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Art. 1460 Codice Civile — Sezione Lavoro Civile

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88 provvedimenti

Altri anni per Art. 1460 Codice Civile

Rifiuto prestazione lavorativa: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul caso di una dottoressa licenziata dopo un prolungato rifiuto della prestazione lavorativa. La lavoratrice, dopo aver denunciato illeciti, si era opposta a un trasferimento ritenuto ritorsivo. I giudici hanno ritenuto il rifiuto contrario a buona fede e sproporzionato, confermando la legittimità del licenziamento, poiché la tutela per il whistleblower non giustifica un'inadempienza contrattuale assoluta e protratta nel tempo.
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Risoluzione contratto a progetto: serve forma scritta?
Un collaboratore si è opposto alla risoluzione verbale del suo contratto a progetto. La Corte di Cassazione ha stabilito che, così come la stipula, anche la risoluzione consensuale del contratto a progetto richiede obbligatoriamente la forma scritta per essere valida (ad substantiam), a tutela della certezza dei rapporti giuridici. Qualsiasi accordo verbale di cessazione è pertanto nullo.
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Ricorso inammissibile: requisiti di chiarezza
La Cassazione dichiara un ricorso inammissibile presentato da alcuni lavoratori contro licenziamento e trasferimento. La Corte sottolinea l'importanza dei nuovi requisiti di chiarezza e sinteticità del ricorso, affermando che la mancata specificazione dei motivi d'appello e l'errata formulazione delle censure procedurali portano all'inammissibilità, senza entrare nel merito della legittimità del trasferimento.
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Sospensione unilaterale rapporto di lavoro e contributi
Un ente previdenziale ha richiesto il pagamento di contributi insoluti a un ente di formazione fallito, che aveva sospeso i dipendenti dopo la revoca del suo accreditamento. La Cassazione ha stabilito che la sospensione unilaterale del rapporto di lavoro è illegittima se l'azienda non prova un'impossibilità assoluta e non a lei imputabile di ricevere la prestazione lavorativa. La perdita di un accreditamento per colpa dell'azienda rientra nel normale rischio d'impresa e non giustifica la sospensione, mantenendo vivo l'obbligo di versare i contributi.
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Giudicato esterno e trasferimento del lavoratore
La Corte di Cassazione ha sospeso un giudizio relativo alla legittimità del trasferimento di una lavoratrice. La decisione si basa sull'esistenza di un'altra sentenza, emessa in un procedimento parallelo tra le stesse parti, che ha già statuito sull'illegittimità del medesimo trasferimento. Per evitare sentenze contraddittorie, la Corte ha rinviato la causa in attesa che la decisione dell'altro giudizio diventi definitiva, applicando il principio del giudicato esterno.
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Sospensione unilaterale rapporto: obblighi contributivi
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di sospensione unilaterale rapporto di lavoro, il datore di lavoro rimane obbligato al versamento dei contributi previdenziali. Tale obbligo viene meno solo se l'azienda dimostra che la sospensione deriva da un'impossibilità assoluta della prestazione lavorativa, non imputabile a propria negligenza. Nel caso specifico, un ente di formazione, a seguito della revoca dell'accreditamento regionale, aveva sospeso i dipendenti. La Corte ha chiarito che la semplice revoca non basta a giustificare la sospensione, ma occorre verificare se essa sia stata causata da irregolarità gestionali dell'ente stesso. Il caso è stato rinviato al Tribunale per un nuovo esame.
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Onere della prova demansionamento: chi deve provarlo?
La Cassazione ha stabilito che l'onere della prova del demansionamento grava sul lavoratore. In un caso contro una società di servizi postali, è stato respinto il ricorso di un dipendente che non ha dimostrato di svolgere mansioni superiori dopo un cambio di reparto, negandogli così il risarcimento.
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Rifiuto del lavoratore: quando è legittimo?
Una società ha licenziato una dipendente per giusta causa dopo il suo rifiuto di prendere servizio in una nuova sede con mansioni inferiori. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del licenziamento, ritenendo il rifiuto del lavoratore una reazione proporzionata e legittima (ai sensi dell'art. 1460 c.c.) a fronte di una serie di gravi e continui inadempimenti da parte del datore di lavoro, tra cui il demansionamento, un precedente trasferimento illegittimo e il mancato pagamento di retribuzioni. La Corte ha chiarito che per valutare la proporzionalità della reazione, il giudice deve considerare la condotta datoriale nel suo complesso.
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