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Art. 1346 Codice Civile — Sezione Terza Civile

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125 provvedimenti

Altri anni per Art. 1346 Codice Civile

Immobile abusivo in affitto: inadempimento del locatore e contratto nullo
La Corte di Cassazione ha confermato l'inadempimento del locatore che concede in affitto un immobile con gravi irregolarità urbanistiche e sanitarie. Tali vizi, impedendo al conduttore di ottenere le autorizzazioni necessarie per la sua attività di ristorazione, rendono l'immobile inidoneo all'uso pattuito. Questo grave inadempimento giustifica la risoluzione (cioè lo scioglimento) sia del contratto di locazione sia del collegato contratto di cessione d'azienda. Il locatore non può scaricare sul conduttore le conseguenze della non conformità del bene, che ne pregiudica concretamente l'utilizzo commerciale.
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Affitto: immobile con vizi? L’eccezione di inadempimento non basta
Un'azienda conduttrice sospende il pagamento dell'affitto a causa di presunti vizi dell'immobile, come irregolarità urbanistiche e infiltrazioni. Il locatore la cita in giudizio per sfratto e recupero dei canoni non pagati. La Cassazione ha dato ragione al locatore, stabilendo un principio fondamentale sull'eccezione di inadempimento: non basta lamentare un vizio per smettere di pagare. L'inquilino ha l'onere di provare che l'inadempimento del locatore è così grave da rendere l'immobile totalmente inutilizzabile per lo scopo previsto. In assenza di tale prova rigorosa, la sospensione del canone è illegittima e l'inquilino viene condannato al pagamento.
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Patto di non concorrenza: ex socio condannato a pagare la penale
Un professionista, dopo aver lasciato uno studio associato, ha violato il patto di non concorrenza tra professionisti fornendo servizi a due ex clienti non inclusi in una lista concordata. Lo studio lo ha citato in giudizio chiedendo il pagamento della penale prevista, pari a tre annualità dei compensi. Il professionista si è difeso sostenendo che l'accordo vietasse solo lo sviamento attivo dei clienti, non l'accettazione di incarichi su loro iniziativa. La Corte di Cassazione ha dato ragione allo studio, confermando la condanna al pagamento della penale. I giudici hanno stabilito che il testo del contratto era chiaro nel vietare qualsiasi nuovo mandato con i clienti dello studio, a prescindere da chi avesse avviato il contatto.
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Affitto di Azienda Abusiva: Clausola “Visto e Piaciuto” Salva il Contratto
Una società prende in affitto un impianto per la produzione di calcestruzzo, ma scopre che è illegale a causa di un vincolo paesaggistico e le autorità ne sospendono l'attività. L'azienda chiede la risoluzione del contratto, ma la sua richiesta viene respinta. La Corte di Cassazione conferma la decisione, ritenendo che la clausola 'visto e piaciuto' e la previa ispezione del bene escludessero l'inadempimento del proprietario. Il ricorso sull'affitto di azienda abusiva è stato giudicato inammissibile perché richiedeva una nuova valutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità.
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Patto di opzione: quando cessano i canoni?
Una società conduttrice di un immobile commerciale ha esercitato un patto di opzione per l'acquisto del bene, sostenendo che da quel momento non fosse più dovuto il canone di locazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che il patto di opzione in questione non conteneva tutti gli elementi essenziali per il trasferimento immediato della proprietà, rinviando la determinazione esatta del bene e del prezzo a successivi accordi. Di conseguenza, il rapporto di locazione è rimasto efficace fino alla stipula del rogito notarile, rendendo legittimo il pagamento dei canoni nel periodo intermedio.
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Rinuncia al ricorso: estinzione in Cassazione
La controversia nasce dall'opposizione a un decreto ingiuntivo riguardante un contratto di leasing, contestato per presunta indeterminatezza del tasso di interesse. Dopo il rigetto nei primi due gradi di merito, il ricorrente ha adito la Suprema Corte. Tuttavia, durante il giudizio di legittimità, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo. La conseguente rinuncia al ricorso, formalizzata dal ricorrente e accettata dalla società di leasing, ha determinato l'estinzione del giudizio senza condanna alle spese.
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Franchising: validità contratto e manuale operativo
La Corte di Cassazione ha confermato la validità di un contratto di Franchising, respingendo le pretese di un'affiliata che invocava la nullità per indeterminatezza dell'oggetto. La Corte ha stabilito che l'oggetto del contratto è valido se la formula commerciale e il know-how sono desumibili dal manuale operativo, anche se quest'ultimo viene consegnato dopo la stipula, purché l'affiliato ne abbia avuto conoscenza preventiva. La decisione chiarisce che il pagamento della fee d'ingresso non esonera l'affiliato dai propri oneri organizzativi e che l'eventuale mancata consapevolezza degli impegni assunti non configura dolo da parte del franchisor.
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Euribor manipolato: la Cassazione attende la UE
La Corte di Cassazione ha emesso un'ordinanza interlocutoria riguardante un contratto di leasing immobiliare contestato per tassi indeterminati e anatocismo. Il cuore della disputa riguarda l'applicazione del tasso Euribor manipolato nel periodo 2005-2008. La Corte ha deciso di sospendere il procedimento in attesa della decisione della Corte di Giustizia dell'Unione Europea, che dovrà chiarire se la violazione della concorrenza determini la nullità dei singoli contratti bancari stipulati dai clienti finali.
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Donazione atto pubblico: la forma è sostanza
Una cittadina finanziava una borsa di studio universitaria. A seguito di un aumento dei costi dovuto a una nuova legge, l'Università le chiedeva una somma maggiore. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'accordo era un atto di liberalità, qualificabile come donazione. Di conseguenza, data l'assenza della forma di donazione con atto pubblico, l'accordo è stato dichiarato nullo, annullando la richiesta di pagamento dell'Università.
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Ricorso per cassazione: quando è inammissibile?
Un garante, dopo aver perso in primo e secondo grado una causa relativa a una fideiussione, ha presentato un ricorso per cassazione basato su motivi in parte nuovi e in parte mirati a una rivalutazione dei fatti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando che non è possibile introdurre nuove eccezioni nei gradi successivi del giudizio e che la Corte non può riesaminare il merito della controversia, ma solo la corretta applicazione della legge.
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Polizza fideiussoria: quando la prescrizione si ferma?
Un gruppo di banche ha contestato una decisione che le obbligava a onorare una polizza fideiussoria, sostenendo che il diritto del creditore fosse prescritto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la richiesta di ammissione al passivo nel fallimento del debitore principale interrompe la prescrizione anche nei confronti delle banche garanti. Tale atto, infatti, estende i suoi effetti ai condebitori solidali, come i fideiussori, in base all'art. 1310 c.c. Gli altri motivi di ricorso sono stati dichiarati inammissibili per vizi procedurali.
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Polizza fideiussoria: valida anche se la gara è annullata
Una società di assicurazioni ha emesso una polizza fideiussoria a garanzia di un servizio di riscossione tributi per un Comune, affidato tramite gara d'appalto. Successivamente, la gara è stata annullata dal giudice amministrativo, ma il servizio è proseguito in base a contratti di proroga. Al verificarsi dell'inadempimento della società concessionaria, il Comune ha escusso la polizza. La compagnia assicurativa si è opposta, sostenendo che la garanzia fosse legata alla gara annullata. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la polizza, per come era formulata genericamente, copriva l'attività di servizio indipendentemente dallo specifico titolo contrattuale, e quindi era valida ed efficace.
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Interpretazione contratto e comportamento delle parti
Un conduttore ha contestato la validità di una locazione per presunta indeterminatezza dell'immobile. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che per l'interpretazione del contratto è fondamentale valutare il comportamento successivo delle parti (art. 1362 c.c.) per ricostruire la loro comune intenzione, anche nei contratti che richiedono la forma scritta. Questo approccio ha permesso di confermare la validità del contratto di locazione.
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Interessi usurari: contratto non gratuito
La Corte di Cassazione ha stabilito che la presenza di interessi usurari di mora in un contratto di leasing non comporta la gratuità dell'intero finanziamento. Con l'ordinanza in esame, è stato chiarito che la nullità colpisce solo la clausola degli interessi moratori, i quali restano comunque dovuti nella misura dei legittimi interessi corrispettivi. La Corte ha inoltre respinto le doglianze relative alla mancata indicazione del TAEG, ritenendola non causa di nullità, e ha ribadito che per ottenere un risarcimento del danno è necessario fornire la prova specifica del pregiudizio subito, non essendo sufficiente il solo accertamento dell'usura.
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Opposizione all’esecuzione: motivi nuovi in appello
Una recente ordinanza della Cassazione chiarisce i limiti dell'opposizione all'esecuzione. Un debitore ha contestato un pignoramento immobiliare, introducendo in appello nuove doglianze relative all'abusiva concessione del credito. La Suprema Corte ha confermato l'inammissibilità di tali motivi, specificando che l'oggetto del giudizio di opposizione all'esecuzione viene fissato inderogabilmente con l'atto introduttivo e non può essere ampliato successivamente.
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Indennità per miglioramenti: clausola generica è nulla
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10309/2024, ha stabilito la nullità di una clausola in un contratto di affitto agrario che autorizzava genericamente l'affittuario a eseguire qualsiasi miglioramento. La Corte ha negato il diritto all'indennità per miglioramenti in assenza di un consenso specifico e determinato del proprietario, ribadendo che l'oggetto del contratto deve essere sempre determinato o determinabile, anche in presenza dell'assistenza di organizzazioni professionali.
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Mutuo titolo esecutivo: quando il contratto non basta
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 12007/2024, ha stabilito un principio cruciale in materia di contratti bancari. Un contratto di mutuo, pur se stipulato con atto pubblico, non costituisce un valido titolo esecutivo se la somma erogata non entra nell'effettiva disponibilità giuridica del mutuatario. Nel caso di specie, l'importo era stato immediatamente depositato su un conto vincolato presso la stessa banca, in attesa del verificarsi di determinate condizioni. Secondo la Corte, l'obbligazione di restituzione sorge solo con lo svincolo effettivo delle somme. In assenza di un atto che attesti tale svincolo, il contratto di mutuo non è sufficiente per avviare un'esecuzione forzata. La sentenza ha inoltre enunciato importanti principi sulla validità delle clausole Euribor in relazione alle intese anticoncorrenziali.
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TAN determinabile: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione ha stabilito che un contratto di finanziamento è valido anche senza l'indicazione esplicita del TAN (Tasso Annuo Nominale), a condizione che questo sia chiaramente determinabile dagli altri documenti contrattuali. Nel caso specifico, il piano di ammortamento allegato, contenente tutti i dettagli su rate, capitale e interessi, è stato ritenuto sufficiente a rendere il TAN determinabile, respingendo la richiesta di nullità parziale del contratto.
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Manipolazione Euribor: Cassazione attende la UE
In una causa relativa a un contratto di leasing, una società ha contestato la validità delle clausole sugli interessi basate sull'Euribor, denunciandone l'indeterminabilità a causa della nota manipolazione del tasso. Dopo due sentenze sfavorevoli nei gradi di merito, il caso è giunto in Cassazione. La Suprema Corte, con ordinanza interlocutoria, ha sospeso il giudizio. La decisione è motivata dalla pendenza di una questione pregiudiziale dinanzi alla Corte di Giustizia dell'Unione Europea, chiamata a chiarire le conseguenze della manipolazione Euribor sui contratti stipulati con i clienti finali.
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Determinabilità tasso leasing: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 34872/2025, ha accolto il ricorso di un'impresa contro un istituto di credito, stabilendo principi chiave sulla determinabilità del tasso leasing. La Corte ha chiarito che, affinché la clausola sugli interessi sia valida, non è sufficiente un rinvio a parametri generici e non oggettivamente individuabili. Il contratto deve permettere all'utilizzatore di determinare il costo effettivo dell'operazione con ordinaria diligenza e senza incertezze. La sentenza d'appello è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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