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Art. 1375 Codice Civile — Sezione Terza Civile

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436 provvedimenti

Altri anni per Art. 1375 Codice Civile

Responsabilità del professionista: l’obbligo di info
La Corte di Cassazione conferma la responsabilità del professionista (commercialista) per non aver adeguatamente informato i propri clienti sui rischi legati a una cessione di quote societarie. A causa di questa negligenza, i clienti hanno subito un danno economico e hanno legittimamente rifiutato di pagare la parcella, sollevando l'eccezione di inadempimento. La Corte ha stabilito che l'obbligo informativo va oltre il mero mandato e deriva dai principi di diligenza e buona fede, anche in presenza di tempi ristretti per l'esecuzione dell'incarico.
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Exceptio doli: garanzia annullata per mala fede
Una società di telecomunicazioni ha tentato di escutere una garanzia autonoma nonostante fosse impossibilitata a fornire il servizio pattuito. La Corte di Cassazione ha confermato l'inefficacia della garanzia, applicando il principio dell'exceptio doli a causa della palese mala fede e dell'abuso del diritto da parte del beneficiario.
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Estinzione del giudizio: la rinuncia al ricorso
Una società di servizi idrici aveva proposto ricorso per Cassazione contro una sentenza sfavorevole. Tuttavia, durante il processo, la stessa società ha presentato una memoria con cui rinunciava al ricorso. La Corte di Cassazione, prendendo atto della rinuncia, ha dichiarato l'estinzione del giudizio, condannando la parte rinunciante al pagamento delle spese processuali a favore della controparte.
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Estinzione del giudizio: la rinuncia al ricorso
Una società di servizi aveva presentato ricorso in Cassazione contro una sentenza sfavorevole. Tuttavia, durante il processo, la stessa società ha presentato una memoria con cui dichiarava di rinunciare al ricorso. La Corte di Cassazione, prendendo atto della rinuncia, ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Inoltre, la Corte ha stabilito che non era necessario provvedere sulle spese di lite, poiché le controparti non avevano svolto attività difensiva nel giudizio di cassazione. Il caso evidenzia come la rinuncia sia uno strumento che porta alla chiusura definitiva del contenzioso.
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Sospensione pagamento canone: quando è legittima?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13815/2024, ha chiarito i limiti della sospensione del pagamento del canone di locazione. Nel caso di specie, i conduttori di un locale commerciale avevano interrotto i pagamenti a causa di vizi all'impianto di fumaria. La Corte ha ritenuto tale sospensione illegittima perché non proporzionata alla gravità dell'inadempimento del locatore, che aveva causato solo un'inutilizzabilità parziale e temporanea del bene. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, confermando la decisione della Corte d'Appello che aveva risolto il contratto per colpa dei conduttori.
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Onere della prova sinistro: la contestazione generica
Un automobilista chiede il risarcimento per i danni subiti alla propria auto in sosta, urtata da un altro veicolo. La richiesta viene rigettata in primo e secondo grado per insufficienza di prove. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, chiarendo che l'onere della prova nel sinistro stradale grava sul danneggiato e che la contestazione dell'assicurazione, basata sulla carenza probatoria, è da ritenersi sufficientemente specifica.
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Dichiarazione del terzo: quando non è più contestabile
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13223/2024, ha stabilito un principio cruciale nel pignoramento presso terzi. Un Comune, in qualità di terzo pignorato, dopo aver reso una dichiarazione di quantità interpretata come positiva dal giudice e dopo l'emissione dell'ordinanza di assegnazione, non può più contestare l'esistenza del debito tramite opposizione agli atti esecutivi. La Corte ha chiarito che la dichiarazione del terzo, una volta resa e posta a fondamento dell'assegnazione, cristallizza la situazione, precludendo tardive contestazioni nel merito.
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Tariffa di depurazione: il rimborso è di 10 anni
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12879/2024, ha confermato un importante principio a tutela degli utenti del servizio idrico. Anche in presenza di un impianto di depurazione funzionante, se questo non rispetta gli standard qualitativi previsti dalla legge (ad esempio, fornendo solo un trattamento primario), il servizio si considera come non reso. Di conseguenza, l'utente ha diritto al rimborso della specifica quota della tariffa di depurazione versata. La Corte ha inoltre ribadito che il termine di prescrizione per richiedere tale rimborso è di dieci anni, non cinque.
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Tariffa di depurazione: quando non va pagata?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12887/2024, ha stabilito che la tariffa di depurazione non è dovuta qualora il servizio, pur esistente, non rispetti gli standard di qualità previsti dalla legge. In questi casi, il servizio si considera come non reso. La Corte ha inoltre confermato che il diritto degli utenti al rimborso delle somme indebitamente pagate si prescrive in dieci anni, non in cinque. La decisione estende l'efficacia di una precedente sentenza della Corte Costituzionale a tutti i casi di servizio di depurazione non appropriato.
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Eccezione nuova: Cassazione ammette prove sopravvenute
Una compagnia assicurativa si opponeva a una richiesta di pagamento di un ente ministeriale. In appello, una sentenza favorevole alla compagnia, emessa dopo la conclusione del primo grado, veniva rigettata in quanto considerata 'eccezione nuova'. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando che le prove basate su un fatto sopravvenuto, come una sentenza successiva, sono ammissibili in appello, temperando così il divieto di 'nova'.
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Clausola assicurativa: valida anche per fatto del terzo
Una società si è vista negare l'indennizzo per un furto di merci durante il trasporto, poiché il vettore terzo non aveva rispettato le condizioni di sicurezza previste dalla polizza. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che la clausola assicurativa in questione non è vessatoria. Essa, infatti, non limita la responsabilità, ma definisce l'oggetto e i limiti del rischio garantito, rendendo l'assicurato responsabile del rispetto delle condizioni anche quando si affida a un trasportatore esterno.
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Contratto di franchising: obblighi e buona fede
Una società affiliata ha risolto unilateralmente il proprio contratto di franchising, accusando l'affiliante di concorrenza sleale per l'apertura di nuovi punti vendita. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, ritenendo illegittima la risoluzione dell'affiliato e configurandola come un grave inadempimento. La sentenza chiarisce i limiti dell'obbligo di buona fede in assenza di una clausola di esclusiva territoriale, sottolineando l'importanza della chiara pattuizione contrattuale.
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Leasing e inadempimento: responsabilità del concedente
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9577/2024, ha stabilito che la società di leasing non può pretendere i canoni dall'utilizzatore se ha pagato il fornitore pur sapendo che il bene (un'auto estera) era inutilizzabile per la mancanza dei documenti di immatricolazione. Questo caso di leasing e inadempimento del fornitore evidenzia la responsabilità condivisa e l'obbligo di buona fede che lega concedente e utilizzatore.
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Cessione del credito: diritti del cessionario e clausole
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 9479/2024, ha chiarito importanti aspetti sulla cessione del credito. Nel caso esaminato, una società debitrice si opponeva al precetto di un nuovo creditore (cessionario), sostenendo che il debito originario fosse stato estinto da una transazione e che, in ogni caso, il nuovo creditore non potesse avvalersi della clausola risolutiva espressa contenuta in tale accordo. La Corte ha respinto il ricorso, stabilendo che la transazione in questione era conservativa e non novativa, quindi non aveva estinto il rapporto originario. Di conseguenza, con l'inadempimento del debitore, il debito originario è tornato esigibile. Fondamentalmente, la Corte ha affermato che la cessione del credito trasferisce al cessionario non solo il diritto alla prestazione, ma anche tutti i diritti accessori, inclusa la facoltà di avvalersi della clausola risolutiva espressa, in quanto strumento di tutela del credito stesso.
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Eccezioni terzo acquirente: la Cassazione chiarisce
Una società aveva acquistato un immobile ipotecato prima che il creditore avviasse un'azione legale contro il debitore originario. La Corte di Cassazione ha confermato che, in base al principio delle eccezioni del terzo acquirente, il nuovo proprietario può opporsi all'esecuzione forzata sollevando difese ormai precluse al debitore. La sentenza sottolinea che la trascrizione dell'acquisto anteriore all'azione giudiziaria è il fattore decisivo, rendendo irrilevante la buona fede dell'acquirente ai fini dell'applicazione dell'art. 2859 c.c.
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Compensi procedure esecutive riunite: la Cassazione
Un avvocato avvia tre distinte procedure esecutive contro un'amministrazione comunale. Le procedure vengono riunite e il giudice liquida un compenso unico. La Cassazione, accogliendo il ricorso del legale, stabilisce che per l'attività svolta prima della riunione, i compensi devono essere liquidati separatamente per ogni singola procedura. Viene invece rigettata la censura sul valore della controversia, confermando che nelle esecuzioni si fa riferimento al valore effettivo del precetto (`decisum`). Il calcolo dei compensi per procedure esecutive riunite deve quindi seguire questo doppio binario.
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Ricorso per Cassazione: quando è inammissibile?
Una società ha presentato ricorso per Cassazione dopo aver perso in due gradi di giudizio una causa per abusivo frazionamento del credito. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché non rispettava il principio di specificità, non esponendo in modo chiaro e completo lo svolgimento del processo. L'ordinanza chiarisce i requisiti formali essenziali per l'accesso al giudizio di legittimità.
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Responsabilità distributore energia: la Cassazione chiarisce
Una società ha citato in giudizio un distributore di energia per danni derivanti da presunti errori di fatturazione dovuti a un contatore difettoso. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, definendo i limiti della responsabilità del distributore di energia. La Corte ha stabilito che le interruzioni processuali possono essere sollevate solo dalla parte interessata e che il ricorso di un giudice a una perizia tecnica (CTU) è valido se le critiche sono generiche e non specifiche.
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Prelazione agraria: tutti i requisiti per il confinante
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8338/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di prelazione agraria. Il caso riguardava la richiesta di riscatto di un fondo agricolo da parte del proprietario confinante. La Corte ha chiarito che, per esercitare validamente il diritto di prelazione, il proprietario del fondo confinante non solo deve essere un coltivatore diretto, ma deve anche soddisfare tutte le altre condizioni previste dall'art. 8 della legge n. 590 del 1965, originariamente dettate per l'affittuario. La sentenza di merito, che aveva erroneamente escluso la necessità di tali requisiti, è stata cassata con rinvio.
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Legittimazione del locatore: chi può agire in giudizio?
Un'inquilina ha contestato la legittimazione di un nuovo soggetto che si presentava come locatore a seguito di una semplice "rettifica" del contratto originale. La Corte di Cassazione ha stabilito che la motivazione della Corte d'Appello sulla legittimazione del locatore era solo apparente e illogica. Una mera comunicazione non è sufficiente per trasferire la posizione di locatore, essendo necessaria una cessione del contratto accettata dall'inquilino. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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