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Art. 1375 Codice Civile

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1844 provvedimenti

Incarico dirigenziale: discrezionalità e buona fede
Un dirigente pubblico ha impugnato la nomina di un collega a un ruolo apicale, lamentando l'illegittimità della procedura di selezione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la scelta della Pubblica Amministrazione, basata sulla pregressa esperienza specifica del candidato vincitore nel territorio di riferimento, costituisce un legittimo esercizio del potere discrezionale, finalizzato a garantire efficienza e buon andamento. L'assegnazione di un incarico dirigenziale, secondo la Corte, non è un atto meramente vincolato, ma una scelta gestionale che deve rispettare i canoni di correttezza e buona fede, senza che ciò implichi la necessità di una rigida procedura concorsuale.
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Criteri CIGS generici: sospensione illegittima
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità della sospensione di alcuni lavoratori posti in Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria (CIGS) a zero ore. Il motivo risiede nell'utilizzo da parte dell'azienda di criteri di scelta generici e non predeterminati, che hanno reso la selezione dei dipendenti discrezionale e arbitraria. La Suprema Corte ha stabilito che la semplice inerzia del lavoratore non costituisce una rinuncia al diritto di contestare la sospensione e ha condannato l'azienda al risarcimento del danno, pari alla differenza tra la retribuzione spettante e l'indennità di integrazione salariale percepita.
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Criteri CIGS: illegittimi se generici, dice Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità della sospensione di un lavoratore in Cassa Integrazione (CIGS) perché i criteri di scelta adottati dall'azienda erano eccessivamente generici e discrezionali. Secondo la Corte, i criteri CIGS devono essere specifici e oggettivi per evitare decisioni arbitrarie. Di conseguenza, l'azienda è stata condannata al risarcimento del danno, pari alle retribuzioni perse dal dipendente.
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Bando di concorso: modifica regole e assunzione
La Corte di Cassazione conferma la decisione dei giudici di merito, stabilendo l'illegittimità di una prova aggiuntiva introdotta da un'azienda dopo la conclusione di una selezione basata su un bando di concorso. Il candidato, risultato idoneo secondo le regole originali ma escluso a seguito del test extra, ha diritto all'assunzione. La Corte ha chiarito che il bando di concorso costituisce un'offerta al pubblico vincolante, le cui regole non possono essere modificate unilateralmente in violazione del principio di buona fede.
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Modifica bando di concorso: illegittima la prova extra
Un candidato, superate le prove di una selezione pubblica, viene escluso a seguito di un 'test motivazionale' non previsto dal bando originale. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità di tale modifica bando di concorso, stabilendo che l'avviso di selezione è vincolante (lex specialis) e non può essere alterato in corso d'opera, violando i principi di buona fede. La Corte ha quindi disposto l'assunzione del lavoratore.
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Criteri di scelta CIGS: illegittimi se generici
Una nota azienda manifatturiera ricorreva in Cassazione contro la sentenza che la condannava a risarcire alcuni dipendenti per illegittima collocazione in Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria (CIGS). La Corte Suprema ha rigettato il ricorso, confermando che i criteri di scelta CIGS, se troppo generici e non specificati negli accordi sindacali, rendono la sospensione illegittima. La decisione ribadisce che la selezione dei lavoratori non può essere lasciata alla discrezionalità del datore di lavoro, il quale ha l'onere di provare la correttezza del proprio operato.
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Criteri di scelta CIGS: illegittimi se generici
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un'azienda manifatturiera, confermando l'illegittimità della sospensione di alcuni lavoratori. La Corte ha stabilito che i criteri di scelta CIGS devono essere specifici e verificabili, non generici o basati su decisioni discrezionali del datore di lavoro. La mancanza di trasparenza nei criteri rende la collocazione in Cassa Integrazione illegittima e obbliga l'azienda al risarcimento del danno.
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Diploma Magistrale GAE: no a nuovi inserimenti
Un gruppo di insegnanti con diploma magistrale ha richiesto l'inserimento nelle Graduatorie ad Esaurimento (GAE). La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando il suo orientamento consolidato. La Corte ha statuito che il possesso del solo diploma magistrale GAE, sebbene conseguito entro l'anno scolastico 2001/2002, non costituisce titolo sufficiente per l'inclusione in tali graduatorie, in quanto la legge le ha trasformate in elenchi chiusi, e la relativa clausola di salvaguardia si applicava unicamente a chi già possedeva i requisiti per le previgenti graduatorie permanenti.
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Interessi usurari: contratto non gratuito
La Corte di Cassazione ha stabilito che la presenza di interessi usurari di mora in un contratto di leasing non comporta la gratuità dell'intero finanziamento. Con l'ordinanza in esame, è stato chiarito che la nullità colpisce solo la clausola degli interessi moratori, i quali restano comunque dovuti nella misura dei legittimi interessi corrispettivi. La Corte ha inoltre respinto le doglianze relative alla mancata indicazione del TAEG, ritenendola non causa di nullità, e ha ribadito che per ottenere un risarcimento del danno è necessario fornire la prova specifica del pregiudizio subito, non essendo sufficiente il solo accertamento dell'usura.
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Eccezione di incompetenza: onere della prova società
Un avvocato ha citato in giudizio un grande gruppo energetico per questioni relative ai compensi professionali. Il Tribunale di primo grado si è dichiarato incompetente. La Corte di Cassazione, intervenendo sul regolamento di competenza, ha ribaltato la decisione, affermando che l'eccezione di incompetenza sollevata dal gruppo energetico era incompleta. La società, infatti, non aveva provato l'assenza di una sede secondaria nel foro adito, un onere probatorio che le spettava. Di conseguenza, la competenza del primo tribunale è stata confermata.
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Recesso ad nutum: il Comune può recedere dal contratto?
Una società ottiene in comodato un capannone da un Comune e vi realizza migliorie. L'ente locale esercita il recesso ad nutum previsto dal contratto. La società si oppone, invocando il legittimo affidamento e l'abuso del diritto. La Corte di Cassazione conferma la validità del recesso, sottolineando che la chiara previsione contrattuale prevale, rendendo incerta la durata del godimento del bene sin dall'inizio e giustificando l'azione del Comune, motivata anche dalla necessità di sanare un'illegittimità.
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Variazione tassi buoni postali: Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della variazione tassi buoni postali in senso peggiorativo, disposta con decreto ministeriale. La Corte ha stabilito che la modifica si applica automaticamente ai contratti in essere per eterointegrazione, ritenendo sufficiente la pubblicazione del decreto in Gazzetta Ufficiale. Il ricorso dei risparmiatori, che chiedevano il pagamento delle differenze basate sui tassi originari, è stato dichiarato inammissibile.
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Licenziamento per giusta causa: quando è legittimo?
Un lavoratore, riammesso in servizio dopo la conversione giudiziale del suo contratto da tempo determinato a indeterminato, viene licenziato per giusta causa a seguito del suo rifiuto di cambiare reparto. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento, ritenendo la reazione del dipendente (grave insubordinazione con toni aggressivi e contatti fisici) sproporzionata rispetto alle modifiche datoriali (cambio di turno e mansioni coerenti con l'inquadramento), considerate normali prassi aziendali. La Corte ha escluso la ritorsività del licenziamento, poiché la causa principale era la condotta del lavoratore.
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Responsabilità notaio: obblighi e usi civici
Una società creditizia ha citato in giudizio un notaio per non aver identificato la presenza di "usi civici" su un immobile dato in garanzia per un mutuo, rendendo impossibile l'espropriazione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando le decisioni dei gradi precedenti. Ha chiarito che l'obbligo del notaio di indagare sugli usi civici non è assoluto ma dipende dalle circostanze del caso concreto. La valutazione sulla diligenza del professionista costituisce un accertamento di fatto riservato ai giudici di merito, delineando così i confini della responsabilità del notaio.
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Responsabilità del notaio: obbligo di verifica agibilità
La Corte di Cassazione stabilisce la responsabilità del notaio per negligenza professionale in una compravendita immobiliare. Un acquirente aveva comprato un immobile dichiarato ad uso abitativo, scoprendo solo dopo che era destinato a deposito. La Corte ha chiarito che il dovere di diligenza del notaio include l'obbligo di informare l'acquirente della mancanza del certificato di agibilità e delle relative conseguenze, anche se non espressamente richiesto. La sentenza della Corte d'Appello, che aveva escluso tale responsabilità, è stata annullata con rinvio.
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Responsabilità amministratori: nesso causale e prova
Un imprenditore ha citato in giudizio gli amministratori di una s.r.l., sostenendo di aver subito danni a causa di bilanci societari falsi che lo avevano indotto a proseguire i rapporti commerciali. I tribunali di primo e secondo grado hanno respinto la sua richiesta. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. Il punto cruciale della decisione è la mancanza di prova del nesso di causalità: l'imprenditore non è riuscito a dimostrare che le sue scelte commerciali fossero state determinate in modo decisivo dalle informazioni contenute nei bilanci. Questa carenza probatoria è stata ritenuta sufficiente per rigettare la domanda, rendendo irrilevanti le altre contestazioni sollevate.
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Patto star del credere: nullo l’accordo che aggira la legge
La Corte di Cassazione ha stabilito la nullità di un accordo che, simulando una cessione di merci, trasferiva di fatto il rischio di insolvenza dei clienti sull'agente. Questa pratica è stata considerata un'elusione del divieto di patto star del credere. La Corte ha accolto il ricorso dell'agente su questo punto, cassando la sentenza d'appello e rinviando la causa per un nuovo esame. Sono stati invece respinti gli altri motivi di ricorso, relativi alla giusta causa di recesso, alla validità del patto di non concorrenza senza corrispettivo e al compenso per l'attività di incasso.
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Inquadramento quadro direttivo: conta l’autonomia
Una lavoratrice ha richiesto il riconoscimento dell'inquadramento quadro direttivo. La Cassazione ha stabilito che l'elemento centrale è l'autonomia decisionale nella gestione delle proprie mansioni, anche in assenza di poteri di firma verso terzi. La richiesta di differenze retributive è stata però parzialmente limitata dalla prescrizione decennale, decorrente dalla data ultima fissata dal CCNL per l'adozione del nuovo sistema di classificazione.
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Comodato precario: recesso e sorte della locazione
La Cassazione chiarisce la disciplina del comodato precario. Se il contratto non ha un termine definito, il proprietario può recedere legittimamente. Di conseguenza, cessa anche il diritto del comodatario a percepire i canoni di locazione dall'inquilino, poiché il contratto di locazione è legato alla durata del comodato stesso. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile per un vizio di notifica.
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Querela di falso: firma falsa e rinvio del processo
Un'avvocatessa presenta ricorso in Cassazione in una causa di risarcimento danni. Solleva una querela di falso, contestando l'autenticità della firma di una controparte sul controricorso. La Corte di Cassazione, rilevata l'ammissibilità della querela, sospende la decisione sul merito e rinvia la causa a pubblica udienza per gli accertamenti necessari.
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