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Art. 1460 Codice Civile — Sezione Seconda Civile

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288 provvedimenti

Altri anni per Art. 1460 Codice Civile

Denuncia dei vizi: quando decorre il termine?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12814/2024, ha rigettato il ricorso di due committenti riguardo i vizi di un impianto idraulico. La Corte ha stabilito che il termine per la denuncia dei vizi decorre dal momento in cui i committenti acquisiscono una sufficiente consapevolezza del difetto, non essendo necessario attendere l'esito di perizie tecniche. Nel caso di specie, i committenti erano a conoscenza dei problemi già dal 2006, ma hanno sporto denuncia solo nel 2010, risultando quindi tardivi e perdendo il diritto alla garanzia.
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Clausola penale: cumulo con risarcimento del danno
Due costruttori non completano un edificio pattuito come compenso per un professionista. La Corte di Cassazione conferma la loro condanna a pagare sia la clausola penale per il ritardo, sia il risarcimento per il definitivo inadempimento, chiarendo i criteri di prevalenza della colpa e di cumulo dei rimedi risarcitori.
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Inadempimento del venditore: quando scatta la risoluzione
Un acquirente cita in giudizio un venditore per l'inadempimento del venditore nella consegna di un'imbarcazione, chiedendo la risoluzione del contratto e la restituzione del prezzo. Dopo una prima decisione sfavorevole, la Corte d'Appello accoglie la richiesta, condannando il venditore. Il ricorso di quest'ultimo in Cassazione viene dichiarato estinto per un vizio procedurale (deposito tardivo di un atto), rendendo definitiva la condanna alla restituzione della somma versata.
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Accordo compenso avvocato: la nota spese vincola
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 26783/2025, ha rigettato il ricorso di un'avvocatessa contro i suoi ex clienti in una controversia sui compensi. La Corte ha confermato la decisione di merito che aveva individuato un accordo compenso avvocato sulla base di una nota spese inviata e non contestata, riducendo l'importo dovuto alla professionista in virtù degli acconti versati dai clienti. È stato ribadito che il vizio di ultrapetizione della sentenza di primo grado deve essere eccepito in appello e che la Cassazione non può riesaminare le prove nel merito.
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Preliminare senza agibilità: grave inadempimento
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8749/2024, ha stabilito che la mancata consegna del certificato di agibilità in un contratto preliminare di vendita immobiliare può costituire un grave inadempimento, giustificando la risoluzione del contratto. Questo vale anche se nel contratto è presente una clausola che lega la risoluzione a un diverso evento, come l'esito di un ricorso amministrativo. La Corte ha chiarito che il giudice deve valutare autonomamente la gravità della mancanza di agibilità, soprattutto se deriva da un abuso edilizio insanabile, configurando una vendita di 'aliud pro alio'. Il caso riguardava un preliminare senza agibilità per un immobile con un cambio di destinazione d'uso abusivo. La Cassazione ha cassato la sentenza d'appello che aveva escluso la risoluzione, rinviando la causa per una nuova valutazione.
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Patto di non concorrenza: quando non vincola la società
La Corte di Cassazione conferma la decisione d'appello, stabilendo che un patto di non concorrenza stipulato da ex dipendenti non si estende automaticamente alla nuova società da loro costituita, in assenza di una clausola esplicita. La Corte ha ritenuto infondate le accuse di concorrenza sleale, giudicando legittima la sospensione dei servizi da parte della nuova società a fronte del mancato pagamento delle fatture da parte della società committente. La sentenza chiarisce la distinzione tra obbligazioni personali e societarie e i limiti della responsabilità per concorrenza sleale.
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Fallimento subappaltatore: che fine fa la garanzia?
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di fallimento del subappaltatore, il committente non può trattenere le somme a garanzia del pagamento dei contributi previdenziali. Tale importo deve essere versato alla curatela fallimentare. La dichiarazione di fallimento, infatti, scioglie il contratto e rende la condizione di pagamento dei contributi inesigibile direttamente, considerandola avverata per 'factum principis'. Un pagamento diretto all'ente previdenziale da parte del committente violerebbe la par condicio creditorum.
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Frazionamento abusivo del credito: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29438/2025, interviene su un caso di frazionamento abusivo del credito. Un professionista aveva avviato 38 procedure monitorie separate contro una società cooperativa per recuperare i propri compensi. Mentre il Tribunale aveva dichiarato l'azione improponibile per abuso, la Corte d'Appello l'aveva ritenuta legittima, basandosi sulla pluralità di incarichi distinti. La Cassazione ha cassato la sentenza d'appello, stabilendo che il divieto di frazionamento abusivo del credito si applica anche in assenza di un unico rapporto contrattuale, quando i crediti derivano da un rapporto di durata e la loro trattazione separata causa un ingiustificato dispendio di attività processuale. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione basata su questo principio.
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Risoluzione contratto: inadempimento e risarcimento
Un'ordinanza della Corte di Cassazione affronta il tema della risoluzione del contratto per inadempimento in un caso di permuta di un'area edificabile con immobili da costruire. La Corte ha annullato la decisione di merito che, oltre a disporre la restituzione del terreno con le opere parzialmente realizzate, aveva condannato l'impresa inadempiente a pagare l'intero costo per il completamento dei lavori. Secondo i giudici, tale duplicazione creerebbe un ingiustificato arricchimento per la parte non inadempiente, violando i principi che regolano gli effetti restitutori e risarcitori della risoluzione contrattuale.
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Spese condominiali acquirente: chi paga i debiti?
Un nuovo condomino, che aveva acquistato un immobile tramite esecuzione forzata, si è opposto al pagamento delle spese condominiali pregresse, contestando la legittimità della nomina dell'amministratore e pretendendo di visionare la documentazione contabile prima di saldare il debito. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che l'obbligazione per le spese condominiali acquirente è autonoma e prevista dalla legge. Pertanto, il nuovo proprietario non può sospendere il pagamento appellandosi alla mancata consegna dei documenti da parte dell'amministratore. La Corte ha inoltre confermato la validità della rappresentanza processuale dell'amministratore.
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Appello incidentale tardivo: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione ha stabilito che un appello incidentale tardivo deve essere dichiarato inammissibile se proposto a seguito di un ordine di rinnovazione della notifica illegittimo. Il caso riguardava una controversia tra un proprietario di un camion e un'officina. La Corte ha chiarito che un ordine di rinnovazione basato sull'erroneo presupposto della nullità della prima notifica è a sua volta nullo e non può riaprire i termini per l'impugnazione incidentale.
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Compenso avvocato: quando si può non pagare?
Una cliente contesta il compenso del proprio avvocato dopo aver perso una causa, sostenendo un accordo verbale e la negligenza del professionista. La Corte di Cassazione respinge il ricorso, affermando che spetta al cliente l'onere di provare in modo specifico la colpa del legale. Critiche generiche sull'inutilità della prestazione non sono sufficienti per negare il diritto al compenso avvocato. Viene così confermato il diritto del legale a ricevere il pagamento per l'attività svolta.
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Inadempimento contrattuale manutenzione: il nesso causale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 6798/2024, ha respinto il ricorso di una società che chiedeva il risarcimento danni per il guasto di un macchinario, attribuendolo a un inadempimento contrattuale manutenzione da parte del fornitore. La Corte ha stabilito che, per ottenere il risarcimento, non è sufficiente dimostrare la mancata esecuzione di alcuni interventi, ma è necessario provare il nesso causale, ovvero che proprio quelle omissioni hanno direttamente causato il danno. In assenza di tale prova, la domanda di risarcimento non può essere accolta.
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Danno da svalutazione: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 6731/2024, ha chiarito un importante principio processuale in materia di appalti. Un'impresa edile aveva ottenuto in primo grado la condanna di un condominio al pagamento dei lavori, degli interessi e del danno da svalutazione monetaria. In appello, la Corte territoriale aveva eliminato la condanna al danno da svalutazione, pur in assenza di uno specifico motivo di gravame da parte del condominio. La Cassazione ha cassato la sentenza d'appello su questo punto, ripristinando il diritto dell'impresa al risarcimento, poiché il giudice di secondo grado non può pronunciarsi su questioni non espressamente appellate, violando il principio di corrispondenza tra il chiesto e il pronunciato.
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Certificato di abitabilità: recesso ingiustificato
Una promissaria acquirente recede da un contratto preliminare di compravendita immobiliare a causa della mancanza del certificato di abitabilità. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5963/2024, ha respinto il suo ricorso, stabilendo che il recesso è illegittimo se il vizio è sanabile. Poiché il venditore ha successivamente ottenuto il certificato, l'inadempimento non è stato ritenuto 'grave' da giustificare la risoluzione del contratto, ma solo un ritardo formale, non incidendo sulla commerciabilità del bene.
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Responsabilità appaltatore: quando risponde dei vizi?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5934/2024, chiarisce i confini della responsabilità appaltatore in un contratto di costruzione. Il caso riguarda una committente che ha citato in giudizio sia l'impresa edile sia il progettista per gravi difetti emersi durante i lavori di demolizione e ricostruzione. La Corte ha stabilito che l'appaltatore è responsabile non solo per i vizi di esecuzione, ma anche per non aver rilevato e segnalato gli errori presenti nel progetto. Se l'opera non viene completata, si applicano le norme generali sull'inadempimento contrattuale e non quelle specifiche sulla garanzia per i vizi. Infine, il giudice può compensare d'ufficio il credito dell'appaltatore per i lavori svolti con il debito per il risarcimento dei danni causati alla committente.
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Recesso per giusta causa: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 5019/2024, ha rigettato il ricorso di un'impresa edile, confermando la legittimità del recesso per giusta causa esercitato dai committenti. La Corte ha stabilito che, in caso di inadempimenti reciproci in un contratto di appalto, il recesso del committente è valido se l'inadempimento dell'appaltatore (in questo caso, un significativo ritardo nei lavori) è prevalente rispetto a quello del committente (un parziale mancato pagamento). La sentenza ha inoltre chiarito che le nuove norme sui tassi di interesse non si applicano retroattivamente ai procedimenti già in corso.
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Rescissione per lesione: prova dello stato di bisogno
Una società di costruzioni ha richiesto la rescissione per lesione di un contratto d'appalto, sostenendo di averlo concluso in stato di bisogno. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando le decisioni dei gradi inferiori. La Corte ha sottolineato che per la rescissione per lesione è necessario fornire una prova concreta sia della propria difficoltà economica sia del fatto che la controparte ne abbia consapevolmente approfittato. Una singola testimonianza, ritenuta inattendibile, non è considerata sufficiente. La sentenza chiarisce anche che la mancata produzione di un documento originale in un procedimento per falso non ne preclude automaticamente l'uso in copia nella causa principale. Di conseguenza, il contratto è stato ritenuto valido e le pretese dell'appaltatore respinte.
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Accertamento tecnico preventivo e prescrizione: la guida
La Cassazione conferma che l'avvio di un accertamento tecnico preventivo interrompe in modo permanente, e non solo istantaneo, la prescrizione per gravi difetti di costruzione. La Corte ha rigettato il ricorso di un'impresa edile, condannata per vizi strutturali, validando l'uso della perizia ATP nel processo e la legittimità del mancato pagamento del saldo da parte del committente a fronte dei gravi inadempimenti.
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Eccezione di inadempimento: polizza postuma negata
Un subappaltatore si vede negato il pagamento del saldo per non aver fornito una polizza assicurativa postuma decennale come da contratto. La Corte di Cassazione conferma che l'appaltatore può legittimamente sollevare l'eccezione di inadempimento, trattenendo il pagamento, anche se la richiesta non è formulata esplicitamente, purché l'intenzione sia chiara. Il ricorso del subappaltatore, basato su una diversa interpretazione contrattuale e sulla presunta malafede della controparte, è stato respinto.
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