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Art. 1406 Codice Civile

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217 provvedimenti

Cessione di credito: chi ha diritto al risarcimento?
Un soggetto cede a un terzo il proprio diritto a ricevere un immobile. Quando la controparte non adempie, chi può chiedere il risarcimento? La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1790/2025, chiarisce la distinzione tra cessione di credito e cessione del contratto. Con la cessione di credito, il diritto a pretendere la prestazione e a chiedere i danni per il suo mancato ottenimento passa al nuovo creditore (cessionario). Il creditore originario (cedente) perde la legittimazione a chiedere tali danni, pur rimanendo parte del contratto originario.
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Recesso cessione d’azienda: quando scatta il termine?
La Corte di Cassazione chiarisce un punto fondamentale in materia di cessione d'azienda. In un caso riguardante un trasferimento aziendale con efficacia differita, la Corte ha stabilito che il termine di tre mesi per l'esercizio del diritto di recesso da parte del terzo contraente (nel caso di specie, un istituto di credito) decorre non dalla comunicazione dell'accordo di cessione, ma dal momento in cui il trasferimento diventa effettivamente operativo. Questa interpretazione dell'art. 2558 c.c. tutela il contraente ceduto, permettendogli di valutare la nuova controparte al momento del suo effettivo subentro. La sentenza, pur confermando questo principio, è stata cassata con rinvio per un vizio di motivazione su un altro aspetto della controversia.
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Motivazione apparente: Cassazione chiarisce i limiti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2955/2025, ha rigettato il ricorso di una società contro una sentenza della Commissione Tributaria Regionale in materia di IVA. Il caso verteva sulla contestazione di una motivazione apparente. La Corte ha chiarito che una motivazione, seppur sintetica, è valida se permette di comprendere l'iter logico-giuridico seguito dal giudice, confermando così la decisione di merito che aveva negato l'esistenza di una prestazione di servizi imponibile ai fini IVA.
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Cessione del contratto: la clausola arbitrale segue?
La Corte di Cassazione ha stabilito che in caso di cessione del contratto, anche la clausola compromissoria per la risoluzione delle controversie viene trasferita al nuovo contraente. La vicenda riguarda la cessione di un contratto derivato (IRS), il cui accordo quadro originario prevedeva l'arbitrato. Nonostante la società cessionaria avesse stipulato un nuovo accordo con la banca, privo di tale clausola, la Suprema Corte ha ritenuto valido l'arbitrato, confermando l'inscindibilità tra il contratto derivato e il suo accordo quadro originario. Il ricorso della banca è stato dichiarato inammissibile.
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Trasferimento dipendenti pubblici: quale contratto si applica?
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul caso di un trasferimento di dipendenti pubblici da un'amministrazione statale a una regionale. I lavoratori chiedevano l'applicazione di un contratto collettivo più favorevole, sostenendo che la data del loro trasferimento dovesse essere retrodatata all'entrata in vigore della legge di riorganizzazione. La Corte ha stabilito che la data effettiva del trasferimento coincide con quella degli atti formali di inquadramento e non con quella della norma, applicando quindi il contratto collettivo vigente al momento del passaggio formale. Questa ordinanza chiarisce un punto cruciale nel diritto del lavoro pubblico riguardo al trasferimento di dipendenti pubblici.
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Retrocessione d’azienda: chi paga i debiti?
Una società, in amministrazione straordinaria, aveva trasferito la propria azienda a un'altra entità che successivamente è fallita, portando alla risoluzione del contratto di cessione. La Corte di Cassazione ha affrontato la questione di chi fosse responsabile per i canoni di locazione maturati nel periodo tra la risoluzione del contratto e la restituzione fisica dei beni. La Corte ha stabilito che la retrocessione d'azienda comporta il trasferimento automatico e immediato delle obbligazioni contrattuali all'originario proprietario al momento della risoluzione, indipendentemente dalla riconsegna materiale dei beni. Di conseguenza, la società originaria è stata ritenuta responsabile per i pagamenti.
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Cessione del contratto di leasing e liberazione
Una società finanziaria ha ottenuto un decreto ingiuntivo contro l'utilizzatore originario di un bene in leasing per canoni non pagati. L'utilizzatore si è opposto, sostenendo di non essere più il debitore a seguito della cessione del contratto di leasing a un terzo. Il Tribunale di primo grado ha respinto l'opposizione, ma la Corte d'Appello ha ribaltato la decisione. Analizzando una dichiarazione della stessa società finanziaria, la Corte ha accertato che l'intera posizione contrattuale era stata ceduta. Di conseguenza, con il consenso del creditore, l'utilizzatore originario è stato liberato da ogni obbligo, rendendo illegittima la richiesta di pagamento nei suoi confronti.
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Trasferimento ramo d’azienda: quando è legittimo?
Una giornalista ha contestato la legittimità della cessione del suo contratto di lavoro, avvenuta nell'ambito di un trasferimento ramo d'azienda da una grande casa editrice a una nuova società. La Corte di Cassazione ha confermato le sentenze dei gradi precedenti, ritenendo l'operazione valida. Il punto cruciale è stato il riconoscimento che l'unità trasferita, dedicata ai servizi grafici, possedeva una sufficiente e preesistente autonomia organizzativa e funzionale per essere qualificata come un vero e proprio ramo d'azienda, legittimando così il passaggio dei lavoratori ad essa collegati.
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Cessione ramo d’azienda: l’autonomia è requisito chiave
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito un principio fondamentale in materia di cessione ramo d'azienda. Ha accolto il ricorso di un gruppo di lavoratori, affermando che un trasferimento è illegittimo se il ramo ceduto non possiede una propria autonomia funzionale, preesistente alla cessione stessa. Se la nuova entità, per operare, deve stipulare contratti di servizio con la società cedente, significa che tale autonomia manca, rendendo l'operazione un'artificiosa frammentazione aziendale e inefficace il trasferimento automatico dei contratti di lavoro.
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Inquadramento pubblico impiego: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità dell'inquadramento di una dipendente pubblica trasferita tramite mobilità volontaria. La sentenza stabilisce che il corretto inquadramento pubblico impiego si basa su un confronto tra le declaratorie contrattuali dell'ente di provenienza e quello di destinazione. Se le mansioni e le responsabilità sono sovrapponibili, non spetta un inquadramento superiore, anche se la precedente posizione prevedeva attività specialistiche. Il passaggio tra amministrazioni configura una cessione del contratto e il lavoratore ha diritto alla conservazione dell'area e della posizione economica, ma nel quadro normativo dell'ente di arrivo.
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Assegno ad personam negato: il caso del pubblico impiego
Un ex dipendente del Ministero della Difesa, divenuto insegnante presso il Ministero dell'Istruzione dopo dieci anni di contratti a termine, si è visto negare l'assegno ad personam. La Corte di Cassazione ha stabilito che il lungo periodo di precariato interrompe la continuità del rapporto di lavoro, requisito essenziale per qualificare il trasferimento come un "passaggio di carriera" e ottenere così il mantenimento del trattamento economico precedente. La decisione sottolinea che le dimissioni e la successiva riassunzione non equivalgono a una procedura di mobilità diretta.
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Cessione di ramo d’azienda: quando è legittima?
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di una cessione di ramo d'azienda nel settore editoriale, respingendo il ricorso di una giornalista. La sentenza stabilisce che per valutare la validità del trasferimento, è necessario un esame complessivo degli elementi, non isolato. L'autonomia funzionale del ramo ceduto sussiste se questo mantiene la capacità di operare sul mercato con i beni trasferiti (personale, marchi, archivi), anche in caso di cambio del direttore e della linea editoriale.
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Assegno ad personam: spetta anche dopo l’abrogazione?
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di due dipendenti pubblici a ricevere un assegno ad personam per compensare una riduzione dello stipendio base a seguito di una progressione verticale. La sentenza chiarisce che l'abrogazione di norme di legge simili, operata dalla Legge di Stabilità 2014, non annulla le specifiche previsioni dei contratti collettivi (CCNL), i quali conservano la loro efficacia in quanto basati su una diversa e autonoma ratio, volta a correggere le anomalie retributive del comparto.
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Trasferimento ramo d’azienda: quando scatta l’obbligo
La Corte di Cassazione conferma che in un cambio appalto, la cessione di beni materiali essenziali e di rilevante valore economico dalla vecchia alla nuova impresa configura un trasferimento ramo d'azienda. Questo obbliga la società subentrante ad assumere il lavoratore alle medesime condizioni. La Corte ha rigettato il ricorso dell'azienda, chiarendo che la continuità operativa garantita dai beni trasferiti è decisiva per l'applicazione dell'art. 2112 c.c., anche se l'attività è a tempo determinato.
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Trasferimento d’azienda: quando si applica l’art. 2112
La Cassazione conferma che il cambio appalto configura un trasferimento d'azienda se vi è passaggio di beni strumentali rilevanti che garantiscono la continuità dell'attività. La Corte ha rigettato il ricorso di una società subentrante in un appalto, stabilendo che la prosecuzione del lavoro con gli stessi macchinari della precedente appaltatrice integra i presupposti dell'art. 2112 c.c., con conseguente diritto dei lavoratori a mantenere il posto di lavoro.
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Natura ente pubblico: limiti del ricorso in Cassazione
Un dipendente di un consorzio chiedeva il trasferimento obbligatorio, sostenendo che fosse un ente pubblico non economico. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta basandosi sullo statuto dell'ente. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che l'interpretazione dello statuto non può essere riesaminata nel merito in sede di legittimità, delineando così i confini della revisione sulla natura ente pubblico.
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Cessione del credito: chi risponde del contratto?
Un cliente ha citato in giudizio una società finanziaria, cessionaria di un credito derivante da un contratto di finanziamento, per usura. Il Tribunale di Torino ha respinto la domanda, chiarendo che in caso di cessione del credito, il cessionario acquista solo il diritto a ricevere il pagamento e non risponde delle questioni relative alla validità del contratto originario. L'azione va proposta contro il cedente, ovvero la finanziaria che ha stipulato il contratto.
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