LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 1418 Codice Civile — Anno 2026

Pagina 7 di 11

217 provvedimenti

Altri anni per Art. 1418 Codice Civile

Abusiva Concessione Credito: Banca Assolta, Impresa Paga il Conto
Un'impresa edile ha citato in giudizio due banche, accusandole di aver causato il proprio danno tramite l'abusiva concessione del credito a una sua società committente, già insolvente. Secondo l'impresa, i finanziamenti avrebbero mantenuto in vita artificialmente la committente, ingannandola sulla sua solidità. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta. Ha stabilito che, sebbene l'abusiva concessione del credito sia un illecito, in questo caso l'impresa edile non è riuscita a provare né che le banche fossero a conoscenza dello stato di crisi della società finanziata, né il legame diretto tra i finanziamenti e il danno subito. La mancanza di prove è stata decisiva per la sconfitta dell'impresa.
Continua »
Contratto annullato dal Comune? Il Giudicato Implicito lo salva
Un'Azienda ottiene un decreto ingiuntivo, poi divenuto definitivo, per un credito derivante da un appalto con un Comune. Successivamente, il Comune annulla in autotutela la delibera di affidamento dell'appalto, sostenendo che il contratto sia nullo. La Cassazione stabilisce che la definitività del decreto ingiuntivo ha creato un giudicato implicito su contratto, 'sanando' la sua validità. Il Comune, non avendo contestato la validità del contratto durante l'opposizione al decreto, non può più farlo in un secondo momento. La questione della validità del rapporto è ormai chiusa e l'Azienda ha diritto al pagamento.
Continua »
Deducibilità costi stock lending: dividendi esenti, costo negato
Una società ha stipulato un contratto di stock lending, incassando dividendi quasi esenti da tasse e pagando una commissione. L'Agenzia delle Entrate ha negato la deducibilità di tale costo. La Corte di Cassazione ha dato ragione al Fisco, stabilendo un principio fondamentale sulla deducibilità costi stock lending. L'operazione, ai fini fiscali, è assimilabile all'acquisto di un usufrutto su azioni. Poiché i dividendi percepiti sono in gran parte esenti da imposte, la legge (art. 109 TUIR) vieta la deduzione del costo sostenuto per ottenerli. La commissione è quindi indeducibile, a prescindere da considerazioni sulla validità del contratto o sull'elusione fiscale.
Continua »
Commissione Massimo Scoperto: Banca Perde per Clausola Indeterminata
La Cassazione ha stabilito che una clausola sulla commissione di massimo scoperto è nulla se il contratto non ne specifica chiaramente il meccanismo di calcolo. La Corte ha chiarito che la successiva legge del 2009, che ha regolamentato tale commissione, non può 'sanare' retroattivamente la nullità di clausole pattuite in precedenza e viziate da indeterminatezza. Pertanto, la richiesta di pagamento della banca basata su quella clausola è stata ritenuta illegittima. La Corte ha invece respinto le obiezioni del debitore sulla titolarità del credito, passata a una società di recupero.
Continua »
Patto parasociale: socio vince contro l’amministratore inadempiente
Una controversia tra soci nata dalla modifica delle quote tramite un **patto parasociale** e dalla successiva mancata presentazione dei bilanci da parte del socio amministratore. Un ex socio ha agito in giudizio per ottenere la sua parte di utili e il risarcimento dei danni. La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità dell'amministratore per la sua gestione inadempiente. L'amministratore è stato condannato a pagare gli utili non distribuiti e un 'maggior danno' per il ritardo, calcolato in via presuntiva sulla base del rendimento dei titoli di Stato. Il ricorso dell'amministratore è stato dichiarato inammissibile, consolidando la vittoria degli eredi del socio originario.
Continua »
Violazione obblighi informativi banca: no nullità, sì risarcimento
Un investitore chiede la nullità dei suoi investimenti finanziari a causa della violazione obblighi informativi banca. La Corte di Cassazione interviene su una questione procedurale, stabilendo che la Corte d'Appello, dopo aver annullato la sentenza di primo grado, avrebbe dovuto decidere la causa nel merito. Viene ribadito un principio fondamentale: la violazione dei doveri di comportamento dell'intermediario finanziario non provoca la nullità dei contratti, ma può generare una responsabilità contrattuale e quindi un diritto al risarcimento del danno. La causa viene rinviata per un nuovo esame.
Continua »
Prescrizione ricalcolo conto corrente: Cliente perde contro Banca
Una società chiede alla propria banca il ricalcolo del saldo del conto corrente per eliminare addebiti ritenuti illegittimi. La banca si difende eccependo la prescrizione per le contestazioni più datate. La Corte di Cassazione dà ragione alla banca, stabilendo un principio fondamentale: quando il cliente agisce per rideterminare il saldo, la banca ha un interesse speculare e legittimo a far valere la prescrizione ricalcolo conto corrente per le somme non più ripetibili. Di conseguenza, gli addebiti, anche se originariamente illegittimi, non possono essere eliminati dal conteggio se il diritto a contestarli è ormai prescritto. La società perde la causa.
Continua »
Debito Acquistato: la Licenza Recupero Crediti non è Necessaria
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio chiave in materia di recupero crediti. Un'azienda che acquista un credito da un altro soggetto non necessita della licenza recupero crediti (prevista dall'art. 115 TULPS) per riscuoterlo. La vicenda nasce dal debito di un bar per forniture elettriche, ceduto a una società di gestione. Il bar sosteneva la nullità della cessione perché la società acquirente non aveva la licenza al momento dell'acquisto. La Corte ha chiarito che tale licenza è obbligatoria solo per chi recupera crediti per conto di terzi, come servizio. Chi acquista un credito, invece, agisce per tutelare un diritto proprio, entrato nel suo patrimonio. Di conseguenza, la cessione è valida e il bar è tenuto a pagare l'intero debito.
Continua »
Contratti Pubblica Amministrazione: Accordo Verbale Nullo?
Un Comune ha utilizzato la propria rete di condotte per la distribuzione del gas, chiedendo poi il pagamento a una società energetica. Quest'ultima ha contestato la richiesta, sostenendo la nullità del rapporto per la mancanza di un accordo scritto, obbligatorio per i contratti della Pubblica Amministrazione. La società ha inoltre eccepito che il Comune non poteva gestire direttamente il servizio, ma avrebbe dovuto affidarlo tramite gara. La Corte di Cassazione, vista la rilevanza dei principi di diritto coinvolti, ha ritenuto necessario un approfondimento e ha rinviato la causa a una pubblica udienza, senza emettere una decisione immediata. La questione centrale riguarda la validità dei contratti della Pubblica Amministrazione in assenza di forma scritta.
Continua »
Donazione di bene altrui: nulla se l’usucapione non è provata
Un nipote riceve in dono dal nonno alcuni terreni e agisce in giudizio per ottenerne la restituzione da chi li occupa. L'occupante si difende sostenendo la nullità dell'atto. La Corte di Cassazione conferma che la **donazione di bene altrui** è nulla per difetto di causa. Il nonno, infatti, non era il proprietario formale dei terreni e non è riuscito a dimostrare di averli acquisiti per usucapione (possesso ventennale). Di conseguenza, non poteva validamente donarli. Il nipote, privo di un titolo di proprietà valido, perde la causa e l'occupante può legittimamente rimanere sui terreni.
Continua »
Equiparazione economica nel pubblico impiego: stipendio revocato
Due dipendenti universitari, inquadrati come biologi presso un'azienda ospedaliera, avevano ottenuto nel 2006 una delibera che riconosceva loro l'equiparazione economica nel pubblico impiego ai dirigenti medici. Nel 2015, l'ospedale ha ritirato tale delibera ritenendola nulla, poiché i lavoratori non avevano superato alcun concorso per la dirigenza medica. I dipendenti hanno fatto causa per ottenere le differenze retributive, sostenendo di svolgere mansioni mediche e che l'annullamento fosse tardivo. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'attribuzione di un trattamento economico superiore a quello previsto dai contratti collettivi è radicalmente nulla. Essendo la delibera un atto di gestione privatistica, l'ente pubblico può ritirarla in qualsiasi momento senza i limiti temporali dell'autotutela amministrativa. Lo svolgimento di mansioni superiori di fatto non giustifica un inquadramento non conforme alla legge.
Continua »
Caparra confirmatoria: il limite alla riduzione del giudice
Una società immobiliare ha impugnato la validità di una caparra confirmatoria pari a 400.000 euro su un prezzo totale di 415.000 euro, ritenendola eccessiva. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il giudice non ha il potere di ridurre l'importo della caparra, a differenza di quanto avviene per la clausola penale. La decisione si fonda sulla natura strutturale della caparra, che funge da anticipo parziale del prezzo. Finché la somma versata rimane inferiore al corrispettivo totale pattuito, essa non può essere considerata manifestamente eccessiva o contraria ai doveri di solidarietà costituzionale. La Corte ha chiarito che l'impossibilità di riduzione equitativa è compensata dal limite intrinseco della prestazione principale e dalla natura bilaterale del rischio assunto dalle parti.
Continua »
Stabilizzazione del rapporto di lavoro: bando o nullità?
Una dirigente di una società energetica interamente partecipata dallo Stato ha impugnato l'annullamento della delibera che aveva trasformato il suo contratto da tempo determinato a indeterminato. La società aveva inizialmente disposto la stabilizzazione del rapporto di lavoro, per poi revocarla rilevando la violazione delle norme sul reclutamento del personale nelle partecipate pubbliche. La Corte di Cassazione ha confermato la nullità della trasformazione. Il principio cardine è che le società pubbliche devono rispettare i criteri di trasparenza e pubblicità. Poiché il bando originale prevedeva solo un incarico a termine senza menzionare la possibilità di conversione, la successiva stabilizzazione del rapporto di lavoro costituisce una nuova assunzione illegittima in assenza di una specifica procedura concorsuale aperta a tutti i potenziali candidati interessati a una posizione stabile.
Continua »
Ripartizione spese condominiali: quando l’errore diventa definitivo
Una condomina ha proposto opposizione a un decreto ingiuntivo emesso per il mancato pagamento di oneri relativi alla ripartizione spese condominiali per il rifacimento del lastrico solare e la gestione del riscaldamento. La ricorrente sosteneva che i criteri applicati fossero errati, in quanto i suoi locali erano distaccati dall'impianto o non situati sotto la verticale della copertura. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che le delibere che ripartiscono le spese in violazione dei criteri legali per singole annualità sono annullabili e non nulle. Poiché la proprietaria non aveva impugnato le delibere entro i 30 giorni previsti dall'art. 1137 c.c., i riparti sono divenuti definitivi e vincolanti, rendendo legittima l'ingiunzione di pagamento ottenuta dal condominio.
Continua »
Rinegoziazione del contratto di appalto: stop agli aumenti post-gara
Una società di ristorazione vinceva un appalto ospedaliero, ma riscontrava una drastica diminuzione dei pasti serviti rispetto al bando. L'ente sanitario concedeva un aumento del prezzo unitario tramite delibera, salvo poi annullarla in autotutela e recuperare le somme. La società agiva in giudizio per ottenere la differenza di prezzo, ma la Cassazione ha confermato l'illegittimità della rinegoziazione del contratto di appalto. La Corte ha stabilito che modificare il prezzo, elemento essenziale della gara, viola la par condicio tra i concorrenti e le norme sull'evidenza pubblica. Anche il rinnovo contrattuale deve avvenire alle medesime condizioni originarie. La domanda di arricchimento senza causa è stata rigettata poiché esisteva un titolo contrattuale valido che regolava il rapporto, escludendo l'aumento non autorizzato.
Continua »
Verità o inganno: la nullità compravendita immobile abusivo.
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un acquirente che ha scoperto la natura abusiva di un immobile venduto come abitazione ma accatastato come lavatoio. Il venditore aveva dichiarato la pendenza di un condono, poi rigettato perché le opere non erano terminate entro i termini di legge. La Suprema Corte ha stabilito la nullità compravendita immobile abusivo poiché la dichiarazione mendace del venditore circa l'esistenza di un titolo edilizio valido equivale alla sua totale mancanza. La sentenza ha inoltre chiarito che la nullità del contratto di vendita può travolgere anche il mutuo bancario collegato, qualora sussista un legame funzionale tra i due negozi, imponendo al giudice di merito una verifica rigorosa sulla dipendenza dei contratti.
Continua »
Risarcimento danni generico: i limiti del giudice civile
Una fondazione ha citato in giudizio un privato per l'occupazione senza titolo di un immobile, chiedendo il rilascio e il ristoro economico. La controparte ha sostenuto di essere proprietaria in forza di una scrittura privata del 1985 e ha chiesto l'usucapione. La Corte d'Appello ha dichiarato nullo l'atto di acquisto, qualificandolo come donazione priva della forma necessaria, e ha condannato gli eredi al rilascio del bene e al risarcimento danni generico. La Corte di Cassazione ha confermato la nullità dell'atto e il rigetto dell'usucapione, ma ha accolto il ricorso riguardo alla condanna risarcitoria. Il giudice di merito ha infatti violato il principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato, emettendo una condanna generica in assenza del consenso della parte contumace, laddove l'attrice aveva inizialmente richiesto una liquidazione specifica dei danni.
Continua »
Confisca di prevenzione e locazione: il contratto è nullo.
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un immobile affittato da un privato nonostante fosse già stato oggetto di una confisca definitiva. I conduttori, scoperta la situazione, avevano sospeso il pagamento dei canoni, venendo però condannati nei gradi di merito al risarcimento per occupazione abusiva. La Suprema Corte ha chiarito che il binomio confisca di prevenzione e locazione è giuridicamente impossibile: lo Stato acquista il bene a titolo originario, determinando lo scioglimento automatico di ogni contratto di godimento. Il contratto di locazione è dunque nullo per illiceità dell'oggetto. Inoltre, la responsabilità dei conduttori non può essere presunta sulla base della semplice risonanza pubblica del caso, richiedendo prove rigorose della loro effettiva consapevolezza.
Continua »
Interpretazione del contratto: il testo letterale vince sui dubbi
Una società finanziaria ha impugnato la decisione che negava il rimborso di oltre tre milioni di euro derivanti da una cessione di crediti erariali. La ricorrente sosteneva che l'accordo includesse tutti i crediti chiesti a rimborso, mentre i giudici di merito hanno limitato l'oggetto ai soli crediti già riconosciuti dall'Erario. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che l'interpretazione del contratto è un'attività riservata al giudice di merito. Il senso letterale delle parole rappresenta il criterio primario e insuperabile se non vi sono ambiguità. La Corte ha inoltre sanzionato la società per lite temeraria, avendo presentato un ricorso generico e privo di fondamento giuridico solido, confermando la centralità del testo contrattuale rispetto a interpretazioni soggettive postume.
Continua »
Mutuo solutorio: validità e Centrale Rischi
La Corte di Cassazione ha confermato la validità del mutuo solutorio utilizzato per ripianare debiti di conto corrente. Una società e i suoi garanti avevano impugnato la decisione di merito contestando la nullità dei finanziamenti e l'illegittimità della segnalazione alla Centrale Rischi. La Suprema Corte ha stabilito che la destinazione delle somme a estinzione di debiti pregressi non altera la causa del contratto di mutuo, rendendolo pienamente efficace. Inoltre, la segnalazione al sistema creditizio è stata ritenuta lecita data l'effettiva sussistenza dell'esposizione debitoria, respingendo le richieste risarcitorie per mancanza di prova del danno specifico.
Continua »