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Art. 1460 Codice Civile — Anno 2025

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189 provvedimenti

Altri anni per Art. 1460 Codice Civile

Sospensione unilaterale rapporto: obblighi contributivi
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di sospensione unilaterale rapporto di lavoro, il datore di lavoro rimane obbligato al versamento dei contributi previdenziali. Tale obbligo viene meno solo se l'azienda dimostra che la sospensione deriva da un'impossibilità assoluta della prestazione lavorativa, non imputabile a propria negligenza. Nel caso specifico, un ente di formazione, a seguito della revoca dell'accreditamento regionale, aveva sospeso i dipendenti. La Corte ha chiarito che la semplice revoca non basta a giustificare la sospensione, ma occorre verificare se essa sia stata causata da irregolarità gestionali dell'ente stesso. Il caso è stato rinviato al Tribunale per un nuovo esame.
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Responsabilità avvocato concordato: compenso a rischio
Un avvocato ha assistito un'impresa nella presentazione di una domanda di concordato preventivo. Tuttavia, non ha informato la società del divieto di pagare debiti anteriori senza autorizzazione, cosa che l'impresa ha fatto per un importo considerevole. Dopo il fallimento della società, l'avvocato ha chiesto l'ammissione al passivo del suo credito per il compenso professionale. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, rigettando la richiesta. La Corte ha stabilito che la prestazione del professionista, a causa della sua grave negligenza e della violazione del dovere di diligenza, era funzionalmente inadeguata allo scopo, giustificando il mancato pagamento del compenso da parte del curatore fallimentare.
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Spendita del nome: quando il contratto vincola l’azienda
Una ditta di arredamento si vede negare il pagamento da una società cliente poiché il contratto era stato firmato dal legale rappresentante a titolo personale. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che in assenza di obblighi di forma, la spendita del nome può essere desunta dal comportamento complessivo delle parti, come i pagamenti effettuati dalla società e la destinazione dei beni alla sua sede, vincolando così l'azienda al contratto.
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Contratto autonomo di garanzia: No nullità ABI
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un garante che contestava la validità di alcune garanzie prestate per contratti di leasing. La Corte ha stabilito che il contratto autonomo di garanzia, a differenza della fideiussione omnibus, non è soggetto alla nullità derivante dagli schemi ABI anticoncorrenziali. Inoltre, ha confermato la validità della clausola con cui il garante rinuncia alla protezione dell'art. 1957 c.c. (termine semestrale per agire contro il debitore principale) e ha respinto la richiesta di applicazione delle norme sul leasing traslativo per mancata prova della risoluzione dei contratti e della restituzione dei beni.
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Riduzione canone locazione: la Cassazione e il Covid
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul caso di una società commerciale che richiedeva la riduzione del canone di locazione a causa delle chiusure imposte dall'emergenza Covid-19. La Corte ha stabilito che non esiste un diritto automatico a ottenere una riduzione giudiziale del canone. Il decreto "Cura Italia" esclude la responsabilità per inadempimento ma non crea un diritto alla rinegoziazione forzata. Il rimedio principale per l'eccessiva onerosità sopravvenuta resta la risoluzione del contratto, con la facoltà per il locatore di offrire una modifica per evitarla. La richiesta di riduzione del canone locazione del conduttore è stata quindi respinta.
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Contratto preliminare: la consegna non fa possesso
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso relativo a un contratto preliminare di vendita immobiliare. I promissari acquirenti, dopo aver ricevuto l'immobile in anticipo, hanno sostenuto di averne acquisito la proprietà per usucapione. La Corte ha respinto questa tesi, ribadendo un principio fondamentale: la consegna anticipata del bene in un contratto preliminare configura una mera detenzione e non un possesso utile ai fini dell'usucapione, poiché l'acquirente è consapevole che la proprietà non è ancora stata trasferita. Allo stesso tempo, la Corte ha respinto la domanda di risoluzione del contratto del venditore a causa di un vizio formale nella diffida ad adempiere.
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Preliminare di vendita: prova del pagamento e cambiali
Un promissario acquirente ha richiesto il trasferimento di un immobile in base a un contratto preliminare di vendita, sostenendo di aver pagato parte del prezzo con cambiali. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la semplice emissione di cambiali non prova l'avvenuto pagamento. In un preliminare di vendita, l'onere di dimostrare l'effettivo incasso dei titoli spetta all'acquirente. Senza tale prova, o un'offerta formale di pagamento del saldo, la domanda di esecuzione specifica del contratto non può essere accolta.
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Onere della prova mutuo: ricorso inammissibile
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cliente contro una banca in un caso di mutuo. La Corte ha stabilito che l'onere della prova mutuo ricade sul cliente, che non avendo depositato documenti essenziali come il piano di ammortamento e l'atto di quietanza, non ha potuto dimostrare la presunta nullità delle clausole sugli interessi e l'usura. La mancata produzione documentale ha reso impossibile la verifica delle contestazioni.
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Pericolo di evizione nel preliminare: guida completa
Un promissario acquirente recedeva da un contratto preliminare a causa di una disputa sui confini che creava un rischio di evizione parziale. La Corte d'Appello aveva convalidato il recesso. La Corte di Cassazione, invece, ha annullato la decisione, specificando che il pericolo di evizione consente principalmente la sospensione del pagamento (art. 1481 c.c.), ma non il recesso automatico. Per recedere, è necessario dimostrare un inadempimento grave e colpevole del venditore (art. 1455 c.c.), valutazione che la corte territoriale non aveva effettuato. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Ricorso per cassazione improcedibile: il caso
Un conduttore, dopo aver ottenuto una sentenza favorevole in appello che riclassificava il suo contratto di locazione, ha presentato ricorso in Cassazione. Tuttavia, il ricorso è stato dichiarato inammissibile. La Suprema Corte ha stabilito che il ricorso per cassazione è improcedibile perché l'avvocato del ricorrente non ha depositato la copia completa della sentenza impugnata, ma solo la parte dispositiva. Questo errore procedurale, considerato una grave negligenza, ha comportato il rigetto del ricorso e sanzioni pecuniarie per il ricorrente.
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Frazionamento del credito: quando è legittimo?
Un'impresa di noleggio ponteggi ha ottenuto due decreti ingiuntivi distinti contro un cliente per canoni non pagati maturati in periodi diversi dello stesso contratto. Il cliente ha contestato la seconda azione come un illegittimo frazionamento del credito. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che il frazionamento del credito è legittimo quando il creditore ha un 'apprezzabile interesse'. In questo caso, i canoni della seconda azione erano maturati dopo l'avvio della prima, giustificando una richiesta separata e rendendo la condotta del creditore non abusiva.
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Fideiussore consumatore: la Cassazione chiarisce
Due persone fisiche, garanti di un mutuo fondiario contratto da una società, si sono opposte a un precetto di pagamento. La Corte di Cassazione, accogliendo uno dei motivi di ricorso, ha stabilito un principio fondamentale: la qualifica di 'fideiussore consumatore' va valutata in base allo scopo personale del garante, non in base all'attività commerciale del debitore principale. Pertanto, anche chi garantisce un'impresa può beneficiare delle tutele del Codice del Consumo contro le clausole vessatorie. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione alla luce di questo principio.
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Certificato di agibilità: legittimo rifiuto al rogito
La Cassazione chiarisce che la mancanza del certificato di agibilità costituisce un inadempimento grave del venditore, legittimando il rifiuto del compratore di stipulare il contratto definitivo. Inoltre, la domanda giudiziale di trasferimento coattivo dell'immobile (ex art. 2932 c.c.) implica l'offerta di pagamento del saldo prezzo, non essendo necessaria un'offerta formale separata quando il versamento è previsto al rogito.
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Rito processuale errato: quando si perde un grado
Una società contesta le parcelle di un legale. Il Tribunale adotta un rito processuale sommario, ma la Corte di Cassazione annulla la decisione. L'applicazione di un rito processuale errato per le attività stragiudiziali ha illegittimamente privato la società di un grado di appello, violando i suoi diritti processuali. La causa è stata rinviata al Tribunale per essere decisa con il rito corretto.
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Eccezione di inadempimento: onere della prova
Una società committente si opponeva al pagamento per l'installazione di un'insegna, sollevando un'eccezione di inadempimento per ritardi e vizi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo che una volta che l'appaltatore prova di aver eseguito la prestazione, spetta al committente dimostrare la gravità dell'inadempimento. La Corte ha inoltre confermato che la ricezione dell'opera senza riserve può configurare un'accettazione tacita, anche in assenza di una verifica formale.
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Responsabilità professionale advisor: compenso negato
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego del compenso a un professionista per grave inadempimento. L'advisor non aveva informato una società, in procinto di presentare domanda di concordato preventivo, del divieto di pagare debiti pregressi senza autorizzazione giudiziale. Tale omissione, che ha violato la parità dei creditori, ha reso la prestazione professionalmente inutile, giustificando il mancato pagamento. Il caso sottolinea la cruciale importanza della diligenza e della responsabilità professionale dell'advisor nelle procedure concorsuali.
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Responsabilità precontrattuale: revoca e risarcimento
Una controversia immobiliare tra fratelli approda in Cassazione. La Corte chiarisce che, anche in assenza di un contratto scritto valido, la revoca ingiustificata di un'autorizzazione verbale che ha generato legittimo affidamento e spese, configura una responsabilità precontrattuale. Di conseguenza, la parte che ha subito la revoca ha diritto al risarcimento delle spese sostenute (interesse negativo), ma non dei vantaggi mancati dall'accordo non concluso.
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Contratto preliminare: risoluzione per inadempimento
La Corte di Cassazione conferma la risoluzione di un contratto preliminare immobiliare per grave inadempimento dei promissari acquirenti. L'analisi si concentra sull'interpretazione delle clausole contrattuali, la natura delle obbligazioni alternative e la mancata corresponsione delle rate di mutuo pattuite, ritenuta giusta causa per la risoluzione.
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Eccezione inadempimento: quando è tardiva? La Cassazione
Una società acquirente non pagava l'anticipo per un veicolo, versando solo la caparra. La venditrice non consegnava il mezzo e, citata in giudizio, sollevava tardivamente l'eccezione di inadempimento. La Cassazione chiarisce che tale difesa è un'eccezione in senso stretto, soggetta a precisi termini di decadenza. Avendo la venditrice proposto la difesa oltre i termini, la Corte ha cassato la sentenza d'appello che l'aveva erroneamente considerata una mera difesa proponibile in ogni momento.
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Eccezione di inadempimento: quando è legittima?
Una società fornitrice di attrezzature per la vinificazione non ha riparato i difetti della merce venduta. L'acquirente ha quindi incaricato un'altra ditta per le riparazioni, rifiutandosi di saldare il conto e sollevando l'eccezione di inadempimento. La Corte di Cassazione ha confermato la validità di tale eccezione anche quando l'acquirente non ha più interesse alla prestazione originaria. Tuttavia, ha stabilito che il giudice non può semplicemente annullare l'obbligo di pagamento, ma deve bilanciare i debiti reciproci: il prezzo non pagato contro il costo delle riparazioni, che rappresenta un danno risarcibile. La causa è stata rinviata per un nuovo calcolo.
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