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Art. 1667 Codice Civile

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319 provvedimenti

Responsabilità contrattuale: i rischi del fornitore
La Corte di Cassazione si è pronunciata sulla responsabilità contrattuale di più soggetti coinvolti nella fornitura di un impianto di cogenerazione risultato difettoso. La vicenda vedeva un consulente, una società venditrice e un installatore condannati a risarcire i danni agli acquirenti. La Corte ha confermato la decisione di merito, distinguendo le colpe: l'installatore per non aver rilasciato il certificato di conformità, il venditore per aver garantito l'uso di un combustibile che causava guasti, e il consulente per aver fornito pareri tecnici errati e un business plan inattendibile. La sentenza ribadisce l'autonomia delle singole obbligazioni e la piena responsabilità di ogni professionista.
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Accettazione tacita opera: la Cassazione decide
Un condominio si opponeva al pagamento di lavori di ristrutturazione lamentando vizi. La Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la presa in consegna dell'immobile senza formale collaudo, unita a ritardi nei pagamenti da parte del committente, configura una accettazione tacita opera. Tale accettazione rende legittima la richiesta di pagamento dell'appaltatore, nonostante la mancata verifica formale.
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Riconoscimento vizi appalto: la Cassazione decide
In un caso di lavori di ristrutturazione, un committente si opponeva al pagamento del saldo, lamentando vizi e ritardi. La Corte di Cassazione ha rigettato il suo ricorso, chiarendo che il ritiro delle chiavi da parte dell'impresa non costituisce automaticamente un riconoscimento dei vizi dell'appalto. La Corte ha ribadito che la valutazione delle prove è di competenza del giudice di merito e non può essere rivista in sede di legittimità se adeguatamente motivata.
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Contratto preliminare: quando prevale sul definitivo?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 19275/2024, ha esaminato un caso di compravendita immobiliare in cui gli acquirenti lamentavano l'inadempimento del venditore rispetto a obblighi assunti nel contratto preliminare e in una scrittura privata separata. La Corte ha chiarito che, sebbene di norma il contratto definitivo superi il preliminare, le parti possono pattuire la sopravvivenza di specifici obblighi. Tuttavia, ha rigettato il ricorso degli acquirenti per mancata prova del danno subito e per non aver tempestivamente denunciato i vizi dell'immobile.
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Gravi difetti costruttivi: muffa e condensa?
La Cassazione ha stabilito che fenomeni di muffa e condensa, se di modesta entità e limitati a specifiche aree, non costituiscono gravi difetti costruttivi ai sensi dell'art. 1669 c.c. Il caso riguardava la richiesta di risarcimento da parte degli acquirenti di un immobile. La Corte ha rigettato il ricorso, confermando che tali vizi, non pregiudicando significativamente la fruibilità del bene, rientrano nella garanzia per vizi della compravendita, soggetta a termini di prescrizione più brevi.
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Inadempimento contratto d’appalto: opera finita o no?
In una causa per inadempimento contratto d'appalto, la Corte di Cassazione ha annullato la decisione di merito che non aveva chiarito la linea di confine tra opera 'non ultimata' e opera 'ultimata ma viziata'. La Corte ha ribadito che questa distinzione è fondamentale per determinare se applicare la disciplina generale sull'inadempimento (art. 1453 c.c.) o quella speciale sulla garanzia per vizi (art. 1667 c.c.), che prevede termini di decadenza più brevi. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione dei fatti.
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Responsabilità direttore lavori: la Cassazione decide
In un caso di gravi difetti in un appalto condominiale, la Corte di Cassazione ha confermato la piena responsabilità del direttore dei lavori, in solido con l'impresa esecutrice. La sentenza stabilisce che il professionista ha un inderogabile dovere di alta sorveglianza per prevenire vizi e difformità, non potendo limitarsi a una mera constatazione ex post. Questa responsabilità non può essere esclusa da clausole contrattuali che la attribuiscano unicamente all'appaltatore, specialmente in presenza di gravi difetti che toccano la funzionalità e la sicurezza dell'immobile.
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Inammissibilità del ricorso: Cassazione chiarisce
Una società committente impugna in Cassazione la decisione del Tribunale che aveva solo parzialmente ammesso il suo credito nel fallimento dell'impresa appaltatrice. La Suprema Corte dichiara l'inammissibilità del ricorso, ribadendo che il giudizio di legittimità non può riesaminare il merito dei fatti e sottolineando l'importanza del principio di autosufficienza, secondo cui il ricorso deve contenere tutti gli elementi per essere deciso senza rinvii ad altri atti.
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Omessa pronuncia: la Cassazione cassa la sentenza
Un committente cita in giudizio l'appaltatore per vizi in un'opera di ristrutturazione. L'appaltatore, a sua volta, chiama in causa il direttore dei lavori per essere manlevato da ogni condanna. La Corte d'Appello condanna l'appaltatore ma omette di decidere sulla domanda di garanzia. La Corte di Cassazione, rilevando l'errore di omessa pronuncia, cassa la sentenza e rinvia il caso al giudice d'appello per una nuova valutazione che includa la domanda di garanzia.
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Responsabilità direttore lavori: i limiti del dovere
Una società immobiliare cita in giudizio l'impresa costruttrice e il direttore dei lavori per gravi difetti in un'opera. La Corte di Cassazione, confermando la decisione d'appello, chiarisce i limiti della responsabilità del direttore dei lavori. In assenza di un incarico specifico per la verifica progettuale e di un capitolato dettagliato, il professionista non risponde delle scelte sui materiali o di vizi non derivanti da una sua negligenza nella vigilanza sull'esecuzione. L'ordinanza affronta anche il tema procedurale dell'ultrapetizione in materia di spese di lite.
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Contratto di appalto: risoluzione e vizi dell’opera
Una società committente ricorre in Cassazione contro la condanna al pagamento del saldo per un impianto fotovoltaico, lamentando vizi e ritardi. La Corte rigetta il ricorso, chiarendo i limiti per la risoluzione del contratto di appalto e per l'eccezione di inadempimento, ritenuta contraria a buona fede se le mancanze sono di modesta rilevanza rispetto al credito.
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Omessa pronuncia: la Cassazione cassa la sentenza
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Corte d'Appello per un vizio di omessa pronuncia. I giudici di merito non avevano esaminato le eccezioni sollevate da un subappaltatore riguardo l'accettazione dei lavori, la decadenza e la prescrizione del diritto dell'impresa costruttrice a contestare vizi e difformità. La Cassazione ha ritenuto tali eccezioni decisive e ha rinviato la causa alla Corte d'Appello per una nuova valutazione che tenga conto di questi punti fondamentali.
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Prova testimoniale appalto: la Cassazione decide
Una società edile ha citato in giudizio un'immobiliare per il saldo di un contratto di appalto. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito che, basandosi sulla prova testimoniale, ha ritenuto valido un prezzo a corpo inferiore a quello richiesto. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, sottolineando come il contratto d'appalto non richieda la forma scritta e come la valutazione dell'ammissibilità e attendibilità della prova testimoniale appalto rientri nella discrezionalità del giudice di merito, se adeguatamente motivata.
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Responsabilità extracontrattuale appaltatore: limiti
Un Comune ha citato in giudizio un'impresa costruttrice per gravi difetti in un'opera stradale, basando la richiesta di risarcimento sulla norma generale di responsabilità extracontrattuale (art. 2043 c.c.) per evitare i termini di prescrizione più brevi previsti dalla norma specifica per gli appalti (art. 1669 c.c.). La Corte di Cassazione ha annullato la decisione dei giudici di merito, stabilendo che, quando sussistono i presupposti per l'applicazione della norma speciale (art. 1669 c.c.), questa è l'unica applicabile. Non è possibile aggirare i termini di prescrizione e decadenza della norma speciale invocando quella generale. La sentenza definisce chiaramente i confini della responsabilità extracontrattuale appaltatore.
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Inadempimento Appalto: il Collaudo Positivo Salva?
In un caso di presunto inadempimento appalto per opere di urbanizzazione, la Cassazione conferma le decisioni di merito. Se lo scopo del contratto è ottenere il collaudo positivo del Comune e questo viene raggiunto, l'appaltatore non è inadempiente, anche in presenza di difformità. Il ricorso che mira a una nuova valutazione dei fatti, e non a denunciare vizi di legge, è dichiarato inammissibile.
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Travisamento della prova: errore di calcolo in appalto
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Corte d'Appello per un palese travisamento della prova. I giudici d'appello avevano erroneamente sommato diverse voci di costo presenti in una consulenza tecnica (CTU), duplicando il valore dei lavori di ristrutturazione oggetto della disputa. La Suprema Corte ha chiarito che un simile errore, quando riguarda un punto controverso del giudizio, costituisce un vizio che porta alla cassazione della decisione. La sentenza ha anche ribadito che, in un contratto d'appalto, l'IVA si considera esclusa dal prezzo pattuito, salvo espresso accordo contrario.
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Decadenza vizi appalto: l’eccezione va fatta in tempo
Una società appaltatrice si è vista annullare una sentenza favorevole per un vizio di procedura. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'eccezione di decadenza vizi appalto, relativa alla tardiva denuncia dei difetti da parte del committente, deve essere sollevata dal convenuto nei termini previsti dal codice di procedura civile, e non può essere rilevata d'ufficio dal giudice. Avendola sollevata in ritardo, l'eccezione è stata considerata inammissibile e la decisione d'appello basata su di essa è stata cassata con rinvio.
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Garanzia vizi appalto: motivazione apparente annulla la sentenza
In un caso di fornitura di prodotti difettosi, la Corte di Cassazione ha annullato la sentenza di secondo grado per motivazione apparente. La Corte d'Appello aveva condannato il fornitore basandosi su un impegno a eliminare i vizi 'documentalmente provato', senza però specificare quali documenti lo dimostrassero. La Suprema Corte ha ritenuto tale motivazione insufficiente, violando il minimo costituzionale. Inoltre, ha censurato l'errata applicazione della disciplina sulla garanzia vizi appalto a una serie di contratti di vendita distinti. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Compensazione volontaria: accordo tra le parti
Una società creditrice si è vista negare il pagamento a seguito di una domanda di compensazione della società debitrice. Sebbene i debiti non fossero tra soggetti giuridici identici, la Cassazione ha confermato la validità della compensazione volontaria, basata su un accordo provato tra le parti. L'ordinanza sottolinea come la volontà delle parti possa superare i rigidi requisiti della compensazione legale, rendendo sufficiente la prova dell'accordo per estinguere le obbligazioni reciproche.
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Denuncia vizi appalto: termini e conseguenze legali
La Corte di Cassazione conferma la decisione a sfavore di due committenti in una controversia per lavori di ristrutturazione. La sentenza ribadisce l'importanza cruciale della tempestiva denuncia vizi appalto, stabilendo che la consegna dell'immobile fa decorrere i termini per i vizi palesi. Viene inoltre chiarito che non è possibile modificare in appello la causa della domanda, passando dalla garanzia per vizi all'inadempimento per mancato completamento dell'opera, poiché costituisce una domanda nuova e inammissibile.
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