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Art. 156 Codice di Procedura Civile — Anno 2025

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573 provvedimenti

Altri anni per Art. 156 Codice di Procedura Civile

Violazione del giudicato: la Cassazione si pronuncia
Una docente universitaria, dopo aver ottenuto una sentenza definitiva che stabiliva il suo trattamento retributivo, si è vista applicare dall'ateneo una normativa successiva meno favorevole. La Corte di Cassazione ha accolto il suo ricorso, ribadendo che un giudicato formatosi tra le parti non può essere messo in discussione. La Corte d'appello aveva commesso una violazione del giudicato nel rimettere in discussione l'applicabilità di una legge che la precedente sentenza definitiva aveva già escluso per quel rapporto di lavoro.
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Ricorso per Cassazione inammissibile: le regole
Una società ha impugnato una serie di cartelle di pagamento, ma il suo appello è stato respinto sia in primo che in secondo grado. Successivamente, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione, che ha dichiarato il ricorso per Cassazione inammissibile. La Corte ha stabilito che i motivi di ricorso erano formulati in modo tecnicamente errato, mescolando diverse censure in modo confuso e non affrontando specificamente le ragioni della decisione del giudice d'appello. Anche la richiesta di sospensione del processo è stata respinta.
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Tempestività dell’appello: onere della prova cruciale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha rigettato il ricorso di una contribuente, confermando l'inammissibilità del suo appello. La decisione si fonda sul principio che la prova della tempestività dell'appello spetta all'appellante. In questo caso, il timbro postale illeggibile e una data apposta a mano non sono stati ritenuti sufficienti a dimostrare il rispetto dei termini, rendendo l'impugnazione inammissibile e consolidando la pretesa fiscale.
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Opposizione decreto liquidazione: il rimedio corretto
La Corte di Cassazione chiarisce che l'opposizione decreto liquidazione del compenso di un professionista delegato, quando non contesta l'importo ma il soggetto tenuto al pagamento, deve essere proposta come opposizione agli atti esecutivi (art. 617 c.p.c.). In tale giudizio è necessaria la partecipazione di tutte le parti potenzialmente obbligate (litisconsorzio necessario), pena la nullità della decisione.
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Confini incerti: la Cassazione sui titoli di proprietà
In una controversia su confini incerti e ripartizione di spese per lavori edili, la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando le decisioni dei giudici di merito. La Corte ha ribadito un principio fondamentale: nell'azione di regolamento di confini, i titoli di acquisto della proprietà e i documenti da essi richiamati, come le planimetrie di frazionamento, costituiscono la prova principale e sovrana per determinare la linea di separazione. Solo in caso di loro insufficienza si può ricorrere ad altri mezzi di prova. La richiesta di rimborso per opere di adeguamento sismico è stata respinta per mancanza di prova di un accordo specifico sulla condivisione dei costi.
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Accertamento catastale: la Cassazione fa chiarezza
Una società che gestisce un campo da golf ha impugnato un avviso di accertamento catastale, lamentando vizi procedurali come la mancata instaurazione del contraddittorio e l'irregolarità della notifica, oltre a un'errata valutazione dell'immobile. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che nelle procedure DOCFA, data la loro natura partecipativa, non sono necessari né il sopralluogo preventivo né il contraddittorio. Ha inoltre ritenuto valida la notifica consegnata a mano al legale rappresentante e confermato la correttezza della stima effettuata dall'ufficio, respingendo la perizia di parte perché basata su una situazione di dissesto economico non rappresentativa del valore ordinario del bene.
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Valutazione quote societarie: la Cassazione decide
In una causa di successione per lesione della quota di legittima, la Corte di Cassazione ha annullato la decisione di merito che aveva rigettato la domanda di un figlio. L'ordinanza critica la Corte d'Appello per non aver ammesso nuove prove, per aver ritenuto tardive le contestazioni alla consulenza tecnica e per una superficiale valutazione quote societarie, il cui valore era stato considerato azzerato dalla presenza di ipoteche. La Cassazione ha rinviato il caso per un nuovo esame, sottolineando la necessità di una valutazione concreta e non astratta dei beni ereditari.
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Responsabilità intermediario: il promotore di fatto
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti della responsabilità dell'intermediario finanziario per le azioni di un cosiddetto "promotore di fatto". In un caso di sottrazione di fondi da un conto corrente, la Corte ha escluso la responsabilità della banca, poiché non è stato provato alcun rapporto di preposizione, né formale né di fatto, tra l'autore dell'illecito e l'istituto di credito. La decisione sottolinea che la semplice presenza di una persona nei locali della banca non è sufficiente a stabilire un legame che giustifichi il risarcimento a carico dell'intermediario.
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Spese legali in appello: la Cassazione chiarisce
Un lavoratore vince parzialmente contro un ente pubblico in appello. La Corte d'Appello, però, compensa solo le spese del secondo grado, omettendo di pronunciarsi su quelle del primo. La Cassazione interviene, stabilendo un principio fondamentale sulle spese legali in appello: quando una sentenza di primo grado viene riformata, anche solo in parte, il giudice d'appello deve obbligatoriamente riesaminare e ridefinire la ripartizione delle spese di entrambi i gradi di giudizio, in base all'esito finale della lite, anche senza una specifica richiesta delle parti.
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Atti impositivi: guida alla distinzione della Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19225/2025, ha stabilito che le intimazioni di pagamento successive a sentenze tributarie non sono 'atti impositivi' e, pertanto, non beneficiano della sospensione dei termini per la definizione agevolata. Il caso riguardava una società in liquidazione che aveva impugnato tali intimazioni, ma il cui appello è stato dichiarato tardivo. La Corte ha chiarito che questi atti, non introducendo una nuova pretesa fiscale ma limitandosi a richiedere il pagamento di un debito già accertato, rientrano nella mera fase di riscossione, escludendoli dai benefici fiscali previsti per le controversie su atti impositivi.
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Onere della prova costi: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, stabilendo un principio chiave sull'onere della prova costi. In caso di accertamento, non basta una mera contestazione da parte dell'amministrazione per far ricadere l'onere probatorio sul contribuente. L'Agenzia deve fornire almeno un quadro di prova indiziaria che metta in dubbio la deducibilità dei costi. La sentenza ha inoltre confermato che una motivazione concisa da parte del giudice di merito non invalida la decisione, se questa rispetta il 'minimo costituzionale' di comprensibilità.
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Revoca incarico dirigenziale: non è demansionamento
Un dirigente amministrativo di un'azienda sanitaria, a cui era stato conferito un incarico dirigenziale in via temporanea, ha citato in giudizio l'ente dopo la revoca di tale incarico, sostenendo di aver subito un demansionamento illegittimo. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei gradi precedenti, ha respinto il ricorso. La Corte ha chiarito che la revoca di un incarico dirigenziale temporaneo, conferito in attesa delle procedure formali di assegnazione, non costituisce demansionamento se il dipendente viene riassegnato a mansioni riconducibili alla sua categoria contrattuale di appartenenza. L'incarico temporaneo non crea un diritto alla prosecuzione o alla formalizzazione dello stesso.
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Prescrizione tributi: Cassazione annulla sentenza
Una contribuente contesta una intimazione di pagamento per tributi risalenti a diversi anni prima. La Corte di Cassazione, pur confermando la validità della notifica dell'atto, accoglie il ricorso della contribuente. La sentenza di secondo grado viene annullata perché i giudici hanno omesso di pronunciarsi sulla decisiva questione della prescrizione dei tributi, che era stata specificamente sollevata.
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Notifica atti tributari: valida se fatta da agenzie
Un contribuente ha impugnato avvisi di accertamento per la tassa sui rifiuti, contestando la validità della notifica eseguita da un'agenzia postale privata e la legittimità delle tariffe applicate. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la notifica di atti tributari da parte di operatori postali privati autorizzati è pienamente valida a partire dal 30 aprile 2011. Inoltre, ha ritenuto inammissibili le censure sulle tariffe a causa di un precedente giudicato formatosi sulla stessa questione tra le parti.
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Notifica PEC Cassazione: la prova in .eml è decisiva
Una società propone ricorso in Cassazione ma non fornisce la prova della notifica PEC Cassazione nei formati richiesti (.eml/.msg). La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile, ribadendo che la copia cartacea non basta e che il vizio non è sanabile, impedendo la prosecuzione del giudizio.
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Ricorso inammissibile: oneri procedurali non assolti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società contro una cartella di pagamento. La decisione si fonda su molteplici vizi procedurali, tra cui la mancata notifica dell'istanza di discussione orale alle controparti e la genericità dei motivi di appello. La sentenza ribadisce che il rispetto rigoroso delle norme processuali è un requisito fondamentale per l'ammissibilità dell'impugnazione. La Corte ha ritenuto il ricorso inammissibile in ogni sua parte, condannando la società al pagamento delle spese legali.
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Giudicato esterno: la Cassazione tutela il lettore
L'erede di una lettrice universitaria ha citato in giudizio l'ateneo per il mancato adeguamento della retribuzione per gli anni successivi al 2008, nonostante una precedente sentenza passata in giudicato avesse stabilito il corretto trattamento economico e l'inapplicabilità di una nuova legge. La Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso, ha affermato che il precedente giudicato esterno è vincolante e non può essere ignorato, annullando la decisione di merito che aveva erroneamente applicato la nuova normativa al rapporto di durata.
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Violazione del giudicato: la Cassazione fa chiarezza
Una lettrice universitaria, dopo aver ottenuto una sentenza definitiva che le riconosceva determinate differenze retributive e stabiliva l'inapplicabilità di una norma specifica, ha avviato un nuovo giudizio per il periodo successivo. La Corte d'Appello ha erroneamente ignorato la precedente decisione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della lavoratrice per violazione del giudicato, affermando che una sentenza passata in giudicato ha forza di legge tra le parti e non può essere disattesa in giudizi successivi che riguardano lo stesso rapporto di durata, a meno di sopravvenienze che ne mutino la natura.
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Violazione del giudicato: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha ribadito la forza vincolante del giudicato nei rapporti di durata. In un caso riguardante le differenze retributive di una lettrice universitaria, è stato stabilito che una precedente sentenza passata in giudicato, che aveva fissato il trattamento economico equiparandolo a quello di un ricercatore confermato, estende i suoi effetti anche ai periodi futuri. La Corte ha cassato la decisione d'appello che, erroneamente, aveva ritenuto applicabile una legge successiva (ius superveniens) già esclusa nel precedente giudizio, affermando la non ritrattabilità di questioni già decise in via definitiva.
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Spese di lite ente pubblico: quando si pagano?
Un contribuente contesta la condanna al pagamento delle spese legali a favore di un ente pubblico difeso in giudizio da un proprio funzionario. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che, in materia tributaria, normative specifiche consentono la liquidazione delle spese di lite a favore dell'ente pubblico anche senza l'assistenza di un avvocato. Questa pronuncia ribadisce la validità delle regole speciali sulle spese di lite ente pubblico nel processo tributario.
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