LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 1375 Codice Civile — Sezione Lavoro Civile

Pagina 29 di 30

588 provvedimenti

Altri anni per Art. 1375 Codice Civile

Licenziamento disciplinare: ira e bestemmie bastano?
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità di un licenziamento disciplinare inflitto a un lavoratore per uno scoppio d'ira. La decisione sottolinea che, in assenza di danni, aggressioni o specifiche violazioni del CCNL che prevedano il recesso, la condotta non è così grave da giustificare la massima sanzione. Il caso ribadisce l'importanza del principio di proporzionalità e della corretta interpretazione dei contratti collettivi.
Continua »
Licenziamento fine cantiere: quando è legittimo
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un licenziamento fine cantiere. Il caso riguardava un lavoratore edile licenziato dopo la conclusione dei lavori nel sito a cui era assegnato. La Corte ha stabilito che, se l'azienda dimostra l'impossibilità di ricollocare il dipendente in altre mansioni o cantieri al momento del recesso, il licenziamento è valido, anche se nuove opportunità lavorative si presentano mesi dopo.
Continua »
Perdita di chance: come si prova il danno?
Una lavoratrice ha citato in giudizio un'azienda sanitaria pubblica per non averle conferito un incarico direttivo, sostenendo l'illegittimità della procedura di selezione. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei giudici di merito, ha respinto il ricorso, chiarendo che per ottenere un risarcimento per perdita di chance non basta dimostrare l'irregolarità della selezione, ma è necessario provare una 'significativa probabilità' di successo. La Corte ha stabilito che il giudice di merito ha correttamente compiuto una valutazione prognostica comparando i profili dei candidati, e tale valutazione, se ben motivata, non è sindacabile in sede di legittimità.
Continua »
Impugnazione trasferimento: oneri in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un lavoratore contro un trasferimento. La decisione si fonda sul principio di autosufficienza: il ricorrente non aveva trascritto nel ricorso le clausole contrattuali e del CCNL contestate, impedendo alla Corte di valutare il merito della questione. L'impugnazione del trasferimento è stata quindi respinta per ragioni puramente procedurali, confermando la validità delle motivazioni aziendali, che includevano non solo un aumento di attività nella nuova sede ma anche un calo in quella di origine.
Continua »
Obbligo di repêchage: no a un nuovo contratto
La Corte di Cassazione ha stabilito l'illegittimità di un licenziamento per giustificato motivo oggettivo. L'azienda, invece di adempiere all'obbligo di repêchage cercando una ricollocazione interna, aveva proposto al dipendente una nuova assunzione a termine con mansioni e retribuzione inferiori. Secondo la Corte, questa offerta non costituisce un valido tentativo di salvaguardare il posto di lavoro, ma ne conferma anzi la disponibilità, rendendo il recesso ingiustificato.
Continua »
Revoca incarico dirigenziale: quando è atto pubblico?
Un ex direttore generale di un ente pubblico per l'edilizia residenziale ha contestato la revoca anticipata del suo incarico. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: la nomina e la revoca di tale figura non sono atti di diritto privato, bensì provvedimenti amministrativi. Di conseguenza, l'impugnazione doveva essere presentata dinanzi al giudice amministrativo e non al giudice del lavoro. La mancata impugnazione in sede amministrativa ha reso definitivo l'atto di revoca.
Continua »
Retribuzione posizioni organizzative: la P.A. deve pagare
Un dipendente pubblico, comandante della polizia provinciale, ha citato in giudizio l'ente locale per la non corretta corresponsione dell'indennità di posizione organizzativa. La Corte di Cassazione ha stabilito che la discrezionalità della Pubblica Amministrazione nella valutazione delle posizioni non è assoluta, ma deve rispettare i principi di correttezza e buona fede. L'omissione di una corretta valutazione (pesatura) e la corresponsione di un importo inferiore a quello dovuto possono configurare un inadempimento e dar diritto al lavoratore a un risarcimento per perdita di chance, anche se ha accettato un contratto individuale con importi inferiori.
Continua »
Perdita di chance: onere della prova e motivazione
Una dirigente pubblica fa causa all'amministrazione per non essere stata nominata a un incarico apicale, lamentando una perdita di chance. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17672/2025, chiarisce aspetti fondamentali sull'onere della prova. Stabilisce che il danneggiato deve dimostrare una seria probabilità di successo non solo rispetto a chi ha ottenuto l'incarico, ma anche rispetto a tutti gli altri candidati. La Corte distingue tra motivazione 'mancante' e 'insufficiente' dell'atto di nomina, confermando la valutazione del giudice di merito che l'aveva ritenuta insufficiente. Infine, accoglie il ricorso solo sulla parte relativa alle spese legali, affermando che un accoglimento parziale della domanda non giustifica la compensazione totale delle spese.
Continua »
Ripristino del rapporto: dove deve avvenire?
Un lavoratore, dopo aver ottenuto la conversione di contratti di somministrazione in un rapporto a tempo indeterminato, è stato reintegrato in una sede diversa e più lontana. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna dell'azienda al risarcimento del danno, chiarendo che il ripristino del rapporto di lavoro deve avvenire nel luogo in cui il dipendente prestava la sua ultima attività. Qualsiasi successivo trasferimento deve essere giustificato da comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive, la cui prova spetta al datore di lavoro.
Continua »
Accordo quadro non vincolante: la Cassazione decide
Un ex dipendente ha citato in giudizio un'autorità pubblica per danni, a seguito dell'interruzione di un piano di pensionamento anticipato basato su un accordo quadro. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando le decisioni dei gradi inferiori. Il punto cruciale è che l'accordo quadro non vincolante non ha generato un'obbligazione giuridicamente vincolante per l'ente, escludendo così una violazione del contratto o dei doveri di buona fede.
Continua »
Indennità chilometrica e CCNL privato: la Cassazione
Un operaio agricolo di un'agenzia regionale ha richiesto il pagamento di un'indennità chilometrica basata sul CCNL privato di settore. Dopo una decisione sfavorevole in appello, la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del lavoratore. La Suprema Corte ha stabilito che, per questa specifica categoria di dipendenti pubblici, la legge prevede l'applicazione del contratto collettivo privato, inclusi i trattamenti economici come l'indennità chilometrica. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione basata su questo principio.
Continua »
Rappresentante di lista: diritto alla retribuzione
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto alla retribuzione di un lavoratore per le giornate dedicate all'incarico di rappresentante di lista. La sentenza stabilisce che un accordo collettivo aziendale non può derogare alla normativa nazionale che tutela tale diritto, e che la concessione di un riposo compensativo generalizzato da parte dell'azienda costituisce un mero pretesto per eludere l'obbligo di pagamento.
Continua »
Licenziamento autoferrotranvieri: procedura e nullità
La Corte di Cassazione ha dichiarato nullo il licenziamento di un conducente di autobus (un caso di licenziamento autoferrotranvieri) perché l'azienda non ha seguito la procedura disciplinare speciale prevista dalla legge. Tale procedura impone, su richiesta del lavoratore, la decisione da parte di un Consiglio di disciplina. La violazione di questa norma imperativa comporta la nullità del licenziamento e il conseguente diritto del lavoratore alla reintegrazione nel posto di lavoro, annullando la precedente decisione della Corte d'Appello che aveva solo riconosciuto un'indennità risarcitoria.
Continua »
Erroneo inquadramento: prescrizione quinquennale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una dipendente pubblica che chiedeva differenze retributive per un erroneo inquadramento professionale. La Corte ha confermato l'applicazione della prescrizione quinquennale, distinguendo nettamente il caso da un'ipotesi di demansionamento, che avrebbe previsto una prescrizione decennale. La decisione si fonda sulla qualificazione della domanda come rivendicazione di crediti da lavoro e non come risarcimento del danno.
Continua »
Conflitto di interessi medico: Cassazione inflessibile
La Corte di Cassazione ha confermato la sanzione disciplinare di un mese di sospensione a un medico dirigente per detenzione di quote in una società privata. La sentenza sottolinea che, in materia di conflitto di interessi medico, la mera potenzialità del contrasto è sufficiente a integrare la violazione, essendo l'obiettivo della norma quello di prevenire, e non solo reprimere, tali situazioni. La Corte ha inoltre dichiarato inammissibili i motivi di ricorso del medico, ribadendo importanti principi processuali sull'onere dell'appello incidentale e sulla valutazione della buona fede e proporzionalità della sanzione.
Continua »
Progressione di carriera: diritto alla promozione
Un avvocato dipendente di un ente pubblico previdenziale, pur essendosi classificato utilmente in una selezione interna, si è visto negare la promozione a causa della mancata approvazione formale della graduatoria. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'ente non può interrompere arbitrariamente una procedura legittimamente avviata, confermando il diritto del lavoratore alla progressione di carriera. La sentenza chiarisce che il 'blocco' normativo degli stipendi ha inciso solo sugli effetti economici, non sul diritto giuridico alla promozione. Di conseguenza, al lavoratore è stato riconosciuto l'inquadramento superiore con decorrenza giuridica retroattiva, il risarcimento del danno per il periodo intermedio e gli effetti economici a partire dalla fine del blocco.
Continua »
Responsabilità disciplinare: leggere email basta?
Una società sanzionava una dipendente ritenendola a conoscenza, tramite email, di illeciti commessi da colleghi. La Corte di Cassazione ha confermato l'annullamento della sanzione, stabilendo che la mera ricezione di comunicazioni non è sufficiente a fondare la responsabilità disciplinare. È necessario per il datore di lavoro provare l'effettiva consapevolezza del contenuto da parte del lavoratore, escludendo così una forma di responsabilità oggettiva.
Continua »
Revoca incarico dirigenziale: la Cassazione decide
Una dirigente si opponeva alla revoca del suo incarico, avvenuta a seguito di una riorganizzazione aziendale di un ente pubblico. Mentre il Tribunale le dava ragione per mancanza di un atto formale di revoca, la Corte d'Appello ribaltava la decisione, ritenendo sufficiente un atto amministrativo generale che disponeva la riorganizzazione. La Corte di Cassazione ha confermato quest'ultima visione, dichiarando inammissibile il ricorso della dirigente, poiché non contestava la ratio decidendi della sentenza d'appello e mirava a un riesame dei fatti, non consentito in sede di legittimità.
Continua »
Lavoro straordinario: pagamento anche senza autorizzazione
Dei dipendenti pubblici chiedevano il pagamento delle ore di lavoro straordinario accumulate nella "Banca ore". Le corti di merito avevano respinto la richiesta per assenza di autorizzazione formale. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che il lavoro straordinario va retribuito se svolto con il consenso, anche implicito, del datore di lavoro, come dimostrato dalla stessa contabilizzazione delle ore. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
Continua »
Incarico dirigenziale medico: la scelta è fiduciaria
Un dirigente medico ha impugnato la sua esclusione dalla selezione per un incarico dirigenziale medico di vertice. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che tale procedura non è un concorso pubblico, bensì un processo che si conclude con una scelta fiduciaria del direttore generale da una rosa di candidati idonei. Una violazione dei principi di buona fede non invalida l'atto, ma può al massimo fondare una richiesta di risarcimento per perdita di chance.
Continua »