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Art. 1460 Codice Civile — Anno 2026

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110 provvedimenti

Altri anni per Art. 1460 Codice Civile

Compensazione crediti nel fallimento: no a danni incerti
Una società committente si opponeva al pagamento di fatture a un'impresa appaltatrice, lamentando vizi e ritardi nei lavori. Nel corso della causa, l'impresa appaltatrice falliva. La società committente cercava di evitare il pagamento sostenendo di avere un controcredito per danni da opporre in compensazione. La Corte di Cassazione ha respinto questa tesi. Ha stabilito un principio fondamentale sulla **compensazione crediti nel fallimento**: non è possibile compensare un debito certo e liquido (le fatture) con un controcredito incerto, non quantificato e contestato (i danni). Il credito per danni deve essere prima accertato all'interno della procedura fallimentare. La società committente ha perso e deve pagare quanto dovuto alla curatela.
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Cessione di Azienda e Debiti: Cliente non Paga la Nuova Società
Un'azienda cliente si oppone al pagamento di fatture per servizi pubblicitari a una nuova agenzia, subentrata alla precedente tramite affitto di ramo d'azienda. Il cliente sostiene che il debito, sorto prima del trasferimento, non sia stato trasferito alla nuova società. La Corte di Cassazione accoglie questa tesi, stabilendo un principio chiave sulla cessione di azienda e debiti: le parti possono escludere contrattualmente il trasferimento dei debiti anteriori. La Corte d'Appello aveva ignorato la clausola specifica del contratto di cessione che lasciava i debiti pregressi in capo alla vecchia società. Di conseguenza, la sentenza di condanna è stata annullata con rinvio per una nuova valutazione.
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Eccezione di inadempimento: il Cliente perde se la usa come scusa
Un'azienda fornitrice chiede il pagamento di interessi e adeguamenti ISTAT a un'azienda cliente. Quest'ultima si difende sollevando l'eccezione di inadempimento, giustificando i ritardi nel pagamento con la mancata consegna di documenti sulla regolarità contributiva. La Corte di Cassazione dà torto all'azienda cliente, stabilendo che tale eccezione è illegittima se usata come pretesto e non in buona fede. Il rifiuto di pagare era ingiustificato perché la questione dei documenti non era mai stata sollevata prima della causa e le fatture erano già state pagate, seppur in ritardo. Vince l'azienda fornitrice.
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Ritenuta a Garanzia Fallimento: Pagamento Bloccato per Polizza?
Una società subappaltatrice, fallita prima di consegnare la polizza assicurativa decennale pattuita, si è vista negare dal committente lo svincolo della somma finale. Il committente ha bloccato la ritenuta a garanzia proprio a causa della mancata consegna della polizza. Il curatore fallimentare ha agito in giudizio per ottenere il pagamento, sostenendo che lo scioglimento del contratto per fallimento rendesse inesigibile tale obbligo. La Corte di Cassazione, di fronte a un contrasto tra le regole del contratto e quelle della procedura fallimentare, non ha emesso una decisione definitiva. Ha invece ritenuto la questione sulla legittimità della trattenuta della ritenuta a garanzia in caso di fallimento così complessa da meritare un approfondimento in una pubblica udienza.
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Risarcimento Danni Senza Risoluzione: Contratto Salvo, Penale No
Una società committente chiedeva la risoluzione di un contratto di subappalto e il pagamento di penali per il ritardo accumulato dalla subappaltatrice. Gli arbitri respingevano la richiesta di risoluzione, ritenendo il ritardo non così grave da giustificarla, ma condannavano comunque la subappaltatrice a pagare le penali. La subappaltatrice ha impugnato la decisione, sostenendo una contraddizione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio chiaro: il **risarcimento danni senza risoluzione** del contratto è pienamente legittimo. La richiesta di risarcimento, specialmente se basata su una clausola penale per il ritardo, è autonoma e non dipende dalla cessazione del rapporto contrattuale. La Committente vince la causa.
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Risoluzione del contratto per vizi: vince chi danneggia la merce
Un fornitore di vetri non viene pagato dall'acquirente, che lamenta la non conformità dei prodotti alle norme di sicurezza. Il fornitore si oppone alla richiesta di risoluzione del contratto per vizi, sostenendo che l'acquirente ha danneggiato le vetrate e quindi non può più chiederne la restituzione. La Corte di Cassazione dà torto al fornitore. Stabilisce che il semplice danneggiamento del bene da parte del compratore non impedisce la risoluzione del contratto. Le cause che bloccano tale azione, previste dalla legge, sono tassative (distruzione, alienazione o trasformazione del bene) e non possono essere estese per analogia al solo danneggiamento. L'acquirente vince la causa.
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Abuso edilizio e inadempimento reciproco: chi ha torto?
Una promessa di vendita di uno stabilimento balneare si blocca. I compratori, già affittuari, realizzano abusi edilizi. La venditrice nega il consenso alla voltura delle licenze. La Corte di Cassazione interviene sul caso di inadempimento reciproco, stabilendo un principio fondamentale: il giudice non può valutare solo la colpa di una parte. È necessario confrontare i comportamenti di entrambi per decidere quale inadempimento sia stato più grave e determinante nel rompere l'equilibrio del contratto. La sentenza precedente, che aveva dato torto solo alla venditrice ignorando gli abusi edilizi, viene annullata e il processo dovrà essere rifatto.
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Condizione sospensiva del pagamento: immobile non pagato, chiavi non date
Una società venditrice recede da una compravendita immobiliare e trattiene la caparra, poiché l'acquirente non salda il prezzo. L'acquirente si giustifica sostenendo la mancata consegna delle chiavi. Il contratto prevedeva una condizione sospensiva del pagamento per il trasferimento della proprietà. La Cassazione stabilisce che l'obbligo di consegnare le chiavi e quello di pagare il saldo erano contestuali. La mancata consegna delle chiavi ha quindi giustificato il rifiuto di pagare. Il tentativo della venditrice di far revocare la sentenza per 'errore di fatto' viene respinto, perché la sua è una contestazione sull'interpretazione legale del contratto, non una svista su un fatto. Vince la società acquirente.
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Tubo imprevisto: no alla sospensione unilaterale dei lavori
Un'impresa edile realizzava una tangenziale per conto di un Comune. A causa di una tubazione imprevista, l'impresa decideva la sospensione unilaterale dei lavori, chiedendo poi un risarcimento danni. La Stazione Appaltante si opponeva, sostenendo che l'ostacolo non impediva la prosecuzione di altre opere previste dal contratto. La Corte di Cassazione ha dato ragione al Comune. Ha stabilito che la sospensione unilaterale dei lavori è illegittima se contraria a buona fede. L'impresa avrebbe dovuto eseguire le parti di lavoro ancora possibili, invece di bloccare completamente il cantiere. La richiesta di risarcimento è stata quindi respinta.
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Eccezione di inadempimento del sindaco: compenso negato per omessa vigilanza
Un presidente del collegio sindacale chiede il pagamento dei suoi compensi a una società, poi finita in liquidazione giudiziale. La Curatela si oppone sollevando l'eccezione di inadempimento del sindaco, accusandolo di non aver vigilato correttamente sulla gestione, in particolare sulla supervalutazione del magazzino che nascondeva perdite. La Corte di Cassazione stabilisce che, a fronte di una contestazione specifica e dettagliata da parte della Curatela, spetta al sindaco (creditore) dimostrare di aver adempiuto correttamente ai propri doveri di vigilanza. Non avendo fornito tale prova, il sindaco perde la causa e il suo diritto al compenso viene negato.
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Saldo negato per vizi: eccezione di inadempimento nell’appalto
Un'impresa edile agisce in giudizio contro il committente per ottenere il pagamento del saldo per lavori di urbanizzazione. Il committente si oppone sollevando l'eccezione di inadempimento nell'appalto, sostenendo che le opere non sono conformi al progetto. I giudici di merito rigettano la richiesta dell'appaltatore poiché quest'ultimo non ha prodotto il progetto originario, rendendo impossibile verificare la conformità dei lavori. La Corte di Cassazione conferma la decisione: quando il committente solleva l'eccezione di inadempimento nell'appalto, spetta all'appaltatore l'onere di provare l'esatto adempimento, ossia di aver eseguito l'opera a regola d'arte e nel rispetto del contratto. Aver realizzato lavori extra non esonera l'impresa dal dimostrare la conformità dell'opera principale.
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Occupazione senza titolo: il rilascio negato al proprietario
Una società di gestione di spazi commerciali ha agito in giudizio per ottenere il rilascio di un locale adibito a tabaccheria in una stazione ferroviaria, lamentando una presunta occupazione senza titolo. Le parti avevano precedentemente sottoscritto un accordo di mediazione che risolveva la locazione, ma subordinava il rilascio dell'immobile alla consegna di un nuovo spazio commerciale da parte della società proprietaria. Poiché tale nuovo locale non è mai stato consegnato, i giudici di merito hanno ritenuto legittima la permanenza dell'esercente. La Corte di Cassazione ha confermato tale orientamento, dichiarando inammissibile il ricorso della società. La Suprema Corte ha rilevato che il proprietario inadempiente non può pretendere lo sgombero se non rispetta gli impegni assunti nell'accordo conciliativo, confermando che il titolo alla detenzione risiede proprio nella clausola condizionale del verbale di mediazione.
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Compenso professionale dell’avvocato: tra forfait e inadempimento
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto dell'opposizione allo stato passivo proposta da una Professionista che richiedeva il pagamento integrale di parcelle pattuite a forfait per un'assistenza in sede di concordato preventivo. Il Tribunale aveva dichiarato nulle le clausole relative al compenso professionale dell'avvocato poiché ritenute sproporzionate rispetto all'attività svolta (un semplice ricorso in bianco) e contrarie al principio di adeguatezza ex art. 2233 c.c. Inoltre, è stato accertato un inesatto adempimento della prestazione, poiché il piano concordatario era basato su presupposti economici irrealistici e giuridicamente fragili. La Suprema Corte ha ribadito che l'onere di provare il corretto adempimento spetta al professionista e che il giudice può ridurre il compenso se l'opera risulta priva di utilità o eseguita con negligenza.
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Eccezione di inadempimento e compensi del sindaco
Un professionista, ex sindaco di una società in liquidazione, ha impugnato l'esclusione del proprio credito professionale dallo stato passivo. La curatela aveva sollevato un'eccezione di inadempimento, contestando al sindaco l'omessa vigilanza sul dissesto aziendale e sulla perdita della continuità aziendale. La Corte di Cassazione ha confermato che, a fronte di tale eccezione, spetta al professionista l'onere di provare l'esatto adempimento dei propri doveri di controllo. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché le doglianze miravano a una revisione dei fatti già accertati nel merito.
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Obbligazione di mezzi e responsabilità professionale
Un professionista legale ha impugnato il rigetto della propria domanda di ammissione al passivo di una società in liquidazione giudiziale, relativa ai compensi per l'assistenza in una procedura di concordato preventivo. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione del tribunale di merito, stabilendo che, sebbene l'incarico costituisca un'**obbligazione di mezzi**, la prestazione deve comunque essere idonea a raggiungere lo scopo prefissato. Nel caso di specie, l'attività è stata giudicata inutile poiché le criticità aziendali rendevano il concordato impraticabile già al momento del deposito della domanda, configurando un inadempimento professionale che giustifica il mancato pagamento del compenso.
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Responsabilità sindaci: onere prova e compensi
Un professionista ha impugnato l'esclusione del proprio credito per compensi da sindaco dallo stato passivo di una società in liquidazione. La curatela ha sollevato un'eccezione di inadempimento, contestando la mancata vigilanza su gravi irregolarità contabili e fiscali. La Corte di Cassazione ha confermato che, a fronte di contestazioni specifiche sulla responsabilità sindaci, spetta al professionista dimostrare l'esatto adempimento dei propri doveri di controllo. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché volto a una rivalutazione dei fatti preclusa in sede di legittimità.
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Eccezione di inadempimento: stop ai compensi sindaci
Un professionista ha proposto opposizione allo stato passivo per ottenere il pagamento dei compensi maturati come sindaco. La procedura concorsuale ha sollevato l'eccezione di inadempimento, contestando la mancata vigilanza su debiti erariali e bilanci. La Cassazione ha stabilito che spetta al professionista provare il corretto adempimento dei propri doveri per superare la contestazione.
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Collegio Sindacale: vigilanza sulle controllate
La Corte di Cassazione ha emesso un'ordinanza interlocutoria riguardante i doveri del Collegio Sindacale di una società controllante. Il caso analizza se la vigilanza debba estendersi agli assetti organizzativi e contabili delle società controllate. La controversia nasce dall'opposizione di un curatore all'ammissione al passivo del compenso di un sindaco, invocando l'eccezione di inadempimento per omessa vigilanza. Data l'assenza di precedenti specifici e la rilevanza della questione, la causa è stata rimessa alla pubblica udienza.
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Eccezione d’inadempimento: compenso sindaco negato
Un professionista, già presidente del collegio sindacale di una società, ha proposto opposizione allo stato passivo dopo l'esclusione del proprio credito per compensi professionali. La curatela della liquidazione giudiziale ha sollevato l'eccezione d'inadempimento, contestando gravi carenze nell'attività di vigilanza, tra cui la mancata rilevazione di debiti erariali e irregolarità nei bilanci. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto dell'opposizione, stabilendo che, una volta allegato l'inadempimento da parte del curatore, spetta al professionista l'onere di provare il corretto e diligente svolgimento del proprio incarico.
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Clausola risolutiva espressa e validità dello sfratto
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato da una società conduttrice contro la risoluzione di un contratto di locazione. Il cuore della disputa riguardava l'attivazione di una clausola risolutiva espressa dovuta alla mancata consegna di una polizza fideiussoria. Nonostante la conduttrice avesse sollevato un'eccezione di inadempimento per vizi dell'immobile, la Corte d'Appello aveva stabilito che la risoluzione era già avvenuta e che la mancata impugnazione specifica di tale punto tramite appello incidentale aveva reso la decisione definitiva. La Cassazione ha ribadito che l'occupazione dell'immobile comporta comunque l'obbligo di corrispondere l'indennità ex art. 1591 c.c.
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