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Art. 140 Codice di Procedura Civile — Anno 2025

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362 provvedimenti

Altri anni per Art. 140 Codice di Procedura Civile

Notifica e irreperibilità assoluta: sede inesistente
Una società ha contestato una cartella di pagamento sostenendo la mancata notifica dell'atto preliminare. La Corte di Cassazione ha stabilito che se il messo notificatore attesta l'inesistenza della sede legale all'indirizzo registrato, si configura un caso di irreperibilità assoluta, rendendo valida la notifica eseguita con tale rito, anche se la società ha successivamente cambiato indirizzo.
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Notifica viziata: quando è sanata dalla costituzione?
La Corte di Cassazione chiarisce che una notifica viziata, effettuata da un operatore postale privato non abilitato, non è inesistente ma solo nulla. Tale nullità viene sanata se il destinatario si costituisce in giudizio per difendersi. Nel caso specifico, un contribuente aveva impugnato una comunicazione di iscrizione ipotecaria lamentando, tra le altre cose, una notifica viziata. La Corte ha respinto il ricorso, stabilendo che la costituzione in giudizio del contribuente aveva sanato il vizio originale, rendendo la notifica efficace e le pretese tributarie definitive per mancata tempestiva impugnazione.
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Sanzioni tributarie eredi: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8684/2025, ha stabilito un principio fondamentale in materia di successione dei debiti fiscali. Il caso riguardava l'erede di un socio di una società di fatto, alla quale l'Agenzia delle Entrate aveva notificato avvisi di accertamento e cartelle di pagamento per debiti tributari (IVA e IRAP) del defunto, comprensivi di sanzioni e interessi. La ricorrente contestava la validità delle notifiche e la trasmissibilità delle sanzioni. La Corte ha rigettato i motivi relativi ai vizi di notifica, ritenendola regolare, ma ha accolto il ricorso sul punto cruciale delle sanzioni. È stato confermato il principio di intrasmissibilità delle sanzioni tributarie agli eredi, secondo cui l'obbligazione di pagare la sanzione ha carattere personale e si estingue con la morte del trasgressore. Di conseguenza, la Corte ha cassato la sentenza impugnata, accogliendo parzialmente il ricorso originario della contribuente e annullando la pretesa fiscale limitatamente alle sanzioni.
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Doppia conforme: ricorso inammissibile in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un contribuente contro un'intimazione di pagamento, applicando il principio della "doppia conforme". Poiché sia il tribunale di primo grado che la corte d'appello avevano respinto le sue richieste basandosi sulle stesse ragioni di fatto, il ricorso non poteva essere esaminato nel merito. Il contribuente non è riuscito a dimostrare che le motivazioni delle due sentenze precedenti fossero diverse, rendendo il suo appello in Cassazione non procedibile.
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Impugnabilità estratto di ruolo: nuove condizioni
Un contribuente ha impugnato degli estratti di ruolo relativi a diverse cartelle di pagamento, sostenendo di non averle mai ricevute. L'Agente della Riscossione si è opposto. La Corte di Cassazione, applicando una recente modifica legislativa (art. 3-bis d.l. 146/2021), ha stabilito che l'impugnabilità dell'estratto di ruolo non è più un diritto incondizionato. È necessario dimostrare un pregiudizio concreto e specifico, come previsto dalla nuova norma. Poiché il contribuente non ha fornito tale prova, la Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso originario, cassando la sentenza precedente senza rinvio.
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Impugnazione estratto ruolo: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di impugnazione estratto di ruolo. Un contribuente aveva contestato una cartella di pagamento per IRPEF, di cui era venuto a conoscenza solo tramite l'estratto. Pur riconoscendo l'ammissibilità del ricorso in presenza di un pregiudizio concreto dimostrato dal contribuente, la Corte lo ha rigettato nel merito, dichiarando inammissibili i singoli motivi di appello per vizi procedurali e mancanza di specificità.
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Notifica atti presupposti: quando è nulla l’ipoteca
Un contribuente ha impugnato un preavviso di iscrizione ipotecaria, lamentando vizi di notifica. La Corte di Cassazione ha rigettato i motivi sulla modalità di notifica diretta da parte dell'Agente della Riscossione, ritenendola legittima. Tuttavia, ha accolto il motivo principale relativo alla mancata prova della corretta notifica degli atti presupposti (cartelle e avvisi di accertamento), affermando che tale omissione determina la nullità dell'atto successivo. La causa è stata rinviata al giudice di merito per una verifica puntuale di ogni singola notifica.
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Notifica PEC ricorso: inammissibile senza ricevute
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso in materia tributaria a causa della mancata produzione delle prove della notifica PEC del ricorso stesso. Secondo l'ordinanza, l'omesso deposito delle ricevute di accettazione e di avvenuta consegna non rende la notifica semplicemente nulla, ma legalmente inesistente. Tale vizio, essendo insanabile, impedisce l'esame del merito della causa, sottolineando il rigore formale richiesto nel processo telematico.
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Notifica cartella esattoriale: la prova con copia
L'Agente della Riscossione ricorre contro una sentenza che annullava una cartella di pagamento per difetto di notifica. La corte inferiore aveva dubitato della corrispondenza tra fronte e retro della ricevuta di ritorno prodotta in copia. La Cassazione accoglie il ricorso, affermando che la copia fotostatica fa piena prova se non specificamente contestata e che la relata di notifica dell'agente postale ha fede privilegiata. La validità della notifica della cartella esattoriale è così confermata sulla base della documentazione prodotta.
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Impugnazione estratto di ruolo: quando è possibile?
Un contribuente ha impugnato un estratto di ruolo sostenendo di non aver mai ricevuto la notifica della cartella di pagamento. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La motivazione si fonda su una recente normativa che limita l'impugnazione estratto di ruolo ai soli casi in cui il contribuente dimostri di subire un pregiudizio concreto e attuale dall'iscrizione a ruolo. Poiché il ricorrente ha formulato solo lamentele astratte e ipotetiche, senza provare un danno effettivo, è stato ritenuto carente dell'interesse ad agire, condizione necessaria per avviare una causa.
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Sgravio debiti e cessata materia del contendere: il caso
Un contribuente ha contestato alcuni avvisi di addebito per contributi previdenziali, sostenendo un difetto di notifica. Mentre il caso era pendente in Cassazione, una nuova legge ha disposto lo sgravio di tali debiti. La Corte, preso atto dell'annullamento del debito, ha dichiarato la cessata materia del contendere, ponendo fine al processo senza decidere nel merito delle questioni procedurali sollevate.
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Impugnazione estratto di ruolo: limiti e condizioni
Una contribuente ha impugnato diverse cartelle di pagamento, di cui quattro scoperte solo tramite un estratto di ruolo. La Corte di Cassazione, applicando le recenti normative, ha dichiarato inammissibile il ricorso per le cartelle conosciute tramite estratto, a causa del difetto di un interesse ad agire concreto e attuale. L'impugnazione estratto di ruolo è ora consentita solo in ipotesi specifiche di pregiudizio immediato per il contribuente. Il ricorso relativo all'unica cartella notificata con un'intimazione di pagamento è stato invece esaminato nel merito e rigettato.
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Notifica art 140 cpc: quando è nulla senza la CAD
Un contribuente ha impugnato un'intimazione di pagamento, sostenendo di non aver mai ricevuto la cartella esattoriale presupposta. La questione centrale riguardava la validità della procedura di notificazione in caso di assenza temporanea del destinatario. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito un principio cruciale per la validità della notifica art 140 cpc: l'ente notificante deve fornire la prova non solo della spedizione, ma anche della ricezione della raccomandata informativa (C.A.D.) che comunica il deposito dell'atto presso la casa comunale. La mancanza di tale prova rende la notifica nulla. Di conseguenza, la Corte ha cassato la sentenza impugnata, rinviando il caso al giudice di merito per verificare il corretto perfezionamento della procedura.
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Impugnazione estratto di ruolo: limiti e condizioni
Un contribuente ha impugnato un estratto di ruolo per contestare cartelle di pagamento che sosteneva non fossero mai state notificate. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha dichiarato il ricorso originario inammissibile. La decisione si fonda sul principio, consolidato da recenti interventi normativi e giurisprudenziali, secondo cui l'impugnazione dell'estratto di ruolo è ammessa solo se il contribuente dimostra un pregiudizio concreto e attuale derivante dall'iscrizione a ruolo, non essendo più sufficiente il solo interesse a contestare l'atto presupposto. In assenza di tale prova, il ricorso è privo di interesse ad agire.
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Giudicato interno e spese legali: Cassazione alle S.U.
Un contribuente vince una causa contro l'Agenzia delle Entrate per un difetto di notifica ma ricorre in Cassazione solo per l'errata liquidazione delle spese legali. L'Agenzia, con ricorso incidentale, solleva per la prima volta l'inammissibilità dell'azione originaria per una nuova legge. La Corte di Cassazione, rilevando un contrasto giurisprudenziale sulla formazione del giudicato interno su questioni pregiudiziali non esaminate, ha sospeso la decisione e rinviato la causa a nuovo ruolo, in attesa di una pronuncia delle Sezioni Unite su un caso analogo.
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Notifica atti tributari: la Cassazione fa chiarezza
Un contribuente ha impugnato una serie di atti fiscali, tra cui un preavviso di fermo amministrativo, sostenendo un vizio di notifica dell'atto presupposto. La Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso, ha stabilito un principio cruciale in materia di notifica atti tributari: in caso di assenza temporanea del destinatario, la notifica si perfeziona solo con la produzione in giudizio dell'avviso di ricevimento della seconda raccomandata informativa (C.A.D.), non essendo sufficiente la sola prova della sua spedizione.
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Impugnazione estratto di ruolo: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 6588/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un contribuente contro un estratto di ruolo. Applicando la nuova normativa (ius superveniens), i giudici hanno stabilito che l'impugnazione estratto di ruolo è possibile solo se il debitore dimostra un pregiudizio concreto e attuale derivante dall'iscrizione a ruolo. In assenza di tale prova, il ricorso è inammissibile per carenza di interesse ad agire, a prescindere dalla presunta omessa notifica della cartella di pagamento originaria.
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Notifica cartella esattoriale: quando è valida via PEC?
Una società ha impugnato un preavviso di fermo amministrativo, sostenendo la nullità della notifica delle cartelle esattoriali sottostanti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo la piena validità della notifica della cartella esattoriale effettuata tramite PEC con un file in formato PDF, non essendo obbligatorio il formato .p7m. La Corte ha inoltre confermato che l'accertamento di fatto sulla regolarità delle notifiche, compiuto dal giudice di merito, non è riesaminabile in sede di legittimità.
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Notifica irreperibilità assoluta: quando è valida?
La Corte di Cassazione ha stabilito che la notifica per irreperibilità assoluta di una cartella esattoriale a una società è valida se, dopo aver constatato l'inesistenza della sede legale, l'agente notificatore procede con il deposito dell'atto presso la casa comunale. L'ordinanza chiarisce che l'Amministrazione Finanziaria non è tenuta a ulteriori ricerche del legale rappresentante presso la sua residenza privata in un altro comune. Di conseguenza, è stata annullata la decisione di merito che aveva ritenuto invalida la notifica e il conseguente preavviso di iscrizione ipotecaria.
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Ricorso per cassazione inammissibile: l’ordinanza
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso per cassazione inammissibile, proposto da un nipote contro un'ordinanza che lo obbligava a restituire un immobile al nonno. La Corte ribadisce il principio consolidato secondo cui i provvedimenti cautelari, come le ordinanze possessorie, non hanno carattere decisorio e definitivo, pertanto non sono impugnabili dinanzi alla Suprema Corte. La via corretta per la risoluzione della controversia è il giudizio di merito.
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