LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 1460 Codice Civile

Pagina 26 di 40

867 provvedimenti

Obbligo retributivo: stipendio dovuto senza lavoro?
Una lavoratrice ottiene il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato e l'ordine di reintegro, ma il datore di lavoro non ottempera. La Cassazione conferma l'obbligo retributivo del datore di lavoro per il periodo di mancata prestazione, stabilendo che la messa in mora iniziale è sufficiente e non serve una nuova offerta di lavoro dopo la sentenza.
Continua »
Obbligo di informazione avvocato: compenso a rischio
Un avvocato ha avviato una seconda causa per i suoi clienti nell'ambito di una complessa controversia ereditaria, ma senza dimostrare di averli adeguatamente informati sulla necessità e sulle implicazioni di tale azione. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, negando il compenso professionale al legale. La sentenza sottolinea come l'obbligo di informazione dell'avvocato sia un dovere fondamentale, la cui violazione può comportare la perdita totale del diritto al pagamento per l'attività svolta.
Continua »
Risoluzione contratto preliminare: le domande in subordine
Un promissario acquirente ha agito in giudizio contro una società immobiliare per la risoluzione di un contratto preliminare, chiedendo in via principale l'accertamento della risoluzione consensuale e, in subordine, la risoluzione per inadempimento della controparte. La Corte di Appello aveva dichiarato inammissibile la domanda subordinata per incompatibilità logica con la principale. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che non sussiste alcuna incompatibilità. Se la prova della risoluzione consensuale fallisce, il giudice ha il dovere di esaminare la domanda subordinata di risoluzione per inadempimento, procedendo a una valutazione comparativa dei comportamenti delle parti.
Continua »
Prova del credito: onere e poteri del giudice
Una società di servizi si è vista rigettare la domanda di ammissione di un credito nei confronti di un'impresa in amministrazione straordinaria. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, ribadendo che la prova del credito, ossia la dimostrazione della completa esecuzione della prestazione, spetta interamente al creditore. La Corte ha inoltre chiarito che il giudice fallimentare ha il potere-dovere di verificare d'ufficio la fondatezza del credito, anche in assenza di una specifica contestazione da parte degli organi della procedura.
Continua »
Compenso professionista fallimento: quando è negato
Un professionista ha richiesto il pagamento per aver assistito una società nella preparazione di un concordato preventivo. Tuttavia, la proposta è stata giudicata inammissibile per gravi carenze, portando al fallimento della società. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della richiesta di pagamento, stabilendo che il grave inadempimento del professionista, che ha reso la sua prestazione del tutto inutile, giustifica il mancato compenso. La decisione si fonda sull'eccezione di inadempimento, che il curatore può sollevare quando la prestazione è priva di qualsiasi utilità per il cliente. Il caso chiarisce i limiti del diritto al compenso del professionista nel fallimento.
Continua »
Compenso professionale: quando spetta se il lavoro è negligente?
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della richiesta di compenso professionale avanzata da un'associazione di professionisti per l'attività di attestazione di un concordato preventivo. La decisione si fonda sulla grave negligenza e sull'inadeguatezza della prestazione, che ha reso la proposta di concordato irrealizzabile e inutile per la società cliente, poi fallita. Secondo la Corte, un inadempimento così significativo giustifica il rifiuto del pagamento da parte del curatore fallimentare.
Continua »
Compenso professionista: quando l’errore lo annulla
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di negare il compenso a una professionista incaricata di redigere la relazione per un concordato preventivo. A causa di gravi carenze, illogicità e incoerenze nel suo operato, la proposta di concordato è stata dichiarata inammissibile e la società è fallita. La Corte ha stabilito che il curatore fallimentare può legittimamente rifiutare il pagamento del compenso professionista sollevando l'eccezione di inadempimento, poiché la prestazione resa era del tutto inadeguata e inutile al raggiungimento dello scopo.
Continua »
Responsabilità avvocato concordato: compenso negato
Un professionista ha richiesto il pagamento per l'assistenza fornita a una società in una procedura di concordato preventivo. La sua richiesta è stata respinta a tutti i livelli di giudizio, inclusa la Corte di Cassazione. La Corte ha confermato la grave negligenza del legale, il quale aveva redatto un piano di concordato non conforme alla legge, omettendo il calcolo degli interessi sui crediti privilegiati. Tale errore ha reso la sua prestazione professionalmente inutile, legittimando il curatore fallimentare a rifiutare il pagamento tramite l'eccezione di inadempimento. Il caso sottolinea la profonda responsabilità dell'avvocato nel concordato.
Continua »
Risoluzione del contratto: affitto non pagato
La Corte di Cassazione ha confermato la risoluzione del contratto di locazione a uso diverso per grave inadempimento del conduttore, consistito nel mancato pagamento di diversi canoni. La Corte ha ritenuto irrilevanti, ai fini di escludere la gravità, le presunte inadempienze del locatore, come la mancanza del certificato di agibilità, e ha chiarito che la mediazione obbligatoria si considera esperita anche se le parti, dopo il primo incontro, non proseguono la procedura.
Continua »
Inadempimento appalto: come tutelarsi dai vizi
Un committente cita in giudizio un'impresa edile per grave inadempimento appalto, vizi e ritardi nei lavori di ristrutturazione. Il Tribunale di Torino accoglie le richieste, condannando l'impresa (rimasta contumace) al pagamento di una penale per il ritardo, al risarcimento dei danni per i difetti costruttivi, alla restituzione delle somme pagate in eccesso e alla consegna delle certificazioni di conformità.
Continua »
Risoluzione per inadempimento: colpa e risarcimento
Una società di costruzioni ha citato in giudizio un ente ferroviario per la risoluzione per inadempimento di un contratto d'appalto. I tribunali, inclusa la Corte di Cassazione, hanno attribuito la colpa alla società appaltatrice per la mancata conclusione dei lavori, respingendo le sue richieste di risarcimento e condannandola a risarcire la committente. La sentenza chiarisce che la parte inadempiente non può richiedere il risarcimento del danno.
Continua »
Leasing traslativo: nullità clausola e onere prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18235/2024, si è pronunciata su un caso di leasing traslativo. Un'impresa aveva sospeso il pagamento dei canoni a causa di presunti vizi del bene fornito. La Corte ha rigettato il ricorso dell'utilizzatore, stabilendo che la clausola penale che prevede il pagamento dei canoni futuri è valida, sebbene riducibile dal giudice in caso di manifesta eccessività. Inoltre, ha ribadito che l'onere di provare l'esistenza dei vizi del bene grava sull'utilizzatore e che la mancata indicazione dell'ISC/TAEG non comporta la nullità del contratto.
Continua »
Risoluzione concordato preventivo: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione conferma la risoluzione concordato preventivo di una società per inadempimento. La Corte ha stabilito che la mancata soddisfazione dei creditori, dovuta a una liquidità inferiore alle attese, giustifica la risoluzione a prescindere da una colpa specifica del debitore, poiché la funzione primaria del concordato è tutelare i creditori.
Continua »
Ripristino rapporto di lavoro: quando è effettivo?
La Corte di Cassazione chiarisce che il ripristino rapporto di lavoro, dopo una sentenza che ne accerta l'esistenza, si perfeziona solo con la comunicazione al lavoratore di tutti gli elementi essenziali del contratto (luogo, orario, mansioni), non essendo sufficiente un generico invito a presentarsi in azienda. Di conseguenza, il licenziamento per assenza ingiustificata intimato prima di tale comunicazione è illegittimo. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'azienda, confermando la decisione dei giudici di merito.
Continua »
Eccezione di inadempimento: il curatore può usarla?
Un professionista ha richiesto il pagamento del proprio compenso a una società fallita per l'assistenza prestata in una procedura concorsuale. La curatela ha sollevato un'eccezione di inadempimento, sostenendo che la prestazione del professionista fosse stata negligente e dannosa. La Corte di Cassazione ha confermato che il curatore può legittimamente sollevare nuove eccezioni in sede di opposizione allo stato passivo, respingendo il ricorso del professionista e negandogli il compenso a causa della sua grave negligenza professionale.
Continua »
Compenso professionale: quando è negato per negligenza
Un professionista ha richiesto l'ammissione al passivo fallimentare per un credito di 300.000 euro relativo a una consulenza per un concordato preventivo. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda, negando il compenso professionale a causa della grave negligenza e dell'inutilità della prestazione resa. La Corte ha stabilito che un'attività professionale talmente viziata da non essere funzionale allo scopo del cliente equivale a un inadempimento totale, legittimando il committente (o il curatore fallimentare) a rifiutare il pagamento.
Continua »
Compenso del professionista: quando è escluso?
La Corte di Cassazione ha confermato l'esclusione del compenso del professionista incaricato di redigere un piano di concordato preventivo per una società poi fallita. La Corte ha stabilito che la prestazione, eseguita con grave negligenza e in violazione delle norme basilari, equivale a un totale inadempimento contrattuale, legittimando il rifiuto del pagamento da parte del curatore fallimentare.
Continua »
Clausola risolutiva espressa: prevale sul recesso?
La Corte di Cassazione ha stabilito che un curatore fallimentare, pur avendo esercitato il recesso da un contratto di affitto d'azienda, può legittimamente eccepire l'inadempimento della controparte avvalendosi di una clausola risolutiva espressa. Tale eccezione, se fondata, prevale sul recesso e fa venir meno il diritto all'indennizzo della controparte. La Corte ha cassato la decisione del tribunale che aveva erroneamente escluso questa possibilità, non tenendo conto che l'eccezione di risoluzione era stata sollevata nel corso del giudizio di merito. L'uso della clausola risolutiva espressa non richiede un atto stragiudiziale preventivo e può essere manifestato anche in via di difesa processuale.
Continua »
Qualificazione del contratto: appalto o opera?
Una società committente si opponeva a un decreto ingiuntivo per il pagamento di prestazioni di progettazione, lamentando una errata qualificazione del contratto come prestazione d'opera anziché appalto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo che la distinzione è una valutazione di fatto riservata ai giudici di merito e che anche una società di capitali può svolgere prestazioni intellettuali. L'appello è stato considerato un tentativo inammissibile di ottenere un nuovo esame dei fatti.
Continua »
Qualificazione della domanda: effetti sui termini
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per revocazione. La decisione si fonda sul principio che la qualificazione della domanda operata in una precedente sentenza, sebbene contestata, costituisce un giudicato interno. Di conseguenza, i termini per l'impugnazione, inclusa l'applicazione o meno della sospensione feriale, devono essere calcolati in base a quella qualificazione, rendendo il ricorso tardivo.
Continua »