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Art. 140 Codice di Procedura Civile — Anno 2022

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210 provvedimenti

Altri anni per Art. 140 Codice di Procedura Civile

Impugnazione cartella di pagamento: i termini oltre la notifica
Il Contribuente impugna un'iscrizione ipotecaria e la sottostante cartella esattoriale per omesso avviso bonario. I giudici d'appello annullano la pretesa fiscale riscontrando un vizio procedurale dell'Ufficio. L'Amministrazione Finanziaria ricorre in Cassazione eccependo la tardività dell'azione giudiziaria. La Suprema Corte accoglie le ragioni del Fisco. La rituale notifica della cartella impone il rispetto stringente dei termini di legge. L'omessa e tempestiva impugnazione cartella di pagamento entro sessanta giorni rende il debito definitivo, precludendo ogni contestazione tardiva sui presunti vizi degli atti prodromici.
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Notifica tramite posta privata: la Cassazione frena
Un professionista ha impugnato un preavviso di fermo amministrativo e il relativo avviso di accertamento fiscale. La Commissione Tributaria Regionale ha dichiarato inesistente l'atto perché il messo comunale ha spedito la raccomandata informativa tramite un servizio postale privato anziché il gestore pubblico universale. L'Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo la piena validità della notifica alla luce della liberalizzazione del mercato postale. I giudici di legittimità hanno esaminato la disciplina applicabile agli atti impositivi tra il 2011 e il 2017. Rilevata la complessità del tema relativo alla notifica tramite posta privata, la Suprema Corte ha rinviato la causa a nuovo ruolo disponendone la trattazione in pubblica udienza.
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Impugnazione dell’estratto di ruolo e notifiche viziate
Il Contribuente ha avviato l'impugnazione dell'estratto di ruolo lamentando la mancata e invalida notifica di diverse cartelle di pagamento. In sede di appello, i giudici hanno parzialmente accolto le ragioni del Fisco ritenendo regolari alcune notifiche. Il Contribuente ha quindi proposto ricorso per Cassazione, eccependo il difetto di recapito delle raccomandate informative e invocando il giudicato implicito sulla facoltà di contestare l'estratto. La Suprema Corte ha rilevato che il quadro giurisprudenziale sul punto non offre una soluzione di immediata evidenza, soprattutto dopo i recenti orientamenti delle Sezioni Unite. Per questa ragione, il collegio ha rinviato la trattazione del ricorso alla sezione ordinaria tributaria.
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Notifica della cartella di pagamento valida senza relata
La Contribuente impugna un'intimazione di pagamento per tributi non versati, contestando la mancata notifica della cartella e la conseguente prescrizione del debito tributario. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso presentato dall'Agente della Riscossione. I Supremi Giudici stabiliscono la piena validità della notifica della cartella di pagamento eseguita tramite raccomandata semplice con avviso di ricevimento. Questa forma speciale di spedizione diretta segue le regole del servizio postale ordinario e non richiede la relata di notifica né l'invio della raccomandata informativa prevista per gli atti giudiziari. L'avviso di ricevimento firmato prova l'avvenuta consegna e interrompe regolarmente i termini di prescrizione.
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Prescrizione assegno di mantenimento: 37 rate cancellate su 38
Una madre ha intimato all'ex marito il pagamento di arretrati per le spese di mantenimento dei figli maturate tra il 1998 e il 2001. Il padre ha proposto opposizione all'esecuzione sostenendo l'intervenuta prescrizione assegno di mantenimento per tutte le somme richieste. La Corte d'Appello, dopo un giudizio di rinvio, ha accertato che la notifica di un precedente atto di precetto nel febbraio 2006 aveva interrotto i termini solo per la mensilità di febbraio 2001, dichiarando prescritte le restanti rate. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente la decisione, respingendo il ricorso dell'obbligato e convalidando anche la compensazione delle spese legali a fronte della parziale soccombenza reciproca.
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Notifica avviso di accertamento al vecchio indirizzo: cartella nulla
Un imprenditore individuale riceveva una cartella di pagamento senza aver mai ricevuto i precedenti atti impositivi. Il Fisco aveva inviato gli atti al vecchio indirizzo di residenza, sostenendo la necessità di una specifica comunicazione all'ufficio delle imposte. Il contribuente impugnava la richiesta evidenziando la regolare variazione anagrafica già decorsa nei termini di legge. La Corte di Cassazione ha stabilito che per le ditte individuali e le persone fisiche la variazione di residenza produce effetti automatici senza oneri di comunicazione aggiuntivi. La mancata e invalida notifica avviso di accertamento determina la totale nullità della successiva cartella esattoriale per inesistenza del debito valido a monte.
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Notifica cartella di pagamento nulla: sede nota batte il Fisco
L'Agenzia delle Entrate ha richiesto il pagamento di tributi a una società a seguito del recupero di crediti fiscali. L'amministrazione ha notificato gli atti sostenendo l'irreperibilità assoluta dell'impresa. La società ha contestato la regolarità della procedura, evidenziando la presenza costante della propria sede legale nei registri ufficiali. La Commissione Tributaria Regionale ha annullato la pretesa per vizio di notifica degli atti presupposti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate perché inammissibile. I giudici hanno chiarito che la notifica cartella di pagamento presuppone il rispetto scrupoloso delle ricerche anagrafiche del contribuente e che la Corte non può rivalutare i fatti già accertati dai giudici territoriali.
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Notifica avviso di accertamento: la spedizione non basta
Il Contribuente ha impugnato una cartella e una successiva iscrizione ipotecaria contestando di non aver mai ricevuto i precedenti atti fiscali. I giudici di merito hanno ritenuto valida la procedura poiché l'agente postale aveva inserito l'avviso nella cassetta e spedito la raccomandata informativa. La Corte di Cassazione ha invece ribaltato l'esito. Il Fisco deve depositare in giudizio l'avviso di ricevimento della raccomandata per dimostrare il perfezionamento dell'atto. La semplice prova della spedizione non basta a considerare valida la notifica avviso di accertamento. I giudici supremi hanno accolto il ricorso del cittadino e annullato la decisione precedente.
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Notifica avviso di accertamento all’estero: Fisco battuto
L'Amministrazione Finanziaria ha notificato un atto impositivo a un cittadino applicando la procedura per irreperibilità temporanea in Italia. Il contribuente ha impugnato l'atto dimostrando il formale trasferimento e la regolare iscrizione all'anagrafe consolare prima della spedizione. I giudici tributari regionali hanno annullato l'atto per nullità insanabile del procedimento notificatorio. L'ente impositore ha promosso ricorso per cassazione sostenendo la validità del recapito sul territorio nazionale per presunte indicazioni presenti nelle dichiarazioni fiscali. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'ente pubblico per aver sollevato questioni nuove mai dedotte nei gradi precedenti. La corretta notifica avviso di accertamento all'estero tutela pienamente il contribuente espatriato, condannando l'ufficio al rimborso delle spese di lite.
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Notifica tributaria alla società: validità dell’atto e sanzioni
L'Amministrazione Finanziaria ha impugnato la pronuncia tributaria di secondo grado che annullava una pretesa esattoriale a carico di un'azienda. I giudici di merito avevano accertato che la notifica tributaria alla società non si era perfezionata correttamente, sia per la mancata allegazione della relata di notifica, sia per l'omesso tentativo di notifica sussidiaria presso il domicilio del legale rappresentante. Inoltre, i giudici avevano escluso le sanzioni per l'oggettiva impossibilità del coobbligato solidale di conoscere il debito a sette anni di distanza. La Corte di Cassazione, esaminando il ricorso, ha rilevato la complessità della materia e l'assenza di un'evidenza decisoria immediata, disponendo il rinvio della causa alla Sezione Tributaria ordinaria per un esame approfondito.
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Affitto di azienda e debiti di lavoro: paga anche l’affittuario
Diversi dipendenti hanno promosso istanza di fallimento contro la società affittuaria per il mancato pagamento delle retribuzioni maturate durante il rapporto lavorativo. La società debitrice ha contestato la decisione, sostenendo l'invalidità della notifica del procedimento e invocando la risoluzione contrattuale per escludere l'applicazione delle tutele datoriali. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della società, confermando la piena validità della notifica telematica tramite PEC e il successivo deposito in Comune. I giudici hanno chiarito che, nel caso di affitto di azienda e debiti di lavoro, la responsabilità solidale tra concedente e affittuario opera inderogabilmente a tutela dei diritti retributivi dei lavoratori subordinati.
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Querela di falso: non basta preannunciarla per salvare l’appello
Un ente proprietario ha ottenuto dal giudice l'ordine di rilascio di un terreno occupato senza titolo da due soggetti rimasti contumaci. Gli occupanti hanno presentato appello oltre il termine semestrale, sostenendo di non aver mai ricevuto la notifica della citazione a causa della falsità dell'attestazione postale. Gli appellanti hanno preannunciato una querela di falso chiedendo il rinvio dell'udienza per comparire di persona. I giudici hanno respinto la richiesta di rinvio e dichiarato inammissibile l'impugnazione tardiva. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, sancendo che il mero annuncio della querela di falso senza un formale e tempestivo deposito non giustifica il differimento della causa.
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Notifica della cartella di pagamento: non basta la sola spedizione
Una contribuente scopre l'esistenza di debiti fiscali solo a seguito di un pignoramento del conto corrente. L'Agente della Riscossione sostiene la piena regolarità della notifica delle cartelle esattoriali per irreperibilità temporanea, allegando la sola ricevuta di spedizione della raccomandata informativa. La contribuente contesta l'assenza di prova dell'effettiva ricezione del recapito postale. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della cittadina: per provare la valida notifica della cartella di pagamento tramite servizio postale, l'ente riscossore non può limitarsi a dimostrare la mera spedizione della raccomandata di avviso di deposito. L'ente impositore deve produrre in giudizio l'avviso di ricevimento della comunicazione, attestante la ricezione dell'avviso.
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Fermo amministrativo: notifica valida pur con firma contestata
Il caso riguarda un contribuente che ha impugnato un preavviso di fermo amministrativo per contributi previdenziali non versati, eccependo la mancata notifica della cartella esattoriale e la prescrizione del debito. L'Agente della Riscossione ha dimostrato di aver notificato un'intimazione di pagamento tramite la procedura per irreperibili (art. 140 c.p.c.). La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del contribuente, stabilendo che la notifica si perfeziona quando la raccomandata informativa entra nella sfera di conoscibilità del destinatario. Di conseguenza, l'opposizione al fermo amministrativo è stata dichiarata tardiva perché il contribuente avrebbe dovuto impugnare tempestivamente la precedente intimazione di pagamento. Il contribuente perde la causa e deve pagare le spese legali.
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Inosservanza dei provvedimenti dell’autorità: sporco e arresto
Cinque comproprietari di un terreno sono stati condannati a tre mesi di arresto per il reato di inosservanza dei provvedimenti dell'autorità (art. 650 c.p.), per non aver ripulito il fondo dai rifiuti come ordinato dal Sindaco per motivi igienico-sanitari. I proprietari hanno fatto ricorso in Cassazione contestando la validità della notifica, consegnata a una sola familiare, e sostenendo che il terreno fosse sotto sequestro penale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno chiarito che la notifica a un familiare convivente è pienamente valida in base all'apparenza della situazione e che il sequestro era già cessato al momento dell'ordine. I ricorrenti sono stati condannati anche al pagamento delle spese processuali.
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Notifica dell’istanza di fallimento: quando il vizio non salva
Una società in liquidazione ha impugnato la dichiarazione di fallimento emessa su richiesta di una banca creditrice. La società lamentava l'irregolarità della notifica dell'istanza di fallimento, eseguita tramite deposito nella casa comunale dopo il fallimento della consegna via PEC e presso la sede legale. Lamentava inoltre il mancato rispetto del termine a comparire di quindici giorni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che la notifica dell'istanza di fallimento segue una disciplina speciale semplificata e che l'eventuale violazione del termine a comparire costituisce un mero vizio di rito. Poiché la società non aveva proposto alcuna difesa nel merito, la contestazione sul termine è stata dichiarata inammissibile per difetto di interesse. Di conseguenza, la dichiarazione di fallimento è stata confermata.
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Notifica tramite posta privata: è nulla, non inesistente
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione che dichiarava inesistente la notifica di un atto tributario poiché effettuata tramite un servizio postale privato. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la notifica tramite posta privata senza licenza, avvenuta nel periodo di transizione normativa, non è inesistente ma semplicemente nulla. Di conseguenza, tale vizio può essere sanato se il destinatario presenta ricorso, dimostrando di aver comunque ricevuto l'atto. Tuttavia, spetta al giudice di merito verificare se il ricorso del contribuente sia stato tempestivo, poiché l'operatore privato privo di licenza non ha poteri di certificazione legale sulla data di consegna. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio alla Commissione Tributaria Regionale.
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Compensazione crediti IVA: quando non azzera i vecchi debiti
L'Amministrazione Finanziaria ha notificato a una società un avviso di intimazione per saldare vecchi debiti IVA relativi agli anni novanta. La società ha fatto opposizione, sostenendo di aver maturato un credito IVA in un anno successivo e di poter effettuare una compensazione crediti IVA per annullare il debito predetto. La Corte di Cassazione ha stabilito che la compensazione fiscale non segue le regole generali del diritto civile, ma richiede norme espresse. Nello specifico, la compensazione di crediti con somme iscritte a ruolo è permessa soltanto per ruoli affidati dopo il primo gennaio 2011. Avendo la cartella origine precedente, la società non poteva applicare la compensazione in modo autonomo. La Cassazione ha dunque accolto il ricorso del Fisco, confermando l'obbligo di pagamento della società.
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Notifica viziata: l’opposizione tardiva a decreto ingiuntivo
Un Istituto di Credito ha avviato un pignoramento immobiliare contro La Debitrice sulla base di un decreto ingiuntivo non opposto. La Debitrice ha proposto opposizione all'esecuzione lamentando l'inesistenza della notifica del decreto originario, poiché la raccomandata ex art. 140 c.p.c. era tornata al mittente per irreperibilità. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della Debitrice, precisando che un vizio nella notificazione determina una semplice nullità e non l'inesistenza dell'atto. Di conseguenza, il rimedio corretto da esperire non era l'opposizione all'esecuzione, ma la Opposizione tardiva a decreto ingiuntivo prevista dall'art. 650 c.p.c. La Debitrice è stata quindi condannata al pagamento delle spese di lite.
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Autosufficienza del ricorso per cassazione e notifica cartella
La Contribuente ha impugnato una cartella di pagamento emessa dall'Agente della Riscossione per tasse del 2014, appresa solo tramite un estratto di ruolo. La donna ha sostenuto che la notifica fosse nulla perché eseguita presso un vecchio indirizzo di residenza. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile applicando il principio riguardante l'autosufficienza del ricorso per cassazione. La parte ricorrente non ha infatti trascritto né allegato le relate di notifica e i certificati di residenza all'interno del proprio atto. Senza la riproduzione integrale dei documenti, i giudici di legittimità non hanno potuto verificare l'eventuale errore notificatorio. La Contribuente è stata condannata al pagamento delle spese di giudizio e al raddoppio del contributo unificato.
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