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Art. 1460 Codice Civile — Anno 2022

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95 provvedimenti

Altri anni per Art. 1460 Codice Civile

Opposizione all’Esecuzione: Venditrice Perde per Ricorso Tardivo
Una promittente venditrice e una promissaria acquirente stipulano un contratto preliminare per un immobile con anticipato possesso. L'affare fallisce. Un Tribunale risolve il contratto per colpa della venditrice, condannandola a restituire l'acconto e implicando il rilascio dell'immobile da parte dell'acquirente. Successivamente, l'acquirente intima il pagamento dell'acconto. La venditrice propone opposizione all'esecuzione, chiedendo il rilascio dell'immobile e risarcimento danni per la detenzione illegittima. La Corte d'Appello rigetta l'opposizione. La Corte di Cassazione dichiara l'opposizione all'esecuzione inammissibile per tardività del ricorso, presentato oltre il termine annuale, non applicandosi la sospensione feriale a tali giudizi.
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Acconto non pagato: la risoluzione del contratto per inadempimento
Un'Azienda Committente ha citato in giudizio un'Azienda Fornitrice per la risoluzione del contratto di fornitura e installazione di un macchinario, chiedendo la restituzione di un acconto e il risarcimento danni. La Fornitrice ha resistito, sostenendo che la Committente non aveva versato l'intero acconto pattuito. La Corte d'Appello ha escluso il grave inadempimento della Fornitrice, ritenendo legittimo il suo rifiuto di consegnare il bene a fronte del mancato pagamento dell'intero acconto da parte della Committente. La Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso della Committente. La risoluzione del contratto per inadempimento non è stata riconosciuta a carico della Fornitrice, e di conseguenza, la Committente non ha diritto alla restituzione dell'acconto.
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Mancato saldo del prezzo ed eccezione di inadempimento
Un acquirente ha citato in giudizio il venditore di un puledro chiedendo la risoluzione del contratto e il risarcimento dei danni. L'acquirente lamentava la mancata consegna dei documenti necessari alla trascrizione della vendita, fatto che gli aveva impedito di rivendere l'animale a un terzo, costringendolo a restituire il doppio della caparra ricevuta. Il venditore ha opposto l'eccezione di inadempimento, evidenziando che l'acquirente aveva versato soltanto mille euro a fronte di un prezzo stabilito di diecimila euro. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda risarcitoria avanzata dall'acquirente. I giudici hanno stabilito che il mancato pagamento del saldo del prezzo costituisce un'infrazione contrattuale più grave rispetto alla mancata consegna dei documenti di passaggio, legittimando il rifiuto del venditore.
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Eccezione di inadempimento: stop forniture e pagamento integrale
Una società fornitrice ha richiesto un decreto ingiuntivo contro una società acquirente e il suo garante per mancato pagamento di materiali. I debitori hanno contestato la pretesa sostenendo la mancata consegna totale delle merci e l'avvenuta risoluzione per scadenza dei termini. I giudici hanno invece accertato che la dilazione pattuita non costituiva un termine essenziale. Di conseguenza, la mancata consegna parziale derivava dal legittimo rifiuto della fornitrice di proseguire le prestazioni a fronte dei mancati versamenti, configurando una valida eccezione di inadempimento. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del garante, confermando l'obbligo di saldare integralmente quanto dovuto.
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Compenso del professionista nel concordato: stop se il piano mente
Un consulente ha chiesto l'ammissione al passivo fallimentare in prededuzione del proprio credito per l'attività di assistenza prestata a una società nella redazione di un piano di concordato in continuità. Il Tribunale e successivamente la Corte di Cassazione hanno respinto la richiesta. Il professionista conosceva le condotte dannose dei precedenti amministratori, ma ha omesso di indicare nel piano i crediti risarcitori derivanti dalle relative azioni di responsabilità. Tale omissione ha reso inattendibile il piano economico presentato ai creditori. Il curatore fallimentare ha legittimamente eccepito l'inadempimento contrattuale del consulente, bloccando il compenso del professionista nel concordato per via della negligenza commessa e della conseguente inutilità dell'opera svolta rispetto alla regolazione della crisi.
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Risoluzione del contratto di locazione: ammessa la variazione
Una società conduttrice stipula un contratto di locazione commerciale per un immobile che si rivela accatastato come magazzino. La conduttrice agisce in giudizio per ottenere l'adempimento delle opere necessarie. Successivamente, l'immobile subisce un pignoramento da parte dei creditori del proprietario, impedendo la prosecuzione dell'attività. La conduttrice trasforma quindi la richiesta in risoluzione del contratto di locazione. La Cassazione, dopo aver erroneamente negato tale facoltà in una precedente pronuncia per una svista documentale, accoglie il ricorso per revocazione. I giudici confermano che il creditore può sempre sostituire la richiesta di adempimento con lo scioglimento contrattuale, anche in grado di appello, se i fatti costitutivi dell'inadempimento rimangono immutati.
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Risoluzione del contratto per inadempimento e colpa delle parti
Un committente e un'impresa stipulano un accordo per lavori di escavazione e ripristino ambientale. L'esecuzione si blocca e le parti si accusano a vicenda chiedendo entrambe la risoluzione del contratto per inadempimento e il risarcimento dei danni. I giudici di merito accertano che il committente ha ritardato le opere necessarie, mentre l'impresa è rimasta inerte senza sollecitare l'avvio dei lavori, violando la buona fede. La Corte d'Appello rigetta le domande di risoluzione e risarcimento di entrambe le parti, negando però anche il saldo dei lavori già svolti dall'impresa. La Corte di Cassazione conferma il rigetto della risoluzione per colpa reciproca, ma accoglie il ricorso dell'impresa sul compenso: se il contratto resta valido per difetto di risoluzione, il diritto al pagamento delle opere effettivamente eseguite rimane integro e deve essere valutato.
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Compenso negato e valida eccezione di inadempimento
Una società fiduciaria ha richiesto il pagamento di oltre 71.000 euro a due clienti per la gestione di alcune società estere. I clienti hanno fatto opposizione al decreto ingiuntivo sollevando l'eccezione di inadempimento, poiché la società non aveva svolto correttamente i compiti pattuiti. Il Tribunale ha accolto l'opposizione dei clienti, bloccando la richiesta economica. La società ha fatto ricorso per Cassazione contestando la valutazione delle prove e chiedendo l'applicazione del diritto svizzero. La Suprema Corte ha respinto il ricorso della società dichiarandolo inammissibile. La Cassazione ha confermato che i giudici di legittimità non possono riesaminare i fatti già accertati nei gradi precedenti.
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Contratto di appalto: vizi e acconti ignorati annullano il saldo
Una società committente si opponeva alle richieste di pagamento avanzate dall'impresa appaltatrice, lamentando l'abbandono del cantiere, la presenza di vizi e il mancato calcolo di acconti già versati per i lavori di ristrutturazione di un locale. La Corte d'Appello condannava la committente a saldare l'importo, travisando le risultanze della perizia tecnica e omettendo il computo dell'acconto. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della committente. Gli ermellini hanno chiarito che nel contratto di appalto l'onere di dimostrare l'effettiva esecuzione e l'entità delle opere spetta all'appaltatore per tutte le voci contestate. Inoltre, costituisce errore revocabile in Cassazione ignorare quanto oggettivamente attestato dal perito d'ufficio in merito al parziale compimento dei lavori.
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Rifiuto di mansioni inferiori: la cuoca vince contro l’azienda
Una società di ristorazione ha licenziato una lavoratrice assunta come cuoca per essersi rifiutata di distribuire le merende all'interno delle classi scolastiche. L'azienda ha contestato l'insubordinazione e la recidiva disciplinare. I giudici hanno accertato che la distribuzione dei pasti costituiva un compito meramente esecutivo e di livello inferiore rispetto alla qualifica professionale della dipendente. Il legittimo rifiuto di mansioni inferiori, attuato secondo correttezza e dopo aver cercato un chiarimento organizzativo, ha reso ingiustificata la sanzione espulsiva aziendale. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del licenziamento, ordinando la reintegrazione della cuoca nel posto di lavoro e il pagamento di dodici mensilità risarcitorie, sancendo la totale assenza di rilievo disciplinare nella condotta della dipendente.
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Responsabilità dell’appaltatore tra errori di progetto e vizi
La vicenda nasce dalla contestazione di un impianto di climatizzazione affetto da gravi anomalie tecniche. La committente rifiuta di saldare l'importo residuo all'impresa esecutrice e richiede la risoluzione del contratto. L'impresa ottiene invece un'ingiunzione di pagamento, sostenendo di aver eseguito fedelmente i disegni redatti dai tecnici terzi nominati dalla cliente. I giudici di merito ritengono l'impresa esente da colpe poiché priva di autonomia progettuale. La Corte di Cassazione ribalta la pronuncia e ridefinisce i confini della responsabilità dell'appaltatore. L'imprenditore edile non può mai considerarsi un semplice esecutore passivo, ma deve verificare la correttezza del progetto secondo la specifica diligenza professionale. L'impresa risponde dei difetti dell'opera se non dimostra di aver tempestivamente segnalato gli errori ai committenti prima di proseguire i lavori.
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Eccezione di inadempimento nell’appalto tra vizi e saldo
Una società committente affida i lavori di intonacatura di un edificio a un'impresa appaltatrice. Al termine delle opere, la committente riscontra evidenti difformità cromatiche e difetti sulle facciate, rifiutando il versamento del saldo. L'appaltatore riconosce i vizi e propone di eliminarli, pretendendo però il previo pagamento del prezzo residuo. Di fronte al blocco dei pagamenti, l'impresa avvia un'azione legale contro la committente e il suo legale rappresentante. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della committente. I giudici stabiliscono che l'eccezione di inadempimento nell'appalto consente al committente di sospendere il pagamento del corrispettivo fino alla reale eliminazione dei difetti. Il credito dell'appaltatore diventa infatti esigibile solo dopo la corretta esecuzione delle riparazioni. La Suprema Corte dichiara inoltre estraneo dal debito il rappresentante firmatario per conto della società committente.
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Eccezione di inadempimento nell’appalto tra acconti e vizi
Un'impresa edile ottiene un decreto ingiuntivo contro un condominio per il mancato pagamento di uno stato di avanzamento lavori. Il condominio si oppone eccependo vizi nell'opera e richiedendo l'applicazione della penale per il ritardo. I giudici di merito danno inizialmente ragione al condominio. La Corte di Cassazione accoglie invece il ricorso dell'appaltatore. La Suprema Corte stabilisce che l'eccezione di inadempimento nell'appalto richiede un esame comparativo e cronologico dei comportamenti di entrambe le parti. Se il committente deve pagare acconti a scadenze prefissate e omette il versamento, non puo bloccare i pagamenti lamentando difetti prima della consegna definitiva. L'appaltatore puo legittimamente sospendere i lavori a fronte del mancato pagamento degli acconti maturati.
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Contratto preliminare di compravendita: stop saldo se c’è ipoteca
I venditori e l'acquirente stipulano un contratto preliminare di compravendita per un immobile. L'accordo stabilisce che l'abitazione debba risultare libera da ipoteche prima del saldo finale. Alla scadenza pattuita, la parte acquirente rifiuta di versare il saldo residuo di 50.000 euro perché l'immobile risulta ancora gravato da un'ipoteca per mutuo. I venditori sostengono di dover estinguere il mutuo proprio con la somma finale e chiedono la risoluzione dell'intesa. L'acquirente agisce per ottenere il trasferimento coattivo del bene. La Corte di Cassazione respinge il ricorso dei venditori. I proprietari hanno violato gli obblighi contrattuali per non aver liberato tempestivamente l'immobile, rendendo legittimo il blocco del pagamento da parte della compratrice.
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Compenso del progettista: dovuto anche con SCIA sanata
Un proprietario immobiliare incarica un tecnico di redigere il progetto e dirigere i lavori di ristrutturazione della propria abitazione. A causa di un errore nella pratica edilizia iniziale, il titolo abilitativo viene annullato, generando una prima causa per danni. Successivamente, i lavori vengono completati e sanati utilizzando il medesimo disegno originario. Il tecnico richiede quindi la parcella residua, ma il cliente si oppone contestando l'inutilità della prestazione e invocando il precedente giudizio. La Corte di Cassazione conferma il diritto del tecnico a percepire il compenso del progettista. Il committente può rifiutare il pagamento solo dinanzi alla totale irrealizzabilità dell'opera. Se i lavori vengono sanati ed eseguiti seguendo i piani originari, il committente deve saldare le prestazioni tecniche effettivamente sfruttate.
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Istanza di verificazione implicita: valida anche senza domanda
Un'azienda fornitrice ha ottenuto un decreto ingiuntivo contro un'associazione committente per il saldo di lavori di climatizzazione. L'associazione ha dimostrato di aver saldato gran parte del debito esibendo ricevute di pagamento in contanti. L'azienda ha disconosciuto le firme su tali quietanze. I giudici di merito hanno condannato il committente al pagamento, ritenendo decaduta la prova per mancata presentazione formale della richiesta di perizia grafica. La Corte di Cassazione ha ribaltato il verdetto. I Supremi Giudici hanno stabilito che l'istanza di verificazione implicita è pienamente valida quando la parte insiste nell'utilizzare il documento contestato a supporto delle proprie ragioni, senza necessità di aprire un procedimento formale separato. La causa torna in Corte d'Appello.
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Eccezione di inadempimento: stop al saldo solo con proporzione
Una società committente rifiuta di saldare il compenso a un'impresa appaltatrice a causa di difetti riscontrati nelle opere edili. L'appaltatore ottiene un decreto ingiuntivo e il giudice di merito accerta vizi per un valore parziale, sottraendo i costi di ripristino ma condannando la committente al pagamento del residuo con interessi commerciali. La Suprema Corte conferma integralmente la pronuncia. La sollevata eccezione di inadempimento non consente di bloccare l'intero corrispettivo se la spesa per rimediare ai difetti risulta inferiore al totale dovuto. Il rifiuto totale di pagamento vìola la buona fede oggettiva contrattuale. La committente perde il giudizio di legittimità e deve corrispondere la somma residua, i relativi interessi di mora calcolati dalla domanda monitoria e tutte le spese di giudizio.
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Eccezione di inadempimento in condominio: pagare o contestare
Un'impresa edile ha eseguito lavori di manutenzione in un condominio e ha agito in giudizio contro una condomina morosa per recuperare la sua quota di debito. La condomina si è difesa sollevando l'eccezione di inadempimento per lavori non eseguiti a regola d'arte. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della condomina, stabilendo che l'eccezione di inadempimento in condominio non si applica nei rapporti interni tra condomini e condominio. L'obbligo di pagare le spese condominiali è indipendente dalle vicende contrattuali con i terzi creditori. Di conseguenza, la condomina è stata condannata a pagare l'intera quota dovuta all'impresa e a rifondere le spese legali.
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Eccezione di inadempimento: stop al pagamento per lavori scadenti
Un'impresa di pulizie ha richiesto il pagamento di oltre trecentomila euro a un istituto sanitario per servizi svolti in appalto. L'istituto si è opposto al decreto ingiuntivo sollevando l'eccezione di inadempimento a causa di gravi carenze nel servizio, come la scarsa pulizia delle aree verdi, la carenza di personale e i ritardi. La Corte di Cassazione ha confermato la revoca del pagamento, stabilendo che, a fronte di tale contestazione, spetta all'appaltatore dimostrare il corretto adempimento delle prestazioni. Il ricorso dell'impresa è stato dichiarato inammissibile, confermando che l'eccezione di inadempimento sposta l'onere probatorio sul creditore che esige il pagamento.
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Diritto di ritenzione: cantiere bloccato e risarcimento danni
Un ente pubblico ha sciolto un contratto di appalto per la costruzione di alloggi. L'impresa ha rifiutato di restituire il cantiere per oltre quattro anni, invocando il diritto di ritenzione a causa del mancato pagamento dei lavori svolti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'impresa, stabilendo che il diritto di ritenzione è una misura eccezionale non applicabile per analogia all'appaltatore che opera su suolo altrui. Inoltre, l'eccezione di inadempimento non giustifica il blocco della restituzione del cantiere dopo lo scioglimento del contratto, poiché la riconsegna è un effetto automatico della fine del rapporto e non una controprestazione. L'impresa è stata condannata a risarcire i danni per il ritardo.
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