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Art. 1460 Codice Civile

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867 provvedimenti

Onere della prova: chi deve dimostrare l’inadempimento?
Una società di consulenza ha citato in giudizio un'azienda cliente per il mancato pagamento di servizi contabili e fiscali. L'azienda cliente si è opposta, sollevando un'eccezione di inadempimento e chiedendo un risarcimento danni in via riconvenzionale. Il Tribunale, applicando il principio sull'onere della prova, ha dato ragione alla società di consulenza. Ha stabilito che il creditore deve solo provare l'esistenza del contratto, mentre spetta al debitore dimostrare l'avvenuto pagamento o l'inadempimento della controparte. Poiché la società di consulenza ha dimostrato di aver eseguito le prestazioni e il cliente non ha provato l'inadempimento, quest'ultimo è stato condannato al pagamento delle somme dovute.
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Inadempimento contratto preliminare: opere abusive
La Corte di Cassazione conferma la risoluzione di un contratto preliminare per grave inadempimento del promissario acquirente. Quest'ultimo, dopo aver ottenuto la disponibilità del bene, aveva realizzato opere abusive che rendevano l'immobile non commerciabile. La Corte ha ritenuto legittima la decisione dei giudici di merito, che hanno addebitato la responsabilità dell'abuso al promissario acquirente, respingendo il suo ricorso e confermando l'inadempimento del contratto preliminare.
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Sospensione pagamento canone: quando è legittima?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13815/2024, ha chiarito i limiti della sospensione del pagamento del canone di locazione. Nel caso di specie, i conduttori di un locale commerciale avevano interrotto i pagamenti a causa di vizi all'impianto di fumaria. La Corte ha ritenuto tale sospensione illegittima perché non proporzionata alla gravità dell'inadempimento del locatore, che aveva causato solo un'inutilizzabilità parziale e temporanea del bene. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, confermando la decisione della Corte d'Appello che aveva risolto il contratto per colpa dei conduttori.
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Onere della prova appalto: chi prova l’adempimento?
In una controversia tra un'impresa edile e un condominio per il saldo di lavori, la Corte di Cassazione ha riaffermato un principio cruciale sull'onere della prova appalto. Se il committente contesta l'adempimento, spetta all'impresa appaltatrice dimostrare di aver eseguito i lavori a regola d'arte come pattuito. La semplice emissione di una fattura non costituisce prova sufficiente nel giudizio di merito, invertendo così la decisione della Corte d'Appello che aveva erroneamente addossato la prova al condominio.
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Risoluzione contratto: che succede se entrambi sbagliano?
Una recente ordinanza della Cassazione affronta il caso di una richiesta di risoluzione contratto da parte di due società turistiche in conflitto. Entrambe si accusavano a vicenda di inadempimento. La Corte ha confermato la decisione di merito che ha dichiarato il contratto risolto per mutuo dissenso, non potendo attribuire la colpa a nessuna delle parti. La sentenza chiarisce il principio della "cristallizzazione dell'inadempimento", secondo cui gli eventi successivi all'avvio della causa sono irrilevanti.
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Exceptio non adimpleti contractus: quando non si applica
Una conduttrice sospendeva il pagamento del canone a causa di gravi vizi dell'immobile, noti fin dall'inizio del rapporto e per i quali aveva pattuito di eseguire le riparazioni. La Cassazione ha negato l'applicabilità dell'exceptio non adimpleti contractus, ritenendo più grave l'inadempimento della conduttrice che, pur continuando a godere dell'immobile, aveva interrotto totalmente i pagamenti. La Corte ha confermato la risoluzione del contratto a suo carico.
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Motivazione contraddittoria: Cassazione annulla sentenza
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Corte d'Appello per motivazione contraddittoria. Il caso riguardava una richiesta di pagamento per forniture industriali, opposta dalla società committente per inadempimento. La Corte d'Appello aveva emesso una motivazione illogica riguardo al valore probatorio dei documenti di 'benestare all'emissione fatture'. Secondo la Cassazione, tale contraddizione rende la motivazione solo apparente, viziando la sentenza di nullità e richiedendo un nuovo giudizio.
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Denuncia dei vizi: quando decorre il termine?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12814/2024, ha rigettato il ricorso di due committenti riguardo i vizi di un impianto idraulico. La Corte ha stabilito che il termine per la denuncia dei vizi decorre dal momento in cui i committenti acquisiscono una sufficiente consapevolezza del difetto, non essendo necessario attendere l'esito di perizie tecniche. Nel caso di specie, i committenti erano a conoscenza dei problemi già dal 2006, ma hanno sporto denuncia solo nel 2010, risultando quindi tardivi e perdendo il diritto alla garanzia.
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Eccezione di inadempimento: quando si applica?
La Corte di Cassazione conferma che l'eccezione di inadempimento è un principio generale applicabile anche ai contratti di lavoro a progetto. Se un lavoratore non prova di aver adempiuto alle proprie obbligazioni, il datore di lavoro può legittimamente rifiutare il pagamento. Il ricorso del lavoratore è stato respinto, consolidando l'onere della prova a suo carico.
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Cessazione materia del contendere: il caso in Cassazione
Un privato cittadino aveva presentato ricorso in Cassazione contro una sentenza della Corte d'Appello. Tuttavia, prima dell'udienza, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo, risolvendo la loro controversia. Di conseguenza, hanno presentato un'istanza congiunta alla Corte Suprema, chiedendo di dichiarare la cessazione della materia del contendere. La Corte ha accolto la richiesta, ha dichiarato estinto il giudizio e ha compensato integralmente le spese legali tra le parti, come da loro accordo.
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Clausola penale: cumulo con risarcimento del danno
Due costruttori non completano un edificio pattuito come compenso per un professionista. La Corte di Cassazione conferma la loro condanna a pagare sia la clausola penale per il ritardo, sia il risarcimento per il definitivo inadempimento, chiarendo i criteri di prevalenza della colpa e di cumulo dei rimedi risarcitori.
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Revocatoria compenso avvocato: quando è a rischio?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8900/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un legale contro la revocatoria del compenso ricevuto da una società poi fallita. La Corte ha chiarito che il pagamento non rientra né tra le prestazioni di collaboratori esenti da revocatoria, né tra gli atti di normale esercizio d'impresa, confermando la piena applicabilità dell'azione di revocatoria del compenso avvocato in questi contesti.
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Inadempimento del venditore: quando scatta la risoluzione
Un acquirente cita in giudizio un venditore per l'inadempimento del venditore nella consegna di un'imbarcazione, chiedendo la risoluzione del contratto e la restituzione del prezzo. Dopo una prima decisione sfavorevole, la Corte d'Appello accoglie la richiesta, condannando il venditore. Il ricorso di quest'ultimo in Cassazione viene dichiarato estinto per un vizio procedurale (deposito tardivo di un atto), rendendo definitiva la condanna alla restituzione della somma versata.
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Accordo compenso avvocato: la nota spese vincola
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 26783/2025, ha rigettato il ricorso di un'avvocatessa contro i suoi ex clienti in una controversia sui compensi. La Corte ha confermato la decisione di merito che aveva individuato un accordo compenso avvocato sulla base di una nota spese inviata e non contestata, riducendo l'importo dovuto alla professionista in virtù degli acconti versati dai clienti. È stato ribadito che il vizio di ultrapetizione della sentenza di primo grado deve essere eccepito in appello e che la Cassazione non può riesaminare le prove nel merito.
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Risoluzione contratto appalto e danni: le regole
Una società ottiene la risoluzione di un contratto di appalto pubblico a causa di illegittime e prolungate sospensioni dei lavori da parte della stazione appaltante. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8765/2024, chiarisce che in caso di risoluzione del contratto, che ha effetto retroattivo, non si applicano le norme speciali sul risarcimento del danno da sospensione (D.M. 145/2000). Il danno deve essere provato secondo le regole generali e il mancato utile può essere liquidato in via equitativa, ad esempio nella misura del 10% del valore dell'appalto.
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Preliminare senza agibilità: grave inadempimento
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8749/2024, ha stabilito che la mancata consegna del certificato di agibilità in un contratto preliminare di vendita immobiliare può costituire un grave inadempimento, giustificando la risoluzione del contratto. Questo vale anche se nel contratto è presente una clausola che lega la risoluzione a un diverso evento, come l'esito di un ricorso amministrativo. La Corte ha chiarito che il giudice deve valutare autonomamente la gravità della mancanza di agibilità, soprattutto se deriva da un abuso edilizio insanabile, configurando una vendita di 'aliud pro alio'. Il caso riguardava un preliminare senza agibilità per un immobile con un cambio di destinazione d'uso abusivo. La Cassazione ha cassato la sentenza d'appello che aveva escluso la risoluzione, rinviando la causa per una nuova valutazione.
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Clausola solve et repete: pagare prima di contestare
Una società ha citato in giudizio il suo fornitore di energia per fatturazione illegittima. Tuttavia, il contratto conteneva una clausola solve et repete, che obbliga a pagare prima di poter sollevare contestazioni. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8713/2024, ha confermato che, in virtù di tale clausola, l'azione legale della società era improcedibile perché non aveva saldato le fatture contestate prima di avviare la causa. La Corte ha ribadito che il pagamento è un prerequisito per l'esame nel merito delle eccezioni relative all'inadempimento del creditore.
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Patto di non concorrenza: quando non vincola la società
La Corte di Cassazione conferma la decisione d'appello, stabilendo che un patto di non concorrenza stipulato da ex dipendenti non si estende automaticamente alla nuova società da loro costituita, in assenza di una clausola esplicita. La Corte ha ritenuto infondate le accuse di concorrenza sleale, giudicando legittima la sospensione dei servizi da parte della nuova società a fronte del mancato pagamento delle fatture da parte della società committente. La sentenza chiarisce la distinzione tra obbligazioni personali e societarie e i limiti della responsabilità per concorrenza sleale.
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Fallimento subappaltatore: che fine fa la garanzia?
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di fallimento del subappaltatore, il committente non può trattenere le somme a garanzia del pagamento dei contributi previdenziali. Tale importo deve essere versato alla curatela fallimentare. La dichiarazione di fallimento, infatti, scioglie il contratto e rende la condizione di pagamento dei contributi inesigibile direttamente, considerandola avverata per 'factum principis'. Un pagamento diretto all'ente previdenziale da parte del committente violerebbe la par condicio creditorum.
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Frazionamento abusivo del credito: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29438/2025, interviene su un caso di frazionamento abusivo del credito. Un professionista aveva avviato 38 procedure monitorie separate contro una società cooperativa per recuperare i propri compensi. Mentre il Tribunale aveva dichiarato l'azione improponibile per abuso, la Corte d'Appello l'aveva ritenuta legittima, basandosi sulla pluralità di incarichi distinti. La Cassazione ha cassato la sentenza d'appello, stabilendo che il divieto di frazionamento abusivo del credito si applica anche in assenza di un unico rapporto contrattuale, quando i crediti derivano da un rapporto di durata e la loro trattazione separata causa un ingiustificato dispendio di attività processuale. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione basata su questo principio.
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