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Art. 1362 Codice Civile — Anno 2024

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1851 provvedimenti

Altri anni per Art. 1362 Codice Civile

Legittimazione processuale: sentenza nulla senza motivi
Una fideiubente si oppone a un'esecuzione forzata. Durante il giudizio d'appello, una nuova società si costituisce in giudizio in sostituzione della banca originaria. La Corte d'Appello rigetta l'impugnazione senza spiegare perché la nuova società avesse il diritto di partecipare al processo. La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza per totale assenza di motivazione su questo punto cruciale, noto come legittimazione processuale, rinviando il caso per un nuovo esame.
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Indennità di posizione variabile: risarcimento per inerzia
La Corte di Cassazione conferma il diritto al risarcimento del danno per perdita di chance a favore di due dirigenti medici a cui non era stata corrisposta l'indennità di posizione variabile. L'inerzia dell'azienda sanitaria nel completare la procedura di graduazione degli incarichi costituisce inadempimento contrattuale, giustificando la richiesta risarcitoria anche in assenza della piena corresponsione dell'indennità.
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Servitù di passaggio: limiti e inammissibilità ricorso
Un caso sulla larghezza di una servitù di passaggio. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso della proprietaria del fondo servente, che contestava la valutazione del giudice di merito sulla larghezza e l'utilità del passaggio. La Corte ribadisce che il ricorso in Cassazione non può riesaminare i fatti, ma solo le violazioni di legge. Il ricorso incidentale è considerato rinunciato.
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Mansioni superiori: ricorso inammissibile se generico
Una dipendente ha ottenuto il riconoscimento di mansioni superiori. L'ente datore di lavoro ha impugnato la decisione, ma la Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La motivazione risiede nella contestazione generica delle mansioni svolte dalla lavoratrice e nell'incapacità del ricorso di centrare il punto cruciale della sentenza d'appello.
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Mansioni superiori: l’indennità di ente è dovuta
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione della Corte d'Appello, stabilendo che i lavoratori di un ente pubblico non economico che svolgono mansioni superiori hanno diritto a percepire non solo la differenza stipendiale, ma anche l'indennità di ente. Questa indennità, avendo carattere fisso e continuativo, è considerata parte integrante della retribuzione dovuta. L'ente datore di lavoro aveva presentato ricorso, sostenendo che tale indennità non dovesse essere inclusa e che non si fosse tenuto conto dei diversi contratti collettivi applicabili nel tempo. La Corte ha rigettato il primo motivo nel merito e dichiarato il secondo inammissibile per un vizio procedurale, ovvero la mancata specificazione dei fatti a supporto della censura.
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Riduzione trattamento accessorio: illegittimo il taglio
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17508/2024, ha dichiarato illegittimo il taglio forfettario del 30% operato da un'Azienda Sanitaria sulla retribuzione accessoria di un dirigente medico. La Corte ha stabilito che la riduzione delle risorse per il trattamento accessorio, prevista dalla normativa sul contenimento della spesa pubblica, non può tradursi in un taglio lineare sulla busta paga individuale. Deve, invece, seguire un preciso procedimento che prevede la cristallizzazione dei fondi al valore del 2010 e la loro successiva riduzione proporzionale alla diminuzione del personale. La sentenza d'appello è stata cassata con rinvio per un corretto ricalcolo delle somme dovute al lavoratore.
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Apprezzamento del giudice e prova della proprietà
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una proprietaria che rivendicava la titolarità di un sottotetto e di un cortile. La decisione si fonda sul principio del libero apprezzamento del giudice di merito nella valutazione delle prove, che non può essere riesaminato in sede di legittimità se la motivazione è logica e coerente. La Corte ha sottolineato che trasformare una critica alla valutazione dei fatti in una presunta violazione di legge non è un motivo valido per il ricorso.
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Domanda tardiva LCA: la Cassazione chiarisce la procedura
Una società agricola ha presentato una domanda tardiva di risarcimento danni nell'ambito di una Liquidazione Coatta Amministrativa (LCA). Il Tribunale ha respinto la domanda decidendo direttamente in composizione collegiale. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, chiarendo che la domanda tardiva LCA deve seguire un iter giudiziale specifico, con una prima decisione da parte di un giudice istruttore monocratico, e non di un collegio. L'errore ha privato la società di un grado di giudizio, pertanto il caso è stato rinviato al Tribunale per un nuovo esame secondo la procedura corretta.
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Giudizio di rinvio: limiti a nuove eccezioni
Una società immobiliare, in un giudizio di rinvio, ha tentato di introdurre una nuova tesi difensiva sulla natura di un accordo del 1982, sostenendo che creasse solo obblighi personali e non servitù. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile tale eccezione, ribadendo il principio consolidato secondo cui il giudizio di rinvio è un processo "chiuso", nel quale non è consentito alle parti sollevare nuove domande o eccezioni che non siano state formulate nelle fasi precedenti del processo o che non derivino direttamente dalla sentenza di cassazione.
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Prescrizione incentivo all’esodo: la decisione
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'incentivo all'esodo ha natura retributiva e, di conseguenza, il diritto a richiederne il corretto calcolo si prescrive in cinque anni, non in dieci. Un ex dipendente pubblico aveva richiesto l'inclusione della tredicesima mensilità nella base di calcolo dell'incentivo, ma la sua domanda è stata respinta perché presentata oltre il termine di prescrizione quinquennale. La Corte ha confermato la decisione, sottolineando che tutte le somme corrisposte in occasione della cessazione del rapporto di lavoro sono soggette a tale termine breve.
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Anzianità di servizio: vale anche il tempo determinato
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17445/2024, ha stabilito che l'anzianità di servizio maturata durante i contratti a tempo determinato deve essere considerata ai fini del calcolo delle indennità di esclusività e di posizione per i dirigenti del Servizio Sanitario Nazionale. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'Azienda Sanitaria, ribadendo il principio di non discriminazione tra lavoratori a tempo determinato e indeterminato, in linea con la normativa europea. La decisione sottolinea come l'esperienza professionale complessiva, e non solo quella maturata con contratto a tempo indeterminato, sia il criterio corretto per il calcolo di tali emolumenti.
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Cessione bancaria: la Cassazione rinvia la decisione
La Corte di Cassazione ha emesso un'ordinanza interlocutoria con cui ha rinviato la decisione su un caso di cessione bancaria. La controversia nasce dalla richiesta di un correntista di rimborso per addebiti illegittimi. A seguito della liquidazione della banca originaria, la causa è proseguita nei confronti dell'istituto di credito cessionario, condannato in appello. La Cassazione, rilevando che la questione principale (l'interpretazione degli effetti della cessione secondo il D.L. 99/2017) è già oggetto di un altro procedimento, ha sospeso il giudizio in attesa di una definizione, al fine di garantire coerenza giurisprudenziale.
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Titolo esecutivo: il mutuo notarile è valido?
Una società di gestione crediti è intervenuta in un'esecuzione immobiliare sulla base di un mutuo notarile. Un fallimento creditore ha contestato la validità del titolo esecutivo, poiché l'effettiva erogazione della somma non era documentata con atto pubblico o scrittura privata autenticata. La Corte di Cassazione ha confermato che, affinché il mutuo notarile sia un titolo esecutivo, anche la consegna del denaro (traditio) deve essere formalmente attestata. Ha tuttavia stabilito che il giudice dell'opposizione non può ordinare la restituzione delle somme già distribuite, essendo questa una competenza funzionale esclusiva del giudice dell'esecuzione.
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Deducibilità sconti: onere della prova per l’impresa
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società di marketing, confermando che la deducibilità sconti e costi promozionali richiede una prova rigorosa. Il contribuente deve dimostrare non solo l'esistenza del costo, ma anche la sua inerenza e coerenza economica, non essendo sufficiente la sola contabilizzazione. In assenza di documentazione adeguata, i costi sono considerati indeducibili.
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Integrazione del contraddittorio: il rinvio in Corte
Una complessa disputa commerciale, nata da un contratto preliminare per la cessione di un cantiere navale e passata per un lodo arbitrale e un giudizio di appello, giunge in Cassazione. La Corte, prima di esaminare il merito, emette un'ordinanza interlocutoria. Rilevando la mancata notifica del ricorso a tutti i coeredi di una delle parti e alla società originaria titolare del diritto controverso, dispone l'integrazione del contraddittorio. La causa viene quindi rinviata per consentire la corretta instaurazione del processo nei confronti di tutti i litisconsorti necessari, a garanzia del diritto di difesa e della validità della futura sentenza.
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Licenziamento lavoro festivo: Cassazione annulla
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza d'appello che legittimava il licenziamento di una lavoratrice per essersi rifiutata di lavorare durante una festività. Il caso verteva sull'interpretazione di un accordo di conciliazione che, secondo il datore di lavoro, includeva l'obbligo di lavorare nei festivi. La Suprema Corte ha stabilito che la rinuncia al riposo festivo deve essere esplicita e non può essere desunta da una generica disponibilità. Pertanto, il licenziamento per lavoro festivo non specificamente pattuito è stato ritenuto illegittimo.
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Riunione dei ricorsi: la Cassazione chiarisce
Una società fallita contesta una sentenza d'appello sfavorevole in una causa contro un istituto di credito per interessi illegittimi. Poiché pende anche un ricorso contro la decisione di revocazione della stessa sentenza, la Cassazione, con ordinanza interlocutoria, dispone la riunione dei ricorsi, posticipando la decisione sul merito per garantire coerenza processuale ed evitare giudicati contrastanti.
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Inquadramento superiore: quando contano le mansioni
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul diritto all'inquadramento superiore di alcuni lavoratori di una società di trasporti. I dipendenti chiedevano il riconoscimento di un livello più alto per le mansioni svolte prima della formalizzazione. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'azienda, ribadendo che la valutazione delle mansioni effettivamente svolte è un accertamento di fatto che spetta ai giudici di merito e non può essere riesaminato in sede di legittimità, se non per vizi di motivazione non riscontrati nel caso di specie.
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Ricorso tardivo: quando l’appello è inammissibile
Un lavoratore, licenziato per un grave danno ambientale, ha impugnato la decisione della Corte d'Appello. La Cassazione ha dichiarato il suo ricorso tardivo e quindi inammissibile, poiché proposto oltre i 60 giorni dalla comunicazione della sentenza via PEC, come previsto dal rito Fornero. La decisione sottolinea l'importanza cruciale del rispetto dei termini processuali.
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Interversione del possesso: da detenzione a servitù
La Cassazione ha annullato una sentenza d'appello che riconosceva una servitù per usucapione. Il caso verteva su un diritto di passaggio, originariamente concesso come diritto personale. La Corte ha chiarito che, per trasformare la detenzione in possesso utile all'usucapione, è necessario un atto di interversione del possesso, ovvero una manifestazione esterna inequivocabile di voler esercitare il diritto come proprio, cosa non dimostrata nel caso di specie.
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