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Art. 1362 Codice Civile — Sezione Terza Civile

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1033 provvedimenti

Altri anni per Art. 1362 Codice Civile

Cessione del credito: quando è valida senza finanziamento
Un passeggero assegna il credito per un risarcimento da ritardo aereo a una società specializzata. La compagnia aerea contesta la validità di questa cessione del credito, sostenendo che si tratti di un'operazione di finanziamento mascherata che richiede autorizzazioni specifiche. La Corte di Cassazione respinge il ricorso, chiarendo che se il corrispettivo è un servizio e non l'erogazione di fondi, non si tratta di un'attività di finanziamento. Il contratto è un accordo atipico valido, e la società può legittimamente richiedere il risarcimento a proprio nome.
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Contratto di trasporto: data certa e recesso illegittimo
Una società di trasporti interrompeva i servizi a una committente, che si opponeva al pagamento delle fatture lamentando un recesso illegittimo dal contratto di trasporto quadro. La Corte di Cassazione ha chiarito che la 'data certa' non è un requisito di validità del contratto, ma di efficacia. Ha confermato la responsabilità del vettore per l'illegittima interruzione, intervenendo solo per correggere un errore nel calcolo delle spese legali liquidate dalla corte d'appello.
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Leasing traslativo: applicazione dell’art. 1526 c.c.
Una società finanziaria ricorre in Cassazione dopo che la sua richiesta di pagamento per un contratto di leasing traslativo di un'imbarcazione è stata drasticamente ridotta in Appello. La Corte Suprema rigetta il ricorso, confermando che per i contratti risolti prima della L. 124/2017 si applica per analogia l'art. 1526 c.c. e ribadendo l'insindacabilità delle valutazioni di fatto e del potere discrezionale del giudice di merito riguardo alla riduzione della penale e alla valutazione delle prove.
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Onere modale donazione: opponibilità all’acquirente
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'obbligo di alloggio a vita, previsto come onere modale in un atto di donazione, ha natura di obbligazione personale e non è opponibile all'acquirente che si aggiudica l'immobile in seguito a una procedura di espropriazione forzata. Anche se trascritto, l'onere non si trasforma in un diritto reale e non può essere fatto valere nei confronti dei terzi acquirenti, i quali hanno il diritto di ottenere la liberazione dell'immobile.
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Inadempimento contratto preliminare: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4268/2024, ha confermato la condanna al risarcimento del danno nei confronti di una promittente acquirente che si era rifiutata di finalizzare l'acquisto di un'azienda. Il caso riguarda un inadempimento contratto preliminare di vendita, dove la parte acquirente aveva sollevato obiezioni pretestuose per non stipulare il rogito. La Corte ha stabilito che il danno subito dal venditore, costretto a vendere a un prezzo inferiore, è una diretta conseguenza del rifiuto ingiustificato, rigettando tutti i motivi del ricorso.
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Patrocinio a spese dello Stato: rinvio in Cassazione
Una società agricola e i suoi garanti ricorrono in Cassazione contro una banca e un'assicurazione per un caso di leasing. La Corte, prima di decidere nel merito, rileva un problema procedurale cruciale: il patrocinio a spese dello Stato dichiarato dai ricorrenti potrebbe essere stato revocato prima del ricorso. Data la complessità e le implicazioni della questione sull'ammissibilità, la causa viene rinviata a pubblica udienza per un esame approfondito.
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Onere della prova inadempimento: chi deve provare?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4197/2024, ha stabilito un principio fondamentale sull'onere della prova inadempimento contrattuale. In un caso riguardante la mancata migrazione di una linea telefonica aziendale, la Corte ha cassato la decisione di merito che aveva erroneamente addossato al cliente la prova del disservizio. È il fornitore del servizio, in qualità di debitore della prestazione, a dover dimostrare di aver adempiuto correttamente o che l'inadempimento è dovuto a cause a lui non imputabili.
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Azione civile in sede penale: quando si estingue?
Un cliente cita una gioielleria per il mancato pagamento di preziosi. La gioielleria eccepisce l'estinzione del giudizio perché il cliente ha iniziato un'azione civile in sede penale. La Cassazione chiarisce che se l'azione penale è contro un soggetto diverso, il processo civile prosegue. Respinge entrambi i ricorsi per inammissibilità.
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Contratto atipico: distinzione tra socio e società
Un agente commerciale ha agito in giudizio per la revoca di alcune donazioni effettuate da un debitore, basando la propria pretesa su un contratto atipico che gli riconosceva un credito personale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione della Corte d'Appello. Il punto centrale della controversia era la confusione tra il credito vantato dall'agente come persona fisica e il credito spettante alla società di persone (S.N.C.) attraverso cui operava. La Corte ha stabilito che una singola attività commerciale non può generare due distinti diritti di credito, uno per la società e uno per il socio, ribadendo la fondamentale distinzione giuridica tra la figura del socio e l'entità societaria.
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Domanda riconvenzionale: autonomia e restituzione
Una società ottiene un'ingiunzione di pagamento per canoni non pagati. L'opponente contesta il decreto e, contestualmente, avanza una domanda riconvenzionale per la restituzione del deposito cauzionale. Sebbene l'opposizione principale venga dichiarata inammissibile perché tardiva, la Corte di Cassazione chiarisce un principio fondamentale: l'inammissibilità dell'opposizione non travolge la domanda riconvenzionale, che conserva la sua autonomia e deve essere decisa nel merito. Di conseguenza, la Corte ha ordinato la restituzione del deposito.
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Legittimazione attiva associazione: il caso esaminato
La Corte di Cassazione ha stabilito che la legittimazione attiva a far valere l'inadempimento di un accordo spetta esclusivamente a un'associazione non riconosciuta, e non ai singoli soci. L'ordinanza chiarisce che l'associazione agisce come autonomo centro di imputazione giuridica, anche quando stipula un contratto 'in nome e per conto degli associati'. I soci non possono quindi agire individualmente contro la controparte contrattuale.
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Recesso contratto: il comportamento successivo annulla la disdetta
Un professionista ha tentato di effettuare il recesso da un contratto di fornitura di servizi editoriali e informatici. Tuttavia, la sua comunicazione è stata ritenuta formalmente invalida e, soprattutto, il suo comportamento successivo (l'accesso continuato alla banca dati) è stato interpretato come una volontà di proseguire il rapporto. La Corte di Cassazione ha confermato la sua condanna al pagamento, dichiarando inammissibile il ricorso, poiché il comportamento concludente del professionista ha superato la presunta volontà di recesso contratto.
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Fideiussioni Plurime: no al regresso tra garanti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 3687/2024, ha stabilito che in presenza di fideiussioni plurime, ovvero garanzie autonome e distinte prestate da più soggetti per lo stesso debito, il garante che paga l'intero importo non ha diritto di regresso nei confronti degli altri. A differenza della co-fideiussione, che presuppone un'unica obbligazione di garanzia, le fideiussioni plurime danno al garante adempiente solo la possibilità di surrogarsi nei diritti del creditore.
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Inadempimento contrattuale: l’obbligo della banca
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 3671/2024, ha stabilito che il ritardo di una banca nel modificare la segnalazione negativa di un cliente in Centrale Rischi, dopo un accordo transattivo, costituisce un grave inadempimento contrattuale. La Corte ha chiarito che l'interpretazione di un contratto non deve limitarsi al senso letterale, ma considerare l'interesse concreto delle parti, che in questo caso era, per l'impresa, quello di riacquistare l'affidabilità creditizia. Di conseguenza, ha cassato la sentenza d'appello che aveva minimizzato la gravità della condotta della banca.
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Compenso del mandatario: spetta dopo la morte?
Un professionista, agendo come mandatario, ha richiesto il pagamento per i suoi servizi agli eredi della sua cliente deceduta. Il compenso era una percentuale di un risarcimento che il professionista aveva contribuito a ottenere. La Corte d'Appello aveva negato la richiesta, sostenendo che il mandato si fosse estinto con la morte della cliente prima che il risarcimento venisse liquidato. La Corte di Cassazione ha ribaltato questa decisione, chiarendo che il diritto al compenso del mandatario sorge con l'attività svolta durante la vita del cliente. La liquidazione del risarcimento era solo una condizione per l'esigibilità del compenso, non per la sua esistenza. Di conseguenza, l'obbligo di pagamento è passato agli eredi.
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Danno manutentivo: onere della prova del locatore
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una società proprietaria contro una società conduttrice per un risarcimento danno manutentivo. La Corte ha ribadito che l'onere di provare il deterioramento dell'immobile spetta al locatore, il quale deve dimostrare lo stato del bene all'inizio della locazione e il peggioramento al momento della riconsegna. In caso di vendita dell'immobile, si presume che il prezzo di acquisto abbia già tenuto conto dello stato manutentivo, escludendo il diritto al risarcimento per il nuovo proprietario se non prova il contrario.
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Potere di qualificazione del giudice e i suoi limiti
Una controversia nata da un contratto per l'estrazione di materiali da una cava porta la Cassazione a chiarire il potere di qualificazione del giudice. La Corte ha stabilito che il giudice può qualificare un rapporto come società di fatto, anche se non allegato esplicitamente, basandosi sui fatti presentati, senza violare il principio del chiesto e pronunciato, e quindi senza incorrere nel vizio di ultrapetizione.
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Doppia conforme: quando il ricorso è inammissibile
Due soggetti concedono un'ipoteca volontaria a una banca come parte di una proposta transattiva. Sostenendo l'inadempimento della banca, ne chiedono la risoluzione e, in subordine, la restituzione per indebito o ingiustificato arricchimento. I tribunali di primo e secondo grado respingono le domande. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, applicando la regola della "doppia conforme" e rilevando la violazione del principio di autosufficienza, poiché i ricorrenti non hanno adeguatamente contestato tutte le ragioni della decisione d'appello.
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Aumento canone locazione: valido per migliorie?
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha stabilito la legittimità di un aumento canone locazione commerciale in corso di contratto. La Corte ha chiarito che l'incremento è valido se connesso a significativi lavori di miglioria finanziati dal locatore che alterano l'equilibrio originario del rapporto, differenziandolo da un mero adeguamento ISTAT. Il ricorso della società conduttrice, che lamentava anche la mancata riduzione di una penale per ritardata riconsegna e il diritto di ritenzione, è stato interamente rigettato.
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Azione revocatoria credito: la tutela non viene meno
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 3302/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di azione revocatoria credito. Un creditore, che ottiene il trasferimento coattivo di un immobile a soddisfazione del suo credito, non perde il diritto di agire in revocatoria se il bene è gravato da ipoteche che ne impediscono la piena soddisfazione. La Corte ha chiarito che il credito non può considerarsi estinto fino a quando l'immobile non viene liberato dai pesi ipotecari, legittimando così l'azione del creditore per rendere inefficaci le ipoteche costituite in suo danno.
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