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Art. 1460 Codice Civile

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867 provvedimenti

Inadempimento contratto preliminare: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4268/2024, ha confermato la condanna al risarcimento del danno nei confronti di una promittente acquirente che si era rifiutata di finalizzare l'acquisto di un'azienda. Il caso riguarda un inadempimento contratto preliminare di vendita, dove la parte acquirente aveva sollevato obiezioni pretestuose per non stipulare il rogito. La Corte ha stabilito che il danno subito dal venditore, costretto a vendere a un prezzo inferiore, è una diretta conseguenza del rifiuto ingiustificato, rigettando tutti i motivi del ricorso.
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Eccezione di inadempimento sindaco: compensi a rischio
La Corte di Cassazione ha confermato che si può sollevare l'eccezione di inadempimento nei confronti del sindaco di una società, negandogli il compenso, qualora abbia omesso di vigilare su operazioni societarie dannose, come una fusione, che hanno contribuito al fallimento. La Corte ha stabilito che un grave inadempimento ai doveri di controllo può giustificare il mancato pagamento anche per le prestazioni rese in periodi successivi all'evento dannoso, se le conseguenze negative si sono manifestate nel tempo, poiché l'incarico viene valutato per annualità.
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Eccezione di inadempimento: il sindaco non pagato
Un professionista, membro del collegio sindacale di una società poi fallita, si è visto negare il pagamento del proprio compenso. La curatela fallimentare ha sollevato con successo un'eccezione di inadempimento, accusando il sindaco di non aver vigilato su un grave errore contabile: un finanziamento ministeriale era stato iscritto a bilancio come ricavo anziché come debito, mascherando così la perdita del capitale sociale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso del professionista inammissibile, confermando che il grave inadempimento ai doveri di controllo giustifica il mancato pagamento del corrispettivo.
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Onere della prova inadempimento: chi deve provare?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4197/2024, ha stabilito un principio fondamentale sull'onere della prova inadempimento contrattuale. In un caso riguardante la mancata migrazione di una linea telefonica aziendale, la Corte ha cassato la decisione di merito che aveva erroneamente addossato al cliente la prova del disservizio. È il fornitore del servizio, in qualità di debitore della prestazione, a dover dimostrare di aver adempiuto correttamente o che l'inadempimento è dovuto a cause a lui non imputabili.
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Eccezione d’inadempimento al professionista: il caso
Un liquidatore di una società, successivamente fallita, ha richiesto l'ammissione del proprio compenso professionale allo stato passivo. La curatela fallimentare si è opposta sollevando un'eccezione d'inadempimento, contestando al professionista di non aver agito per recuperare i contributi dovuti dai soci. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del liquidatore, confermando che l'onere di provare il corretto adempimento dei propri doveri grava sul professionista che richiede il pagamento, una volta che la controparte abbia contestato una specifica negligenza.
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Revoca amministratore srl: violazione non compete
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di revoca amministratore srl per giusta causa, originato dalla violazione di un patto di non concorrenza contrattuale. La Corte ha rigettato sia il ricorso dell'ex amministratore, specificando che la base della revoca era il patto specifico e non una norma di legge generale, sia quello della società, che intendeva negare i compensi pregressi. È stato chiarito che per una violazione passata e definitiva, il rimedio è il risarcimento del danno (se provato) e non la sospensione del pagamento.
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Reiterazione istanze istruttorie: la guida completa
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 4102/2024, ha rigettato il ricorso di una società in una causa di leasing immobiliare. Il punto cruciale è la corretta reiterazione delle istanze istruttorie: la Corte ha ribadito che le richieste di prova non accolte in primo grado devono essere riproposte specificamente in appello, altrimenti si considerano rinunciate. Un richiamo generico agli atti precedenti non è sufficiente, consolidando un principio fondamentale della procedura civile.
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Accertamento tecnico preventivo e prescrizione: la guida
La Cassazione conferma che l'avvio di un accertamento tecnico preventivo interrompe in modo permanente, e non solo istantaneo, la prescrizione per gravi difetti di costruzione. La Corte ha rigettato il ricorso di un'impresa edile, condannata per vizi strutturali, validando l'uso della perizia ATP nel processo e la legittimità del mancato pagamento del saldo da parte del committente a fronte dei gravi inadempimenti.
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Leasing traslativo: la Cassazione sull’art. 1526 c.c.
Una società operante nel settore alberghiero ha contestato la risoluzione di un contratto di leasing traslativo per inadempimento, sollevando eccezioni di usura e illegittimità della pretesa della banca. La Corte di Cassazione ha accolto diversi motivi del ricorso, stabilendo che ai contratti di leasing traslativo risolti prima della legge 124/2017 si applica per analogia l'art. 1526 c.c., imponendo un riequilibrio delle posizioni tra le parti. La Corte ha inoltre fornito importanti chiarimenti sul calcolo del tasso soglia per gli interessi moratori e sugli obblighi di trasparenza contrattuale.
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Responsabilità sindaci: quando si perde il compenso?
La Corte di Cassazione ha stabilito che la responsabilità dei sindaci per omessa vigilanza si estende anche agli effetti dannosi di atti di 'mala gestio' precedenti alla loro nomina, se tali effetti perdurano. In caso di inadempimento, la perdita del diritto al compenso va valutata su base annuale e non per l'intero mandato triennale, data la natura annuale della retribuzione. L'ordinanza chiarisce che il dovere di controllo del collegio sindacale è continuo e non si esaurisce con il compimento dell'atto illecito da parte degli amministratori.
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Eccezione di inadempimento sindaco: compenso negato
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del rigetto della domanda di ammissione al passivo del compenso di un sindaco di una società fallita. Il curatore ha sollevato con successo l'eccezione di inadempimento, basata sulla grave omessa vigilanza del professionista riguardo la perdita del capitale sociale. La Corte ha ribadito che, a fronte dell'allegazione di uno specifico inadempimento da parte del fallimento, spetta al sindaco dimostrare di aver adempiuto correttamente ai propri doveri, prova che nel caso di specie non è stata fornita.
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Risoluzione del contratto per inadempimento: il rinvio
In una lunga controversia tra vicini sorta da un accordo transattivo, la Corte di Cassazione interviene per la seconda volta, chiarendo i limiti del giudice del rinvio. La Corte stabilisce che, una volta accertata la gravità dell'inadempimento in un precedente giudizio di legittimità, il giudice a cui la causa è stata rinviata non può riesaminare tale gravità, ma deve limitarsi a dichiarare la risoluzione del contratto come conseguenza giuridica necessaria. Viene così cassata la sentenza della Corte d'Appello che aveva erroneamente rivalutato i fatti, violando il principio di diritto enunciato dalla Cassazione.
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Incarico professionale nullo: senza albo niente compenso
Un committente aveva affidato a un ingegnere uno studio di fattibilità per un complesso immobiliare. Sorta una controversia sul pagamento, il caso è giunto in Cassazione. La Corte ha stabilito che l'incarico professionale è nullo se il tecnico non è iscritto al relativo albo professionale. Tale nullità, essendo assoluta e rilevabile d'ufficio in ogni fase del giudizio, impedisce al professionista di pretendere qualsiasi compenso per l'attività svolta, anche se ha collaborato con altri tecnici iscritti.
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Obbligo retributivo per mancata reintegra: la Cass.
Un lavoratore, il cui rapporto di lavoro diretto con un'azienda committente era stato accertato in giudizio, ha chiesto il pagamento delle retribuzioni dopo che l'azienda si è rifiutata di reintegrarlo. La Corte d'Appello aveva rigettato la domanda, legandola esclusivamente alla richiesta, non accolta, di un inquadramento superiore. La Corte di Cassazione ha invece chiarito che l'obbligo retributivo del datore di lavoro sorge per il solo fatto del rifiuto di reintegrare, indipendentemente dalla questione dell'inquadramento. La sentenza è stata quindi cassata con rinvio per una nuova valutazione su questo specifico punto.
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Eccezione d’inadempimento: compenso negato al sindaco
Un ex sindaco di una società quotata fallita ha richiesto il pagamento del suo compenso. Il fallimento si è opposto sollevando un'eccezione d'inadempimento, accusando il sindaco di aver omesso la dovuta vigilanza sulla gestione societaria, che aveva occultato la perdita di capitale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del sindaco, chiarendo che in questi casi spetta al professionista dimostrare di aver adempiuto correttamente ai propri doveri. Non avendolo provato, la sua richiesta di compenso è stata legittimamente respinta.
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Eccezione di inadempimento: quando è legittima
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società tecnologica contro un'amministrazione regionale, confermando la legittimità del mancato pagamento del saldo di un appalto. L'amministrazione aveva sollevato l'eccezione di inadempimento a causa della mancata fornitura di un software e di uno studio acustico, come previsto dal contratto. La Corte ha stabilito che la valutazione dei fatti e delle prove spetta ai giudici di merito e che l'eccezione era fondata, rendendo giustificato il rifiuto di pagare.
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Risoluzione contratto appalto: quando è legittima?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 3403/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'impresa edile contro la risoluzione di un contratto d'appalto disposta da un Ente Pubblico. Il caso riguardava la ristrutturazione di un edificio storico. La Corte ha ribadito che, in presenza di inadempimenti reciproci, il giudice di merito deve effettuare una valutazione comparativa per determinare quale condotta abbia inciso in modo prevalente sull'equilibrio del contratto, giustificando la risoluzione. Il ricorso è stato respinto in quanto mirava a un riesame dei fatti, non consentito in sede di legittimità.
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Utilizzo improprio beni aziendali: la condanna
Un dipendente viene condannato per l'utilizzo improprio di beni aziendali. La sentenza accoglie la richiesta di risarcimento del datore di lavoro per prelievi e pagamenti non autorizzati con carta di credito aziendale, anche durante la malattia. Tuttavia, la richiesta di restituzione di contanti viene respinta per mancanza di prova della consegna. Il caso evidenzia l'importanza della prova a carico del creditore, anche in caso di contumacia del debitore.
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Revoca in autotutela: quando un ente può annullarla?
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della revoca in autotutela di una delibera con cui un ente pubblico aveva riconosciuto una somma di denaro a un dipendente. La decisione si fonda sul fatto che la delibera originaria era viziata per la mancanza di un parere obbligatorio, impedendo il sorgere di un diritto acquisito in capo al lavoratore. La Corte ha inoltre chiarito i requisiti di ammissibilità del ricorso per cassazione, respingendo le censure del ricorrente come generiche e mirate a un riesame dei fatti, non consentito in sede di legittimità.
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Licenziamento illegittimo per assenza: quando è lecito
Un'azienda di trasporti licenzia un dipendente per assenze ingiustificate, ma la Corte di Cassazione conferma che si tratta di un licenziamento illegittimo. Le assenze del lavoratore erano una reazione legittima all'inadempimento del datore di lavoro, che non aveva mai specificato le mansioni da svolgere né fornito gli strumenti necessari. La Corte ha ritenuto proporzionato il rifiuto del dipendente di presentarsi al lavoro di fronte a una grave mancanza aziendale, annullando il provvedimento espulsivo e respingendo le eccezioni procedurali della società.
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