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Art. 1406 Codice Civile

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217 provvedimenti

Assegno ad personam: sì alla conservazione stipendio
La Corte di Cassazione ha stabilito che un dipendente pubblico, che aveva optato per il trasferimento ad un'altra amministrazione prima dell'entrata in vigore di una legge meno favorevole, ha diritto a un assegno ad personam per conservare il precedente trattamento retributivo. La Corte ha chiarito che il momento determinante è quello della scelta (opzione) e non quello del successivo effettivo trasferimento. Pertanto, il lavoratore ha diritto a un assegno riassorbibile per colmare la differenza di stipendio, in applicazione del principio del divieto di peggioramento del trattamento economico (reformatio in peius).
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Mobilità volontaria: sì al mantenimento anzianità
Un infermiere, trasferito per mobilità volontaria da un'ASL a un istituto scolastico, si è visto negare il riconoscimento dell'anzianità di servizio maturata. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8599/2024, ha stabilito che la mobilità volontaria si configura come una cessione del contratto di lavoro, non come una nuova assunzione. Pertanto, il lavoratore ha diritto alla conservazione dell'anzianità e del trattamento economico acquisito, annullando la decisione della Corte d'Appello.
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Cessione del credito: limiti e poteri del cessionario
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti del cessionario di un credito. In un caso relativo a un contratto preliminare di compravendita di quote societarie, la Corte ha stabilito che la cessione del credito alla restituzione della caparra non conferisce al cessionario la legittimazione a chiedere la risoluzione del contratto per inadempimento. Tale azione rimane di competenza esclusiva del cedente, titolare della posizione contrattuale. La sentenza ha quindi dichiarato inammissibile il ricorso del cessionario su questo punto, distinguendo nettamente tra cessione del credito e cessione del contratto.
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Legittimazione del locatore: chi può agire in giudizio?
Un'inquilina ha contestato la legittimazione di un nuovo soggetto che si presentava come locatore a seguito di una semplice "rettifica" del contratto originale. La Corte di Cassazione ha stabilito che la motivazione della Corte d'Appello sulla legittimazione del locatore era solo apparente e illogica. Una mera comunicazione non è sufficiente per trasferire la posizione di locatore, essendo necessaria una cessione del contratto accettata dall'inquilino. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Procura speciale estera: senza apostille è nulla
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7900/2024, ha dichiarato inammissibile un ricorso in materia di polizze assicurative "Unit-Linked". La decisione non è entrata nel merito della controversia, ma si è basata su un vizio procedurale: la procura speciale rilasciata all'estero (in Svizzera) dal ricorrente ai suoi legali era priva dell'"apostille" richiesta dalla Convenzione dell'Aja del 1961. La Corte ha ribadito che tale mancanza costituisce una nullità insanabile nel giudizio di legittimità, confermando l'importanza del rispetto dei requisiti formali per gli atti provenienti dall'estero.
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Inquadramento dirigenti sanitari: la Cassazione decide
Un gruppo di manager sanitari, trasferiti dal Servizio Sanitario Nazionale al Ministero della Salute, ha contestato il proprio inquadramento professionale, ritenendolo una demotivazione. Essi sostenevano che il loro ruolo precedente fosse equivalente a quello dei dirigenti di seconda fascia del Ministero. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che, in caso di trasferimento tra amministrazioni pubbliche, il dipendente è soggetto al quadro normativo e contrattuale dell'ente ricevente. La Corte ha sottolineato che la posizione di dirigente di seconda fascia richiede il superamento di uno specifico concorso pubblico, che gli appellanti non avevano sostenuto, legittimando così il loro specifico inquadramento dirigenti sanitari.
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Revoca nulla osta: quando è illegittima per la PA?
Due dipendenti pubblici ottengono il nulla osta dalla propria Amministrazione per un trasferimento tramite mobilità. L'ente, tuttavia, procede alla revoca nulla osta a ridosso del trasferimento, adducendo un'imminente fusione societaria. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 5749/2024, ha stabilito che la procedura di mobilità è soggetta alle regole del diritto privato sulla formazione del contratto. Di conseguenza, la revoca, essendo giunta dopo che l'accettazione (il nulla osta) era stata conosciuta, è da considerarsi illegittima e inefficace. Si apre la via al risarcimento del danno per 'perdita di una chance'.
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Assegno ad personam: garantito nella mobilità pubblica
La Corte di Cassazione ha stabilito che i dipendenti pubblici, in caso di passaggio tra amministrazioni diverse tramite mobilità volontaria, hanno diritto a conservare il loro trattamento economico complessivo. Qualora la retribuzione presso il nuovo ente fosse inferiore, la differenza deve essere compensata tramite un "assegno ad personam" riassorbibile. La sentenza si fonda sul principio del divieto di peggioramento delle condizioni economiche (reformatio in peius), in linea con il diritto dell'Unione Europea.
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Inquadramento dipendente pubblico: il caso di mobilità
Una dipendente pubblica, trasferita da un ente locale a un'agenzia statale, ha ottenuto il corretto inquadramento dipendente pubblico nella fascia retributiva superiore. L'Amministrazione ha impugnato la decisione, ma la Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per tardività, confermando di fatto il diritto della lavoratrice e il risarcimento per perdita di chance.
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Inquadramento dipendenti pubblici: ricorso inammissibile
Un dipendente pubblico, trasferito da un'università a un'agenzia fiscale, ha ottenuto in Appello il corretto inquadramento economico basato sul suo titolo di studio, come previsto da un regolamento interno dell'ente di destinazione. L'agenzia ha presentato ricorso in Cassazione, ma è stato dichiarato inammissibile. La Suprema Corte ha stabilito che i motivi del ricorso non erano pertinenti alla reale motivazione della sentenza d'appello, rendendo l'impugnazione inefficace. Il caso sottolinea l'importanza di strutturare correttamente un ricorso sull'inquadramento dipendenti pubblici.
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Inquadramento mobilità volontaria: la decisione
Un ex dipendente statale, trasferito presso un ente pubblico non economico, ha contestato il suo inquadramento professionale, ritenendolo inferiore a quello spettante. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo che nell'ambito della mobilità volontaria, l'accettazione di uno specifico posto vacante implica l'accettazione del relativo inquadramento. Pertanto, il lavoratore non può pretendere una classificazione superiore se questa non corrisponde a una posizione disponibile al momento del trasferimento. La sentenza sottolinea come l'inquadramento nella mobilità volontaria sia strettamente legato ai posti effettivamente vacanti e offerti dall'amministrazione di destinazione.
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Plusvalenze cessione calciatori: quando si paga l’IRAP
Una società di calcio ha contestato l'imponibilità IRAP delle plusvalenze sulla cessione dei calciatori. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che il diritto alla prestazione sportiva dell'atleta è un bene immateriale strumentale, la cui cessione genera una plusvalenza che rientra nella base imponibile IRAP.
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Cessione ramo d’azienda: il doppio rapporto di lavoro
La Cassazione, in un caso di cessione ramo d'azienda illegittima, stabilisce che si creano due rapporti di lavoro distinti: uno 'de iure' con l'azienda cedente e uno 'de facto' con la cessionaria. Di conseguenza, l'accordo transattivo con la cessionaria non estingue il diritto del lavoratore a ricevere le retribuzioni dalla cedente.
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Diritto potestativo: esercizio in atto processuale
Una società affittuaria di rami d'azienda si opponeva a un decreto ingiuntivo, sostenendo di aver diritto a una riduzione del canone a causa dell'inadempimento della società concedente (mancato pagamento dei canoni di leasing). La Corte di Cassazione, con ordinanza n. 4347/2024, ha stabilito che l'esercizio del diritto potestativo di ridurre il canone può validamente avvenire anche tramite un atto processuale, come la memoria di costituzione in giudizio, cassando la sentenza d'appello che aveva ritenuto non esercitata tale facoltà.
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Trasferimento d’azienda: quando non scatta la tutela
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di tre lavoratori licenziati dopo un cambio di appalto in un servizio di ristorazione aeroportuale. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, escludendo l'esistenza di un trasferimento d'azienda ai sensi dell'art. 2112 c.c. La motivazione principale risiede nella provata discontinuità tra l'attività gestita dalla società uscente e quella della subentrante, ritenendo il ricorso un inammissibile tentativo di rivalutare i fatti del processo.
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Responsabilità solidale demansionamento: il giudicato
Una lavoratrice, illegittimamente trasferita e demansionata, ottiene la conferma della responsabilità solidale dell'azienda cedente e cessionaria per il danno subito. La Corte di Cassazione, basandosi su un precedente giudicato formatosi tra le stesse parti, stabilisce che l'inadempimento all'ordine di reintegro del cedente e la prosecuzione del demansionamento da parte del cessionario fondano la loro colpa concorrente, rendendo la questione non più riesaminabile.
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Mobilità volontaria: la qualifica non si trasferisce
Una dipendente pubblica, durante una procedura di mobilità volontaria, ha ottenuto una promozione dal suo ente di provenienza. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'ente di destinazione non è tenuto a riconoscere tale qualifica superiore. Il trasferimento, infatti, cristallizza il ruolo e le mansioni del dipendente al momento in cui la domanda viene accettata per una specifica posizione vacante, tutelando gli interessi pubblici e l'organizzazione dell'ente di destinazione.
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Cessione d’azienda: il destino della fideiussione
Un fideiussore aveva garantito i debiti di un'impresa individuale per forniture di merci. Quando l'impresa è stata conferita in una S.p.A., quest'ultima ha preteso di escutere la garanzia. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1453/2024, ha affrontato il tema della sorte della fideiussione in caso di cessione d'azienda. Pur affermando che il contratto di fideiussione si trasferisce automaticamente alla nuova società acquirente ai sensi dell'art. 2558 c.c., la Corte ha specificato due limiti cruciali: il credito di garanzia non può essere ceduto separatamente senza il consenso del garante e le sanzioni personali, come la penale per assegno protestato, non si estendono al fideiussore. La Corte ha quindi accolto parzialmente il ricorso, cassando la sentenza d'appello su questi ultimi due punti.
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Giudicato esterno: limiti in caso di licenziamento
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 387/2024, ha chiarito i limiti del giudicato esterno. Una precedente sentenza che annulla un licenziamento collettivo per vizi procedurali non costituisce prova automatica del diritto dei lavoratori ad essere assunti da un'altra società, anche se collegata. La Corte ha stabilito che, affinché il giudicato sia vincolante, le due cause devono avere identico oggetto (petitum) e identiche ragioni (causa petendi), condizione non soddisfatta nel caso di specie, dove si confrontavano l'illegittimità di un licenziamento e il diritto a una nuova assunzione basata su un accordo separato.
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Indennità di preavviso: spetta nel cambio appalto?
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'indennità di preavviso è dovuta al lavoratore anche in caso di cambio appalto con immediata riassunzione da parte della nuova impresa. La cessazione del rapporto è considerata un recesso unilaterale del primo datore di lavoro, non una risoluzione consensuale. L'assenza di un periodo di disoccupazione non elimina il diritto a percepire tale indennità.
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