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Art. 1363 Codice Civile — Sezione Lavoro Civile

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Altri anni per Art. 1363 Codice Civile

Principio di selettività: no a requisiti irragionevoli
La Corte di Cassazione ha stabilito che i requisiti di ammissione a una selezione interna per la progressione economica nel pubblico impiego devono rispettare il principio di selettività. È stata giudicata illegittima la clausola di un bando che escludeva i lavoratori assunti dopo una certa data o con contratti diversi da quello a tempo indeterminato, poiché tale criterio non è collegato alle capacità professionali o all'esperienza maturata, violando così il principio di trasparenza e imparzialità.
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Licenziamento disciplinare: controlli e proporzionalità
Un dipendente con ruolo apicale è stato licenziato per pause prolungate e sistematiche. La Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento disciplinare, ritenendo validi i controlli investigativi esterni e proporzionata la sanzione data la gravità della condotta e il danno all'immagine aziendale.
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Progressione economica: diritto anche se in pensione
Un dipendente pubblico, andato in pensione durante una lunga procedura selettiva per la progressione economica, era stato escluso dalla graduatoria finale. La Corte di Cassazione ha accolto il suo ricorso, stabilendo che la cessazione dal servizio non può invalidare il diritto acquisito. La Corte ha chiarito che la progressione economica non serve solo a incentivare il lavoro futuro, ma anche a premiare la professionalità già maturata, e che l'amministrazione non può aggiungere requisiti non previsti, come la permanenza in servizio fino alla fine della selezione.
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Progressione economica: diritto anche se in pensione
Un dipendente pubblico, escluso da una graduatoria per la progressione economica perché andato in pensione prima della sua approvazione finale, ha visto riconosciuto il suo diritto dalla Corte di Cassazione. La Suprema Corte ha stabilito che il requisito fondamentale è essere in servizio all'avvio della procedura. La progressione economica, infatti, non serve solo a incentivare il lavoro futuro, ma anche a premiare le competenze e la flessibilità dimostrate in passato. Pertanto, la cessazione dal servizio dovuta a pensionamento non può annullare un diritto già maturato.
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Obbligo di assunzione: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un lavoratore che rivendicava il suo diritto all'assunzione basato su un accordo sindacale. La decisione si fonda su vizi procedurali: il ricorrente si è limitato a contrapporre la propria interpretazione dell'accordo a quella del giudice, senza dimostrare una violazione specifica delle norme di ermeneutica contrattuale. Inoltre, il ricorso mancava del requisito di specificità, non avendo trascritto le clausole pertinenti. La Suprema Corte ha ribadito che il suo ruolo non è quello di scegliere l'interpretazione migliore, ma di verificare la correttezza legale del ragionamento del giudice di merito. Di conseguenza, l'obbligo di assunzione non è stato riconosciuto.
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Limite di età concorsi: discriminatorio senza prove
Un bando di concorso per agenti di polizia municipale prevedeva un limite di età di 30 anni, estendibile a 35 in casi specifici. Una candidata esclusa ha impugnato il bando. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito che riteneva il limite di età concorsi discriminatorio, in quanto l'amministrazione non aveva fornito prove concrete e scientifiche sulla necessità di tale requisito per lo svolgimento delle mansioni. L'esistenza di prove fisiche selettive è stata considerata un mezzo più idoneo e meno restrittivo per verificare l'idoneità. Il ricorso del Comune è stato dichiarato inammissibile.
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Clausola di ultrattività CCNL: quando si può recedere?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 26958/2024, ha stabilito che un datore di lavoro non può recedere unilateralmente da un Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) che contenga una clausola di ultrattività. Tale clausola estende l'efficacia del contratto fino alla stipulazione di un nuovo accordo, configurando un termine finale certo nell'evento ma non nella data. La Corte ha inoltre chiarito che il recesso dall'associazione datoriale non esonera dall'obbligo di applicare il CCNL in vigore e che la continuata applicazione di un CCNL rinnovato, anche dopo aver manifestato l'intenzione di recedere, costituisce un comportamento concludente che vincola l'azienda al nuovo accordo.
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Clausola di ultrattività CCNL: quando è valido il recesso?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 26947/2024, ha stabilito che la clausola di ultrattività in un Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) lo trasforma in un contratto a termine, la cui scadenza coincide con la stipula di un nuovo accordo. Di conseguenza, il singolo datore di lavoro non può recedere unilateralmente prima di tale scadenza. Nel caso specifico, un'associazione sanitaria che aveva tentato di applicare un CCNL diverso è stata comunque vincolata al rinnovo del precedente contratto, anche a seguito di un suo comportamento concludente consistito nel continuare ad applicarlo dopo la scadenza.
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Clausola di ultrattività CCNL: quando è vincolante?
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha chiarito che un datore di lavoro non può recedere unilateralmente da un contratto collettivo che contiene una clausola di ultrattività CCNL. Tale clausola estende l'efficacia del contratto fino alla stipula di un nuovo accordo, configurando un termine finale e non una durata indeterminata. La Corte ha inoltre stabilito che il comportamento concludente del datore di lavoro, che continua ad applicare il contratto anche dopo il suo rinnovo, equivale a un'accettazione tacita, rendendolo vincolante.
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Premio di risultato: spetta in caso di licenziamento?
La Corte di Cassazione ha stabilito che il diritto al premio di risultato spetta anche ai lavoratori licenziati prima della data di maturazione, se l'accordo aziendale esclude dal beneficio solo chi "risolve" volontariamente il rapporto. Il termine "risolvono" è stato interpretato come riferito alle dimissioni e non al licenziamento, in quanto la cessazione del rapporto non è dipesa dalla volontà del lavoratore. La Corte ha quindi rigettato il ricorso di un'azienda che negava il premio a un gruppo di dipendenti che aveva licenziato.
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Giudizio di rinvio: limiti e poteri del giudice
Un dipendente di una società di servizi finanziari, licenziato per presunte irregolarità, ha visto il suo caso arrivare in Cassazione. La Corte Suprema ha annullato la precedente sentenza d'appello che disponeva la reintegra, rinviando la causa. Con la nuova ordinanza, la Cassazione conferma la decisione del giudice del rinvio, che ha escluso la reintegrazione e concesso solo un'indennità risarcitoria. Viene così ribadito che nel giudizio di rinvio il giudice deve attenersi strettamente ai limiti fissati dalla Cassazione, senza poter riesaminare il caso liberamente.
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Incarichi dirigenziali sanità: non sono automatici
Una dirigente medico ha richiesto l'assegnazione automatica di un incarico di alta specializzazione dopo cinque anni di servizio. Sebbene i tribunali di merito le avessero dato ragione, la Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione. Con l'ordinanza n. 26270/2024, ha stabilito che gli incarichi dirigenziali sanità non costituiscono un diritto automatico, ma sono subordinati alla discrezionalità della Pubblica Amministrazione, che deve tenere conto della disponibilità di posti, delle risorse finanziarie e delle procedure di selezione.
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Incarico dirigenziale medico: non è automatico
Una dirigente medica ha citato in giudizio un'azienda sanitaria per il ritardato conferimento di un incarico di alta specializzazione. La Corte di Cassazione, ribaltando le decisioni precedenti, ha stabilito che l'incarico dirigenziale medico non costituisce un diritto automatico maturato con l'anzianità di servizio. La sua attribuzione è un atto discrezionale dell'amministrazione, condizionato dalla disponibilità di posizioni in organico e dalle risorse finanziarie.
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Cambio appalto: diritto all’assunzione del lavoratore
Un lavoratore impiegato nel servizio di igiene urbana non viene riassunto dalla società subentrante in un cambio appalto. La Corte di Cassazione conferma il diritto del lavoratore all'assunzione in base al Contratto Collettivo Nazionale, che prevale sul bando di gara. Tuttavia, respinge la richiesta di pagamento delle retribuzioni da parte del Comune committente, chiarendo che la responsabilità solidale di quest'ultimo richiede la prova di un debito residuo verso la società appaltatrice. L'ordinanza stabilisce quindi un'importante distinzione tra il diritto al posto di lavoro e le condizioni per ottenere un risarcimento economico dal committente.
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Retribuzione ferie: indennità incluse? La Cassazione
Un lavoratore ha ottenuto il diritto a includere le indennità perequativa, compensativa e di turno nella sua retribuzione ferie. La Corte di Cassazione, respingendo il ricorso dell'azienda di trasporti, ha confermato che, in linea con il diritto europeo, la retribuzione durante le ferie deve comprendere tutti gli importi legati all'esecuzione delle mansioni per non scoraggiare il lavoratore dal godere del riposo. Qualsiasi voce retributiva intrinsecamente connessa al lavoro svolto deve essere considerata parte della normale retribuzione feriale.
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Sospensione contratto a progetto: illegittima senza prova
Un ente pubblico sospendeva un contratto a progetto per riduzione di fondi regionali, risolvendolo solo un anno dopo con la cessazione formale del finanziamento. La lavoratrice ha impugnato la sospensione. La Cassazione ha confermato l'illegittimità della sospensione del contratto a progetto, stabilendo che la semplice riduzione dei fondi, non prevista come causa di sospensione dal contratto, non giustificava l'interruzione del rapporto. L'ente è stato condannato al risarcimento del danno per il periodo di sospensione illegittima, poiché la revoca ufficiale dei fondi non poteva avere effetto retroattivo.
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Licenziamento guida senza patente: quando è legittimo?
Un lavoratore addetto al recapito postale è stato licenziato per aver guidato il ciclomotore aziendale con la patente sospesa. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del provvedimento, qualificando la condotta come violazione dolosa degli obblighi contrattuali. L'ordinanza chiarisce che il silenzio del dipendente e il potenziale pregiudizio per l'azienda, anche non economico, costituiscono giusta causa di licenziamento per guida senza patente.
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Incarico dirigenziale a termine: durata e contratto
Un dipendente pubblico riceve un incarico dirigenziale a termine. Il contratto lega la scadenza al mandato del Sindaco, ma un'ordinanza sindacale richiamata nel contratto stesso fissa una durata biennale. La Cassazione, interpretando complessivamente gli atti, stabilisce che prevale la durata più breve di due anni, rigettando il ricorso del lavoratore.
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Indennità esclusività medici: no all’aumento automatico
La Corte di Cassazione, riformando le sentenze di merito, ha stabilito che l'aumento dell'indennità esclusività medici e l'assegnazione di un incarico superiore non sono automatici dopo 5 anni di servizio. L'aumento rientra nel blocco stipendiale e l'incarico dipende da posti disponibili e risorse finanziarie, non costituendo un diritto soggettivo del dirigente medico.
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Inquadramento superiore: quando le mansioni non bastano
Un lavoratore del settore elettrico ha richiesto un inquadramento superiore basato sulle sue mansioni di preventivista. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che, sebbene le mansioni fossero di concetto e rilevanti, non raggiungevano la 'particolare importanza' richiesta dal CCNL per la categoria superiore. La Corte ha inoltre chiarito che il confronto con la classificazione di altri colleghi non è un criterio decisivo per ottenere la promozione.
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