LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 1460 Codice Civile — Anno 2025

Pagina 8 di 10

189 provvedimenti

Altri anni per Art. 1460 Codice Civile

Verbale di conciliazione: è vincolante sull’orario?
Una società del settore abbigliamento sanzionava una dipendente che si rifiutava di seguire un nuovo orario di lavoro, diverso da quello stabilito in un precedente verbale di conciliazione. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni dei giudici di merito, stabilendo che la clausola sull'orario contenuta nel verbale di conciliazione era una previsione vincolante, parte di un accordo complessivo tra le parti, e non poteva essere modificata unilateralmente dal datore di lavoro. Le sanzioni sono state quindi ritenute illegittime.
Continua »
Contratto distrattivo: nullità e frode ai creditori
La Corte di Cassazione esamina il caso di un contratto di locazione ritenuto parte di un'operazione di distrazione patrimoniale ai danni di una società poi finita in amministrazione straordinaria. Pur correggendo la motivazione del giudice di merito, la Corte rigetta il ricorso, chiarendo che un contratto distrattivo, se integra il reato di bancarotta fraudolenta, è nullo per violazione di norme imperative. Tuttavia, la decisione si fonda sulla non censurabilità dell'accertamento di fatto del tribunale, che aveva escluso il collegamento funzionale tra il contratto e le precedenti operazioni societarie distrattive.
Continua »
Patto di non concorrenza: requisiti del corrispettivo
Un istituto bancario ha citato in giudizio un ex dipendente per la violazione del patto di non concorrenza. I tribunali di merito avevano dichiarato nullo il patto, ritenendo che il corrispettivo, legato alla durata del rapporto di lavoro, fosse indeterminato. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, chiarendo che la determinatezza (la possibilità di calcolare il compenso) e la congruità (la sua adeguatezza rispetto al sacrificio richiesto) sono due requisiti distinti e devono essere valutati separatamente. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione basata su questo principio.
Continua »
Gravità dell’inadempimento: valutazione del giudice
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza d'appello che aveva dichiarato la risoluzione di un contratto preliminare di compravendita immobiliare. Il motivo è la mancata esplicita valutazione della gravità dell'inadempimento, un requisito fondamentale secondo l'art. 1455 c.c. La Corte ha stabilito che il giudice non può desumere implicitamente la gravità dall'accoglimento di una domanda, ma deve motivare specificamente perché l'inadempimento non è di scarsa importanza, rinviando il caso alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
Continua »
Responsabilità per inadempimento: banca condannata
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un istituto bancario al risarcimento dei danni in favore di un investitore a causa della violazione di un contratto di gestione patrimoniale. La Corte ha rigettato tutti i motivi di ricorso della banca, molti dei quali ritenuti inammissibili perché miravano a una nuova valutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità. L'ordinanza ribadisce un principio cruciale: nella richiesta di risarcimento per responsabilità per inadempimento contrattuale, la svalutazione monetaria è una componente implicita e dovuta anche se non esplicitamente richiesta.
Continua »
Prescrizione risoluzione contratto: l’effetto interruttivo
La Corte di Cassazione stabilisce che la domanda giudiziale per l'esecuzione in forma specifica di un contratto preliminare interrompe la prescrizione anche per la successiva domanda di risoluzione. Il caso riguarda una compravendita immobiliare bloccata per irregolarità urbanistiche. La Corte ha confermato la risoluzione del contratto per inadempimento dei promittenti venditori, rigettando la loro eccezione di prescrizione risoluzione contratto, poiché la prima azione legale aveva già interrotto il decorso dei termini.
Continua »
Sospensione lavori appalto: quando è legittima?
Un'impresa edile interrompe i lavori in un condominio e chiede il saldo per le opere già eseguite. La Cassazione, confermando la decisione d'appello, stabilisce che la sospensione lavori appalto, se unilaterale e ingiustificata, costituisce un grave inadempimento. Tale inadempimento legittima il committente a rifiutare il pagamento del saldo, in applicazione del principio 'inadimplenti non est adimplendum'. L'impresa perde quindi il diritto al compenso residuo.
Continua »
Rifiuto prestazione lavorativa: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul caso di una dottoressa licenziata dopo un prolungato rifiuto della prestazione lavorativa. La lavoratrice, dopo aver denunciato illeciti, si era opposta a un trasferimento ritenuto ritorsivo. I giudici hanno ritenuto il rifiuto contrario a buona fede e sproporzionato, confermando la legittimità del licenziamento, poiché la tutela per il whistleblower non giustifica un'inadempienza contrattuale assoluta e protratta nel tempo.
Continua »
Risoluzione contratto a progetto: serve forma scritta?
Un collaboratore si è opposto alla risoluzione verbale del suo contratto a progetto. La Corte di Cassazione ha stabilito che, così come la stipula, anche la risoluzione consensuale del contratto a progetto richiede obbligatoriamente la forma scritta per essere valida (ad substantiam), a tutela della certezza dei rapporti giuridici. Qualsiasi accordo verbale di cessazione è pertanto nullo.
Continua »
Eccezione di incompetenza: guida completa e oneri
Un committente ha citato in giudizio un professionista invocando il foro del consumatore. Il professionista ha sollevato un'eccezione di incompetenza, negando la qualifica di consumatore all'attore. La Corte di Cassazione, tuttavia, ha dichiarato competente il tribunale originariamente adito, non entrando nel merito della questione "consumatore", ma rilevando un vizio procedurale: l'eccezione del convenuto era incompleta, poiché non contestava tutti i possibili fori alternativi previsti dalla legge. Questa omissione ha reso l'eccezione nulla, radicando la competenza presso il giudice scelto dall'attore.
Continua »
Competenza territoriale: quando il credito è liquido?
Una società facente parte di un Raggruppamento Temporaneo di Imprese (RTI) ha richiesto e ottenuto un decreto ingiuntivo nei confronti del consorzio capogruppo per il mancato pagamento di una fattura. Il consorzio si è opposto eccependo l'incompetenza territoriale del tribunale adito, sostenendo che il credito non fosse liquido. La Corte di Cassazione, ribaltando la decisione di merito, ha chiarito che ai fini della determinazione della competenza territoriale, un credito è considerato liquido quando il suo ammontare è determinato o facilmente determinabile in base al titolo, a prescindere dalle contestazioni del debitore. Di conseguenza, ha dichiarato la competenza del tribunale del domicilio della società creditrice.
Continua »
Ricorso inammissibile: requisiti di chiarezza
La Cassazione dichiara un ricorso inammissibile presentato da alcuni lavoratori contro licenziamento e trasferimento. La Corte sottolinea l'importanza dei nuovi requisiti di chiarezza e sinteticità del ricorso, affermando che la mancata specificazione dei motivi d'appello e l'errata formulazione delle censure procedurali portano all'inammissibilità, senza entrare nel merito della legittimità del trasferimento.
Continua »
Patto non concorrenza: quando la penale è valida
In una controversia su un patto di non concorrenza legato a una cessione di quote societarie, la Corte di Cassazione ha confermato la validità di una clausola penale di 500.000 euro. L'ordinanza ha stabilito che la penale non era manifestamente eccessiva e che la sua valutazione spetta al giudice di merito. Inoltre, ha chiarito che la violazione dell'accordo non giustificava automaticamente il mancato pagamento del saldo del prezzo delle quote, in assenza di un nesso di corrispettività diretta tra le obbligazioni.
Continua »
Responsabilità professionale avvocato: la guida
Una società immobiliare ha citato in giudizio il proprio legale per responsabilità professionale avvocato, accusandolo di aver lasciato passare in giudicato una sentenza sfavorevole senza informarla. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione d'appello, affermando che per valutare la colpa del legale non basta accertare se abbia comunicato o meno la possibilità di appellare. È necessario, invece, un "giudizio prognostico" per stabilire se l'appello omesso avesse ragionevoli probabilità di successo, poiché solo in tal caso si configura un danno risarcibile per il cliente.
Continua »
Sospensione unilaterale rapporto di lavoro e contributi
Un ente previdenziale ha richiesto il pagamento di contributi insoluti a un ente di formazione fallito, che aveva sospeso i dipendenti dopo la revoca del suo accreditamento. La Cassazione ha stabilito che la sospensione unilaterale del rapporto di lavoro è illegittima se l'azienda non prova un'impossibilità assoluta e non a lei imputabile di ricevere la prestazione lavorativa. La perdita di un accreditamento per colpa dell'azienda rientra nel normale rischio d'impresa e non giustifica la sospensione, mantenendo vivo l'obbligo di versare i contributi.
Continua »
Eccezione di inadempimento: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di appalto, analizzando i limiti dell'eccezione di inadempimento sollevata da un'impresa edile a fronte di contestazioni per vizi dell'opera. La Corte ha rigettato i motivi relativi alla valutazione delle prove e all'inadempimento, ma ha cassato la sentenza d'appello per omessa pronuncia sulla richiesta di correzione di errori materiali, stabilendo l'obbligo per il giudice del rinvio di esaminare tale istanza.
Continua »
Interesse ad impugnare: quando si può ricorrere?
Una società e il suo legale rappresentante sono stati citati in giudizio per l'inadempimento di un accordo di ricapitalizzazione. I tribunali di merito hanno stabilito che l'accordo era di natura personale e hanno respinto le richieste contro la società. Entrambi hanno presentato ricorso. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, cogliendo l'occasione per chiarire il concetto di interesse ad impugnare. Ha spiegato che una parte può avere interesse a ricorrere anche se non è formalmente soccombente. In questo specifico caso, l'appello della società è stato classificato come un 'appello adesivo', il cui esito dipendeva da quello dell'appello principale dell'individuo, che è stato anch'esso respinto.
Continua »
Eccezione di inadempimento: canone non dovuto alla P.A.
Un ente locale emetteva un'ingiunzione di pagamento a due operatori di taxi acqueo per il canone di utilizzo dei pontili. Gli operatori si opponevano, sollevando l'eccezione di inadempimento per le gravi carenze di sicurezza dei pontili. La Corte d'Appello accoglieva la loro tesi, ritenendo legittimo il rifiuto di pagare il canone a fronte dell'inadempimento dell'ente. La Corte di Cassazione ha poi dichiarato l'estinzione del giudizio per rinuncia al ricorso da parte dell'ente stesso.
Continua »
Giudicato esterno e trasferimento del lavoratore
La Corte di Cassazione ha sospeso un giudizio relativo alla legittimità del trasferimento di una lavoratrice. La decisione si basa sull'esistenza di un'altra sentenza, emessa in un procedimento parallelo tra le stesse parti, che ha già statuito sull'illegittimità del medesimo trasferimento. Per evitare sentenze contraddittorie, la Corte ha rinviato la causa in attesa che la decisione dell'altro giudizio diventi definitiva, applicando il principio del giudicato esterno.
Continua »
Autoriduzione del canone: quando è illegittima?
Una recente ordinanza della Cassazione esamina il caso di una società conduttrice che aveva praticato l'autoriduzione del canone di locazione, ritenendo eccessiva la richiesta della nuova proprietaria dell'immobile. I giudici hanno stabilito che tale comportamento costituisce inadempimento contrattuale, poiché l'offerta di pagamento parziale non era né completa né formale. L'ordinanza chiarisce che il rifiuto del locatore di accettare una somma inferiore al dovuto è legittimo. Il ricorso della società è stato dichiarato inammissibile per mancanza di specificità dei motivi, confermando la condanna al pagamento delle differenze maturate.
Continua »