Stock Lending: quando il costo non è deducibile
Un’operazione finanziaria apparentemente legittima può nascondere insidie fiscali. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha chiarito i confini della deducibilità dei costi derivanti da contratti di prestito titoli, affermando un importante principio sull’indeducibilità costo stock lending quando l’operazione manca di una reale sostanza economica e mira solo a ottenere vantaggi fiscali.
La vicenda: un’operazione finanziaria sotto la lente del Fisco
I fatti sono semplici ma emblematici. Una società italiana stipula un contratto di ‘stock lending’ con una società straniera. Oggetto dell’accordo è il prestito di una partecipazione azionaria in una terza società. Grazie a questo contratto, l’azienda italiana acquisisce il diritto di incassare i dividendi distribuiti dalla società partecipata. In cambio, versa alla società straniera una commissione molto elevata, quasi identica all’importo dei dividendi che riceverà. Il risultato economico è un profitto minimo, quasi nullo. Il vantaggio, però, sarebbe fiscale: incassare dividendi quasi esenti da tasse e allo stesso tempo dedurre dal proprio reddito un costo di quasi due milioni di euro.
La tesi dell’Azienda: un costo legittimo e inerente
Secondo la società contribuente, l’operazione era perfettamente legittima. La commissione pagata rappresentava un costo sostenuto nell’esercizio dell’attività d’impresa e, come tale, doveva essere considerato deducibile. L’azienda sosteneva che il Fisco non avesse provato alcun intento fraudolento e che la struttura contrattuale fosse pienamente valida. L’obiettivo era creare un’opportunità di profitto, seppur minima, e il costo per realizzarla doveva essere riconosciuto ai fini fiscali.
La posizione del Fisco e l’indeducibilità costo stock lending
L’Agenzia delle Entrate ha contestato questa visione. Secondo l’amministrazione finanziaria, l’intera architettura dell’operazione era artificiosa. L’unico scopo reale non era produrre un utile economico significativo, ma generare un enorme costo deducibile per abbattere il carico fiscale. L’operazione, quindi, era priva di sostanza economica e configurava un abuso del diritto, poiché utilizzava strumenti legali per ottenere un risparmio d’imposta indebito e contrario allo spirito della normativa.
Le motivazioni: lo stock lending è come l’usufrutto di azioni
La Corte di Cassazione, nel confermare la decisione a favore del Fisco, ha seguito un ragionamento molto chiaro. I giudici hanno equiparato, dal punto di vista economico e fiscale, il contratto di stock lending all’acquisto di un diritto di usufrutto su azioni. In entrambi i casi, un soggetto paga un corrispettivo per ottenere il diritto di incassare i dividendi altrui. La legge fiscale (in particolare l’articolo 109, comma 8, del TUIR) stabilisce una regola di simmetria: se i proventi (i dividendi) sono in gran parte esenti da tassazione, il costo sostenuto per ottenerli non può essere dedotto. Questo principio serve a evitare che il contribuente goda di un doppio vantaggio: incassare redditi quasi ‘tax-free’ e contemporaneamente ridurre il reddito imponibile con un costo correlato. La Cassazione ha quindi applicato questa regola anche al caso dello stock lending, confermando la sua natura di costo non deducibile.
Le conclusioni: la sostanza economica prevale sulla forma
La sentenza stabilisce un punto fermo: l’indeducibilità costo stock lending è una conseguenza diretta quando l’operazione ricalca gli effetti economici dell’usufrutto di azioni. La Corte ha privilegiato la sostanza economica dell’operazione rispetto alla sua forma giuridica. Il ricorso dell’azienda è stato respinto e l’avviso di accertamento dell’Agenzia delle Entrate è stato confermato. Questo caso insegna che le operazioni finanziarie devono avere una valida ragione economica e non possono essere costruite al solo fine di ottenere un risparmio fiscale, pena la contestazione da parte del Fisco e la conferma in sede giudiziaria.
Cos’è un contratto di stock lending?
È un’operazione finanziaria in cui un soggetto presta titoli, come le azioni, a un altro soggetto in cambio del pagamento di una commissione. Chi riceve i titoli si impegna a restituirne altrettanti alla scadenza.
Perché la commissione per lo stock lending non era deducibile in questo caso?
Perché l’operazione era economicamente identica all’acquisto di un usufrutto su azioni. La legge fiscale vieta di dedurre il costo per l’acquisto di usufrutto se i dividendi che ne derivano sono in gran parte esenti da tasse. La Corte ha applicato la stessa regola.
Qual è il principio chiave stabilito dalla sentenza?
Il principio è che la sostanza economica di un’operazione prevale sulla sua forma giuridica. Se un contratto di stock lending è usato solo per ottenere un vantaggio fiscale indebito, senza una reale ragione economica, il costo relativo non è deducibile.