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Art. 1346 Codice Civile — Sezione Seconda Civile

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132 provvedimenti

Altri anni per Art. 1346 Codice Civile

Aliud pro alio: l’auto rubata non rende il contratto nullo
L'Acquirente acquistava da un Venditore un'auto poi rivelatasi rubata e con telaio contraffatto. La Corte d'appello dichiarava la nullità del contratto per illiceità dell'oggetto. La Cassazione accoglie il ricorso del Venditore, stabilendo che un bene materiale non può essere considerato illecito in sé. Se le parti ignorano senza colpa la provenienza furtiva, non vi è nullità. La vendita di un'auto rubata o con telaio alterato configura invece un'ipotesi di aliud pro alio (consegna di una cosa completamente diversa da quella pattuita). Questo costituisce un grave inadempimento contrattuale che legittima la risoluzione del contratto e non la sua nullità. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Determinazione del corrispettivo dell’appalto: paga il giudice
Un'impresa edile ha richiesto il pagamento di lavori extra appalto eseguiti su una proprietà privata. La Corte d'appello aveva negato il compenso poiché l'impresa non aveva provato le ore di lavoro effettive pattuite "in economia". La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'impresa, stabilendo che la mancata prova delle ore lavorate non cancella il diritto al compenso se le opere sono state effettivamente realizzate. In questi casi, per la determinazione del corrispettivo dell'appalto si applica l'articolo 1657 del codice civile: il giudice deve quantificare il valore economico dei lavori eseguiti utilizzando criteri sussidiari, tariffe o usi locali, senza rigettare la domanda. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Frazionamento abusivo del credito: Studio Legale perde contro l’Assicurazione
La Corte di Cassazione ha analizzato un caso di frazionamento abusivo del credito. Uno Studio Legale, creditore di una Compagnia di Assicurazioni per numerose prestazioni professionali, ha avviato centinaia di procedimenti separati per recuperare i compensi, invece di un'unica causa. I giudici hanno stabilito che questa condotta è un abuso del processo, poiché tutti i crediti derivavano da un unico e continuativo rapporto professionale, regolato da una convenzione tariffaria. La Corte ha chiarito che le conseguenze negative di tale abuso non si limitano alla compensazione delle spese della causa di opposizione, ma devono eliminare tutti gli effetti distorti, inclusi i costi della fase iniziale (decreti ingiuntivi). La Compagnia di Assicurazioni ha quindi vinto la causa su questo principio.
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Inammissibilità ricorso: ristruttura senza permessi ma vince l’impresa
Una coppia di committenti si opponeva al pagamento di lavori di ristrutturazione, portando il caso fino alla Corte di Cassazione. Essi lamentavano che il contratto fosse nullo per lavori eseguiti senza permessi e che il contenuto dell'accordo non fosse chiaro. La Suprema Corte, tuttavia, ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione. I motivi presentati sono stati giudicati troppo generici e volti a un riesame dei fatti, compito che non spetta alla Cassazione. Di conseguenza, i committenti hanno perso la causa in via definitiva e sono stati condannati a pagare le spese legali all'impresa appaltatrice.
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Nullità contratto di mantenimento: l’assistenza al genitore non basta
Una madre cede due immobili alla figlia e al genero con un contratto di mantenimento, in cambio di assistenza. Dopo la sua morte, gli altri eredi impugnano l'atto, sostenendo che mascheri una donazione e leda le loro quote. La Cassazione conferma la decisione dei giudici di merito, dichiarando la nullità del contratto di mantenimento. La ragione risiede nell'eccessiva genericità delle prestazioni di assistenza pattuite, che si sovrappongono ai normali doveri morali e legali di un figlio verso un genitore. Viene inoltre respinta la richiesta di convertire l'atto in una donazione, poiché non era stata provata la volontà delle parti in tal senso. Di conseguenza, gli immobili rientrano nell'asse ereditario da dividere tra tutti gli eredi.
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Contratto Preliminare senza planimetria: valido se l’oggetto è determinato
La Corte di Cassazione ha stabilito che la validità di un accordo immobiliare non è compromessa dalla mancata allegazione di una planimetria, se l'immobile è comunque identificabile. Nel caso specifico, le venditrici sostenevano la nullità di un preliminare per incertezza sull'oggetto. La Corte ha invece confermato la risoluzione del contratto per loro grave inadempimento, condannandole al risarcimento. Il principio sancito è che la determinatezza dell'oggetto del contratto preliminare può essere raggiunta anche tramite documenti esterni (come una pratica edilizia) e dal comportamento delle parti, che dimostravano di aver identificato chiaramente i beni. L'azienda acquirente ha quindi vinto la causa.
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Elenco auto confuso? Contratto nullo per oggetto indeterminato
La Cassazione si pronuncia su una lite tra due fratelli sorta da un accordo per la cessione di alcune autovetture. Uno dei due fratelli citava in giudizio l'altro per inadempimento, chiedendo la consegna dei veicoli e il risarcimento dei danni. I giudici hanno respinto la domanda a causa della indeterminatezza dell'oggetto del contratto. L'elenco delle auto, allegato all'accordo, era talmente generico, confuso e incomprensibile da non permettere di individuare con certezza i beni da trasferire. La Corte ha quindi stabilito che, se l'oggetto non è chiaro, non si può né pretendere l'adempimento né provare un inadempimento, e di conseguenza non è dovuto alcun risarcimento.
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Nullità contratto di appalto: lavori abusivi, l’appaltatore vince
Un appaltatore interrompe i lavori di costruzione poiché le opere richieste dalla committente sono totalmente difformi dal permesso di costruire, configurando un abuso edilizio. La committente chiede il risarcimento dei danni, ma la Corte di Cassazione dà ragione all'impresa. Viene sancito il principio della nullità del contratto di appalto quando questo prevede la realizzazione di un'opera radicalmente abusiva. Il contratto è nullo per illiceità dell'oggetto, quindi l'appaltatore ha legittimamente interrotto i lavori e non deve alcun risarcimento. La richiesta di eseguire un'opera illegale rende l'accordo invalido fin dall'origine.
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Abuso edilizio minore: non causa la nullità contratto d’appalto
Un committente si rifiuta di pagare l'impresa edile per lavori di ristrutturazione, sostenendo la nullità del contratto d'appalto a causa di una difformità urbanistica: un innalzamento del tetto di 20 cm rispetto al progetto. La Corte di Cassazione ha dato torto al committente. I giudici hanno chiarito che la nullità del contratto d'appalto si verifica solo per abusi gravi, come la totale assenza del permesso di costruire o la realizzazione di un'opera completamente diversa. Una difformità 'parziale', come un modesto rialzo del tetto, non è sufficiente a invalidare il contratto. Di conseguenza, l'impresa ha diritto al pagamento.
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Clausola aggiustamento prezzo: valida anche dopo un nuovo accordo
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di cessione di quote societarie. Il contratto originale conteneva una clausola di aggiustamento prezzo che permetteva agli acquirenti di ridurre il corrispettivo in caso di scoperta di debiti pregressi (sopravvenienze passive). Successivamente, le parti hanno firmato un secondo accordo che riduceva forfettariamente il prezzo. La Corte ha stabilito che questo secondo accordo non ha annullato la clausola originale. Per estinguere un'obbligazione precedente serve una volontà chiara e inequivocabile (animus novandi), che qui mancava. Pertanto, la clausola di aggiustamento prezzo è rimasta valida e gli acquirenti hanno vinto, potendo ancora avvalersene per le passività emerse.
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Frode Fiscale: Contratto di Vendita Nullo e Deposito Restituito
La Corte di Cassazione conferma la decisione dei giudici di merito sulla nullità di un contratto preliminare per la vendita di una palestra. L'operazione era stata fittiziamente attribuita a un'associazione sportiva dilettantistica al solo scopo di frodare il fisco. La Suprema Corte ha stabilito che un accordo con causa o oggetto illecito, finalizzato all'evasione fiscale, è radicalmente nullo. Di conseguenza, il venditore è stato condannato a restituire all'acquirente la somma di 15.000 euro versata come anticipo. Questa sentenza ribadisce il principio della nullità del contratto per frode fiscale.
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Vacanza nulla, prestito da pagare: il collegamento negoziale negato
Due consumatori acquistano un pacchetto vacanze e stipulano un finanziamento per pagarlo. Sostengono l'esistenza di un collegamento negoziale tra i due contratti, chiedendone la nullità congiunta. La Corte di Cassazione, tuttavia, respinge la loro richiesta. La sentenza stabilisce che una specifica clausola nel contratto di finanziamento, che impediva di sollevare contestazioni relative alla fornitura del servizio, rendeva i due accordi autonomi e indipendenti. Di conseguenza, il presunto collegamento negoziale viene escluso e i consumatori sono tenuti a onorare il finanziamento, anche se il contratto di acquisto della vacanza era stato dichiarato nullo in primo grado.
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Servitù valida senza dati catastali: la determinatezza dell’oggetto
I proprietari di un terreno citano in giudizio i vicini per far dichiarare l'inesistenza di una servitù di passo. I vicini si difendono esibendo una scrittura privata del 1963, firmata dal precedente proprietario. I proprietari sostengono la nullità dell'atto per indeterminatezza dell'oggetto del contratto, poiché non specificava i dati catastali dei fondi che beneficiavano del passaggio. La Corte di Cassazione ha respinto questa tesi, stabilendo un principio fondamentale: la determinatezza dell'oggetto del contratto immobiliare non richiede obbligatoriamente i dati catastali. È sufficiente che il bene sia identificabile con certezza attraverso altri elementi presenti nell'atto o ricavabili dal contesto, come in questo caso. La servitù è stata quindi ritenuta valida.
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Ravvedimento operoso: sconti sanzioni per i notai
La Corte di Cassazione ha stabilito che nel procedimento disciplinare a carico dei notai, il ravvedimento operoso può essere valutato come attenuante anche se avvenuto dopo la decisione di primo grado. Il caso riguardava un professionista sanzionato per aver rogato atti nulli a causa dell'indeterminatezza dell'oggetto e della mancanza di corretta documentazione urbanistica. La Suprema Corte ha chiarito che il giudizio di reclamo non è un semplice controllo dell'atto, ma un esame completo del rapporto, obbligando il giudice a considerare anche i fatti sopravvenuti idonei a ridurre la sanzione.
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Pactum fiduciae: validità e obbligo di trasferimento
La controversia nasce da un **Pactum fiduciae** relativo all'acquisto di una villetta. Un cittadino residente all'estero ha fornito i fondi per l'acquisto dell'immobile, intestandolo formalmente a un parente per ragioni fiscali. Alla morte del fiduciario, gli eredi hanno rifiutato il ritrasferimento, sostenendo la mancanza di un accordo scritto. La Corte di Cassazione ha confermato la validità dell'accordo fiduciario verbale, supportato da dichiarazioni scritte ricognitive, e ha dichiarato nullo un successivo contratto preliminare 'abnorme' che prevedeva la vendita del bene dal proprietario reale al fiduciario (già intestatario formale), in quanto giuridicamente impossibile.
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Improcedibilità del ricorso: deposito atti Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'improcedibilità del ricorso presentato da una società cedente contro la sentenza che aveva annullato la cessione di un ramo d'azienda. La controversia originaria nasceva dall'impossibilità di proseguire l'attività di ristorazione in locali soggetti a vincoli urbanistici post-sisma. Nonostante il merito riguardasse la nullità contrattuale per impossibilità dell'oggetto, la Suprema Corte ha rilevato un vizio procedurale insanabile: il mancato deposito della copia autentica della sentenza impugnata completa della relata di notifica entro i termini di legge. Tale omissione ha determinato l'improcedibilità del ricorso, confermando la condanna alle spese per la ricorrente.
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Nullità parziale appalto e varianti abusive
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un'impresa edile che richiedeva il pagamento per lavori eseguiti, inclusi alcuni interventi in variante privi di autorizzazione in una zona protetta. La società committente eccepiva la nullità totale del contratto per l'abusività delle opere. La Suprema Corte ha stabilito che si configura una nullità parziale appalto: l'illiceità delle varianti non autorizzate non travolge l'intero contratto originario se quest'ultimo riguardava opere lecite. Pertanto, l'appaltatore ha diritto al compenso per le opere conformi al permesso di costruire, perdendo solo il diritto al corrispettivo per le parti abusive.
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Indeterminatezza tassi mutuo: la Cassazione sulla nullità
La Corte di Cassazione ha confermato la nullità della clausola sugli interessi in un contratto di mutuo per Indeterminatezza. Sebbene il riferimento al tasso Libor sia legittimo, la banca aveva ancorato il calcolo a un contratto di provvista esterno mai allegato né provato. Tale mancanza ha impedito ai mutuatari di conoscere i criteri di calcolo, violando l'obbligo di determinabilità dell'oggetto contrattuale e creando un'ingiusta asimmetria informativa.
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Meritevolezza contrattuale e patti di riacquisto
La Corte di Cassazione ha confermato la validità di una clausola inserita in un contratto di cessione d'azienda che obbligava il venditore a riacquistare l'attività al medesimo prezzo originario al termine della locazione. Il ricorrente sosteneva la nullità del patto per difetto di meritevolezza contrattuale e indeterminatezza dell'oggetto. La Suprema Corte ha invece stabilito che l'aleatorietà del valore futuro dell'azienda non inficia la validità dell'accordo, poiché il rischio era equamente distribuito tra le parti al momento della firma e lo scopo perseguito era lecito e meritevole di tutela.
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Onere della prova contratto d’opera: chi è colpevole?
Un architetto richiede il pagamento per un progetto edilizio, ma i committenti si oppongono sostenendo l'impossibilità di realizzarlo. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 32879/2023, ha stabilito che se il progetto si arena per l'inerzia del cliente, il professionista ha comunque diritto al compenso. La decisione chiarisce l'onere della prova nel contratto d'opera, attribuendolo al committente che deve dimostrare l'inadempimento del professionista.
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