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Art. 1460 Codice Civile — Sezione Lavoro Civile

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88 provvedimenti

Altri anni per Art. 1460 Codice Civile

Ente Strumentale: No Incentivo se violi il divieto
La Corte di Cassazione ha stabilito che un ex dipendente pubblico perde il diritto all'incentivo all'esodo se, dopo la risoluzione consensuale, accetta un lavoro presso un ente strumentale dell'amministrazione. Nel caso specifico, una società per azioni a maggioranza pubblica, che gestisce un servizio pubblico essenziale, è stata qualificata come ente strumentale, rendendo legittimo il mancato pagamento del beneficio a seguito della violazione del divieto quinquennale di collaborazione.
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Licenziamento per giusta causa: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società di telecomunicazioni contro la sentenza che annullava il licenziamento per giusta causa di un dipendente. Il motivo del licenziamento era una presunta insubordinazione, ma i giudici di merito non avevano ravvisato la prova di un formale ordine di servizio. La Suprema Corte ha ribadito che il suo ruolo non è riesaminare i fatti, ma solo verificare la corretta applicazione della legge, confermando così la decisione a favore del lavoratore.
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Licenziamento giusta causa: Cassazione e onere prova
Una società in liquidazione ha impugnato in Cassazione la sentenza della Corte d'Appello che aveva confermato l'illegittimità del licenziamento per giusta causa di una dipendente, intimato per presunta assenza ingiustificata. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, ribadendo che la valutazione sulla sussistenza e gravità della giusta causa è un accertamento di fatto riservato al giudice di merito, non sindacabile in sede di legittimità se la motivazione è immune da vizi logici o giuridici. La società è stata condannata al pagamento delle spese legali.
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Licenziamento per giusta causa: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione conferma l'illegittimità di un licenziamento per giusta causa, basato su una presunta assenza ingiustificata. L'ordinanza ribadisce che la valutazione della gravità dei fatti è di competenza esclusiva dei giudici di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità, a meno di vizi logici o giuridici. Il ricorso dell'azienda è stato respinto in toto.
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Licenziamento ritorsivo: reintegra se è ritorsione
La Corte di Cassazione ha confermato la reintegrazione di un lavoratore, giudicando il suo licenziamento come ritorsivo. La reazione del dipendente, che si era parzialmente rifiutato di svolgere le mansioni, è stata considerata una risposta legittima all'inadempimento del datore di lavoro (illegittima riduzione di stipendio e orario). Secondo la Corte, se il comportamento del lavoratore è giustificato, il 'fatto contestato' è insussistente, rendendo il licenziamento nullo e applicabile la tutela reintegratoria.
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Rifiuto incarico RSPP: licenziamento legittimo
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento di un dipendente che aveva rifiutato l'incarico di RSPP. Il rifiuto, motivato con una generica 'manifesta incompatibilità con il datore di lavoro', è stato considerato un grave atto di insubordinazione, tale da ledere irrimediabilmente il rapporto fiduciario. La Corte ha stabilito che una motivazione così vaga e non circostanziata non giustifica il rifiuto di adempiere a una disposizione aziendale, rendendo proporzionata la sanzione espulsiva.
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Orario di lavoro medico: limiti alla flessibilità
Un dirigente medico è stato sanzionato per uscite anticipate, nonostante sostenesse di avere diritto a un orario flessibile. La Cassazione, con l'ordinanza n. 31795/2024, ha respinto il ricorso, stabilendo che il datore di lavoro può imporre un orario di lavoro medico rigido quando è giustificato da specifiche esigenze organizzative, come il coordinamento di un reparto critico.
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Lavoro marittimo: contratto stabile senza turno
La Corte di Cassazione ha stabilito che un rapporto di lavoro marittimo a tempo indeterminato non si interrompe se il lavoratore rifiuta di iscriversi al 'turno particolare', poiché tale istituto è previsto solo per i disoccupati. La richiesta dell'azienda è stata ritenuta illegittima e il suo rifiuto di accettare la prestazione lavorativa ingiustificato, confermando il diritto del lavoratore al risarcimento del danno.
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Cambio appalto licenziamento: non è collettivo
Un gruppo di lavoratori, in seguito a un cambio di appalto, ha rifiutato la riassunzione con la nuova azienda e il successivo trasferimento disposto dal datore di lavoro originario. Di conseguenza, sono stati licenziati per motivi disciplinari. Hanno impugnato il licenziamento sostenendo che si trattasse di un licenziamento collettivo mascherato, ma la Corte di Cassazione ha respinto la loro tesi. La Corte ha chiarito che nel caso di cambio appalto licenziamento, la procedura per i licenziamenti collettivi non si applica se il subentrante offre la riassunzione a parità di condizioni. Il trasferimento è stato considerato legittimo e i licenziamenti validi in quanto disciplinari.
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IRAP avvocati enti pubblici: chi paga il conto?
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'IRAP sui compensi professionali degli avvocati dipendenti di enti pubblici è a carico esclusivo dell'ente datore di lavoro. L'ordinanza chiarisce che la Pubblica Amministrazione non può traslare l'onere fiscale sul lavoratore, né direttamente né indirettamente riducendo le somme destinate ai compensi. La decisione sottolinea la natura retributiva di tali compensi e distingue l'obbligazione contrattuale verso il dipendente dalle norme di contabilità pubblica, accogliendo il ricorso dell'avvocato.
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Patto di non concorrenza: congruità e autonomia
Una banca e una sua ex dipendente hanno contestato la validità di un patto di non concorrenza. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione della Corte d'Appello che aveva dichiarato nullo l'accordo per un corrispettivo non congruo. La Suprema Corte ha stabilito che la congruità del compenso va valutata 'ex ante', cioè al momento della firma, e non sulla base di eventi futuri come la cessazione anticipata del rapporto. Viene ribadita l'autonomia del patto di non concorrenza rispetto al contratto di lavoro, rinviando il caso per un nuovo esame.
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Patto di non concorrenza: la congruità va vista ex ante
La Corte di Cassazione interviene su un caso riguardante la validità di un patto di non concorrenza tra una banca e un suo ex dipendente. La Corte ha stabilito che la congruità del corrispettivo deve essere valutata *ex ante*, cioè al momento della stipula, e non può essere messa in discussione da eventi successivi come le dimissioni anticipate del lavoratore. L'accordo è un contratto autonomo rispetto al rapporto di lavoro, e la sua validità non dipende dalla durata effettiva del rapporto lavorativo. La sentenza della Corte d'Appello è stata cassata con rinvio.
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Messa in mora del datore: quando è dovuta la paga?
La Corte di Cassazione ha stabilito che, anche a fronte di una sentenza che accerta l'esistenza di un rapporto di lavoro, i dipendenti non hanno diritto alla retribuzione per i periodi non lavorati se non hanno formalmente offerto la propria prestazione lavorativa. Senza una specifica messa in mora del datore, viene a mancare il presupposto per il diritto allo stipendio. Di conseguenza, le lavoratrici sono state condannate a restituire le somme precedentemente ricevute.
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Licenziamento disciplinare: assenza post-trasferimento
Un lavoratore, a seguito di un trasferimento aziendale, non si presentava nella nuova sede di lavoro e veniva licenziato per motivi disciplinari. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento disciplinare, sottolineando che il lavoratore non può semplicemente assentarsi se la legittimità del trasferimento è stata accertata e non contestata nelle sedi opportune. L'assenza ingiustificata è stata ritenuta un grave inadempimento contrattuale.
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Delegazione di pagamento: le eccezioni opponibili
Un professionista ha richiesto il pagamento di un compenso a un'azienda sanitaria, delegata al pagamento da un'altra entità. L'azienda si è opposta, sollevando un'eccezione di inadempimento relativa a un diverso rapporto di lavoro con il professionista. La Corte di Cassazione ha confermato che, nella delegazione di pagamento, il delegato può legittimamente opporre al creditore le eccezioni basate sui loro rapporti diretti, rigettando il ricorso del professionista.
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Licenziamento disciplinare: reazione sproporzionata
Una lavoratrice veniva licenziata per giusta causa dopo essersi rifiutata di rispettare un nuovo orario di lavoro e essersi assentata. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento disciplinare, non tanto sulla legittimità della variazione oraria, quanto sulla base della reazione sproporzionata della dipendente (insubordinazione e assenza), ritenuta un inadempimento grave che giustificava il recesso dal rapporto di lavoro.
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Licenziamento ritorsivo: quando è nullo e provato
Una società di vigilanza ha licenziato una guardia giurata per insubordinazione, ma il licenziamento è stato giudicato nullo. La Corte di Cassazione ha confermato che si trattava di un licenziamento ritorsivo, poiché il rifiuto del lavoratore era giustificato dal fatto che l'azienda gli aveva fornito un'auto di servizio palesemente inadatta alla sua corporatura. La sentenza chiarisce i criteri per la prova dell'intento ritorsivo e la legittimità del rifiuto del dipendente di eseguire una prestazione lavorativa impossibile.
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Valutazione globale condotta: no al licenziamento
Una società chimica ha licenziato un dipendente per una serie di comportamenti tenuti in una sola mattinata, tra cui un alterco con un superiore e la violazione di norme di sicurezza. La Corte di Cassazione ha confermato l'annullamento del licenziamento, stabilendo che è necessaria una valutazione globale della condotta. Nel caso specifico, le azioni, seppur sanzionabili, non erano così gravi da ledere irrimediabilmente il rapporto di fiducia e rientravano in ipotesi punibili con sanzioni conservative previste dal CCNL, con conseguente reintegro del lavoratore.
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Verbale di conciliazione: è vincolante sull’orario?
Una società del settore abbigliamento sanzionava una dipendente che si rifiutava di seguire un nuovo orario di lavoro, diverso da quello stabilito in un precedente verbale di conciliazione. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni dei giudici di merito, stabilendo che la clausola sull'orario contenuta nel verbale di conciliazione era una previsione vincolante, parte di un accordo complessivo tra le parti, e non poteva essere modificata unilateralmente dal datore di lavoro. Le sanzioni sono state quindi ritenute illegittime.
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Patto di non concorrenza: requisiti del corrispettivo
Un istituto bancario ha citato in giudizio un ex dipendente per la violazione del patto di non concorrenza. I tribunali di merito avevano dichiarato nullo il patto, ritenendo che il corrispettivo, legato alla durata del rapporto di lavoro, fosse indeterminato. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, chiarendo che la determinatezza (la possibilità di calcolare il compenso) e la congruità (la sua adeguatezza rispetto al sacrificio richiesto) sono due requisiti distinti e devono essere valutati separatamente. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione basata su questo principio.
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