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Art. 1418 Codice Civile — Sezione Prima Civile

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622 provvedimenti

Altri anni per Art. 1418 Codice Civile

Preclusioni processuali: limiti in appello
Un debitore e il suo garante ricorrono in Cassazione dopo la condanna al pagamento di un debito. La Corte Suprema rigetta il ricorso, sottolineando l'importanza delle preclusioni processuali. Le nuove domande, eccezioni e prove presentate per la prima volta in appello o nelle memorie finali sono state dichiarate inammissibili, poiché le parti devono formulare tutte le loro difese fin dal primo grado del giudizio. La sentenza ribadisce che l'appello non può essere utilizzato per rimediare a precedenti omissioni difensive.
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Cessione del credito: prova e oneri in Cassazione
Una società che interviene in un processo affermando di essere subentrata in un credito deve fornire la prova del suo titolo. Secondo la Suprema Corte, in caso di contestazione da parte del debitore, la sola pubblicazione dell'avviso di cessione del credito in Gazzetta Ufficiale non è sufficiente. È necessario depositare il contratto di cessione per dimostrare l'effettiva titolarità del diritto. La Corte ha dichiarato inammissibile l'intervento della società cessionaria per carenza di prova, rigettando poi nel merito il ricorso dei debitori su altre questioni procedurali, tra cui l'abuso del processo.
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Leasing traslativo: la clausola penale è valida?
La Cassazione, con l'ordinanza 15000/2024, chiarisce la validità della clausola penale nel leasing traslativo, ma subordina l'ammissione al passivo fallimentare all'onere del creditore di provare il valore del bene restituito per permettere al giudice di valutarne l'equità e ridurla se eccessiva. L'omissione di tale prova rende la domanda inammissibile.
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Onere della prova: chi deve provare le clausole nulle?
Un consorzio ha citato in giudizio la propria banca per l'applicazione di interessi ultralegali, anatocismo e commissioni non pattuite. Dopo decisioni contrastanti nei primi due gradi di giudizio, la Corte di Cassazione ha chiarito il principio dell'onere della prova: spetta al cliente che agisce in giudizio dimostrare la nullità delle clausole per interessi e commissioni, producendo il contratto. Fa eccezione l'anatocismo, la cui illegittima applicazione può essere provata anche solo tramite gli estratti conto. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Leasing traslativo: le regole prima del fallimento
Un caso di leasing traslativo di un'auto di lusso, risolto prima del fallimento dell'utilizzatore. La società finanziaria ha chiesto l'ammissione al passivo per i canoni non pagati, basandosi sulla legge fallimentare. La Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che per i contratti già risolti si applica l'art. 1526 c.c., che prevede un equo compenso e non il pagamento dei canoni. La domanda basata su tale norma è stata però ritenuta tardiva e quindi inammissibile.
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Competenza fideiussione antitrust: la Cassazione decide
Dei garanti si sono opposti a un decreto ingiuntivo, sostenendo la nullità della loro garanzia per violazione delle norme antitrust. La questione principale riguardava la competenza fideiussione antitrust, contesa tra il tribunale ordinario e la sezione specializzata in materia di imprese. La Corte di Cassazione ha risolto il conflitto optando per la separazione delle cause: la sezione specializzata si occuperà della nullità per violazione antitrust, mentre il tribunale ordinario gestirà le altre questioni relative all'opposizione al decreto ingiuntivo.
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Ripetizione indebito: accertamento saldo e prescrizione
Un correntista ha citato in giudizio un istituto di credito per la nullità di alcune clausole di un contratto di conto corrente stipulato nel 1978, chiedendo il ricalcolo del saldo. La Corte d'Appello aveva accolto la domanda, escludendo l'eccezione di prescrizione sollevata dalla banca. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha ribaltato tale decisione, affermando che la domanda di accertamento del saldo, finalizzata a epurare gli addebiti illegittimi, costituisce a tutti gli effetti un'azione di ripetizione indebito. Di conseguenza, ha cassato la sentenza e rinviato il caso alla Corte d'Appello per una nuova valutazione che tenga conto delle norme sulla prescrizione.
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Anatocismo bancario: la Cassazione esamina delibera CICR
Una società ha citato in giudizio un istituto di credito per la restituzione di somme indebitamente versate a titolo di interessi anatocistici e commissioni. Le corti di merito hanno respinto la domanda. La Corte di Cassazione, investita della questione, ha ritenuto di particolare rilevanza l'interpretazione della delibera CICR del 9 febbraio 2000 sull'anatocismo bancario. Con ordinanza interlocutoria, ha disposto il rinvio della causa a pubblica udienza per una trattazione approfondita, senza decidere nel merito.
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Nullità parziale contratto: l’effetto sul privato
La Corte di Cassazione chiarisce che l'annullamento di un provvedimento amministrativo che esclude determinate prestazioni da una convenzione sanitaria determina la nullità parziale del contratto stipulato tra ASL e struttura privata. Il privato può agire direttamente in sede civile per l'accertamento della nullità e il conseguente pagamento, senza dover esperire un giudizio di ottemperanza. La firma del contratto con 'riserva' da parte del privato è stata ritenuta sufficiente a manifestare il dissenso sulle clausole invalide.
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Mutuo usurarietà: la Cassazione chiarisce i motivi
Una società in liquidazione contesta un debito derivante da un mutuo, sostenendo la tesi della mutuo usurarietà e la nullità dell'intero contratto per l'indeterminatezza di una clausola assicurativa. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, dichiarando inammissibile il motivo sull'usura per un cambio di linea difensiva e infondato quello sulla nullità, poiché la viziosità di una singola clausola non invalida automaticamente l'intero accordo.
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Onere della prova conto corrente: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9727/2024, ha stabilito principi cruciali in materia di onere della prova nel contenzioso bancario. Il caso riguardava una richiesta di restituzione di somme indebitamente pagate su conti correnti. La Corte d'Appello aveva respinto la domanda del cliente per la mancata produzione del contratto. La Cassazione ha ribaltato tale decisione, affermando che il cliente può dimostrare le proprie ragioni anche senza il contratto scritto e con estratti conto incompleti, utilizzando prove alternative. La Suprema Corte ha inoltre valorizzato il principio di acquiescenza, derivante dalla richiesta subordinata della banca in appello, che di fatto riconosceva un debito parziale.
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Nullità contratto bancario: chi può farla valere?
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di opposizione allo stato passivo fallimentare. Un creditore contestava l'ammissione di un credito bancario, sostenendo la nullità del contratto bancario per mancanza della firma dell'istituto di credito. La Corte ha rigettato il ricorso, chiarendo che, secondo un orientamento consolidato, la mancata sottoscrizione da parte della banca non determina la nullità del contratto quando la volontà di quest'ultima di vincolarsi è inequivocabile, come nel caso dell'effettiva erogazione del finanziamento. La pronuncia ribadisce la natura funzionale, e non meramente strutturale, del requisito della forma scritta a protezione del cliente.
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Ripetizione d’indebito: Ente pubblico e diritto societario
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un istituto di credito privato alla restituzione di ingenti utili percepiti da un ente creditizio pubblico. La controversia sulla ripetizione d'indebito nasce dall'annullamento retroattivo di uno statuto che aveva illegittimamente favorito la banca privata. La Corte ha stabilito la prevalenza del diritto pubblico su quello societario, qualificando i pagamenti come indebiti fin dall'origine e respingendo le difese della banca basate sulla buona fede e sulla prescrizione societaria.
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Nullità mutuo: la prova della consegna è decisiva
Una cliente ha citato in giudizio un istituto di credito per la rideterminazione di un contratto di mutuo, eccependo solo in un secondo momento la nullità del mutuo per mancata erogazione della somma. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, sottolineando che l'eccezione di nullità, sebbene rilevabile d'ufficio, deve emergere da fatti e documenti prodotti entro i termini processuali. La quietanza inserita nel contratto e la stessa azione legale della cliente sono state ritenute prove sufficienti dell'avvenuta erogazione, rendendo l'eccezione tardiva e inammissibile.
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Liberazione fideiussore: l’onere della prova in banca
La Corte di Cassazione ha stabilito che per la liberazione fideiussore ai sensi dell'art. 1956 c.c., spetta al garante dimostrare la malafede della banca nel concedere ulteriore credito al debitore principale. Il semplice fatto che il garante sia uscito dalla compagine sociale della società debitrice non è sufficiente. L'ordinanza chiarisce inoltre l'inammissibilità delle eccezioni di nullità per violazione di norme antitrust se sollevate tardivamente e senza una rituale allegazione dei fatti nel corso del giudizio di merito.
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Obblighi informativi banca: doveri dopo l’acquisto
La Corte di Cassazione stabilisce che gli obblighi informativi della banca non cessano con la vendita di un prodotto finanziario. In un caso riguardante obbligazioni poi fallite, la Corte ha sancito che l'intermediario ha il dovere di comunicare al cliente ogni aggravamento del rischio, specialmente in presenza di garanzie contrattuali specifiche che implicano un monitoraggio post-vendita. La sentenza chiarisce che il dovere di diligenza e trasparenza persiste anche dopo l'acquisto.
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Cessione di azienda: i marchi seguono l’impresa?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9293/2024, ha affrontato un complesso caso di cessione di azienda, stabilendo che i marchi di fatto, legati a celebri competizioni sportive, si trasferiscono unitamente al ramo d'azienda che li gestisce, salvo patto contrario. La Corte ha rigettato il ricorso della società editrice originaria, confermando che i diritti sui segni distintivi erano stati validamente trasferiti decenni prima nell'ambito di un'operazione negoziale complessa, legittimando così le successive registrazioni effettuate dalla società acquirente.
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Contributo prima casa: no B&B, revoca legittima
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della revoca di un contributo prima casa a un cittadino che aveva destinato parte dell'immobile ad attività di Bed & Breakfast. Secondo la Corte, tale uso commerciale è incompatibile con la finalità del contributo, che mira a promuovere la residenzialità stabile in aree soggette a spopolamento e non a incentivare attività turistiche. La decisione sottolinea che le condizioni specifiche del bando prevalgono sulla normativa generale.
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Commissione di massimo scoperto: quando è valida?
Una società di trasporti ha contestato la validità delle clausole di un conto corrente, in particolare quelle relative all'anatocismo e alla commissione di massimo scoperto (c.m.s.). Dopo essere stata sconfitta in primo e secondo grado, si è rivolta alla Corte di Cassazione. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che la clausola sulla c.m.s. era valida perché specificava chiaramente tasso, periodicità e base di calcolo. Inoltre, ha dichiarato inammissibile il motivo sull'anatocismo per un vizio procedurale nell'atto d'appello.
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Giudicato decreto ingiuntivo: la sua forza nel fallimento
La Corte di Cassazione ha stabilito che il giudicato formatosi su un decreto ingiuntivo non opposto prima del fallimento impedisce al giudice fallimentare di dichiarare la nullità del contratto sottostante. Il credito, basato su un titolo divenuto definitivo, copre sia il dedotto che il deducibile, cristallizzando la validità del rapporto e rendendolo opponibile alla massa dei creditori. Di conseguenza, la pretesa del creditore, anche per il riconoscimento di un privilegio, non può essere respinta sulla base di una presunta invalidità del titolo contrattuale.
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