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Art. 1362 Codice Civile — Sezione Sezioni Unite Civile

18 provvedimenti

Altri anni per Art. 1362 Codice Civile

Vendita internazionale di merci: il giudice competente
Una società venditrice italiana ha richiesto e ottenuto un decreto ingiuntivo dal Tribunale di Roma contro un'azienda acquirente spagnola per il mancato pagamento di una fornitura di calzature. La società acquirente ha contestato la decisione, sollevando il difetto di giurisdizione del giudice italiano. L'acquirente ha sostenuto che, trattandosi di un rapporto transfrontaliero, la competenza territoriale spetta al giudice del luogo in cui le merci sono state consegnate, ossia in Spagna. La venditrice ha replicato che la fornitura prevedeva la consegna franco fabbrica in Italia. Le Sezioni Unite della Cassazione hanno accolto il ricorso dell'azienda spagnola, stabilendo che nella vendita internazionale di merci la controversia appartiene al giudice del Paese di destinazione finale dei beni qualora manchi una specifica clausola contrattuale scritta che fissi la consegna in territorio italiano.
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Clausola Ex Works: la Cassazione decide il giudice competente
Un fornitore italiano di acqua minerale non veniva pagato da un acquirente francese e si rivolgeva al tribunale italiano. L'acquirente contestava la competenza del giudice italiano, sostenendo che la causa dovesse svolgersi in Francia. La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale: la semplice presenza della **clausola Ex Works** (Franco Fabbrica) nei documenti commerciali è sufficiente per identificare il luogo di consegna della merce in Italia. Di conseguenza, la giurisdizione spetta al giudice italiano. La Corte ha chiarito che questa clausola, se concordata, non serve solo a definire i rischi, ma anche a radicare la competenza del tribunale del luogo di consegna, senza bisogno di ulteriori prove sulla volontà delle parti.
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Perizia Contrattuale: Effetto Interruttivo Salva l’Indennizzo
Una gioielleria subisce una rapina e chiede l'indennizzo all'assicurazione. La compagnia assicurativa si oppone, sostenendo che il diritto al risarcimento sia scaduto per prescrizione. La Cassazione a Sezioni Unite interviene per chiarire un punto cruciale: l'attivazione della perizia contrattuale per la stima dei danni non si limita a un'interruzione momentanea, ma produce un effetto interruttivo permanente. Questo significa che il termine di prescrizione rimane sospeso per tutta la durata delle operazioni peritali. La Corte ha quindi dato ragione alla gioielleria, stabilendo che il suo diritto all'indennizzo non era affatto prescritto, ribaltando la precedente decisione e salvaguardando la posizione dell'assicurato.
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Azienda contro Ministero: la causa finisce con rinuncia in Cassazione
Un'azienda concessionaria di un servizio pubblico citava in giudizio un Ministero, chiedendo un risarcimento danni. L'accusa era di non aver rispettato un obbligo contrattuale che prevedeva di esercitare pressioni su un'altra società per la cessione di infrastrutture. La causa, arrivata fino alla Corte di Cassazione per un presunto caso di 'denegata giustizia', ha avuto un esito inaspettato. Prima della decisione finale, l'azienda ha ritirato il proprio ricorso con l'accordo del Ministero. La Corte ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio per rinuncia, chiudendo il caso senza decidere chi avesse ragione o torto e stabilendo che ogni parte pagasse le proprie spese legali.
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Responsabilità vendita terreno inquinato: la Cassazione
Le Sezioni Unite della Cassazione si sono pronunciate sulla responsabilità nella vendita di un terreno inquinato da parte di un ente locale a società costruttrici. La Corte ha rigettato la richiesta di risarcimento contro il Comune, confermando la valutazione dei giudici di merito secondo cui le acquirenti erano a conoscenza della situazione di rischio. Ha però accolto il ricorso contro le società di servizi pubblici che gestivano l'area, ritenendo che la domanda per responsabilità extracontrattuale fosse stata erroneamente dichiarata inammissibile. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per la decisione nel merito su questo specifico punto.
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Giudicato interno sulla giurisdizione: quando si forma
Una recente ordinanza della Cassazione ha stabilito l'inammissibilità di un motivo di ricorso per difetto di giurisdizione a causa della formazione del giudicato interno. Il caso riguardava un'autorità portuale che non aveva versato un indennizzo a una società cooperativa. La Corte ha chiarito che se la questione della giurisdizione, anche se decisa implicitamente in primo grado, non viene specificamente contestata in appello, essa diventa definitiva e non può più essere discussa.
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Accordi di programma e giurisdizione: il G.O. decide
La Corte di Cassazione, Sezioni Unite, ha stabilito che la giurisdizione sulle controversie relative ad accordi di programma spetta al giudice ordinario quando la Pubblica Amministrazione non agisce nell'esercizio di poteri autoritativi. Nel caso esaminato, un'Autorità Portuale aveva aderito a una proposta di un'azienda privata per la realizzazione di un impianto, senza che tale adesione sostituisse un provvedimento amministrativo. Di conseguenza, la successiva disputa per responsabilità precontrattuale rientra nella competenza del giudice civile, poiché la P.A. ha agito secondo le regole del diritto privato.
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Agente contabile: chi gestisce incassi per lo Stato?
Una società di gestione museale, concessionaria di spazi in un monumento nazionale, ha contestato l'obbligo di rendicontazione giudiziale, negando la propria qualifica di agente contabile. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che qualsiasi soggetto privato che gestisce servizi pubblici e incassa somme, di cui una parte spetta a un ente pubblico, assume la qualifica di agente contabile ed è soggetto alla giurisdizione della Corte dei Conti, poiché tale attività costituisce maneggio di denaro pubblico.
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Giurisdizione strada pubblica: chi decide sui diritti?
La Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, ha stabilito che la giurisdizione sulle controversie relative all'esistenza di un diritto di uso pubblico su una strada, anche se declassificata da un provvedimento amministrativo, spetta al giudice ordinario. La decisione si fonda sul principio del 'petitum sostanziale', poiché l'azione mira a tutelare un diritto soggettivo del cittadino e non a contestare l'esercizio del potere della Pubblica Amministrazione. Pertanto, la questione sulla giurisdizione per una strada pubblica viene risolta a favore del giudice civile.
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Clausola compromissoria per relationem: Cassazione
In una disputa su contratti internazionali tra una società italiana e una malese, la Cassazione si è pronunciata sulla validità di una clausola compromissoria per relationem. La Corte ha stabilito che un rinvio generico alle condizioni generali di contratto non è sufficiente per validare la clausola arbitrale. È necessario un richiamo espresso e specifico alla clausola stessa per derogare alla giurisdizione ordinaria, affermando così la giurisdizione italiana sul caso.
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Giurisdizione giudice ordinario: Stato vs Regioni
La Corte di Cassazione ha stabilito la giurisdizione del giudice ordinario in una controversia finanziaria tra lo Stato e una Regione Autonoma. La Regione richiedeva il versamento di somme derivanti dalla 'voluntary disclosure', che lo Stato si rifiutava di erogare invocando un precedente accordo. La Corte ha chiarito che, trattandosi di una pretesa puramente patrimoniale e non di un conflitto di attribuzioni o dell'esercizio di un potere pubblico, la competenza spetta al giudice civile e non a quello costituzionale o amministrativo.
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Giurisdizione definanziamento: a chi spetta decidere?
Le Sezioni Unite della Cassazione stabiliscono che la controversia su un provvedimento di definanziamento, adottato dalla P.A. in autotutela per vizi di legittimità originari dell'atto di concessione, rientra nella giurisdizione del giudice amministrativo. In questi casi, la posizione del beneficiario regredisce da diritto soggettivo a interesse legittimo, poiché l'amministrazione esercita un potere autoritativo di riesame del proprio operato. La decisione chiarisce il riparto di giurisdizione in materia di revoca di sovvenzioni pubbliche.
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Incompatibilità del giudice: la decisione della Cassazione
Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno stabilito che non sussiste l'incompatibilità del giudice che, dopo aver redatto la proposta di definizione accelerata di un ricorso ai sensi del nuovo art. 380-bis c.p.c., partecipa poi al collegio giudicante chiamato a decidere nel merito. La Corte ha chiarito che la proposta non costituisce un giudizio anticipato, ma uno strumento processuale che non crea una fase autonoma di giudizio, salvaguardando così i principi di efficienza e del giusto processo.
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Principio di equivalenza negli appalti: la Cassazione
La Corte di Cassazione, Sezioni Unite, ha stabilito che l'interpretazione estensiva delle clausole di un bando di gara da parte del giudice amministrativo, applicando il principio di equivalenza anche ai requisiti di capacità tecnica, non costituisce un eccesso di potere giurisdizionale. Il caso riguardava un appalto pubblico in cui una società era stata ammessa sulla base di una "fornitura di punta" ritenuta analoga, ma non identica, a quella richiesta. La Cassazione ha ritenuto che tale valutazione rientri nella normale attività interpretativa del giudice amministrativo, finalizzata a garantire la massima concorrenza (favor partecipationis), e non in una sostituzione indebita alla Pubblica Amministrazione. Il ricorso è stato quindi dichiarato inammissibile.
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Servitù di parcheggio: ok dalla Cassazione a Sezioni Unite
Le Sezioni Unite della Cassazione risolvono il contrasto giurisprudenziale sulla validità della servitù di parcheggio. La sentenza stabilisce che è possibile costituire tale diritto reale, a patto che conferisca un'utilità specifica al fondo dominante, sia localizzata in un'area definita e non privi completamente il proprietario del fondo servente delle sue facoltà. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione basata su questi principi.
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Patto di quota lite: no all’avvocato socio del cliente
La Corte di Cassazione ha confermato la sanzione disciplinare della sospensione per due mesi a un avvocato che aveva stipulato con i propri clienti un accordo sul compenso basato sul "5% del risultato ottenuto". La Corte ha ribadito che tale accordo configura un patto di quota lite, vietato dalla legge, in quanto il compenso del legale non era legato al valore della causa, bensì all'esito della stessa, creando una commistione di interessi tra professionista e assistito. La successiva azione giudiziaria dell'avvocato per recuperare il compenso sulla base di tale patto è stata considerata un'aggravante.
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Rendita vitalizia: quando si prescrive il diritto?
Un lavoratore si è visto negare la pensione per contributi omessi dal datore di lavoro. Con la sentenza n. 22802/2025, le Sezioni Unite della Cassazione stabiliscono nuove regole per la prescrizione del diritto a costituire una rendita vitalizia. Viene introdotta una fondamentale distinzione: per il datore di lavoro, il termine decorre dalla prescrizione dei contributi; per il lavoratore, invece, decorre da quando si è prescritto il diritto del datore, garantendo così una tutela più estesa.
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Nullità donazione: procura invalida e conseguenze
Una proprietaria di un immobile contesta con successo una donazione del suo bene, eseguita a sua insaputa tramite un procuratore. La Corte di Cassazione ha confermato la nullità della donazione, poiché la procura, formata presso un consolato italiano all'estero, presentava gravi vizi sia formali che sostanziali, tra cui una firma incompleta e un mandato eccessivamente generico. La sentenza ribadisce inoltre la giurisdizione italiana per le controversie su beni immobili situati in Italia, anche quando l'atto presupposto è stato creato all'estero.
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