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Art. 1419 Codice Civile — Sezione Lavoro Civile

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128 provvedimenti

Altri anni per Art. 1419 Codice Civile

Indennità conversione contratto: come si calcola?
Un collaboratore di una società di produzione televisiva ha ottenuto la conversione del suo contratto a progetto in un rapporto di lavoro subordinato. La controversia è giunta in Cassazione per definire l'applicabilità e il calcolo della relativa indennità conversione contratto. La Corte ha confermato l'applicazione dell'indennità forfettaria anche per i contratti a progetto, rigettando la richiesta del lavoratore di un risarcimento pieno. Ha inoltre dichiarato inammissibile il ricorso dell'azienda sul metodo di calcolo, per non aver fornito dati sufficienti a sostenere la propria tesi.
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Patto di non concorrenza: obblighi e decadenza
Una ex dipendente perde il diritto al corrispettivo per il patto di non concorrenza per non aver presentato trimestralmente la documentazione richiesta a prova del rispetto dell'obbligo. La Cassazione ha qualificato il termine per la presentazione come termine di decadenza, confermando la decisione della Corte d'Appello e rigettando il ricorso della lavoratrice.
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Sospensione cautelare dipendente: prevale il CCNL?
Un'ordinanza della Corte di Cassazione affronta il tema della sospensione cautelare di un dipendente pubblico a seguito di un procedimento penale. Il caso vedeva contrapposti un ente di assistenza e una sua dipendente, sospesa prima del rinvio a giudizio. La Corte ha stabilito che, in assenza di una disciplina legale completa, le regole più specifiche e garantiste previste dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) prevalgono. Pertanto, la sospensione è stata giudicata illegittima perché disposta senza il presupposto del rinvio a giudizio, come richiesto dal CCNL.
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Sospensione cautelare: quando è legittima? Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29683/2024, ha stabilito che la sospensione cautelare facoltativa di un dipendente pubblico è disciplinata dalla contrattazione collettiva. Pertanto, se il CCNL di riferimento richiede il rinvio a giudizio come presupposto, un provvedimento di sospensione emesso prima di tale momento è illegittimo. La Corte ha rigettato il ricorso di un ente pubblico che, basandosi erroneamente sulla sola previsione di legge, aveva sospeso una dipendente prima del suo formale rinvio a giudizio, confermando così il diritto della lavoratrice alle retribuzioni non percepite.
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Patto di non concorrenza nullo: che fine fa il compenso?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'azienda che, a seguito della dichiarazione di nullità di un patto di non concorrenza, chiedeva la restituzione del relativo compenso. La Corte ha confermato la decisione di merito che attribuiva natura retributiva al compenso, in quanto erogato mensilmente per tutta la durata del rapporto di lavoro, rendendo tale interpretazione insindacabile in sede di legittimità in assenza di una specifica denuncia di violazione dei canoni ermeneutici.
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Impresa familiare: accordi e patti successori nulli
Una controversia tra fratelli sulla gestione di un'impresa familiare porta il caso di fronte alla Corte di Cassazione. Il cuore della disputa è la validità di un accordo del 1977, che secondo la ricorrente sarebbe nullo in quanto contenente un patto successorio vietato. La Corte di Appello aveva salvato l'accordo, ma la Cassazione, riconoscendo l'importanza della questione per l'uniforme interpretazione della legge, ha emesso un'ordinanza interlocutoria rinviando la causa a una pubblica udienza per una decisione approfondita.
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Contrattazione collettiva pubblico impiego: la Cassazione
Un lavoratore di un consorzio pubblico per le autostrade ha richiesto aumenti salariali basati su un CCNL del settore privato. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, riaffermando che i rapporti di lavoro con enti pubblici sono regolati esclusivamente dalla contrattazione collettiva pubblico impiego. L'applicazione di fatto di un contratto privato da parte della P.A. è stata considerata illegittima e non idonea a creare diritti acquisiti.
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CCNL Pubblico Impiego: No a contratti privati
La Cassazione ha stabilito che per il personale di un ente pubblico non economico non è applicabile un CCNL del settore privato, anche se applicato in passato. La disciplina del rapporto di lavoro, inclusa la retribuzione, è regolata esclusivamente dal CCNL Pubblico Impiego di comparto e dalle leggi specifiche, come il D.Lgs. 165/2001 e le leggi regionali. L'applicazione di fatto di un contratto diverso non genera diritti acquisiti.
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CCNL Pubblico Impiego: no a contratti privati
La Corte di Cassazione ha stabilito che il rapporto di lavoro con un ente pubblico è regolato esclusivamente dal CCNL Pubblico Impiego di riferimento. È stata respinta la richiesta di alcuni dipendenti di un consorzio pubblico di ottenere aumenti salariali previsti da un contratto del settore privato, nonostante l'ente lo avesse parzialmente applicato in passato. La Corte ha chiarito che il 'comportamento concludente' di un ente pubblico non può prevalere sulla normativa specifica del pubblico impiego.
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Danno non patrimoniale persona giuridica: la prova
La Corte di Cassazione affronta il caso di un istituto di credito contro un suo ex agente. Viene negata l'applicabilità di una clausola penale poiché contenuta in un allegato contrattuale già risolto consensualmente dalle parti prima del recesso. Tuttavia, la Corte accoglie il ricorso sul risarcimento del danno all'immagine, stabilendo un principio chiave: la prova del danno non patrimoniale persona giuridica non richiede la dimostrazione di costi specifici per il ripristino della reputazione, potendo essere fornita anche tramite presunzioni.
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Compenso avvocati pubblici: il CCNL prevale sempre
La Corte di Cassazione, con la sentenza 21520/2024, ha negato il diritto al compenso professionale a tre avvocati dipendenti di un'azienda ospedaliera per le cause con spese compensate. La Corte ha stabilito la prevalenza del Contratto Collettivo Nazionale (CCNL) sugli accordi individuali. Poiché il CCNL di settore prevedeva il pagamento degli onorari solo in caso di recupero delle spese dalla controparte, le clausole dei contratti individuali che estendevano tale diritto anche ai casi di compensazione sono state dichiarate nulle. Questa decisione riafferma il principio di inderogabilità della contrattazione collettiva nel pubblico impiego per quanto riguarda il compenso avvocati pubblici.
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Stabilizzazione del personale: diritto all’assunzione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 21120/2024, ha confermato il diritto di un lavoratore all'assunzione a tempo indeterminato al termine di un percorso di stabilizzazione del personale presso un ente pubblico. Il lavoratore, dopo anni di contratti atipici, aveva superato una selezione e completato un triennio a tempo determinato previsto dalla procedura. La Corte ha stabilito che tale percorso genera un diritto soggettivo all'assunzione. Tuttavia, ha negato il diritto alle retribuzioni per il periodo di ritardata assunzione, chiarendo che il lavoratore può chiedere solo il risarcimento del danno, che deve essere specificamente provato.
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Qualificazione rapporto di lavoro: no decadenza art.32
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito sulla qualificazione del rapporto di lavoro di una programmista regista da autonomo a subordinato. Con l'ordinanza, la Corte ha stabilito che i termini di decadenza e il regime indennitario previsti dall'art. 32 della L. 183/2010 non si applicano in questi casi, poiché non si tratta di conversione di un contratto a termine nullo, ma di una 'rilettura' complessiva della natura effettiva del rapporto lavorativo, facendo emergere la realtà dei fatti rispetto alla forma contrattuale.
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Tempo di viaggio: quando è orario di lavoro retribuito?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18008/2024, ha stabilito che il tempo di viaggio impiegato da un lavoratore per recarsi dal deposito aziendale al primo cliente e dall'ultimo cliente al deposito, utilizzando un mezzo aziendale, costituisce a tutti gli effetti orario di lavoro e deve essere retribuito. La Corte ha chiarito che un accordo sindacale che preveda una franchigia non retribuita per tale spostamento è nullo. Inoltre, ha precisato che, una volta accertato il diritto alla retribuzione, il giudice deve procedere alla quantificazione delle somme dovute, anche utilizzando i dati di geolocalizzazione aziendali, senza poter rigettare la domanda solo perché il lavoratore non ha fornito una prova specifica e dettagliata dei minuti esatti.
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Pensione di reversibilità: no all’esclusione per età
La Corte di Cassazione ha annullato la decisione di una Corte d'Appello che negava la pensione di reversibilità alla vedova di un ex sportivo. L'ente previdenziale si basava su una clausola che escludeva il diritto se il matrimonio era avvenuto dopo i 50 anni dell'iscritto. La Cassazione ha stabilito che la Corte d'Appello ha errato non considerando le eccezioni previste nella stessa clausola, come la durata del matrimonio, ordinando un nuovo esame del caso.
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Nullità parziale accordo: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che la clausola di un accordo sindacale in contrasto con norme imperative di legge è nulla, ma tale nullità non si estende automaticamente all'intero accordo. In un caso riguardante il calcolo dell'orario di lavoro, la Corte ha chiarito che si applica il meccanismo della sostituzione automatica della clausola nulla con la norma di legge. La parte che sostiene che l'accordo non sarebbe stato concluso senza quella clausola ha l'onere di provarlo. La sentenza di merito, che aveva dichiarato inammissibile la domanda dei lavoratori basandosi sul principio di inscindibilità, è stata cassata con rinvio.
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Tempo di viaggio: quando è orario di lavoro retribuito?
La Corte di Cassazione ha stabilito che la clausola di un accordo aziendale che esclude dal calcolo dell'orario di lavoro parte del tempo di viaggio dei tecnici per raggiungere il primo cliente è nulla. Secondo i giudici, tale clausola viola norme imperative di legge e viene automaticamente sostituita da queste ultime, senza invalidare l'intero accordo. La Corte d'Appello aveva erroneamente ritenuto la domanda inammissibile, temendo un'alterazione dell'equilibrio contrattuale, ma la Cassazione ha ribadito che il meccanismo della sostituzione automatica serve proprio a preservare il contratto, sanando la singola illegalità.
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Tempo di viaggio: quando è orario di lavoro retribuito
La Cassazione stabilisce che il tempo di viaggio dei tecnici dal deposito aziendale al primo cliente rientra nell'orario di lavoro retribuito. Una clausola contrattuale che introduce una franchigia non retribuita è nulla e il giudice deve quantificare il dovuto anche se la prova dell'esatto ammontare non è fornita dal lavoratore.
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Tempo di lavoro: il tragitto casa-cliente è pagato?
Un tecnico di rete ha contestato la clausola aziendale ('franchigia') che escludeva dalla retribuzione il tempo di viaggio casa-primo cliente. La Corte di Cassazione ha confermato che tale spostamento, se effettuato con auto aziendale e sotto il controllo del datore tramite dispositivi, costituisce a tutti gli effetti tempo di lavoro e deve essere retribuito, in quanto il dipendente è a disposizione dell'azienda.
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Tempo di viaggio: quando è orario di lavoro retribuito
Due tecnici hanno citato in giudizio la loro azienda, una società di telecomunicazioni, a causa di un accordo aziendale che escludeva dal calcolo della retribuzione i primi 30 minuti di tempo di viaggio giornaliero (sede-primo cliente e ultimo cliente-sede). La Corte di Cassazione ha confermato che tale tempo di viaggio costituisce a tutti gli effetti orario di lavoro e deve essere retribuito. Di conseguenza, ha dichiarato nulla la clausola della 'franchigia' non pagata. La Corte ha inoltre precisato che, una volta stabilito il diritto alla retribuzione, il giudice di merito ha il dovere di quantificare le somme dovute, anche in assenza di una prova dettagliata da parte del lavoratore per ogni singola giornata, rinviando il caso alla Corte d'Appello per la determinazione degli importi.
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