LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 1460 Codice Civile — Anno 2024

Pagina 10 di 12

235 provvedimenti

Altri anni per Art. 1460 Codice Civile

Risoluzione contratto somministrazione: non basta
Un condominio ha richiesto la risoluzione contratto somministrazione con il proprio fornitore di energia a causa di ripetuti disservizi. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando le decisioni dei gradi precedenti. I giudici hanno stabilito che gli inadempimenti non erano sufficientemente gravi da giustificare la risoluzione, tenendo conto anche della condotta del condominio (pagamenti parziali) e del fatto che una delle interruzioni era imputabile al fornitore 'a monte', escludendo la responsabilità del venditore finale.
Continua »
Appello incidentale tardivo: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2506/2024, ha stabilito un principio fondamentale sull'appello incidentale tardivo. In un caso di inadempimento contrattuale, la Corte d'Appello aveva dichiarato inammissibile l'appello incidentale perché tardivo e non connesso a quello principale. La Cassazione ha cassato tale decisione, affermando che l'impugnazione incidentale tardiva è sempre ammissibile quando l'appello principale rimette in discussione l'assetto di interessi definito dalla sentenza di primo grado, anche se riguarda capi diversi e autonomi della decisione.
Continua »
Vendita su tipo di campione: onere della prova
Una società fornitrice di prodotti cosmetici è stata condannata per inadempimento contrattuale a causa di vizi della merce. In Cassazione, la società ha sostenuto che si trattasse di una vendita su tipo di campione, ma la Corte ha rigettato il ricorso. La qualificazione del contratto come vendita comune o su campione è un accertamento di fatto riservato ai giudici di merito, non sindacabile in sede di legittimità. La Corte ha inoltre dichiarato inammissibili i motivi relativi al riesame dei fatti per via della regola della "doppia conforme", essendo le sentenze di primo e secondo grado allineate sulla valutazione della responsabilità.
Continua »
Responsabilità professionale avvocato: onere della prova
Un cliente, pur essendo stato assolto in un processo penale, ha citato in giudizio il proprio avvocato chiedendo un risarcimento per negligenza professionale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, riaffermando un principio fondamentale in materia di responsabilità professionale avvocato: non è sufficiente dimostrare l'errore del legale, ma è necessario provare che una diversa condotta avrebbe portato a un risultato più favorevole, dimostrando così il nesso causale e il danno subito come perdita di chance.
Continua »
Responsabilità professionale notaio: il caso truffa
Un acquirente cita in giudizio un notaio per responsabilità professionale dopo essere stato truffato da un finto venditore durante la stipula di un preliminare di compravendita. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 2471/2024, ha cassato la sentenza d'appello che aveva rigettato la domanda per mancata prova. La Suprema Corte ha stabilito che, in base al principio di non contestazione, fatti cruciali come l'identità del truffatore e il danno economico non dovevano essere provati dall'acquirente, poiché non erano stati specificamente contestati dal notaio convenuto in giudizio.
Continua »
Vigilanza del sindaco: onere della prova e compenso
Un sindaco di una società poi fallita richiede il pagamento del proprio compenso. Il curatore fallimentare si oppone sollevando l'eccezione di inadempimento per carenza di vigilanza. La Corte di Cassazione, ribaltando la decisione di merito, stabilisce un principio fondamentale sull'onere della prova: spetta al curatore allegare l'inadempimento, ma è il sindaco a dover dimostrare di aver adempiuto con diligenza ai propri doveri di vigilanza per poter pretendere il compenso.
Continua »
Demansionamento: quando le email provano il danno
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'azienda contro la condanna per demansionamento di una dipendente. La Corte ha stabilito che la valutazione del giudice di merito, basata su un'analisi complessiva di email e testimonianze, non è sindacabile in sede di legittimità se logicamente motivata. La decisione chiarisce che il ricorso non può mirare a un riesame dei fatti, ma solo a contestare vizi di legge.
Continua »
Giudicato esterno: effetti su cause connesse
Una società in affitto d'azienda chiedeva la conversione dei suoi contratti in comodato gratuito basandosi su una legge regionale. I tribunali di merito negavano la richiesta, ritenendo i contratti già risolti in una causa precedente. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che un'altra sentenza, emessa nel frattempo tra le stesse parti, aveva accertato che la risoluzione non era definitiva per motivi procedurali (mancata riassunzione). Questo nuovo accertamento costituisce un giudicato esterno vincolante, obbligando il giudice a riesaminare il caso partendo dal presupposto che i contratti fossero ancora in essere.
Continua »
Eccezione inadempimento: compenso negato al sindaco
La richiesta di compenso di un sindaco di una società fallita è stata respinta a causa della sua negligenza. La curatela ha sollevato con successo un'eccezione di inadempimento, sostenendo che il professionista non avesse vigilato adeguatamente sulla crisi aziendale. La Cassazione ha confermato la decisione, chiarendo che per paralizzare la richiesta di pagamento è sufficiente dimostrare la condotta negligente e la sua potenzialità dannosa, senza la necessità di provare un danno effettivo.
Continua »
Vigilanza del sindaco: quando il compenso non è dovuto
Un ex sindaco di una società poi fallita chiede il pagamento del suo compenso. Il curatore fallimentare si oppone, sostenendo che il professionista non abbia adempiuto ai suoi doveri di vigilanza. La Corte di Cassazione, ribaltando la decisione precedente, stabilisce che se il curatore allega l'inadempimento del sindaco, spetta a quest'ultimo dimostrare di aver agito con diligenza. La mancata o negligente vigilanza del sindaco può comportare la perdita del diritto al compenso, anche in assenza di un'azione di responsabilità per danni.
Continua »
Eccezione di inadempimento al sindaco: quando si applica?
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un professionista, membro del collegio sindacale di una società poi fallita, a cui è stato negato il compenso tramite un'eccezione di inadempimento. La curatela fallimentare ha contestato la sua grave negligenza nel non aver vigilato sulla scorretta contabilizzazione di un cospicuo finanziamento pubblico, trattato come ricavo anziché come debito. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso del professionista, confermando che la mancata vigilanza su irregolarità contabili così gravi giustifica il rigetto della richiesta di pagamento del compenso.
Continua »
Ente Strumentale: la Cassazione e il divieto di reimpiego
Un ex dipendente di una Pubblica Amministrazione accetta un incentivo all'esodo, che impone un divieto di cinque anni di lavorare per l'ente o per un suo "ente strumentale". Successivamente, viene assunto da una società a maggioranza pubblica controllata dall'Amministrazione. La Corte di Cassazione conferma che tale società è un ente strumentale, legittimando il mancato pagamento dell'incentivo a causa della violazione del divieto da parte del lavoratore.
Continua »
Incentivo all’esodo e divieto di riassunzione
Un ex dipendente pubblico ha richiesto il pagamento di un incentivo all'esodo nonostante avesse violato il patto di non lavorare per enti collegati alla Regione per cinque anni. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito che negava il diritto all'incentivo e imponeva la restituzione delle somme già percepite. La violazione del divieto, infatti, fa venir meno la causa stessa del beneficio economico, il cui scopo è il contenimento della spesa pubblica. La Corte ha inoltre dichiarato inammissibili i motivi di ricorso basati su questioni non sollevate nei gradi precedenti.
Continua »
Riduzione orario: no del committente senza giusta causa
La Corte di Cassazione ha stabilito che la riduzione unilaterale dell'orario di lavoro di alcuni medici specialisti, operanti come liberi professionisti per un ente pubblico, costituisce un inadempimento contrattuale e non un legittimo recesso. L'ente non ha seguito le procedure previste dall'accordo collettivo di settore. La Suprema Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito che avevano ordinato il ripristino dell'orario originario, chiarendo che si tratta di un'azione di esatto adempimento e non di una tutela reale impropria. La decisione sottolinea che l'onere di provare la necessità della riduzione orario grava sul committente.
Continua »
Regolamento di competenza: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con un'ordinanza sul regolamento di competenza, ha confermato la giurisdizione del Tribunale di Firenze in una causa condominiale. La Corte ha stabilito che la valutazione di un accordo di conciliazione giudiziale, che ha annullato una clausola di foro esclusivo, è un accertamento di fatto del giudice di merito, non sindacabile in sede di regolamento se non per vizi logici o di diritto nell'interpretazione.
Continua »
Canone locazione commerciale: no al blocco unilaterale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1341/2024, ha chiarito che la sospensione unilaterale del pagamento del canone locazione commerciale durante il lockdown Covid-19 costituisce un grave inadempimento. Se il conduttore non dimostra di aver attivamente cercato una rinegoziazione del contratto con il locatore, la risoluzione del contratto è legittima. Nel caso di specie, il ricorso del conduttore è stato dichiarato inammissibile per motivi procedurali, confermando la decisione della Corte d'Appello che aveva già sancito la gravità della sua condotta.
Continua »
Inadempimento parziale: no decadenza se manca merce
Una società acquirente lamentava un inadempimento parziale per aver ricevuto una quantità di semilavorati metallici inferiore a quella fatturata, calcolata a peso. La Cassazione ha stabilito che non si tratta di un vizio di qualità, ma di un inadempimento parziale. Pertanto, l'azione per recuperare il prezzo pagato in eccesso non è soggetta ai brevi termini di decadenza e prescrizione previsti per la denuncia dei vizi (art. 1495 c.c.).
Continua »
Responsabilità solidale appalti: quando si può non pagare
Una società di servizi otteneva un decreto ingiuntivo contro un consorzio per fatture non pagate. Il consorzio si opponeva, sostenendo che la società subappaltatrice non avesse pagato i propri dipendenti, esponendolo al rischio della responsabilità solidale. La Corte di Cassazione ha chiarito che il committente non può sospendere i pagamenti basandosi su un mero rischio potenziale. È necessario che i lavoratori abbiano avanzato richieste formali entro i termini di legge (due anni dalla fine dell'appalto). In assenza di tali richieste, il debito verso il subappaltatore deve essere saldato. La Corte ha quindi annullato la precedente decisione d'appello, rinviando il caso per un nuovo esame.
Continua »
Onere della prova appalto: chi deve provare i fatti?
Un'impresa edile richiedeva il saldo per lavori di ristrutturazione. Il committente si opponeva, contestando vizi e sostenendo che il ponteggio non fosse stato fornito dall'impresa. La Corte di Cassazione, ribaltando la decisione d'appello, ha chiarito l'onere della prova appalto: se un'opera (il ponteggio) è indispensabile per i lavori, spetta al committente, che nega il pagamento, dimostrare che sia stata fornita da un soggetto terzo e non dall'appaltatore.
Continua »
Riconoscimento di debito nel fallimento: la Cassazione
Una società fornitrice chiede di essere ammessa al passivo del fallimento di un'altra impresa per merce non pagata. La Corte di Cassazione chiarisce che il riconoscimento di debito con data certa, anteriore al fallimento, inverte l'onere della prova. Spetta ora al curatore fallimentare dimostrare l'inesistenza o l'invalidità del credito, e non più al creditore provarne il fondamento.
Continua »