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Chiamata in causa del terzo: l’errore fatale dell’Ente Locale

Un Ente Locale si oppone a un decreto ingiuntivo ottenuto da un’Impresa per il pagamento di lavori pubblici. Nell’atto di opposizione, l’Ente effettua la chiamata in causa del terzo (il Ministero) per essere sollevato da ogni responsabilità, ma lo fa citandolo direttamente senza chiedere la preventiva autorizzazione al giudice. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso dell’Ente Locale, confermando che nell’opposizione a decreto ingiuntivo l’opponente riveste il ruolo di convenuto in senso sostanziale. Di conseguenza, non può citare direttamente un terzo, ma deve obbligatoriamente chiedere l’autorizzazione al giudice a pena di decadenza. La costituzione in giudizio del terzo non sana questo vizio processuale. L’Ente Locale perde la causa e viene condannato a pagare le spese legali.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 1 Num. 23965 Anno 2023
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Pubblicato il 18 luglio 2026 in Giurisprudenza Civile

Opposizione a decreto ingiuntivo e chiamata in causa del terzo

Il giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo presenta regole procedurali molto rigide che possono trarre in inganno anche i soggetti pubblici. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha chiarito un aspetto fondamentale che riguarda la chiamata in causa del terzo da parte del debitore opponente. Molto spesso chi riceve un ordine di pagamento ritiene che la responsabilità sia di un altro soggetto e decide di coinvolgerlo nel processo. Tuttavia, questa iniziativa richiede il rispetto di un percorso formale obbligatorio per evitare la nullità insanabile dell’intero procedimento.

Il caso concreto: l’errore dell’Ente Locale

Un Ente Locale ha ricevuto la notifica di un decreto ingiuntivo da parte di un’Impresa appaltatrice. L’Impresa esigeva il pagamento del saldo residuo e degli interessi per il ritardo nell’esecuzione di alcune opere pubbliche di risanamento. L’Ente Locale ha proposto opposizione davanti al Tribunale per contestare la pretesa economica. Allo stesso tempo, l’amministrazione comunale ha deciso di coinvolgere nel giudizio il Ministero competente. Secondo l’Ente Locale, infatti, i ritardi nei pagamenti derivavano esclusivamente dal tardivo trasferimento dei fondi statali da parte dell’amministrazione centrale. Per questa ragione, l’Ente Locale ha citato direttamente in giudizio il Ministero con lo stesso atto di opposizione, senza formulare alcuna richiesta preventiva al magistrato. Il Ministero si è costituito nel processo, ma ha eccepito la nullità della propria citazione solo nelle fasi successive. I giudici di merito hanno dichiarato nulla la chiamata in causa del Ministero e hanno condannato l’Ente Locale al pagamento delle somme dovute all’Impresa.

Le regole per la chiamata in causa del terzo nei procedimenti monitori

Nel processo civile ordinario, l’attore e il convenuto utilizzano modalità differenti per coinvolgere un soggetto estraneo alla lite. Chi promuove il giudizio deve chiedere l’autorizzazione al giudice, mentre chi si difende può citare direttamente il terzo. Nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo si verifica una particolare inversione dei ruoli formali. L’opponente promuove la causa e assume la veste formale di attore. Nonostante questo aspetto esteriore, l’opponente rimane il convenuto in senso sostanziale, poiché la domanda principale appartiene al creditore. Questa sovrapposizione di ruoli genera spesso gravi errori strategici. La giurisprudenza stabilisce che il debitore opponente non può usufruire della citazione diretta. Egli deve necessariamente inserire nell’atto di opposizione una specifica richiesta rivolta al giudice per ottenere l’autorizzazione a chiamare in causa il terzo. La mancanza di questa istanza preventiva determina una decadenza processuale gravissima.

Le motivazioni della Cassazione sulla chiamata in causa del terzo

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell’Ente Locale confermando la nullità della chiamata in causa del terzo effettuata senza il filtro del giudice. I giudici di legittimità hanno ribadito che la natura del giudizio di opposizione impedisce l’applicazione delle regole ordinarie previste per il convenuto comune. L’opponente fissa autonomamente la data della prima udienza e non può quindi disporre di un ulteriore differimento senza il controllo del magistrato. La Suprema Corte ha inoltre escluso la possibilità di una sanatoria del vizio. La costituzione in giudizio del Ministero non ha sanato la nullità, poiché la violazione non riguarda semplici forme esteriori ma investe termini perentori posti a tutela del regolare svolgimento del processo. L’eccezione di nullità è rilevabile d’ufficio dal giudice e non richiede una tempestiva contestazione da parte del terzo chiamato. I giudici hanno infine escluso la presenza di un errore scusabile, poiché l’orientamento interpretativo sul punto era già ampiamente consolidato al momento dell’introduzione della causa.

Le conclusioni della vicenda e le spese processuali

La decisione della Suprema Corte mette fine a una lunga battaglia legale con la totale sconfitta dell’Ente Locale. Il ricorso è stato rigettato sotto ogni profilo e la chiamata in causa del Ministero è rimasta definitivamente nulla. L’Ente Locale deve farsi carico del pagamento del debito originario nei confronti dell’Impresa appaltatrice, comprensivo di tutti gli interessi moratori accumulati negli anni. Oltre a subire la condanna al pagamento del debito principale, l’Ente Locale deve rifondere le spese di giudizio a tutte le altre parti. La Cassazione ha liquidato le spese legali in favore dell’Impresa e in favore del Ministero. Questa pronuncia evidenzia come il mancato rispetto delle regole procedurali possa compromettere irrimediabilmente la difesa del debitore, indipendentemente dalla fondatezza delle sue ragioni di merito.

Come deve avvenire la chiamata in causa di un terzo da parte di chi si oppone a un decreto ingiuntivo?
Il debitore opponente non può citare direttamente il terzo ma deve chiedere l’autorizzazione al giudice direttamente all’interno dell’atto di opposizione.

Cosa succede se l’opponente cita direttamente il terzo senza chiedere l’autorizzazione al giudice?
La chiamata in causa del terzo è considerata nulla e si verifica una decadenza processuale che non può essere sanata nemmeno se il terzo si costituisce in giudizio.

Il giudice può rilevare d’ufficio la nullità della chiamata in causa del terzo non autorizzata?
Sì, il giudice può rilevare d’ufficio questa nullità poiché si tratta della violazione di un termine perentorio e non di un semplice vizio di forma.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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