Una società si opponeva a un debito bancario, contestando la legittimità di un aumento dei tassi di interesse. La banca, dopo aver unilateralmente ridotto i tassi, li aveva successivamente rialzati, pur mantenendoli al di sotto del livello originariamente pattuito. La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale in materia di ius variandi bancario: una modifica è 'peggiorativa' (in peius) se confrontata con l'ultima condizione, più favorevole, applicata al cliente, e non con quella iniziale del contratto. Di conseguenza, anche un rialzo che non supera il tasso originario deve rispettare le rigide procedure di comunicazione e giustificazione previste dall'art. 118 T.U.B. per essere valido. La Corte ha quindi dato ragione alla società, annullando la decisione precedente.
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