LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 1460 Codice Civile — Sezione Seconda Civile

Pagina 4 di 15

288 provvedimenti

Altri anni per Art. 1460 Codice Civile

Risoluzione del contratto per inadempimento: perde chi non paga
Una società committente ha chiesto la risoluzione del contratto per inadempimento contro uno studio di architettura, lamentando ritardi nella progettazione di un immobile. Lo studio ha risposto chiedendo il pagamento delle prestazioni svolte. I giudici di merito hanno accertato che l'inadempimento era della committente, che non aveva pagato i compensi, condannandola a pagare il 49,33% dell'opera eseguita. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della società, poiché volto a ridiscutere accertamenti di fatto riservati al giudice di merito. Di conseguenza, è venuto meno anche il ricorso dello studio. La società committente perde la causa e deve pagare le spese legali.
Continua »
Comunione di strada privata: chi la usa paga la manutenzione
I proprietari di alcuni terreni avviano una causa contro i vicini per costringerli a realizzare una strada interpoderale e chiedere i danni. I vicini si difendono chiedendo la ripartizione delle spese di manutenzione ordinaria tra tutti i partecipanti. I giudici di merito accolgono la richiesta dei vicini, disponendo la divisione delle spese tramite tabelle millesimali. Gli eredi dei promotori della causa ricorrono in Cassazione, sostenendo che il terreno fosse stato concesso solo come servitù di passaggio e non in comproprietà. La Suprema Corte rigetta il ricorso, confermando che il conferimento di porzioni di terreno per la via ha fatto sorgere una comunione di strada privata. Di conseguenza, tutti i comproprietari devono partecipare alle spese di gestione, anche se l'opera non è perfettamente ultimata ma comunque transitabile.
Continua »
Certificato di agibilità mancante: legittimo il no al rogito
Un promissario acquirente ha firmato un contratto preliminare per un appartamento in costruzione. Successivamente, si è rifiutato di stipulare il contratto definitivo perché mancava il certificato di agibilità e l'immobile presentava vizi. La società costruttrice ha chiesto la risoluzione del contratto per inadempimento dell'acquirente. La Corte di Cassazione ha dato ragione al compratore, stabilendo che la mancanza del certificato di agibilità al momento del rogito giustifica il rifiuto di firmare l'atto definitivo. Inoltre, l'acquirente può chiedere l'esecuzione in forma specifica del contratto con una contestuale riduzione del prezzo per i difetti riscontrati, senza che rilevi la gravità dell'inadempimento prevista dalle regole generali. La sentenza d'appello è stata cassata con rinvio.
Continua »
Certificato di abitabilità: risarcimento se la casa è difforme
Un acquirente compra un appartamento destinato a civile abitazione, ma scopre che l'immobile è privo del certificato di abitabilità a causa di difformità interne relative all'altezza dei soffitti. Il compratore chiede il risarcimento dei danni per i costi necessari a rendere l'immobile conforme. La Corte d'Appello respinge la domanda, ritenendo che la vendita fosse valida e che il certificato non fosse stato espressamente promesso. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del compratore, stabilendo che nella vendita di immobili residenziali il certificato di abitabilità costituisce un requisito giuridico essenziale. La sua mancata consegna configura un grave inadempimento contrattuale per consegna di cosa diversa, che dà diritto al risarcimento del danno, quantificabile anche in via equitativa in base al minor valore di scambio del bene.
Continua »
Caparra confirmatoria: se entrambi sbagliano va restituita
Un Acquirente e una Venditrice firmano un contratto preliminare per la compravendita di un immobile. Entrambi, però, violano gli accordi: l'Acquirente non consegna le perizie nei tempi stabiliti, mentre la Venditrice non avvia le cause di usucapione necessarie a garantire la proprietà del bene. Entrambe le parti dichiarano di voler recedere dal contratto, pretendendo l'una il doppio e l'altra la ritenzione della caparra confirmatoria. I giudici di merito rilevano inadempimenti reciproci di pari gravità, dichiarando risolto il contratto per mutuo dissenso e ordinando la restituzione della caparra. La Corte di Cassazione conferma questa decisione, rigettando i ricorsi di entrambi. Quando vi sono inadempienze reciproche ed equivalenti, il contratto si scioglie e la caparra confirmatoria va restituita, senza che nessuna parte possa trattenerla o pretenderne il doppio.
Continua »
Frazionamento del credito: sì alle doppie parcelle ai coniugi
Un avvocato ha richiesto il pagamento delle proprie competenze professionali tramite due distinti decreti ingiuntivi nei confronti di due coniugi, assistiti per un risarcimento danni da sinistro stradale. La cliente ha proposto opposizione, lamentando l'inadempimento del professionista e l'illegittimo frazionamento del credito. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della cliente, confermando che non sussiste un abusivo frazionamento del credito quando le posizioni giuridiche dei debitori sono distinte e autonome, anche se originate dallo stesso evento. La Corte ha inoltre ritenuto provate le prestazioni professionali tramite la documentazione prodotta (mandato, e-mail e lettera di messa in mora) e ha confermato la liquidazione equitativa delle spese vive.
Continua »
Sospensione pagamento per mancanza DURC: il condominio vince
Un'impresa di pulizie ha richiesto un decreto ingiuntivo contro un condominio per ottenere il pagamento di servizi eseguiti. Il condominio si è opposto, sospendendo il pagamento a causa della mancata consegna del DURC da parte dell'impresa. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della condotta del condominio. La mancata esibizione di un DURC regolare espone infatti il committente al rischio di responsabilità solidale per i contributi previdenziali dei lavoratori dell'appaltatore. Di conseguenza, la Corte ha stabilito che la sospensione pagamento per mancanza DURC è pienamente legittima ai sensi dell'articolo 1460 del codice civile (eccezione di inadempimento), rigettando il ricorso dell'impresa e condannandola alle spese.
Continua »
Eccezione di inadempimento: rifiuti abbandonati e niente pagamento
L'Appaltatore ha richiesto il pagamento per il servizio di smaltimento di circa 1300 tonnellate di rifiuti industriali. Il Committente si è opposto sollevando l'eccezione di inadempimento, poiché parte dei rifiuti era stata abbandonata in discariche abusive o stoccata irregolarmente. L'Appaltatore sosteneva che la consegna della quarta copia del formulario di identificazione dei rifiuti bastasse a liberarlo da ogni responsabilità. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Appaltatore, stabilendo che per pretendere il pagamento non basta il semplice trasporto o l'adempimento burocratico. È necessaria la prova dell'effettivo e regolare smaltimento nel rispetto delle norme ambientali, tramite i certificati rilasciati dagli impianti di destinazione. Di conseguenza, il Committente ha vinto la causa e non deve pagare il compenso richiesto.
Continua »
Offerta reale: quando l’inadempimento altrui salva il debitore
Una complessa disputa ereditaria tra fratelli viene apparentemente risolta con un accordo transattivo. Tre coeredi eseguono un'offerta reale per liquidare la quota del quarto fratello, il quale rifiuta la somma ritenendola insufficiente per via del mancato calcolo degli interessi moratori. La Corte d'Appello dichiara invalida l'offerta reale. La Cassazione, tuttavia, accoglie il ricorso dei tre fratelli: i giudici di merito hanno omesso di valutare se il rifiuto di pagare gli interessi fosse giustificato dal precedente inadempimento del fratello creditore rispetto ad altri obblighi dell'accordo. L'eccezione di inadempimento impedisce la costituzione in mora del debitore. La sentenza viene cassata con rinvio.
Continua »
Collegamento negoziale: macchinari difettosi e obbligo di pagare
Un committente rifiuta di pagare le fatture per la fornitura di alcuni macchinari industriali, invocando il difetto di funzionamento di un altro impianto acquistato con un contratto separato. Il committente sostiene l'esistenza di un collegamento negoziale tra tutti gli acquisti, finalizzati a creare un'unica linea produttiva. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso del committente. I giudici chiariscono che non basta l'interesse unilaterale di una parte per unire contratti diversi, ma serve un intento comune e un nesso oggettivo tra i negozi. Poiché i contratti erano autonomi e l'impianto contestato era comunque funzionante (sebbene con resa inferiore), il committente non poteva sospendere i pagamenti delle altre forniture né chiedere la risoluzione del contratto. Vince il fornitore, che ha diritto a ricevere i pagamenti dovuti.
Continua »
Eccezione di inadempimento: chi deve provare l’adempimento?
Un'impresa di servizi ecologici richiede il pagamento del corrispettivo a due società subentrate, che avevano accettato di pagare le fatture su indicazione del committente originario. Le società interrompono i pagamenti sollevando contestazioni sulla qualità del servizio. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso dell'impresa creditrice. Il principio cardine stabilisce che, di fronte a un'eccezione di inadempimento sollevata dalla controparte, spetta al creditore che agisce per il pagamento dimostrare di aver eseguito correttamente e interamente la propria prestazione. Non sussiste inoltre un litisconsorzio necessario tra i condebitori in solido, potendo il creditore agire autonomamente contro ciascuno di essi.
Continua »
Adempimento parziale: tenere i mobili senza pagare costa caro
Un venditore e un'acquirente concordano la vendita di un immobile e, separatamente, di alcuni mobili per settemila euro. Al rogito, l'acquirente prende possesso della casa ma non paga i mobili, lamentando che il venditore ha consegnato solo gli armadi a muro, asportando letti e comodini. Il venditore chiede il pagamento o la risoluzione del contratto. I giudici di merito condannano l'acquirente a pagare quattromila euro, operando una riduzione del prezzo per l'adempimento parziale. La Corte di Cassazione conferma la decisione: l'oggetto del contratto era frazionabile e gli armadi avevano un'autonomia funzionale. Poiché l'acquirente ha trattenuto gli armadi su misura senza restituirli, il rifiuto totale di pagamento è contrario a buona fede. Vince il venditore, che ha diritto al pagamento parziale stabilito equitativamente dal giudice.
Continua »
Compenso professionale: sì al saldo, no a calcoli gonfiati
Un architetto ha chiesto al Comune il pagamento del residuo compenso professionale per la progettazione di una strada. Il Comune ha eccepito l'inadempimento del professionista, ma solo alla prima udienza. La Corte d'appello ha ritenuto tardiva tale eccezione e ha rideterminato il compenso escludendo le somme transattive dal calcolo del consuntivo lordo. La Corte di Cassazione ha rigettato entrambi i ricorsi. Ha confermato che l'eccezione di inadempimento è un'eccezione in senso stretto, soggetta a rigide decadenze processuali. Inoltre, ha stabilito che il compenso professionale va calcolato solo sulle somme liquidate per i lavori effettivamente eseguiti, escludendo gli importi derivanti da accordi transattivi, in conformità con l'interpretazione letterale e sistematica del contratto d'incarico.
Continua »
Responsabilità professionale dell’avvocato: niente compenso
Un avvocato ha richiesto il pagamento del saldo dei compensi professionali a una cliente per l'assistenza in una causa di risarcimento danni. La cliente si è opposta sollevando l'eccezione di inadempimento, lamentando la perdita della causa a causa della negligenza del legale, che non aveva depositato le prove delle spese mediche e del mancato guadagno. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del legale, confermando che la responsabilità professionale dell'avvocato sussiste quando la sua condotta negligente pregiudica gravemente la concreta possibilità di vittoria del cliente (perdita di chance). Di conseguenza, l'avvocato negligente perde il diritto al compenso professionale residuo.
Continua »
Eccezione di inadempimento: se l’avvocato sbaglia non va pagato
Un cliente si opponeva alla richiesta di pagamento dei compensi professionali avanzata dai suoi due difensori per una causa di risarcimento danni. Il cliente sollevava un'eccezione di inadempimento, lamentando che i legali avessero quantificato il danno al minimo delle tabelle e non lo avessero informato preventivamente dei costi e della complessità della pratica. Il Tribunale condannava comunque il cliente al pagamento, ignorando le sue contestazioni. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del cliente, stabilendo che il giudice di merito non può ignorare l'eccezione di inadempimento. La violazione dei doveri informativi e di diligenza professionale può infatti comportare la riduzione o la perdita totale del diritto al compenso dell'avvocato.
Continua »
Risoluzione del contratto preliminare: l’errore che costa la casa
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità della domanda di risoluzione del contratto preliminare proposta per la prima volta in appello da una società venditrice. Originariamente, la società acquirente aveva agito in giudizio per ottenere il trasferimento forzato dell'immobile non venduto. In primo grado, la venditrice si era difesa sollevando solo una semplice eccezione di inadempimento. Solo successivamente ha richiesto lo scioglimento del contratto. I giudici hanno chiarito che l'eccezione serve solo a bloccare la richiesta altrui, mentre la risoluzione introduce una richiesta del tutto nuova e complessa, vietata in appello. Di conseguenza, il ricorso della venditrice è stato dichiarato inammissibile, confermando il trasferimento della proprietà all'acquirente dietro pagamento del prezzo residuo.
Continua »
Vendita con riserva di proprietà: chi rivende prima perde tutto
L'Acquirente di un'azienda di ristorazione ha citato in giudizio la Società Cedente chiedendo la riduzione del prezzo per vizi degli impianti. La Società Cedente ha risposto chiedendo la risoluzione del contratto per grave inadempimento, poiché l'Acquirente aveva rivenduto l'attività a un terzo prima di aver saldato l'intero prezzo, violando la pattuita vendita con riserva di proprietà. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, rigettando il ricorso dell'Acquirente. La Suprema Corte ha stabilito che la rivendita del bene a terzi senza il consenso del venditore originario e senza il trasferimento della riserva costituisce un inadempimento gravissimo, che rende impossibile la prosecuzione del rapporto contrattuale e supera di gran lunga i lievi difetti riscontrati sugli impianti.
Continua »
Recesso con ritenzione della caparra senza clausola espressa
La promissaria acquirente di un immobile versa 80.000 euro di caparra ma non paga un acconto successivo di 220.000 euro entro la scadenza pattuita. I promittenti venditori esercitano il recesso con ritenzione della caparra tramite raccomandata e vendono l'immobile a terzi. La Corte d'Appello dichiara la risoluzione per mutuo dissenso, ritenendo illegittimo il recesso perché mancava una clausola risolutiva espressa. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dei venditori, stabilendo che per legittimare il recesso con ritenzione della caparra non serve una clausola risolutiva espressa, ma è sufficiente la gravità dell'inadempimento della controparte al momento della dichiarazione di recesso. La sentenza viene cassata con rinvio.
Continua »
Contratto preliminare di compravendita: recesso e caparra persa
I Promittenti Venditori e il Promissario Acquirente stipulano un contratto preliminare di compravendita per un terreno con fabbricato. Il Promissario Acquirente si rifiuta di firmare il contratto definitivo, lamentando l'assenza di una servitù di passaggio e irregolarità catastali e urbanistiche. I Promittenti Venditori esercitano il recesso trattenendo la caparra confirmatoria. La Corte di Cassazione conferma la decisione dei giudici di merito: le verifiche dimostrano che l'accesso al fondo era garantito e che l'accatastamento e la regolarizzazione urbanistica erano avvenuti prima della data fissata per il rogito notarile. Di conseguenza, il rifiuto del Promissario Acquirente è illegittimo. La Cassazione rigetta il ricorso, confermando il diritto dei venditori di trattenere la caparra e condannando l'acquirente al pagamento delle spese processuali.
Continua »
Risoluzione del contratto di appalto: chi cambia la serratura perde
Il Committente ha chiesto la risoluzione del contratto di appalto per gravi difformità nei lavori di ristrutturazione. L'Appaltatore ha risposto chiedendo la risoluzione per il mancato pagamento di un acconto e per l'impossibilità di accedere al cantiere a causa del cambio della serratura. I giudici di merito hanno ritenuto più grave l'inadempimento del Committente, poiché i lavori svolti erano conformi alle regole dell'arte e di valore superiore a quanto pagato, mentre le difformità erano di scarsa importanza. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso e sottolineando che la valutazione comparativa degli inadempimenti spetta al giudice di merito.
Continua »