompetente a uno competente non può pregiudicare la possibilità di chiamare in garanzia un terzo soggetto. La semplificazione delle procedure deve sempre camminare di pari passo con la giustizia sostanziale.

Cosa succede se il giudice si dichiara incompetente a decidere su un decreto ingiuntivo?
Il decreto ingiuntivo perde efficacia e la causa deve essere riassunta davanti al giudice competente, dove inizia un normale processo di primo grado.

Si può chiamare un terzo in garanzia dopo che la causa è stata riassunta?
Sì, la chiamata in causa del terzo è pienamente ammissibile nella fase di riassunzione poiché questa fase costituisce un nuovo inizio del processo.

Il terzo chiamato in causa dopo la riassunzione subisce le decadenze della fase precedente?
No, il terzo entra nel processo per la prima volta e può esercitare liberamente tutti i suoi diritti di difesa senza subire le preclusioni passate.

Provvedimenti correlati

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)

Articoli correlati