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Art. 165 Codice Penale — Sezione Settima Penale

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78 provvedimenti

Altri anni per Art. 165 Codice Penale

Sospensione condizionale: la revoca è inevitabile?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro la revoca della sospensione condizionale della pena. Il beneficio era subordinato al pagamento di una provvisionale, ma l'imputato non ha adempiuto. La Corte ha ribadito che solo la prova di un'impossibilità assoluta e incolpevole di pagare, e non una semplice difficoltà economica, può impedire la revoca.
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Sospensione condizionale: quando è esclusa?
Un individuo condannato per furto in abitazione ha presentato ricorso in Cassazione, contestando il diniego della sospensione condizionale della pena. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che il beneficio non poteva essere concesso a causa di una precedente condanna a una pena detentiva superiore ai due anni. La decisione sottolinea come i precedenti penali ostativi rendano superflua ogni altra valutazione sulla concessione del beneficio.
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Sospensione condizionale pena: quando è obbligatoria?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso in materia di truffa aggravata, chiarendo un punto fondamentale sulla sospensione condizionale della pena. Se concessa per la seconda volta, il beneficio deve essere obbligatoriamente subordinato all'adempimento di obblighi, come il risarcimento del danno, a prescindere dalle condizioni economiche dell'imputato.
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Sospensione condizionale pena: revoca e onere prova
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro la revoca della sospensione condizionale della pena. La revoca era stata disposta per il mancato pagamento di un risarcimento. La Corte sottolinea che spetta al condannato l'onere di provare concretamente l'impossibilità di adempiere, non essendo sufficienti generiche affermazioni, soprattutto se contraddette da altri elementi.
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Ricorso inammissibile: quando l’appello è ripetitivo
Un soggetto ha impugnato una sentenza della Corte d'Appello per reati come la frode informatica. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché i motivi addotti erano una mera ripetizione di argomentazioni già valutate e respinte nel precedente grado di giudizio, senza una critica specifica alla sentenza impugnata. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali, di una sanzione pecuniaria e al risarcimento delle spese legali delle parti civili.
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Inammissibilità ricorso: limiti del giudizio di merito
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 46935/2024, ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso di due imputati, condannati rispettivamente per reati contro la persona e contro l'amministrazione della giustizia. La Corte ha ribadito che il giudizio di legittimità non consente un riesame dei fatti. Le valutazioni sulla gravità del reato, necessarie per l'applicazione dell'art. 131-bis c.p. e della sospensione condizionale della pena, costituiscono apprezzamenti di merito insindacabili in Cassazione se logicamente motivati, come nel caso di specie.
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Ricorso inammissibile: quando i motivi sono generici
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile poiché i motivi presentati erano una semplice reiterazione delle argomentazioni già respinte dalla Corte d'Appello. La decisione sottolinea che l'impugnazione deve contenere una critica specifica e argomentata della sentenza impugnata, non una riproposizione di difese generiche. La Corte ha inoltre respinto la richiesta di liquidazione delle spese legali della parte civile, ritenendo nullo il suo contributo al processo.
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Tentato reato: non è un’attenuante per la Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per tentato furto. La Corte ribadisce principi fondamentali: il tentato reato è un reato autonomo e non una mera attenuante, e il giudizio di legittimità non consente una nuova valutazione dei fatti. L'appello è stato respinto anche per la genericità dei motivi relativi alle attenuanti generiche e alla sospensione condizionale della pena.
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Sospensione condizionale: termine e motivi di ricorso
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso contro il termine di un anno fissato per adempiere a un obbligo risarcitorio legato a una sospensione condizionale della pena. I giudici hanno stabilito che le difficoltà economiche dell'imputato sono una questione di fatto da presentare al giudice dell'esecuzione e non un vizio di legittimità che possa essere discusso in Cassazione.
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Abuso edilizio: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per un grave abuso edilizio. La condanna, relativa alla realizzazione di una sopraelevazione di 150 mq senza alcun permesso in zona sismica, era stata confermata in appello. La Suprema Corte ha ribadito che il ricorso per cassazione non può riesaminare i fatti o le prove, ma solo la corretta applicazione della legge. Inoltre, ha ritenuto infondate le richieste di applicare la particolare tenuità del fatto, data la gravità dell'opera, e di concedere le attenuanti generiche, confermando la legittimità della sospensione della pena subordinata alla demolizione.
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Dichiarazione infedele: quando il ricorso è infondato
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imprenditore condannato per dichiarazione infedele. La condanna è confermata sulla base di una verifica fiscale che ha svelato l'uso di finanziamenti soci per frodare il fisco. Respinta anche la richiesta di sospensione condizionale della pena, poiché mancava la non opposizione esplicita dell'imputato a svolgere lavori di pubblica utilità.
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Stato di necessità: non vale per problemi economici
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una persona condannata per occupazione abusiva di un immobile. La Corte ha ribadito che lo stato di necessità non può essere invocato per risolvere problemi abitativi derivanti da difficoltà economiche, in quanto tale condizione non integra il requisito del 'pericolo imminente' richiesto dalla legge.
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Pena sospesa e demolizione: obbligo legittimo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due persone condannate per abuso edilizio, le quali contestavano l'obbligo di demolire il manufatto come condizione per ottenere la sospensione della pena. I giudici hanno confermato che la subordinazione della pena sospesa e demolizione dell'opera abusiva è pienamente legittima ai sensi dell'art. 165 c.p., in quanto finalizzata a eliminare le conseguenze del reato. La decisione è rafforzata nel caso di precedenti penali, dove tale condizione diventa obbligatoria.
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Revoca sospensione condizionale: quando pagare?
La Corte di Cassazione chiarisce che il termine per adempiere all'obbligo risarcitorio, condizione per la sospensione della pena, se non fissato dal giudice, coincide con la durata della sospensione stessa (5 o 2 anni). Il pagamento tardivo comporta la revoca sospensione condizionale del beneficio.
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Revoca sospensione condizionale: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro la revoca di una sospensione condizionale della pena. La revoca era stata disposta per il mancato risarcimento del danno alla parte civile entro i termini. La Corte ha ritenuto che le giustificazioni addotte dal ricorrente, come una successiva invalidità, costituissero motivi di fatto non sindacabili in sede di legittimità, sottolineando inoltre il disinteresse dimostrato dal condannato nel periodo antecedente.
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Ricorso inammissibile: pena e sospensione condizionale
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile, confermando la legittimità di subordinare la sospensione condizionale della pena al rilascio di un immobile e ribadendo che la valutazione sull'entità della pena è di competenza del giudice di merito. Gli appellanti contestavano la violazione del diritto di difesa per mancata trattazione orale, la condizione imposta per la sospensione della pena e l'eccessività della stessa. La Corte ha respinto tutti i motivi, condannando i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Abuso edilizio: ricorso inammissibile se c’è pervicacia
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una donna condannata per abuso edilizio e violazione di sigilli. La difesa sosteneva la scarsa rilevanza del fatto e contestava l'ordine di demolizione. La Corte ha respinto le argomentazioni, sottolineando la gravità del danno ambientale in zona sismica e vincolata, e la pervicacia della ricorrente nel proseguire l'attività illecita. L'inammissibilità ha comportato la condanna al pagamento delle spese e di una sanzione.
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Stato di necessità: quando non giustifica l’occupazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per occupazione di un immobile. Viene ribadito che lo stato di necessità non può giustificare una situazione abitativa illegale e permanente, soprattutto in presenza di alternative di assistenza sociale. La Corte ha inoltre confermato la legittimità della decisione di subordinare la sospensione condizionale della pena al rilascio dell'immobile, in quanto misura volta a eliminare le conseguenze del reato.
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