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Art. 1375 Codice Civile — Anno 2025

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497 provvedimenti

Altri anni per Art. 1375 Codice Civile

Determinabilità dell’oggetto: la Cassazione decide
Un comune ha citato in giudizio una società costruttrice per ottenere il trasferimento di un immobile previsto da una convenzione urbanistica. I tribunali di merito avevano dichiarato nullo il contratto per indeterminatezza del bene. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando il principio della determinabilità dell'oggetto: l'immobile può essere identificato tramite atti successivi, come la consegna fisica e delibere amministrative, anche se non descritto con precisione nell'accordo originario.
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Ricorso improcedibile: il termine per l’iscrizione
Un giocatore si è visto negare una cospicua vincita da una società di giochi a causa di un presunto malfunzionamento del sistema. Dopo aver perso in primo e secondo grado, ha presentato ricorso in Cassazione. Tuttavia, la Suprema Corte ha dichiarato il ricorso improcedibile non per il merito della questione, ma per un errore procedurale: il mancato deposito del ricorso entro il termine perentorio di 20 giorni dalla notifica. La decisione sottolinea l'importanza cruciale del rispetto dei termini processuali.
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Eccezione inadempimento: è valida se rivendi la merce?
Una società acquirente solleva l'eccezione di inadempimento per merce non conforme (terminali con velocità di trasmissione inferiore a quella pattuita), nonostante l'abbia rivenduta a terzi incassando il prezzo. La società fornitrice contesta la violazione della buona fede. La Corte di Cassazione respinge il ricorso, affermando che la gravità dell'inadempimento originale giustifica l'eccezione, e la successiva rivendita non la rende automaticamente illegittima, dovendo il giudice valutare l'equilibrio contrattuale complessivo.
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Onere della prova fornitura: chi prova la residenza?
Un condominio si è opposto a un decreto ingiuntivo di una società energetica, sostenendo l'errata applicazione della tariffa per 'non residenti'. Secondo il condominio, gravava sul gestore l'onere della prova fornitura, ovvero l'obbligo di acquisire d'ufficio i dati sulla residenza dal Comune. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo che nei contratti di natura privatistica, come quello di fornitura, spetta all'utente che richiede un'agevolazione tariffaria dimostrare di possederne i requisiti. Il gestore non è tenuto a reperire autonomamente informazioni che il cliente può fornire con una semplice autocertificazione.
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Chat privata licenziamento: no se viola la privacy
Una lavoratrice è stata licenziata per aver condiviso un video denigratorio di una cliente in una chat privata di WhatsApp con colleghi. La Corte di Cassazione ha annullato il licenziamento, affermando che il caso di chat privata licenziamento è illegittimo. Le comunicazioni in un gruppo chiuso sono protette dal diritto costituzionale alla segretezza della corrispondenza. Pertanto, il datore di lavoro non può utilizzare il contenuto di tali chat, anche se rivelato da un altro partecipante, come fondamento per una sanzione disciplinare.
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Incentivi trasferimento lavoratore: quando sono dovuti?
Un lavoratore trasferito dopo una fusione aziendale ha richiesto gli incentivi previsti da un accordo sindacale. La Cassazione ha negato il diritto, stabilendo che gli incentivi per il trasferimento del lavoratore spettano solo se lo spostamento è una conseguenza diretta e imposta dal piano di riorganizzazione, e non quando è frutto di un accordo individuale su richiesta del dipendente verso una sede diversa da quella designata.
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Indennità chilometrica: no se sei impiegato distaccato
Un lavoratore ha rivendicato il diritto a un'indennità chilometrica prevista da un contratto collettivo specifico. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, chiarendo che il lavoratore, un impiegato informatico, era semplicemente 'distaccato' dalla sua amministrazione regionale a un'agenzia, e non trasferito in modo permanente. Di conseguenza, rimaneva soggetto al suo contratto originale di pubblico impiego, che non contemplava tale indennità, la quale era peraltro riservata al solo personale operaio.
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Credito prededucibile: subentro e danni contrattuali
La Corte di Cassazione chiarisce la natura del credito prededucibile nell'ambito dell'amministrazione straordinaria. In un caso riguardante un contratto di appalto per la riparazione di una nave, la Corte ha stabilito che i danni derivanti da un inadempimento della società committente, avvenuto dopo l'apertura della procedura, devono essere considerati prededucibili. Questo perché l'amministrazione, subentrando nel contratto, assume tutti gli obblighi successivi, compreso quello di risarcire i danni per la propria condotta inadempiente, in funzione della continuità aziendale.
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Obbligo di manleva: i limiti per l’agenzia interinale
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza per un'insanabile contraddizione tra la motivazione e il dispositivo. Il caso riguardava l'obbligo di manleva di un'agenzia interinale verso l'azienda utilizzatrice per i danni derivanti da un contratto di somministrazione illecito. La motivazione limitava il risarcimento a una specifica indennità, mentre il dispositivo lo estendeva a tutte le somme dovute al lavoratore, inclusa la retribuzione. La Corte ha stabilito che tale contrasto rende la sentenza nulla, rinviando il caso alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Responsabilità dirigente: quando obbedire è un errore
Un dirigente di una compagnia assicurativa è stato licenziato per una liquidazione anomala di un sinistro da 1,2 milioni di euro. Sostenendo di aver seguito gli ordini di un superiore, ha impugnato il licenziamento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando il licenziamento per giusta causa e stabilendo la piena responsabilità del dirigente. La sentenza chiarisce che il dovere di diligenza e il vincolo fiduciario impongono al dirigente di non eseguire passivamente ordini palesemente contrari agli interessi aziendali, delineando i confini della responsabilità del dirigente anche in presenza di una gerarchia.
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Sentenza ex art. 2932 c.c.: quando si può risolvere?
La Corte di Cassazione interviene sul tema della risoluzione del contratto di compravendita immobiliare perfezionato tramite sentenza ex art. 2932 c.c. La Corte ha stabilito che, se il compratore era a conoscenza dei vizi dell'immobile prima di ottenere la sentenza di trasferimento, non può successivamente chiedere la risoluzione del contratto per quegli stessi vizi. Tali difformità dovevano essere fatte valere nel primo giudizio, ad esempio tramite una richiesta di riduzione del prezzo. La sentenza costitutiva crea un nuovo rapporto giuridico, risolvibile solo per inadempimenti successivi alla sua formazione.
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Mandato senza rappresentanza: quando è inammissibile
Una società ha citato in giudizio i suoi locatori per danni dopo che il loro presunto rappresentante ha bloccato la vendita dell'azienda rifiutando il trasferimento del contratto di locazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione della Corte d'Appello. Il punto cruciale è stata la mancanza di prova di un "mandato senza rappresentanza" dai locatori al rappresentante, rendendo le sue azioni non imputabili ai proprietari.
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Varianti in corso d’opera: salta la penale per ritardo
Un'impresa costruttrice era stata penalizzata per ritardi nel restauro di un palazzo storico. Tuttavia, la committenza pubblica aveva approvato due importanti varianti in corso d'opera. La Corte di Cassazione ha stabilito che tali modifiche sostanziali alterano i termini del contratto, rendendo inapplicabile la penale per ritardo originaria. La Corte ha specificato che quando vengono introdotte variazioni significative, necessarie al completamento dei lavori, la cronologia e le relative penali vengono superate. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Ricorso incidentale inammissibile: requisiti di forma
La Corte di Cassazione dichiara inammissibili sia il ricorso principale di un istituto di credito sia il ricorso incidentale di un suo cliente in una controversia finanziaria. La decisione sottolinea l'importanza dei requisiti formali degli atti di impugnazione, in particolare l'obbligo di includere una sommaria esposizione dei fatti nel ricorso incidentale, a pena di inammissibilità, senza possibilità di rinvio ad altri atti.
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Caparra confirmatoria: quando sospendere il pagamento?
Un promissario acquirente sospendeva il pagamento della caparra confirmatoria a causa di vizi dell'immobile e del rischio di evizione parziale. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, ritenendo l'inadempimento dell'acquirente prevalente e ingiustificato. La sospensione totale dei pagamenti è stata giudicata sproporzionata rispetto all'inadempimento della controparte, violando il principio di buona fede. Di conseguenza, il ricorso principale è stato respinto e l'acquirente condannato al risarcimento del danno.
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Divisione ereditaria: effetti ex nunc con conguaglio
Una complessa vicenda familiare, nata da una locazione e sfociata in una divisione ereditaria, porta la Corte di Cassazione a fare chiarezza. L'ordinanza stabilisce che, in caso di assegnazione di un immobile a un coerede con versamento di un conguaglio agli altri, l'acquisto della proprietà per la parte eccedente la quota originaria ha effetto 'ex nunc', ovvero dal momento della sentenza di divisione, e non retroattivamente. Di conseguenza, la richiesta di risarcimento per occupazione abusiva è stata respinta per il periodo in cui la proprietà era ancora in comunione. La Corte ha inoltre ribadito che il maggior danno da ritardata restituzione dell'immobile non è automatico ma deve essere concretamente provato.
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Interesse ad impugnare: quando l’appello è inammissibile
Una società del settore lusso impugna una sentenza che, pur respingendo la domanda di una ex dipendente, lo fa per motivi procedurali. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso della società inammissibile per mancanza di interesse ad impugnare, non essendo la società risultata soccombente. Il caso chiarisce che non si può ricorrere contro una decisione favorevole solo per ottenerne una diversa motivazione nel merito.
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Licenziamento condotta extralavorativa: quando è valido
La Cassazione conferma la validità del licenziamento per condotta extralavorativa di un dipendente a seguito di una condanna penale per fatti estranei al servizio. La Corte ha stabilito che la gravità dei reati, pur non connessi all'attività lavorativa, può ledere irrimediabilmente il rapporto di fiducia, legittimando il recesso del datore di lavoro.
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Licenziamento Green Pass: quando è sproporzionato?
La Cassazione ha esaminato un caso di licenziamento per Green Pass usato in modo fraudolento. Nonostante la gravità del fatto, riconosciuto dal lavoratore, la Corte ha confermato la decisione di merito che riteneva la sanzione del licenziamento sproporzionata, convertendola nel pagamento di un'indennità risarcitoria.
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Verbale di conciliazione: è vincolante sull’orario?
Una società del settore abbigliamento sanzionava una dipendente che si rifiutava di seguire un nuovo orario di lavoro, diverso da quello stabilito in un precedente verbale di conciliazione. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni dei giudici di merito, stabilendo che la clausola sull'orario contenuta nel verbale di conciliazione era una previsione vincolante, parte di un accordo complessivo tra le parti, e non poteva essere modificata unilateralmente dal datore di lavoro. Le sanzioni sono state quindi ritenute illegittime.
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