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Art. 1353 Codice Civile

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216 provvedimenti

Caparra confirmatoria: come si calcola l’importo?
In un caso di compravendita immobiliare, la Corte di Cassazione ha confermato il diritto del venditore di recedere dal contratto e trattenere la caparra confirmatoria a causa dell'inadempimento dell'acquirente. Tuttavia, ha annullato la decisione della Corte d'Appello riguardo all'importo, stabilendo che il giudice deve accertare e motivare specificamente quale parte delle somme versate costituisca effettivamente la caparra, non potendo presumerlo. La causa è stata rinviata per una nuova valutazione su questo punto specifico.
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Credito condizionato: quando è ammissibile nel passivo?
La Corte di Cassazione analizza un caso di credito condizionato nell'ambito di una procedura di amministrazione straordinaria. Una società cedente rivendicava una parte variabile del prezzo di vendita di un ramo d'azienda, subordinata alla futura aggiudicazione di un appalto da parte dell'acquirente. Il Tribunale aveva rigettato l'ammissione al passivo, ritenendo il credito non ancora sorto. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che l'interpretazione del contratto da parte del giudice di merito è insindacabile se plausibile e corretta nell'applicazione dei canoni legali, distinguendo tra evento costitutivo del diritto e mera condizione di esigibilità.
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Contratto preliminare immobile abusivo: no nullità
Una cooperativa edilizia stipulava un contratto preliminare per l'acquisto di un terreno con un immobile non sanabile. La Corte di Appello aveva dichiarato la nullità del contratto, ma la Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione. Con la sentenza n. 22656 del 2024, i giudici hanno stabilito che un contratto preliminare per un immobile abusivo non è automaticamente nullo, poiché la sanzione della nullità prevista dalla legge si applica solo agli atti definitivi con effetti traslativi della proprietà, e non a quelli con meri effetti obbligatori. La causa è stata rinviata alla Corte di Appello per una nuova valutazione.
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Preliminare di preliminare: la guida della Cassazione
La Corte di Cassazione ha analizzato un caso di compravendita immobiliare basata su una scrittura privata del 1997. L'accordo, qualificato dalla Corte d'Appello come una mera 'puntuazione', è stato riesaminato alla luce del principio del 'preliminare di preliminare'. La Suprema Corte ha cassato la sentenza precedente, stabilendo che anche un accordo iniziale può generare responsabilità contrattuale, e non solo precontrattuale, se una delle parti si ritira ingiustificatamente. Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione dell'accordo e la quantificazione del danno, che potrebbe includere il mancato guadagno.
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Recesso per giusta causa: l’intervista non basta
Un'importante ordinanza della Corte di Cassazione ha stabilito che un'intervista critica rilasciata da un collaboratore di alto profilo di una società sportiva non costituisce, di per sé, un valido motivo per il recesso per giusta causa. Il caso riguardava la cessazione di un rapporto di collaborazione in seguito a dichiarazioni pubbliche. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, che avevano ritenuto illegittimo il recesso, riconoscendo il diritto del collaboratore al risarcimento del danno patrimoniale ma non di quello non patrimoniale, data la mancanza di prova di un effettivo pregiudizio all'immagine. È stato inoltre confermato il principio dell'"aliunde perceptum", ossia la detrazione dal risarcimento di quanto guadagnato dal collaboratore con un nuovo impiego.
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Inammissibilità ricorso per cassazione: specificità
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità del ricorso di ex socie contro una compagnia assicurativa a causa della genericità dei motivi e della mancata produzione di documenti essenziali. La decisione sottolinea i rigorosi requisiti procedurali, come la specificità delle censure, necessari per evitare una pronuncia di inammissibilità del ricorso per cassazione, senza che la Corte possa entrare nel merito della questione.
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Risarcimento danni immobile: sì dopo sentenza 2932 c.c.
La Corte di Cassazione chiarisce che il promissario acquirente, divenuto proprietario tramite sentenza costitutiva ex art. 2932 c.c., ha diritto a un successivo risarcimento danni immobile per vizi e difetti. L'azione è ammissibile anche se non proposta nel primo giudizio, poiché il precedente giudicato sul trasferimento non copre la questione dei danni, se non decisa nel merito. La titolarità ad agire sussiste anche se il saldo del prezzo non è stato ancora corrisposto, in quanto la proprietà si trasferisce con il passaggio in giudicato della sentenza.
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Rivalutazione terreni: obbligo fiscale irreversibile
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29597/2024, ha stabilito che l'adesione all'opzione di rivalutazione terreni è una scelta fiscale che si perfeziona con il versamento della prima rata dell'imposta sostitutiva. L'obbligazione tributaria diventa così irreversibile e il contribuente non può chiederne il rimborso o sospendere i pagamenti, neanche se la vendita del terreno, motivo originario della rivalutazione, non si concretizza per cause esterne. La motivazione soggettiva del contribuente è irrilevante ai fini del perfezionamento dell'agevolazione.
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Riacquisto area industriale: quale giudice decide?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 29471/2024, ha chiarito una questione fondamentale sulla competenza giudiziaria nel caso di riacquisto di area industriale. Un consorzio aveva riacquistato un'area da una società fallita, determinando un'indennità pari a zero. La società si è opposta direttamente in Corte d'Appello, ma la Cassazione ha stabilito che la procedura speciale per le espropriazioni non è applicabile. La controversia, di natura patrimoniale, deve seguire l'iter ordinario, partendo dal Tribunale di primo grado, garantendo così il doppio grado di giurisdizione.
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Condizione sospensiva: il contratto non produce effetti
La Corte di Cassazione ha confermato che una servitù di non edificare, la cui costituzione era legata a una condizione sospensiva (l'approvazione di un piano di lottizzazione), non sorge se tale condizione non si verifica. La Corte ha rigettato il ricorso della società acquirente, la quale sosteneva che la condizione dovesse considerarsi avverata per finzione giuridica a causa del presunto comportamento ostativo della venditrice. È stato invece chiarito che l'acquirente non ha fornito prova di tale comportamento e, inoltre, non ha mai utilizzato gli strumenti contrattuali a sua disposizione per tutelarsi.
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Contratto preliminare immobile abusivo: è valido?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30935/2025, ha stabilito che un contratto preliminare immobile abusivo è pienamente valido ed efficace tra le parti, anche se l'immobile presenta irregolarità edilizie. La Corte ha chiarito che la mancata concessione della sanatoria non rende il contratto inefficace, a meno che non sia stata esplicitamente pattuita come condizione sospensiva. La normativa sull'urbanistica, che impone la menzione dei titoli edilizi, si applica solo agli atti di trasferimento definitivi e non ai contratti preliminari, che hanno solo effetti obbligatori. Di conseguenza, la richiesta dei venditori di dichiarare l'inefficacia del contratto è stata respinta.
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Onere della prova preliminare: la decisione della Cassazione
Una società costruttrice ha citato in giudizio una società immobiliare per ottenere l'esecuzione di un contratto preliminare di vendita, chiedendo una riduzione del prezzo a causa della scoperta di contaminanti nel terreno. I tribunali di merito e la Corte di Cassazione hanno respinto la domanda, sottolineando che l'acquirente non aveva adempiuto al proprio onere della prova preliminare riguardo l'inadempimento del venditore. La Corte ha ribadito che il giudice ha ampia discrezionalità nel valutare l'ammissibilità delle prove e che la richiesta di riesame dei fatti è inammissibile in sede di legittimità.
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Benefici piccola proprietà contadina: la locazione basta
La Corte di Cassazione ha stabilito che un contribuente perde i benefici fiscali per la piccola proprietà contadina nel momento in cui stipula un contratto di locazione del terreno per scopi non agricoli (nel caso specifico, per l'installazione di aerogeneratori). La perdita del beneficio è immediata e non dipende dal fatto che il contratto sia sottoposto a condizioni sospensive o risolutive. Secondo la Corte, la firma dell'accordo è di per sé un 'indice sintomatico' della cessazione della coltivazione diretta, scopo principale per cui le agevolazioni vengono concesse.
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Risoluzione contratto preliminare: ipoteca non svelata
Un promissario acquirente ha richiesto la risoluzione del contratto preliminare dopo aver scoperto un'ipoteca sull'immobile non dichiarata dai venditori. Il Tribunale ha accolto la domanda, dichiarando la risoluzione del contratto preliminare per grave inadempimento dei promittenti venditori. Questi ultimi sono stati condannati a restituire la caparra e a risarcire i danni emergenti subiti dall'acquirente, come le spese di mediazione e perizia.
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Interessi moratori sanità: sì a D.Lgs. 231/2002
Una Azienda Sanitaria Locale ha contestato un ordine di pagamento per interessi di mora su fatture per prestazioni sanitarie, sostenendo di non essere il debitore corretto e l'inapplicabilità delle norme sulle transazioni commerciali (D.Lgs. 231/2002). La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che la titolarità del debito è una questione di fatto non riesaminabile in sede di legittimità. Soprattutto, ha stabilito che la disciplina sugli interessi moratori si applica ai contratti sanitari con la pubblica amministrazione, rendendo gli interessi dovuti automaticamente in caso di ritardo, senza necessità di formale sollecito.
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Diritto di regresso fideiussore e clausole limitative
Un fideiussore, dopo aver pagato il debito di una società garantita e ottenuto un patto di non aggressione dal creditore, ha agito in regresso contro un altro co-fideiussore. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito che negava tale diritto, basandosi su una clausola contrattuale specifica. Tale clausola subordinava l'esercizio del diritto di regresso del fideiussore all'estinzione completa di ogni ragione di credito della banca verso il debitore principale. Poiché il debito non era integralmente estinto, la condizione non si era avverata, rendendo il ricorso inammissibile.
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Clausola di ultrattività CCNL: quando si può recedere?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 26958/2024, ha stabilito che un datore di lavoro non può recedere unilateralmente da un Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) che contenga una clausola di ultrattività. Tale clausola estende l'efficacia del contratto fino alla stipulazione di un nuovo accordo, configurando un termine finale certo nell'evento ma non nella data. La Corte ha inoltre chiarito che il recesso dall'associazione datoriale non esonera dall'obbligo di applicare il CCNL in vigore e che la continuata applicazione di un CCNL rinnovato, anche dopo aver manifestato l'intenzione di recedere, costituisce un comportamento concludente che vincola l'azienda al nuovo accordo.
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Clausola di ultrattività CCNL: quando è valido il recesso?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 26947/2024, ha stabilito che la clausola di ultrattività in un Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) lo trasforma in un contratto a termine, la cui scadenza coincide con la stipula di un nuovo accordo. Di conseguenza, il singolo datore di lavoro non può recedere unilateralmente prima di tale scadenza. Nel caso specifico, un'associazione sanitaria che aveva tentato di applicare un CCNL diverso è stata comunque vincolata al rinnovo del precedente contratto, anche a seguito di un suo comportamento concludente consistito nel continuare ad applicarlo dopo la scadenza.
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Clausola di ultrattività CCNL: quando è vincolante?
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha chiarito che un datore di lavoro non può recedere unilateralmente da un contratto collettivo che contiene una clausola di ultrattività CCNL. Tale clausola estende l'efficacia del contratto fino alla stipula di un nuovo accordo, configurando un termine finale e non una durata indeterminata. La Corte ha inoltre stabilito che il comportamento concludente del datore di lavoro, che continua ad applicare il contratto anche dopo il suo rinnovo, equivale a un'accettazione tacita, rendendolo vincolante.
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Contratto preliminare: le condizioni e i rischi
Una società immobiliare ha citato in giudizio un ente previdenziale per inadempimento di un complesso contratto preliminare di compravendita e permuta. La Corte d'Appello ha ribaltato la decisione di primo grado, stabilendo che il contratto si era risolto non per inadempimento, ma per l'avveramento di una condizione risolutiva legata alla stipula di un contratto di locazione, risultato nullo perché non registrato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della società, confermando che lo scioglimento del contratto era avvenuto a causa della condizione e non dell'inadempimento contestato.
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