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Art. 1460 Codice Civile — Anno 2024

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235 provvedimenti

Altri anni per Art. 1460 Codice Civile

Clausola risolutiva espressa: quando non è valida?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 710/2024, ha stabilito che un committente non può legittimamente avvalersi di una clausola risolutiva espressa per inadempimento dell'appaltatore se ha contribuito a causare il ritardo e se la risoluzione viene comunicata prima che sia maturato il periodo di ritardo minimo previsto dal contratto. Nel caso esaminato, il committente aveva ritardato la finalizzazione di un contratto di leasing necessario all'appaltatore e aveva poi concesso una proroga, rendendo illegittima la successiva e prematura attivazione della clausola.
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Responsabilità professionale commercialista: il caso
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di responsabilità professionale del commercialista, accusato da un cliente imprenditore di averlo mal consigliato nella stipula di una transazione con una società debitrice. L'imprenditore lamentava la mancanza di garanzie adeguate per i crediti pregressi e futuri. La Corte d'Appello aveva escluso la responsabilità del professionista, ritenendo che l'imprenditore avesse consapevolmente accettato un rischio d'impresa. La Cassazione ha confermato tale decisione, dichiarando inammissibile il ricorso poiché mirava a una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità. La Corte ha ribadito che l'interpretazione della volontà delle parti e la valutazione delle prove sono di competenza esclusiva del giudice di merito, la cui motivazione, se logica e sufficiente, non è sindacabile.
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Responsabilità professionale avvocato: l’analisi
La Corte di Cassazione esamina un caso di responsabilità professionale di un avvocato, rigettando il ricorso dei professionisti. Una cliente li aveva citati per inadempimento nei suoi confronti in due controversie, una per rumori molesti e l'altra con il Comune. La Corte ha confermato la condanna dei legali, ritenendo la loro strategia difensiva complessivamente inadeguata e non solo sfortunata. La sentenza sottolinea che la responsabilità professionale dell'avvocato non deriva dal mero risultato negativo, ma dall'aver adottato una condotta non diligente e professionalmente inadeguata.
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Recesso committente appalto: sì al risarcimento danni
Un committente recede da un contratto di appalto per una ristrutturazione non completata e chiede il risarcimento per i vizi dell'opera parzialmente eseguita. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 421/2024, stabilisce che il 'recesso committente appalto' non impedisce di agire per il risarcimento dei danni. La garanzia speciale per vizi e difformità, con i suoi termini brevi di prescrizione, si applica solo alle opere completate. Per le opere incomplete, si applicano le regole generali sull'inadempimento contrattuale, con prescrizione ordinaria.
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Responsabilità professionale avvocato: compenso negato
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito che negava il compenso a un avvocato e lo condannava a restituire un acconto ricevuto. La responsabilità professionale dell'avvocato è stata accertata a causa di un errore nella proposizione di un appello penale, che ha reso la sua prestazione del tutto inutile e ha causato la perdita definitiva della possibilità per la cliente di ottenere un risarcimento. La Corte ha ritenuto che la negligenza del professionista elidesse il suo diritto al compenso, confermando la condanna alla restituzione delle somme già versate.
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Associazione in partecipazione: no a usura e rescissione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imprenditore che denunciava l'usurarietà di un complesso rapporto commerciale per la gestione di una stazione di servizio. I giudici hanno confermato la qualificazione del contratto come associazione in partecipazione e non come locazione, escludendo così i presupposti per l'usura e la rescissione. La Corte ha inoltre dichiarato inammissibili i motivi del ricorso in quanto miravano a una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità.
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Ente strumentale: quando perdi il bonus all’esodo?
Un ex dipendente pubblico ha perso il diritto all'incentivo all'esodo per aver accettato un lavoro presso una società a maggioranza pubblica. La Corte di Cassazione ha stabilito che tale società rientra nella nozione di 'ente strumentale', confermando la legittimità del mancato pagamento del bonus da parte dell'amministrazione regionale a causa della violazione del divieto di riassunzione quinquennale.
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Ente Strumentale: No Incentivo se violi il divieto
La Corte di Cassazione ha stabilito che un ex dipendente pubblico perde il diritto all'incentivo all'esodo se, dopo la risoluzione consensuale, accetta un lavoro presso un ente strumentale dell'amministrazione. Nel caso specifico, una società per azioni a maggioranza pubblica, che gestisce un servizio pubblico essenziale, è stata qualificata come ente strumentale, rendendo legittimo il mancato pagamento del beneficio a seguito della violazione del divieto quinquennale di collaborazione.
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Responsabilità avvocato concordato: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 50/2024, ha definito i confini della responsabilità dell'avvocato nel concordato preventivo. Un professionista ha visto respinta la sua richiesta di compenso per l'assistenza in una procedura di concordato, poiché il piano presentato si basava su dati aziendali palesemente inattendibili e modificati strumentalmente. La Corte ha stabilito che il legale non può limitarsi a un controllo formale, ma ha il dovere di garantire la coerenza e l'attendibilità giuridica della proposta, non potendo presentare atti fondati su dati manipolati per superare i requisiti di legge.
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Offerta del prezzo: quando è necessaria?
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza d'appello in un caso di compravendita immobiliare. La questione centrale era se i promissari acquirenti, che chiedevano sia il trasferimento forzato dell'immobile sia una riduzione del prezzo per vizi, dovessero fare un'offerta formale del pagamento del saldo (offerta del prezzo). La Corte ha stabilito che il giudice di merito ha errato non verificando se, in base al contratto preliminare, il pagamento fosse dovuto prima della stipula del definitivo. Solo in quel caso, infatti, l'offerta del prezzo sarebbe stata una condizione necessaria per agire in giudizio. La causa è stata rinviata per un nuovo esame.
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Licenziamento per giusta causa: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società di telecomunicazioni contro la sentenza che annullava il licenziamento per giusta causa di un dipendente. Il motivo del licenziamento era una presunta insubordinazione, ma i giudici di merito non avevano ravvisato la prova di un formale ordine di servizio. La Suprema Corte ha ribadito che il suo ruolo non è riesaminare i fatti, ma solo verificare la corretta applicazione della legge, confermando così la decisione a favore del lavoratore.
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Eccezione di inadempimento: l’onere della prova
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un fornitore contro una società di navigazione, confermando che in caso di eccezione di inadempimento, l'onere della prova si inverte. Spetta al creditore (il fornitore) dimostrare di aver eseguito correttamente la propria prestazione. La Corte ha inoltre ribadito i limiti di ammissibilità del ricorso in presenza di una 'doppia conforme', ovvero due sentenze di merito identiche sui fatti.
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Eccezione di inadempimento: compenso amministratore
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda di pagamento dei compensi di un'amministratrice di una società poi fallita. La Corte ha stabilito che parte del credito era prescritta e che la curatela fallimentare aveva validamente sollevato l'eccezione di inadempimento, pur senza formule sacramentali, semplicemente allegando la grave mala gestio dell'amministratrice che aveva causato danni ingenti alla società.
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Responsabilità sindaci: compenso negato per omesso controllo
La Corte di Cassazione conferma la decisione di negare il compenso a un membro del collegio sindacale a causa di un grave inadempimento ai suoi doveri. La sentenza chiarisce che la mancata attivazione del sindaco di fronte alla prolungata inerzia degli amministratori nel riscuotere un credito vitale per la società costituisce una condotta omissiva continuativa. Tale inadempimento, protrattosi nell'annualità per cui era richiesto il compenso, giustifica il mancato pagamento, sottolineando la gravità della responsabilità sindaci.
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Compenso sindaco: negato per inerzia continuata
Un ex membro del collegio sindacale ha richiesto il pagamento dei suoi compensi nell'ambito del fallimento di una società. La curatela si è opposta, eccependo l'inadempimento dei suoi doveri di vigilanza. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, stabilendo che il compenso sindaco può essere legittimamente negato se l'inerzia colpevole del professionista, come l'omessa vigilanza sulla riscossione di un credito essenziale per la società, si protrae nell'annualità per la quale si richiede il pagamento, configurando un inadempimento continuato.
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Dovere di vigilanza sindaci e compenso: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 34671/2024, ha stabilito che l'inadempimento al dovere di vigilanza dei sindaci può portare alla perdita totale del compenso. Nel caso specifico, i sindaci non avevano segnalato un'operazione di riacquisto di azioni avvenuta dopo la chiusura del bilancio, ma prima della sua approvazione. Tale operazione, pur essendo di competenza dell'esercizio successivo, annullava un significativo utile fittiziamente iscritto nell'esercizio precedente, mascherando la reale situazione di difficoltà della società poi fallita. La Corte ha ritenuto che tale omissione costituisse un grave inadempimento, legittimando il rifiuto del pagamento del compenso da parte della curatela fallimentare.
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Licenziamento giusta causa: Cassazione e onere prova
Una società in liquidazione ha impugnato in Cassazione la sentenza della Corte d'Appello che aveva confermato l'illegittimità del licenziamento per giusta causa di una dipendente, intimato per presunta assenza ingiustificata. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, ribadendo che la valutazione sulla sussistenza e gravità della giusta causa è un accertamento di fatto riservato al giudice di merito, non sindacabile in sede di legittimità se la motivazione è immune da vizi logici o giuridici. La società è stata condannata al pagamento delle spese legali.
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Inadempimento contrattuale: quando è grave?
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di inadempimento contrattuale tra due società di produzione cinematografica. Una società non ha adempiuto all'obbligo di organizzare una scena in una location specifica, proponendo un'alternativa onerosa. La Corte ha confermato la decisione di merito, ritenendo legittima la sospensione del pagamento da parte della creditrice, dato che l'inadempimento è stato considerato di notevole importanza nell'economia del contratto.
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Licenziamento per giusta causa: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione conferma l'illegittimità di un licenziamento per giusta causa, basato su una presunta assenza ingiustificata. L'ordinanza ribadisce che la valutazione della gravità dei fatti è di competenza esclusiva dei giudici di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità, a meno di vizi logici o giuridici. Il ricorso dell'azienda è stato respinto in toto.
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Compenso sindaci: negato se c’è inerzia colpevole
La Cassazione nega il compenso ai sindaci di una società fallita per gli anni 2014-2015. La decisione si basa sulla loro continua e colpevole inerzia nel vigilare sulla riscossione di un credito essenziale per la società, un inadempimento che si è protratto anche nel biennio in esame. La Corte ha ritenuto legittima l'eccezione di inadempimento sollevata dalla curatela, confermando che la mancata attivazione degli strumenti di controllo giustifica il mancato pagamento del compenso sindaci.
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